Notizie dal Centro Camo, sulle attività della clinica e del dottor Lucio Buratto

In arrivo la prima IOL elettronica autofocalizzante?

Per ora si tratta solamente di un progetto ma, investitori permettendo, un domani questa lente intraoculare potrebbe diventare una realtà concreta ed essere impiantata con successo in molti pazienti affetti da cataratta. Ci riferiamo alla prima IOL elettronica autofocalizzante, una lente intraoculare di ultima generazione che promette di rivoluzionare il mondo dell’oftalmologia. Vediamo meglio di che si tratta. 

Cosa sono le lenti intraoculari e perchè sono così utili

Prima ancora dell’invenzione della prima lente intraoculare autofocalizzante – il cui progetto è in attesa di investitori per tramutarsi in un prodotto concreto ed approdare un domani sul mercato – le lenti intraoculari (IOL) hanno già rivoluzionato ampiamente il mondo della chirurgia oftalmica. Grazie a questo tipo di lenti, oggi con all’intervento di rimozione della cataratta è possibile ottenere più risultati in un’unica soluzione. Le lenti intraoculari disponibili sul mercato sono infatti di diversi tipi, pensate per far fronte alle esigenze di una rosa sempre più ampia di pazienti. La loro versatilità e la loro capacità di essere altamente personalizzabili le rende davvero una soluzione ottimale per chi desidera risolvere la cataratta ed i difetti visivi in un solo intervento.

Quali tipologie di IOL esistono?

In linea generale, tutte le lenti intraoculari sono realizzate in un materiale plastico molto ben tollerato. Una volta impiantate, peraltro, esse non andranno più sostituite per tutta la durata della vita del paziente. Le lenti intraoculari presenti sul mercato sono di diverse tipologie e differiscono per dimensioni, materiale, forma e potere diottrico. Riassumendo, le tipologie di IOL sono:

  • monofocali: sono pensate per correggere un unico difetto visivo;
  • multifocali: sono pensate per correggere più difetti visivi e per permettere al paziente di vedere bene sia da vicino che da lontano;
  • toriche: sono pensate per correggere anche l’astigmatismo e sono dotate di una caratteristica che può essere aggiunta sia alle monofocali che alle multifocali.

Leggi anche: lenti intraoculari: tutto quello che c’è da sapere. 

Come avviene l’impianto di una IOL?

L’impianto di una lente intraoculare può avvenire in due contesti differenti:

  1. nell’ambito dell’intervento di facoemulsificazione, cioè in occasione della rimozione della cataratta. In questo caso la IOL andrà a sostituire il cristallino naturale oramai opacizzato;
  2. nell’ambito di un intervento di correzione dei difetti visivi in un paziente ancora giovane che non ha interesse nel rimuovere il cristallino naturale. Questa tecnica prende il nome di tecnica “dei due cristallini” e permette al paziente di non rinunciare alla capacità accomodativa che il cristallino naturale è ancora capace di offrire, e di risolvere al contempo i suoi difetti visivi anche marcati.

Cosa promette la nuova lente intraoculare autofocalizzante?

La nuova lente intraoculare autofocalizzante sarà una lente “intelligente” capace di replicare la naturale funzione accomodativa svolta dal cristallino. Ovunque il paziente rivolga lo sguardo, essa riuscirà a regolare la propria forma ed a comportarsi di conseguenza, aiutando e favorendo la corretta messa a fuoco. Un aiuto davvero prezioso per chi soffre di presbiopia, che ad oggi ricorre ancora all’uso degli occhiali per leggere il giornale o compiere piccole grandi azioni ad una distanza ravvicinata. Per ora l’idea è ancora in uno stadio embrionale ed esiste solamente un prototipo. Non ci resta che attendere l’arrivo degli investitori per capire se questo progetto diverrà una realtà concreta capace di rivoluzionare davvero il mondo dell’oftalmologia offrendo una nuova opportunità ai pazienti che si sottoporranno all’intervento di cataratta.

Il Centro Ambrosiano Oftalmico a Parigi per ESCRS 2019

ESCRS 2019 Centro Ambrosiano Oftalmico

Si è da poco conclusa a Parigi la 37° edizione del più importante congresso europeo sulla chirurgia refrattiva e della cataratta, ESCRS 2019. Al fianco delle migliori realtà del settore a livello internazionale, il Centro Ambrosiano Oftalmico ha diretto alcune importanti sessioni. Nuovo premio per Lucio Buratto.

