Occhi e Covid: in arrivo un innovativo gel oftalmico

Come già evidenziato sulle pagine di questo magazine in altre occasioni, la superficie oculare è una delle possibili vie d’accesso dei virus all’interno del nostro organismo. Nello specifico, sono diverse le ricerche scientifiche che hanno provato come sia il tessuto epiteliale che quello congiuntivale siano più sensibili al contatto con il Sars-CoV-2. E se una superficie oculare sana è vulnerabile, lo è ancor di più una compromessa o indebolita da alterazioni del film lacrimale: ci riferiamo, per esempio, agli occhi dei pazienti affetti da Sindrome dell’Occhio Secco. Alla luce di queste considerazioni, un team di ricercatori italiani ha messo a punto un gel oftalmico che sembra possa proteggere la superficie oculare dalla minaccia di virus indesiderati. Conosciamo più da vicino le caratteristiche di questa soluzione così innovativa.

Caratteristiche e proprietà dell’ozono

Alla base della messa a punto del gel all’ozono per la protezione della superficie oculare dal virus Sars-CoV-2 vi è la constatazione che la molecola di questo gas così particolare è dotata di alcune caratteristiche specifiche. L’ozono è un potente antimicrobico, già ampiamente usato in medicina. Oggi trova impiego come potente disinfettante, antibatterico e antifungino. E’ altresì in grado di favorire la rigenerazione cellulare dopo una ferita.

In generale, l’O3 ha le seguenti proprietà:

  • antinfiammatorie
  • antivirali
  • immunogeniche

Ma vediamo in che modo l’ozono possa interferire positivamente sul temuto legame tra occhi e Covid.

Occhi e Covid: in arrivo un gel all’ozono per proteggere la superficie oculare

I preparati per uso topico a base di ozono non sono una novità in medicina così come, nello specifico, in oftalmologia. Si prescrivono talvolta per curare patologie infiammatorie ed infettive. Per quanto riguarda l’innovativo gel oftalmico per uso topico a base di ozono, la specifica formulazione messa a punto dai ricercatori italiani ha la capacità di inibire la replicazione del virus Sars-CoV-2 ed il suo accesso nell’organismo, laddove questo entri in contatto con la superficie oculare. Questo accade perché la molecola dell’ozono riesce a danneggiare l’involucro nel quale il virus è contenuto, chiamato capside virale. 

Il preparato messo a punto dai ricercatori esercita un vero e proprio effetto barriera. La ricerca scientifica sulle capacità di difesa del gel oftalmico a base di ozono nei confronti del virus del Covid19 per ora è stata condotta solamente in vitro. Ma è molto promettente. Se gli effetti positivi di questo innovativo farmaco per uso topico saranno confermati, il gel oftalmico sarà un’arma in più a disposizione degli operatori sanitari ma anche di chi viaggia molto in aereo o, più in generale, è maggiormente esposto al rischio di contagio.

Occhi e Covid: vuoi saperne di più?

Hai bisogno di ulteriori informazioni sul legame tra occhi e Covid? Hai la necessità di prenotare una visita oculistica? Il Centro Ambrosiano Oftalmico è a tua disposizione: puoi chiamarci dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 19.00 il numero 02 636 1191.

Cataratta e astigmatismo: quali soluzioni?

L’astigmatismo è un difetto visivo che porta a vedere in modo impreciso e sfocato un po’ a tutte le distanze. Questo accade perché la cornea del soggetto astigmatico ha una curvatura anomala (che assomiglia a quella di un pallone da rugby). I raggi luminosi che penetrano nell’occhio attraverso la pupilla vanno a cadere sulla retina in posizione decentrata. A questa difficoltà si viene spesso ad aggiungere, in età matura, quella posta in essere dalla cataratta. Uno spiacevole mix di disturbi ai quali è bene porre rimedio. Vediamo dunque assieme quali sono le opzioni di trattamento per la cura di cataratta e astigmatismo.

Una premessa

I difetti visivi come l’astigmatismo ma anche la miopia, l’ipermetropia e la presbiopia, sono sempre correggibili in modo temporaneo con ausili esterni come occhiali e lenti a contatto. Oppure, qualora si desideri ottenere un risultato permanente, con interventi laser o di chirurgia oftalmica. Si tratta sempre di una scelta personale, da compiere sulla base delle proprie esigenze pratiche così come emotive. La terapia della cataratta tramite intervento di facoemulsificazione (ovvero l’intervento di cataratta) rappresenta invece un appuntamento imprescindibile al quale si sconsiglia di mancare. Curare la cataratta significa infatti

  1. recuperare una capacità visiva ottimale;
  2. conservare la propria autonomia individuale;
  3. proteggere i propri occhi da altri problemi anche importanti causati dal peggioramento della patologia.

Ciò significa che l’intervento di cataratta rappresenta per il paziente astigmatico l’occasione per risolvere anche quel difetto visivo che si è corretto per lungo tempo solamente con l’ausilio di occhiali da vista o lenti a contatto.

Cura della cataratta nel paziente astigmatico

L’intervento di cataratta consiste nella sostituzione del cristallino opacizzato con un cristallino artificiale. Si tratta di una lente intraoculare, perfettamente trasparente, biocompatibile e progettata per durare per tutta la vita del paziente. Le moderne lenti intraoculari sono oggi altamente personalizzabili. Il loro potere diottrico e le loro caratteristiche sono modulabili sulla base delle esigenze visive del paziente.

Di seguito, le opzioni di trattamento per quanto riguarda cataratta e astigmatismo.

1 – Intervento di cataratta con impianto di lente intraoculare e uso di occhiali o lenti a contatto

Dopo aver eliminato la cataratta tramite asportazione del cristallino opacizzato, si impianta una lente intraoculare capace di migliorare sensibilmente la quantità e la qualità visiva del paziente. Tuttavia, questa lente, se è standard non corregge l’astigmatismo. Il paziente continuerà ad usare lenti a contatto o occhiali da vista per correggere l’eventuale difetto residuo ancora presente dopo l’intervento.

2 – Operazione di cataratta con impianto di lente intraoculare e incisioni “rilassanti” per l’astigmatismo

Questa soluzione prevede che si esegua l’intervento di cataratta con rimozione del cristallino naturale e sua sostituzione con un cristallino artificiale, come precedentemente detto. Per la correzione dell’astigmatismo si ricorre contestualmente all’esecuzione di un paio di incisioni sulla superficie della cornea. Queste incisioni “rilassano” la cornea correggendone la curvatura (che ricordiamo nel paziente astigmatico non è perfettamente sferica, ma è ovaloide e assomiglia a quella di un pallone da rugby). Un tempo si eseguivano manualmente. Oggi, nei centri d’eccellenza, questa delicatissima procedura si esegue con uno strumento altamente preciso e programmabile: il laser a femtosecondi. Uno strumento che, ricordiamo, non può comunque prescindere da una straordinaria abilità di programmazione della quale solo un chirurgo di grande esperienza dispone.

3 – Intervento di cataratta con impianto di cristallino artificiale torico

Questa tecnica prevede che si esegua l’operazione di cataratta con impianto di cristallino artificiale. Quest’ultimo non sarà però standard ma torico, cioè specifico per correggere l’astigmatismo.

4 – Intervento di cataratta, impianto di lente intraoculare e intervento di chirurgia refrattiva

E’ possibile anche eseguire l’intervento di cataratta tradizionale impiantando un cristallino artificiale monofocale standard, combinando questa metodica con la chirurgia refrattiva. Si avrà dunque un intervento di cataratta abbinato ad un intervento laser per la correzione del difetto visivo astigmatico. L’intervento laser è eseguibile sia nella medesima seduta chirurgica, sia a distanza di qualche mese.

Conclusioni

L’abilità, la professionalità e l’esperienza del chirurgo sono fondamentali per individuare la tecnica migliore e per eseguirla con assoluta precisione. Se a questi fattori aggiungiamo la disponibilità di strumenti ad altissimo apporto tecnologico, oggi disponibili in Italia nei maggiori centri d’eccellenza, potremo concludere che la cura della cataratta e dell’astigmatismo con ottimi risultati oggi è possibile.

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Chirurgia refrattiva: domande e risposte

Oggi, riuscire a fare a meno degli occhiali e recuperare un senso di libertà e dinamismo capaci di dare una svolta alla propria vita, a partire anche dalle più piccole incombenze quotidiane, è un obiettivo tangibile e realizzabile nella stragrande maggioranza dei casi. La chirurgia refrattiva si pone proprio l’obiettivo di rispondere in modo concreto alle esigenze di chi soffre di miopia, ipermetropia, astigmatismo e presbiopia. Vediamo assieme in che modo, rispondendo ad alcune domande frequenti sul tema.

Quando è consigliato sottoporsi ad un intervento di chirurgia refrattiva?

L’intervento di chirurgia refrattiva è consigliato a chi ha la percezione che le carenze visive condizionino negativamente la vita lavorativa, sociale, affettiva, sportiva. Solitamente, chi si sottopone ad un intervento laser per la correzione dei difetti visivi vive gli occhiali o le lenti a contatto come un ostacolo alla propria libertà ed alla propria realizzazione personale. Per esempio, per accedere ad alcuni bandi di concorso (ma anche, più banalmente, per prendere la patente) è necessario avere una buona capacità visiva. E non solo: anche in alcuni contesti lavorativi avere una buona capacità visiva e poter prescindere dagli ausili esterni è preferibile. Per ciò che concerne gli aspetti prettamente clinici, l’intervento è praticabile a patto che il difetto visivo abbia raggiunto una sua stabilità.

Come si stabilisce l’idoneità all’intervento?

L’idoneità all’intervento si stabilisce attraverso un visita oculistica specialistica approfondita ed articolata. La visita include una serie di esami diagnostici ben precisi e di colloqui mirati. L’obiettivo è duplice: da un lato, è necessario verificare che l’occhio – e nello specifico la cornea – abbia le caratteristiche morfologiche necessarie per poter procedere con l’intervento. Dall’altro, è fondamentale fornire al paziente tutte le informazioni necessarie in modo completo ed esaustivo, cosicché le sue aspettative siano fortemente ancorate alla realtà. Nei centri d’eccellenza entrambi questi aspetti sono curati approfonditamente, al fine di costruire un rapporto medico paziente proficuo e positivo. 

L’intervento laser è doloroso? 

Le tecniche di chirurgia refrattiva oggi maggiormente in uso per la correzione permanente dei difetti visivi sono diverse. Tuttavia, sono tutte di breve durata, eseguite tramite anestesia topica e totalmente indolori. Il recupero post operatorio può essere più o meno fastidioso a seconda della tecnica prescelta, ma non si tratta mai di nulla che non sia superabile. Al momento della dimissione dopo l’intervento, la struttura sanitaria fornisce sempre un documento indicante l’eventuale terapia da seguire per minimizzare i possibili fastidi post operatori. 

La chirurgia refrattiva è indicata anche per correggere la miopia forte?

Alcune tecniche di correzione dei difetti visivi si prestano a correggere anche difetti particolarmente marcati. La tecnica LASIK, per esempio, consente di correggere anche la miopia forte in alcuni casi. Tuttavia, vi sono casi nei quali è necessario intervenire chirurgicamente con l’impianto di un cristallino artificiale o di una lente fachica. La valutazione va fatta di caso in caso e non può prescindere da una visita oculistica specialistica approfondita. 