ESCRS 2019, un appuntamento unico nel panorama internazionale

ESCRS sta per European Society of Cataract and Refractive Surgeons. Fondata nel 1991 per promuovere la conoscenza e la ricerca nel campo della chirurgia refrattiva e della cataratta, la società conta oltre 7500 membri da 130 paesi nel mondo. Quest’anno, hanno partecipato al congresso oltre 9.500 professionisti del settore oftalmologico.

Il nostro staff ad ESCRS 2019

Come ogni anno, il Centro Ambrosiano Oftalmico ha partecipato attivamente ad ESCRS 2019 con la direzione di importanti sessioni e la presentazione di video medico-scientifici.

Salvatore Ferrandes, Clinical & Laser Specialist del Centro Ambrosiano Oftalmico, ha presentato The relevance of Dry Eye Disease (DED) in the pre-operative examinations and its impact on the surgical outcome, sull’impatto della sindrome dell’occhio secco sulla diagnostica pre-operatoria e la chirurgia.

Umberto Bassi, nostro Ortottista, ha presentato una relazione sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale negli screnning della maculopatia diabetica, dal titolo Artificial Intelligence (A-I) in Diabetic Retinopathy (DR) screening.

Lucio Buratto vince il Video Award ad ESCRS 2019

ESCRS 2019 - Lucio Buratto ritira il primo premio ai Video Awards 2019

Copyright of ESCRS EuroTimes

In occasione dei Video Awards, il Centro Ambrosiano Oftalmico ha vinto il primo premio nella categoria “difficult and special cases”. Con il video Cataract Surgery in previous Radial Keratotomy, ha ritirato il premio Lucio Buratto, direttore scientifico del Centro Ambrosiano Oftalmico.

 

Patricia Bath, madre dell’oftalmologia moderna

Patricia Bath - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Ci ha lasciati poche settimane fa, non senza aver impresso un segno indelebile nella storia dell’oftalmologia moderna. Il suo nome è Patricia Bath, passata alla storia per aver rivoluzionato il modo di operare di cataratta. Ma non solo. Conosciamo più da vicino la storia di questa straordinaria scienziata contemporanea. 

Biografia di Patricia Bath

Nata 76 anni fa ad Harlem, noto quartiere afroamericano di New York, Patricia Bath era figlia di una domestica e di un operaio. La sua estrazione umile non le ha impedito di vincere una borsa di studio e di accedere agli studi di Medicina presso la Howard University. Dopo la laurea in Medicina, Patricia comincia a lavorare a New York presso i consultori dei quartieri afroamericani. Proprio nel corso di queste prime esperienze lavorative, sviluppa una forte sensibilità verso le esigenze specifiche delle categorie più deboli e dei bambini. Categorie che, ad Harlem ma non solo, faticano ad avere accesso anche ai più comuni programmi di prevenzione. Trasferitasi  in California, a Los Angeles, comincia a lavorare presso il Jules Stein Eye Institute dell’University of California, andando ben presto a ricoprire un ruolo di primo piano. La sua lunga carriera è stata costellata di grandi successi professionali ma anche animata dalla voglia di mettere in atto campagne di prevenzione e cura animate da un forte senso di altruismo. Alla base, il ricordo della sua infanzia ad Harlem, ed il desiderio di prendersi cura anche dei pazienti appartenenti alle categorie più svantaggiate.

Patricia Bath, la donna dei primati

Patricia Bath fa probabilmente parte di quel gruppo di donne che hanno segnato la storia dei loro settori di riferimento, ma che non hanno raggiunto una fama capace di trascendere il mondo degli addetti ai lavori. Eppure è stata davvero una donna dai grandissimi primati, anche in considerazione dell’epoca storica e del contesto sociale nel quale è cresciuta. Patricia Bath è stata infatti la prima donna afroamericana a raggiungere livelli altissimi in ambito medico e scientifico.  A lei va anche il primato di essere stata il primo chirurgo afroamericano dell’Università della California. Patricia Bath è stata anche la fondatrice e la prima presidente dell’American Institute for The Prevention of Blindness.

Un primato sopra tutti: l’invenzione del LaserPhaco

Patricia Bath fu anche una grandissima inventrice, capace di tramutare le sue idee in dispositivi reali capaci di aiutare concretamente i pazienti. Tra queste invenzioni spicca il LaserPhaco, un eccezionale strumento laser capace di frantumare ed aspirare il cristallino opacizzato e di condurre con maggiore facilità l’intervento di rimozione della cataratta. Un’invenzione che, a suo tempo, ha spalancato le porte ad un nuovo modo di operare di cataratta.

Occhio pigro: tre cose da sapere

occhio pigro - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Vi sarà sicuramente capitato di conoscere qualcuno il cui figlio soffre di cosiddetto “occhio pigro”. Come si riconosce e soprattutto come si risolve questo problema visivo? Cerchiamo di conoscerlo più da vicino, includendo tre curiosità che forse non tutti conoscono sul tema.