La chirurgia refrattiva consente di eliminare totalmente i propri difetti visivi?

Nella stragrande maggioranza dei casi, specie laddove si tratti di difetti di entità lieve o media, la correzione è totale ed è possibile tornare alla capacità visiva che si possedeva prima di cominciare a “perdere vista”. Qualora invece il difetto sia molto marcato, è possibile che rimanga un piccolo residuo di imperfezione visiva. Nulla di irrisolvibile, tuttavia. Solitamente in questi casi si procede con un cosiddetto “ritocco”, una seconda seduta laser (a distanza di qualche settimana) di brevissima durata per perfezionare i risultati ottenuti in precedenza. 

Dopo quanto tempo dall’intervento si cominciano ad apprezzare i risultati raggiunti? 

Dipende dalla tecnica prescelta. Nel caso della PRK (fotocheratectomia refrattiva) i risultati si apprezzano dopo una o due settimane, mentre nel caso della tecnica LASIK sono sufficienti uno o due giorni. 

I due occhi si operano assieme o in sedute operatorie distinte? 

E’ possibile operare sia entrambi gli occhi assieme, sia separatamente. Nel caso in cui si operino gli occhi separatamente, la distanza tra un intervento e l’altro sarà di soli due o tre giorni. Operare entrambi gli occhi assieme può essere più agevole lato paziente, in quanto lo stress emotivo connesso all’idea di sottoporsi ad un intervento si sperimenta ed affronta una volta solamente.

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Chiamaci. Saremo lieti di rispondere a qualunque altro dubbio o domanda ti voglia porci. Ti ricordiamo che il Centro Ambrosiano Oftalmico è a tua disposizione dal lunedi al venerdi dalle 9.00 alle 19.00 allo allo 02 6361191.

Chirurgia refrattiva: cos’è e per chi è indicata

L’obiettivo della medicina è migliorare la salute del paziente ma anche la sua qualità di vita. Uno degli esempi più calzanti in questo senso è la chirurgia refrattiva. Scopriamo dunque assieme che cos’è la chirurgia refrattiva e per chi è indicata.

Chirurgia refrattiva: cos’è e perché si chiama così

Il termine chirurgia refrattiva indica una serie di tecniche per correggere in modo permanente i difetti visivi. Il termine refrattiva deriva dal fatto che i difetti visivi sono anche chiamati vizi di rifrazione. Per rifrazione si intende il processo attraverso il quale la luce penetra nell’occhio dalla pupilla, attraversa il cristallino e va a colpire la retina. Qualora la messa a fuoco sia imprecisa e vada a “cadere” prima o dopo la retina o in posizione decentrata rispetto ad essa, si parlerà appunto di difetti visivi. I difetti visivi sono: miopia, ipermetropia, astigmatismo e, per estensione, anche presbiopia. Quest’ultima è, in realtà, un difetto di accomodazione. Tuttavia, nella sua sintomatologia si comporta come un difetto visivo a tutti gli effetti. I difetti visivi possono comparire soli o in abbinamento tra di loro, ad un solo occhio o ad entrambi gli occhi, e si misurano sempre in diottrie.

Quando è possibile sottoporsi ad un intervento di chirurgia refrattiva

In linea generale, per sottoporsi ad un intervento di chirurgia refrattiva è fondamentale che i difetti visivi abbiano raggiunto la stabilità. Una condizione che solitamente si realizza intorno ai 20 anni. Si consideri poi che dai 40 anni in su farà molto probabilmente la sua comparsa anche la presbiopia, mentre dai 60 anni in poi è probabile che si vada incontro alla cataratta. E, poiché ogni tappa della vita può portare con sé una condizione di salute visiva diversa e spesso variabile da individuo ad individuo, possiamo dire che la chirurgia refrattiva “non ha età”: tecniche e soluzioni sono differenti proprio per andare incontro ad esigenze di salute visiva differenti.

L’esperienza chirurgica del medico oculista è fondamentale per consigliare al paziente quale sia la tecnica più indicata, tenendo conto del suo stato di salute oculare, delle sue esigenze visive e delle tecnologie disponibili. 

Dott. Giuseppe di Meglio, Medico Oculista esperto in microchirurgia oculare per la correzione dei difetti visivi e la cura della cataratta presso CAMO, Centro Ambrosiano Oftalmico.

Quali sono le tecniche di chirurgia refrattiva oggi in uso?

Tra le tecniche di chirurgia refrattiva oggi maggiormente in uso citiamo la PRK, la Lasik, la FemtoLASIK. A queste possiamo aggiungere altre tecniche straordinariamente performanti, come l’impianto di lenti intraoculari e l’intervento di cataratta refrattiva

Le più comuni tecniche oggi in uso:

  • PRK (cheratotomia fotorefrattiva): si esegue con il laser ad eccimeri, uno strumento preziosissimo in uso fin dagli anni Ottanta in chirurgia oftalmica. La PRK è indicata per difetti visivi di entità lieve o media. Si esegue in regime ambulatoriale previa somministrazione di anestetico in gocce per uso topico. Il recupero post operatorio è di durata modesta.
  • LASIK: si esegue con l’ausilio del laser ad eccimeri ma si differenzia dalla PRK perché il laser non esegue la totalità dell’intervento. Nella Lasik si accede alla porzione di cornea da operare dopo aver sollevato un piccolo flap sulla parte più superficiale della membrana. Al termine dell’intervento, la finestrella è ricollocata in sede. Anche in questo caso si somministra un anestetico topico ed i tempi di recupero sono da modesti e brevi.
  • FemtoLASIK: rappresenta l’evoluzione della tecnica precedente. In questo caso, il flap non è aperto con strumenti chirurgici manuali, ma con un laser di ultima generazione oggi disponibile solamente in pochi centri d’eccellenza: il laser a femtosecondi. Grazie all’uso di questo straordinario laser, il recupero post operatorio è particolarmente rapido e pressoché privo di fastidi. Inoltre, non è necessario applicare punti di sutura o bendaggi.
  • Impianto di IOL fachiche (lenti intraoculari fachiche): è l’ideale nel caso di difetti visivi siano molto marcati. In quel caso si andrà ad impiantare una lente intraoculare senza rimuovere il cristallino (tecnica dei due cristallini). In questo modo sarà possibile mantenere inalterata la capacità accomodativa data dal cristallino naturale e correggere i difetti visivi.
  • Cataratta refrattiva: nel caso in cui il paziente sia già in età matura ed il cristallino abbia iniziato il suo naturale processo di opacizzazione, è possibile correggere i difetti visivi sostituendo il cristallino con una lente intraoculare dotata del potere diottrico necessario al paziente. Questa soluzione è risolutiva anche per la cataratta.

“Oggi ottenere l’indipendenza dagli occhiali da vista è un traguardo concretamente raggiungibile per la stragrande maggioranza dei pazienti di qualunque età. Vedere la gioia ed il senso di libertà nei loro sguardi è sempre, per me, un’emozione impagabile”.

Dott. Giuseppe di Meglio, Medico Oculista esperto in microchirurgia oculare per la correzione dei difetti visivi e la cura della cataratta presso CAMO, Centro Ambrosiano Oftalmico.

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Chiamaci dal lunedi al venerdi allo 02 6361191. Saremo lieti di approfondire assieme a te il tema della chirurgia refrattiva e della possibilità di rendersi indipendenti dall’uso degli occhiali da vista.

Chirurgia refrattiva: quale tecnica scegliere

Quando si prende la decisione di affidarsi alla chirurgia refrattiva per la correzione permanente dei propri difetti visivi, il primo passo da compiere è quello di sottoporsi ad una visita oculistica approfondita ed accurata. Sarà l’occasione per discutere con lo specialista desideri ed aspettative, ma anche per conoscere l’idoneità dei propri occhi all’intervento. Assieme allo specialista, quindi, si sceglierà la tecnica migliore da utilizzare. Per giungere alla data della visita più informati, può essere utile avere già un’idea di massima circa le tecniche per la correzione dei difetti visivi oggi maggiormente in uso.

Cosa si intende per idoneità

Gli interventi laser di chirurgia refrattiva pensati per correggere difetti di lieve o media entità si eseguono sulla cornea. Per programmare uno qualunque di questi interventi, è necessario accertarsi che lo stato di salute oculare sia complessivamente buono e che la cornea risponda a determinati requisiti. La visita oculistica specialistica per l’idoneità all’intervento prevede dunque una vasta gamma di esami. Citiamone alcuni: 

  • la topografia corneale;
  • la pachimetria corneale;
  • l’OCT (Tomografia a Coerenza Ottica);
  • la pupillometria;
  • l’aberrometria.

Molti di questi esami hanno lo scopo di valutare lo stato di salute della cornea, le sue dimensioni, la sua curvatura, il suo spessore. Sono proprio le condizioni e le caratteristiche della cornea ad essere determinanti per l’idoneità all’intervento. 

Chirurgia refrattiva: le tecniche

Una volta accertata l’idoneità all’intervento di chirurgia refrattiva, si andrà ad individuare la tecnica migliore per le esigenze del paziente. Le tecniche ad oggi in uso nei centri d’eccellenza sono chiamate PRK e FemtoLASIK. Conosciamole una ad una. 

Chirurgia refrattiva con tecnica PRK 

PRK è l’acronimo di Cheratotomia Fotorefrattiva. La tecnica prevede che, grazie al solo laser ad eccimeri, dopo aver rimosso l’epitelio corneale, si plasmi la porzione sottostante di cornea in accordo con le esigenze visive del paziente, di fatto riportando il punto di fuoco nella sua posizione corretta. Il laser ad eccimeri, che lavora per ablazione, è uno strumento in uso in chirurgia oftalmica sin dagli anni Ottanta: la sua introduzione in campo medico ha rivoluzionato il modo di eseguire diverse tipologie di interventi ed è tutt’ora uno strumento prezioso ampiamente usato nel campo della chirurgia refrattiva.

I vantaggi: la PRK si presta a correggere qualunque difetto visivo purché lieve o medio, è di breve durata e indolore. Il recupero post operatorio può comportare qualche blando fastidio della durata di qualche giorno, come dolore, lacrimazione o fotofobia. Dopo l’intervento sarà necessario indossare una lente a contatto protettiva e tenere sempre a portata di mano un buon paio di occhiali da sole. Nel giro di una settimana, tuttavia, è possibile tornare pienamente alle proprie attività. I benefici dell’intervento in termini di qualità visiva si apprezzano mano a mano che i giorni e le settimane avanzano.