Cos’è l’ambliopia o “occhio pigro”

L’ambliopia, comunemente nota con il nome di occhio pigro, è una condizione visiva tipica dei bambini. Il nome ambliopia deriva dal greco amblyos e os, che vuol dire, rispettivamente, “pigro” e “visione”. Il bambino affetto da occhio pigro, pur avendo un apparato visivo perfettamente sano e ben formato dal punto di vista anatomico, presenta una riduzione drastica della capacità visiva da parte di un occhio. Il responsabile dell’errore, tuttavia, non è però del tutto l’occhio, bensì in buona parte il cervello. Quest’ultimo, in presenza di un occhio che ha un difetto visivo nettamente maggiore di quello dell’altro occhio, privilegia l’occhio che lavora meglio e via via continua a prediligere l’informazione visiva che questo fornisce, trascurando sempre di più l’altro. Di conseguenza, l’occhio meno efficiente (e anche la parte di corteccia visiva addetta alla visione) non viene opportunamente stimolato e perde progressivamente la sua efficienza.

Tre cose che forse non sapete sull’occhio pigro

1 – Un videogioco per aiutare il bambino affetto da ambliopia?

I ricercatori dell’Università Mc Gill, a Montreal, in Canada, hanno messo a punto un videogame capace di aiutare i bambini affetti da ambliopia. In caso di diagnosi di occhio pigro, i medici oculisti prescrivono di occludere l’occhio sano per stimolare quello pigro a lavorare maggiormente. Il software che sta alla base dello sviluppo di questo videogame invece si basa sull’idea di far lavorare entrambi gli occhi contemporaneamente. In questo modo, si potrà stimolare il cervello ad incrementare l’acutezza visiva ed a comportarsi come farebbe normalmente. I ricercatori che hanno messo a punto il videogame garantiscono risultati interessanti dal punto di vista medico, e non solo.  Naturalmente il gioco offre anche una buona dose di divertimento per i più piccoli. Tuttavia, Dig Rush, questo è il suo nome, è ancora in attesa dell’approvazione della Food & Drug Administration americana e potrà successivamente approdare sui mercati non solo statunitensi, ma di tutto il mondo.

Fonte: Srl.mcgill.ca

2 – Può colpire entrambi gli occhi contemporaneamente

Sebbene la forma più diffusa di ambliopia sia quella monolaterale, esiste anche una forma bilaterale. Naturalmente si tratta di una forma più rara, ma l’ambliopia bilaterale, come suggerisce il nome stesso, interessa entrambi gli occhi, che soffrono contemporaneamente di una difficoltà visiva, legata quasi sempre ad una patologia e non a un difetto refrattivo.

3 – Ambliopia in età adulta: anche l’attività fisica è di aiuto

Non sempre è facile correggere e trattare un occhio pigro che è stato lungamente trascurato e che è ancora presente in età adulta. Tuttavia, una ricerca tutta italiana ha dimostrato la possibilità di trattare l’ambliopia anche quando il cervello è meno “plastico”, (come quello del bambino) cioè meno disposto a modificarsi in risposta a determinati stimoli. La ricerca, condotta dall’Università di Pisa in collaborazione con l’Istituto di Neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ha dimostrato come l’attività fisica riesca ad incrementare la produzione di una proteina, chiamata Bndf (Fattore neurotrofico derivato dal cervello), fondamentale per incrementare la plasticità del cervello. La ricerca, che ha dato esito positivo, è stata condotta proprio invitando alcuni pazienti adulti ambliopi a sottoporsi a sedute di cyclette con un occhio bendato, a più riprese nell’arco della giornata.

Fonte: ncbi.nlm.nih.gov

Leggi anche: quando portare i bambini dall’oculista? 

 

 

Meditazione mindfulness contro il glaucoma: funziona?

meditazione - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Il glaucoma di tipo cronico, chiamato anche glaucoma ad angolo aperto, fa generalmente il suo esordio intorno ai 40 anni di età. E’ una patologia che si caratterizza per un aumento lento ma incessante della pressione intraoculare. Questo aumento di pressione è causato da un accumulo anomalo di liquidi all’interno delle strutture oculari. Quando questo accade, si innesca uno stato di sofferenza per l’intero apparato oculare, ma in particolar modo per il nervo ottico, che a lungo andare ne risulta danneggiato. Oggi una ricerca scientifica ha messo in evidenza come la meditazione mindfulness possa aiutare a controllare e persino ad abbassare la pressione intraoculare. Cerchiamo di capire il perché. 