Chirurgia refrattiva con tecnica FemtoLASIK 

La tecnica FemtoLASIK si basa sullo stesso principio della PRK, ovvero sull’esigenza di intervenire sulla cornea per correggere i difetti visivi del paziente. Tuttavia, a differenza della PRK, nella quale è il laser ad eccimeri a svolgere l’intera procedura, nella FemtoLASIK la tecnica è differente, e si associa un secondo laser, chiamato Laser a Femtosecondi. L’epitelio corneale non è rimosso per ablazione, bensì sollevato come se fosse una piccola finestrella, il flap: in questo modo, si consente al laser ad eccimeri di accedere alla porzione sottostante di cornea e ad eseguire la correzione dei difetti visivi. Al termine della procedura, il flap è ricollocato al suo posto. E’ proprio il laser a femtosecondi ad incidere con un elevatissimo grado di controllo e di precisione l’epitelio superficiale. Alla base del suo funzionamento, innumerevoli micro impulsi dell’ordine di un milionesimo di miliardesimo di secondo l’uno, ravvicinati e brevissimi.

I vantaggi: la correzione dei difetti visivi con tecnica FemtoLASIK è adatta per difetti di lieve o media entità. E’ di breve durata e totalmente indolore. L’uso del laser a femtosecondi conferisce all’intervento un eccezionale livello di precisione, igiene e personalizzazione, oltre a ridurre drasticamente i fastidi post operatori. Anche i tempi di recupero si accorciano notevolmente.

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Presso il Centro Ambrosiano Oftalmico eseguiamo quotidianamente l’intervento per la correzione dei difetti visivi sia con tecnica PRK che FemtoLASIK. Chiamaci oggi stesso e prenota la tua visita oculistica specialistica per i difetti visivi: sarà il primo passo per ottenere l’indipendenza dagli occhiali e recuperare una capacità visiva ottimale. Siamo a tua disposizione dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 19.00 allo 02 6361191.

Miopia forte, che fare?

La miopia è, tra i difetti visivi, quello più diffuso al mondo. Il nome miopia deriva dal greco myo, che significa “strizzare”, e fa riferimento al quel tipico riflesso istintivo che porta i miopi strizzare gli occhi nel tentativo di mettere meglio a fuoco le immagini e gli oggetti posti in lontananza. Nella sua forma lieve ed evolutiva la miopia è, tutto sommato “tollerabile” e gestibile anche con l’aiuto di un paio di occhiali da vista. Cosa succede invece quando ci si trova in presenza di una miopia forte? Come gestirla ed affrontarla? Conosciamo dunque più da vicino questo difetto visivo, rispondendo ad alcune domande frequenti sul tema.

Perchè aumenta la miopia?

La miopia è un difetto visivo che esordisce tipicamente in età infantile e tende a progredire naturalmente, fino a stabilizzarsi, intorno ai 20-25 anni. La sua progressione è dunque da considerarsi normale, anche se un forte impegno visivo da vicino può contribuire al suo peggioramento.

Come prevenire la miopia?

Poiché la miopia è un difetto visivo tipico dell’età infantile, i bambini che trascorrono molte ore leggendo o intrattenendosi con televisione e device elettronici andrebbero incoraggiati a fare frequenti pause e ad uscire, ove possibile, all’aria aperta.

Quando si stabilizzerà la miopia?

La miopia solitamente si stabilizza intorno ai 20-25 anni. Da questa età in avanti è possibile che peggiori, ma con minor rapidità ed incisività, a meno che il peggioramento non dipenda da particolari patologie in atto (come per esempio alcune patologie sistemiche).

Quando si ha una miopia grave?

La miopia, come tutti gli altri difetti visivi, si misura in diottrie. Si parla di miopia grave o di miopia forte quando supera le 6 diottrie. Se il difetto visivo raggiunge entità importanti e se si presenta in concomitanza con altri difetti, quali l’ipermetropia o l’astigmatismo, può essere utile correggerlo in modo permanente. In questo modo, non solo si potrà recuperare una buona capacità visiva, ma sarà anche possibile mettere al riparo le strutture oculari da eventuali danni causati proprio dal continuo stato di “tensione” al quale esse sono sottoposte in presenza di una miopia forte.

Quanto può peggiorare la miopia?

La miopia forte si considera tale dalle 6 diottrie in poi, ma in alcuni casi particolarmente gravi è possibile arrivare sino alle 30 diottrie. Si tratta di una condizione patologica importante, che comporta un allungamento del bulbo capace di mettere a repentaglio la buona salute di tutte le strutture oculari. Pertanto, recarsi dall’oculista per gli opportuni controlli periodici si rivela fondamentale. In questo modo, si potrà valutare l’avanzamento dei difetti visivi così come lo stato generale di salute oculare.

Chi può sottoporsi all’operazione agli occhi per la miopia?

E’ possibile correggere la miopia di qualunque entità – purché stabile – grazie ad un intervento di chirurgia oftalmica. La tipologia di intervento andrà definita di volta in volta sulla base di diversi fattori. Tra questi citiamo:

  • lo stato di salute visiva del paziente;
  • la presenza di più difetti visivi e la loro entità;
  • la presenza di altre patologie oculari;
  • le esigenze specifiche e le aspettative del paziente.

In generale, possiamo affermare che non vi sono particolari controindicazioni per l’operazione agli occhi per la miopia. Nel caso di una miopia lieve o media, sarà sufficiente eseguire un intervento con soli strumenti laser eseguito sulla cornea (PRK, LASIK o FemtoLASIK); nel caso in cui invece si tratti di una miopia forte, sarà possibile intervenire con successo grazie alle più moderne lenti intraoculari.

Come risolvere la miopia lieve e media e la miopia forte in CAMO

Presso il Centro Ambrosiano Oftalmico eseguiamo quotidianamente tutte le tipologie d’intervento per la correzione permanente della miopia. Nel primo caso, proponiamo il trattamento Lasik eseguito con laser a femtosecondi, da cui il nome di FemtoLASIK. Grazie al laser a femtosecondi, l’intera procedura acquisisce maggiore precisione, sicurezza, igiene e comfort per il paziente. Nel secondo caso, invece, disponiamo di un’interessante gamma di lenti intraoculari, altamente personalizzabili in accordo con le esigenze visive del paziente. La maggior parte di queste lenti sono progettate per offrire un eccellente comfort visivo a più distanze, arrivando, nella maggior parte dei casi, a poter rinunciare all’uso degli occhiali.

Vuoi saperne di più?

CAMO Centro Ambrosiano Oftalmico è a tua disposizione per la correzione definitiva di qualunque difetto visivo. Per prenotare una visita oculistica specialistica per i difetti visivi, chiamaci dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 19.00 allo 02 6361191.

Cheratocono: sintomi, cura, prevenzione

Il cheratocono è una patologia oculare poco conosciuta e piuttosto imprevedibile. La sua imprevedibilità, inoltre, risiede nel fatto che la patologia può esordire “in sordina”, a tal punto che chi ne è affetto tende spesso a confonderla con un peggioramento dei propri difetti visivi ed in particolare dell’astigmatismo. Questo equivoco offre alla patologia tutto il tempo per avanzare e peggiorare, andando a provocare danni anche di una certa importanza. Dunque, a proposito di cheratocono, sintomi, cura e prevenzione sono 3 argomenti su cui conviene essere informati.

Che cos’è il cheratocono

Il cheratocono è una patologia che colpisce la cornea, la porzione anteriore del nostro occhio. La cornea è composta da fibre di collagene, disposte in modo da dar vita ad una membrana dall’aspetto uniforme, regolare, perfettamente concavo ed assolutamente trasparente. Nel cheratocono, le fibre di collagene tendono a deformarsi ed a subire uno sfiancamento verso l’esterno. Il risultato è che la cornea a sua volta perde in regolarità, in forma, in spessore ed in trasparenza. Di conseguenza, i raggi luminosi faticano sempre più ad oltrepassarla e la funzione visiva diviene difficoltosa mano a mano che la patologia avanza. 

Cheratocono: sintomi ed avvisaglie

A proposito di cheratocono, sintomi ed avvisaglie non sono facili da elencare in quanto, come detto in apertura, la patologia esordisce spesso in modo subdolo ed il paziente tende a confonderla con un semplice abbassamento della sua capacità visiva. Sfortunatamente, molte persone si rendono conto di avere un problema oculare quando oramai la patologia è conclamata. Va da sé che, come sempre accade in medicina, la parola d’ordine è ancora una volta prevenzione.

Recarsi dall’oculista con cadenza regolare, anche in assenza di sintomi particolari, è il primo passo per diagnosticare non solo il cheratocono, ma qualunque altra patologia oculare in modo tempestivo. Un discorso, questo, che vale in particolar modo per il glaucoma, ma anche per la cataratta.

Una curiosità sul cheratocono

Chi ha una cornea particolarmente fragile e delicata può andare incontro a cheratocono semplicemente sfregandosi gli occhi di frequente. Un soggetto con una cornea molto delicata ed una storia clinica di allergie persistenti o non opportunamente trattate, che tende quindi a sfregarsi sovente gli occhi, sarà maggiormente predisposto ad ammalarsi di cheratocono.

In generale, tuttavia, i sintomi che possono indicare un cheratocono sono i seguenti:

  • fotofobia;
  • difficoltà visiva ed affaticamento oculare;
  • iperlacrimazione;
  • dolore oculare;
  • cefalee;
  • arrossamento oculare;
  • visione doppia o offuscata.

Come si cura il cheratocono?

Le cure per il cheratocono sono diverse e spaziano da trattamenti mini invasivi sino a procedure chirurgiche vere e proprie, in accordo con lo stadio evolutivo della patologia.

Cheratocono lieve o medio

Qualora la patologia sia ancora in una fase d’esordio e non abbia prodotto gravi danni sulla cornea, è possibile intervenire con un trattamento chiamato cross-linking corneale. Questo trattamento include una serie di tecniche volte a somministrare in modo topico riboflavina (vitamina B2) sulla cornea. La riboflavina è una vitamina fotosensibile che ripristina e rinforza i ponti di legame tra le fibre di collagene, irrobustendo la cornea e limitandone lo sfiancamento verso l’esterno.

Un’altra opzione di trattamento è data dagli anelli intracorneali, dei piccoli anellini realizzati in un materiale plastico perfettamente biocompatibile che, inseriti nella cornea, le offrono l’opportuno sostegno, prevenendo l’avanzamento della patologia

Cheratocono avanzato

Se la patologia ha già innescato esiti difficilmente riparabili, sarà opportuno invece ricorrere ad un trapianto di cornea. Il trapianto può essere parziale o totale, a seconda del grado di gravità della patologia. Nel primo caso è sufficiente sostituire solamente una porzione di cornea (cheratoplastica lamellare), nel secondo caso invece si procede al trapianto dell’intera membrana (cheratoplastica perforante).

Altre opportunità di trattamento del cheratocono

Un’altra interessante opportunità di trattamento del cheratocono è data dai cristallini artificiali. Si tratta di piccolissime lenti intraoculari proposte solitamente a pazienti con cheratocono stabile ed un’età superiore ai 50 anni. In questo caso si andrà a sostituire il cristallino naturale con una lente intraoculare fachica, risolvendo contestualmente le difficoltà visive dovute al cheratocono, come la miopia indotta dalla patologia, la cataratta ove presente e persino altri difetti visivi. E non solo: qualora il paziente non sia affetto da cataratta, potrà comunque contare sul fatto che non svilupperà più la patologia.