Che cos’è il glaucoma cronico

Il glaucoma cronico è una patologia meno pericolosa del glaucoma acuto. Mentre il glaucoma acuto esordisce e peggiora molto repentinamente, il glaucoma cronico fa la sua comparsa intorno ai 40 anni circa, e progredisce in modo molto lento. Spesso il paziente non ne è del tutto consapevole fino a quando i danni prodotti dalla patologia non cominciano a manifestarsi in modo evidente. A quel punto tornare indietro è davvero molto difficile. Perché quando il nervo ottico è danneggiato, ripararlo si rivela impossibile. L’unica cosa da fare è cercare di controllare la pressione intraoculare e cercare di creare una via d’uscita all’umor acqueo che si accumula all’interno dell’occhio. Per raggiungere questo duplice obiettivo si ricorre a diversi metodi: si va dai colliri farmacologici fino agli interventi chirurgici.

Come si diagnostica il glaucoma

Come detto, la diagnosi di glaucoma non sempre arriva in modo tempestivo. Ecco perché è importante fare prevenzione durante tutta la propria vita, dall’infanzia passando per l’età adulta sino all’età più avanzata. Ad ogni modo, per giungere alla diagnosi di glaucoma non è necessario effettuare particolari esami invasivi. Gli esami che consentono di diagnosticare la patologia sono: tonometria, tachimetria (esame dello spessore corneale), esame del campo visivo, esame del fondo oculare.

Ridurre lo stress per abbassare la pressione intraoculare

Come detto, nel glaucoma cronico uno degli obiettivi principali è quello di ridurre la pressione intraoculare. Sembra che  stress ed ansia siano componenti spesso presenti in chi soffre di glaucoma, rivestendo il duplice ruolo di causa e di conseguenza della patologia. Il cortisolo, l’ormone dello stress, è responsabile dell’aumento della pressione oculare, e si innesca pertanto un circolo vizioso tale per cui chi soffre di glaucoma si sente ansioso e stressato, ma così facendo non fa altro che peggiorare la sua sintomatologia. Oggi una ricerca scientifica ha dimostrato come la meditazione mindfulness sia fondamentale per provocare una risposta di rilassamento capace di migliorare sensibilmente lo stato di stress del paziente. Come conseguenza, i livelli di cortisolo si abbassano, e con essi anche la pressione intraoculare.

Meditazione mindfulness contro il glaucoma: la ricerca

Alla ricerca hanno preso parte due gruppi di pazienti affetti da glaucoma cronico. Il primo gruppo ha preso parte a sessioni quotidiane di meditazione mindfulness della durata di 60 minuti per 21 giorni. Il secondo gruppo invece non vi ha preso parte. Al termine dello studio è emerso come chi avesse partecipato alle sessioni di meditazione, mostrasse livelli sensibilmente più bassi dei cosiddetti biomarcatori di stress (livelli di cortisolo, livelli di ossigenazione del cervello, riduzione dello stress ossidativo ed altri) rispetto a chi non vi aveva preso parte. 

Fonte: Ncbi.nlh.nih.gov

Le uova aiutano a prevenire la maculopatia

maculopatia - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

La maculopatia è una patologia oculare che colpisce la parte centrale della retina, chiamata appunto macula. Con l’avanzare dell’età, complici il processo di invecchiamento cellulare ed altri fattori predisponenti sia genetici che ambientali, può succedere che la macula si deteriori e che perda la sua funzionalità. Oggi una ricerca scientifica parla chiaro: consumare uova fa bene proprio alla macula ed aiuta a prevenire l’insorgenza della patologia. 

Cos’è la maculopatia?

Come brevemente anticipato, la maculopatia è una patologia della parte centrale della retina. Chi soffre di maculopatia va incontro ad un progressivo ed irreversibile deterioramento dei fotorecettori, microscopiche strutture responsabili, quando sane e perfettamente funzionanti, del buon andamento della funzione visiva e della visione a colori. Poiché la macula si trova nella parte centrale della retina, proprio in corrispondenza della pupilla, il danno prodotto dalla maculopatia interessa la visione centrale, mentre quella periferica rimane inalterata.

Ecco i risultati della ricerca scientifica sul consumo di uova

La ricerca, pubblicata recentemente sulla rivista scientifica Clinical Nutrition, ha dimostrato come chi consuma da 2 a 4 uova la settimana abbia il 49% di probabilità in meno di contrarre la maculopatia rispetto a chi consuma un uovo o meno la settimana. E non solo: se si prende in esame solamente la tipologia essudativa della patologia, questa percentuale sale al 62%. La ricerca è stata condotta dalla professoressa Bamini Gopinath, docente di epidemiologia al Westmead Institute for Medical Research, in Australia. Alla ricerca hanno preso parte 3654 individui, le cui abitudini alimentari sono state monitorate per un periodo di ben 15 anni, compilando questionari specifici ed indicando il loro consumo di uova.