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Hai notato un peggioramento delle tue capacità visive e desideri sottoporti ad una visita oculistica specialistica in CAMO? Saremo lieti di prenderci cura della tua salute oculare, e di rispondere ad ogni tuo dubbio sul cheratocono (sintomi e cure) così come su altre patologie oculari. Ti aspettiamo!

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Quale tecnica di chirurgia refrattiva scegliere?

Ad un non addetto ai lavori, chirurgia refrattiva può significare “tutto e niente”. Innanzitutto perché il termine “chirurgia” potrebbe far pensare a chissà quali operazioni invasive mentre, come andremo in seguito a chiarire, nella grande maggioranza dei casi l’intervento per la correzione dei difetti visivi si esegue con l’ausilio di moderni strumenti laser. In secondo luogo, perché la chirurgia refrattiva include non una singola tecnica, ma un insieme di tecniche per la correzione permanente dei difetti visivi. Sarà quindi necessario individuare quale tecnica di chirurgia refrattiva scegliere con riferimento alle proprie esigenze personali.

Entriamo dunque nel merito dell’argomento, cercando di fare chiarezza, a beneficio di chi si avvicini per la prima volta all’idea di correggere i propri difetti visivi in modo permanente.

Partiamo dal principio: i difetti visivi

Cosa sono, come si manifestano, si possono sempre correggere? 

I difetti visivi o refrattivi – miopia, ipermetropia ed astigmatismo – sono tutti i disturbi della visione che ci portano a non vedere bene come vorremmo. Sono causati nella maggior parte dei casi da un’errata localizzazione del punto di fuoco dell’immagine che, invece che venire a cadere sulla retina, è spostato rispetto ad essa in avanti, in indietro, oppure è decentrato. A questi difetti visivi si aggiunge anche la presbiopia, che si manifesta intorno ai 40 anni e che è dovuta ad una perdita di flessibilità del cristallino, con conseguente difficoltà nella corretta messa a fuoco degli oggetti posti a distanza medio-ravvicinata. Tutti i difetti possono essere corretti grazie alla chirurgia refrattiva.

L’interessante varietà di tecniche e soluzioni oggi disponibili, consente di:

  • correggere uno o più difetti assieme;
  • correggere difetti di qualunque entità;
  • recuperare un’ottimale capacità visiva;
  • regalare l’indipendenza dagli occhiali da vista.

Quali sono le tecniche maggiormente in uso in fatto di chirurgia refrattiva?

Le tecniche più usate per la correzione permanente dei difetti visivi sono due, e prendono il nome di PRK e FemtoLASIK. In entrambi i casi prevedono l’uso di moderni strumenti laser e riescono a correggere efficacemente i difetti visivi. Semplificando:

  • nella PRK l’intervento è eseguito in toto con un laser ad eccimeri che, lavorando per ablazione (cioè per sottrazione di tessuto), scolpisce la cornea così da correggere i difetti visivi e riportare il punto di fuoco nella sua posizione corretta.
  • nella FemtoLASIK lo stesso obiettivo è raggiunto con il laser ad eccimeri in abbinamento al laser a Femtosecondi. In poche parole, quest’ultimo consente di aprire il flap, una sorta di finestrella sullo strato più superficiale della cornea, e di raggiungere la parte sottostante dove andrà poi ad intervenire il laser ad eccimeri. Al termine dell’intervento, il flap sarà ricollocato in sede, senza necessità di punti di sutura o bendaggi.

Cosa succede se un paziente ha un difetto visivo molto marcato?

Anche i difetti visivi di entità medio alta (al di sopra delle 7 diottrie, indicativamente) sono correggibili in modo permanente grazie alla chirurgia refrattiva. In questi casi, è possibile ricorrere ad altre tipologie di tecniche. Per fare un esempio, è possibile abbinare una delle tecniche sopra descritte (PRK o FemtoLASIK) alla correzione tramite lente intraoculare, che regala una capacità visiva ottimale anche nel caso di difficoltà visive molto marcate (come una miopia forte, per esempio).

Dunque, quale tecnica di chirurgia refrattiva scegliere?

Per sapere qualche tecnica di chirurgia refrattiva scegliere per ritrovare un’ottimale qualità visiva e per ottenere l’indipendenza dagli occhiali, è necessario sottoporsi ad una visita oculistica specialistica.

Compito dell’oculista specialista è quello di:

  • valutare lo stato di salute oculare nel suo complesso;
  • stabilire l’idoneità del paziente rispetto all’intervento;
  • indicare quale sia la tecnica da preferire;
  • parlare con il paziente in merito alle sue aspettative.

Leggi anche: la nuova chirurgia refrattiva, tecniche e strumenti per risultati impeccabili

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Hai sentito parlare di chirurgia refrattiva e vorresti incontrare uno specialista, per capire se potrebbe fare al caso tuo? Prenota una visita oculistica specialistica chiamandoci dal lunedi al venerdi dalle 9.00 alle 19.00 allo 02 6361191. Saremo lieti di rispondere ad ogni tua domanda.

Sole e vento: attenzione al rischio pterigio

pterigio - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Lo pterigio è una patologia oculare che coinvolge la congiuntiva, la sottile e delicatissima membrana posta a protezione della cornea. Può capitare che la congiuntiva subisca una crescita anomala e si espanda sulla cornea. In quel caso si parla, appunto, di pterigio. Non tutti sanno, però, che è proprio durante l’estate che il rischio di sviluppare questa patologia aumenta. Scopriamo assieme il perché. 

Cos’è lo pterigio?

Prima di scoprire che cos’ha a che fare lo pterigio con l’estate, capiamo meglio di che si tratta. Come detto, si tratta di una crescita anomala del tessuto della congiuntiva, che genera una sorta di escrescenza simile ad una callosità molle nella parte anteriore dell’occhio. Talvolta lo pterigio può essere del tutto asintomatico, altre volte invece può causare bruciore, arrossamento, sensazione di corpo estraneo e lacrimazione eccessiva. Frequentemente, inoltre, lo pterigio è ben visibile ad occhio nudo: esso ha l’aspetto di un triangolo piuttosto vascolarizzato, la cui punta è rivolta verso il centro della cornea. Ad ogni modo, è fondamentale lasciare sempre che la diagnosi la faccia uno specialista, dunque il primo passo da compiere è quello di sottoporsi ad una visita oculistica completa ed approfondita.

Perché è più frequente che lo pterigio si manifesti in estate?

Lo pterigio è, tradizionalmente, la patologia oculare tipica di chi trascorre molto tempo all’aria aperta a contatto con gli agenti atmosferici. Sole e vento insomma sembrano esserne fra i maggiori responsabili. Attenzione, dunque, all’esposizione durante le lunghe giornate trascorse all’aperto, perché se sole e vento possono rivelarsi un piacere per il corpo e per lo spirito dopo un lungo inverno magari trascorso dietro una scrivania, non si può dire lo stesso per i nostri occhi. Il consiglio è dunque quello di proteggere opportunamente gli occhi, indossando occhiali da sole dotati di lenti di buone qualità, con filtro solare idoneo alla protezione nei confronti dei raggi ultravioletti.

Come si cura lo pterigio?

La cura per lo pterigio prevede l’uso di colliri a base di farmaci corticosteroidi ed antinfiammatori. E’ possibile anche intervenire per via chirurgica. L’intervento per l’asportazione dello pterigio è di breve durata ed è eseguibile a livello ambulatoriale. La soluzione chirurgica è particolarmente indicata nel caso in cui lo pterigio sia di ostacolo alla funzione visiva del paziente, ma anche laddove se ne senta la necessità sotto il profilo estetico. Inoltre, qualora il paziente sia andato ripetutamente incontro a recidive, l’intervento consentirà di risolvere il disturbo in modo definitivo.

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Cheratocono: le opportunità di trattamento

cheratocono - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Il cheratocono è una patologia oculare poco comune e poco nota. La sua minore incidenza rispetto ad altre patologie oculari più comuni (come la cataratta, per fare un esempio) fa sì che il numero di persone che sono a conoscenza delle sue caratteristiche, dei suoi sintomi e delle opportunità di trattamento sia davvero esiguo. Conviene dunque spendere due parole sul cheratocono. Anche perché conoscere è sempre il primo passo per intervenire tempestivamente. 

Che cos’è il cheratocono e come si manifesta? 

La parte anteriore dell’occhio si chiama cornea ed in condizioni sane è perfettamente convessa, regolare, uniforme per forma e per struttura e naturalmente trasparente. Nel cheratocono la cornea perde queste caratteristiche e si deforma, assottigliandosi e sfiancandosi verso l’esterno. Di conseguenza, i legami tra le fibre di collagene che la compongono diventano sempre più instabili, irregolari e “disordinati”. Una caratteristica che rende sempre più difficoltoso il passaggio della luce, a causa della progressiva perdita di trasparenza della cornea. E non solo: l’assottigliamento progressivo dei tessuti può condurre persino a spiacevoli lesioni e perforazioni, compromettendo molto seriamente la funzione visiva. 

Come si cura il cheratocono?

Il cheratocono è una malattia che non è possibile gestire con il solo apporto farmacologico. Il suo esordio e la sua progressione sono peraltro piuttosto imprevedibili, dunque è anche fondamentale intervenire non appena si è in possesso della diagnosi. Se la diagnosi avviene in uno stadio ancora evolutivo della patologia, è possibile ricorrere ad una tecnica para-chirurgica detta cross linking corneale. Se al contrario la patologia ha già raggiunto uno stato più avanzato, bisognerà ricorrere ad una cheratoplastica, ovvero un trapianto di cornea. Conosciamo brevemente le caratteristiche di queste opzioni di trattamento del cheratocono.

Il cross linking corneale

Il cross linking corneale è una tecnica parachirurgica che consiste nella somministrazione topica di riboflavina (vitamina B2), seguita da irraggiamento con raggi ultravioletti UVA, che ne favoriscono la penetrazione nei tessuti e di conseguenza l’azione. Il trattamento consente di rinforzare la struttura della cornea arrestando la progressione della patologia e limitandone lo sfiancamento. Il termine cross linking si riferisce proprio ai ponti di legame che, grazie a questa particolare vitamina fotosensibile, si vengono a creare tra le fibre di collagene.

Cross linking corneale: due tecniche, un obiettivo

Le tecniche oggi in uso per eseguire il cross linking sono due, e prendono il nome di epi-off ed epi-on con iontoforesi. Le differenze tra di esse sono relative agli aspetti tecnici ed esecutivi della terapia. Anche i tempi d’esecuzione possono essere differenti, così come quelli necessari per il recupero del paziente, ma gli obiettivi sono i medesimi in entrambi i casi.

La cheratoplastica come trattamento del cheratocono

Nei casi più avanzati, laddove il trattamento con cross linking non sia più sufficiente, si ricorre invece alla cheratoplastica, ovvero al trapianto di cornea. Questo può essere solamente parziale oppure totale, a seconda della gravità e della progressione della patologia. Si consideri che la cornea è fatta “a strati” (come una cipolla, per intenderci), dunque è possibile sostituire solamente lo strato oppure gli strati danneggiati dalla patologia. In quel caso si parlerà di cheratoplastica lamellare. Se invece a dover essere sostituita è tutta la cornea, si parlerà di cheratoplastica perforante.

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