Perché le uova fanno così bene alla vista?

Il “segreto” che fa delle uova un alimento così sano e prezioso per la vista è presto detto: esse contengono luteina e zeaxantina, due antiossidanti naturali capaci di agire da filtro nei confronti dei raggi luminosi regalando un benefico effetto “occhiali da sole“. E non solo: questi due carotenoidi rivestono un ruolo di primo piano nel controllo dei fenomeni ossidativi responsabili dell’insorgenza di tante patologie oculari legate a doppio filo all’invecchiamento cellulare.

Leggi anche: prevenire la cataratta? Si può, con la luteina! 

Fonte: ClinicalNutritionJournal.com

 

 

 

Luce blu, ecco perché è così dannosa per i nostri occhi

maculopatia - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Avevamo già affrontato tempo fa l’argomento dell’uso dei dispositivi elettronici in condizioni di poca luce, sottolineando come al diminuire della luce aumentasse il possibile danno al nostro apparato visivo. Oggi un nuovo studio comparso sulla rivista scientifica Nature entra ulteriormente nel merito dei danni che la luce blu emessa dai dispositivi elettronici può produrre ai nostri occhi. Il risultato? Un consiglio: non usare i dispositivi elettronici al buio e soprattutto non troppo a lungo. 

Ecco perché usare i dispositivi elettronici a letto fa male

Usare i dispositivi elettronici a letto o in condizioni di poca luce fa male ai nostri occhi per diversi motivi:

  • affatica la muscolatura oculare;
  • compromette la circolazione sanguigna dell’apparato visivo;
  • peggiora la percezione corretta sia delle immagini vicine che di quelle lontane;
  • causa la cosiddetta “cecità temporanea da smartphone”, specie se si privilegia l’uso di un occhio a discapito dell’altro (con la testa posata lateralmente sul cuscino, per esempio);
  • potrebbe favorire l’insorgenza di maculopatie;
  • compromette la qualità del sonno e del riposo.

Si tratta di una già lunga serie di ragioni piuttosto importanti e preoccupanti, che è bene non sottovalutare, e che da sole dovrebbero indurci a posare o meglio spegnere i nostri device elettronici preferiti quando ci rechiamo in camera da letto. Ma non finisce qui.

Ecco i risultati di un nuovo studio pubblicato recentemente su Nature

La luce blu favorisce la formazione di una molecola dannosa per la retina

In aggiunta ai motivi sopra citati per i quali sarebbe preferibile evitare l’uso prolungato dei device elettronici in condizioni di poca luce, citiamo oggi i risultati di un nuovo studio apparso sulla rivista scientifica Nature. La ricerca è stata condotta dal professor Ajith Karunarathne, dell’Università di Toledo nell’Ohio. Secondo il professore, la luce blu emessa dai dispositivi elettronici sarebbe responsabile della formazione di una molecola chimica particolarmente dannosa per le strutture oculari, con particolare riferimento alla retina. Questa molecola sarebbe tossica e sarebbe responsabile di diversi danni oculari particolarmente gravi, tra cui anche l’insorgenza della degenerazione maculare senile. A subire maggiormente il danno da parte della luce blu sarebbero i fotorecettori presenti sulla retina, cellule nervose molto importanti per il corretto andamento della funzione visiva, che verrebbero danneggiati in modo irreversibile proprio da questa molecola.

Fonte: Nature.com

Perchè la luce blu è pericolosa per i nostri occhi

La luce blu è pericolosa per i nostri occhi non solo per quanto dichiarato dal professor Karunarathne, ma anche perchè, vista la sua lunghezza d’onda, riesce a penetrare in profondità attraverso la cornea ed il cristallino fino alla retina. Inoltre, non essendo una luce calda, non innesca il naturale riflesso di restringimento della pupilla, e quindi l’occhio non è in grado di difendersi in alcun modo da essa.

I benefici del caffè per la salute oculare

I benefici del caffé per la salute oculare - Camo - Centro Ambrosiano Oftalmico

Il caffè è uno di quei piaceri tipici ai quali noi italiani non sappiamo dire di no. Se la sua variante “espressa” è quella che qui nel Bel Paese amiamo maggiormente gustare, in altri paesi del mondo lo si trova in altre varianti: più o meno lungo, con latte, crema o schiuma di latte, cacao, acqua, corretto con bevande alcoliche e via dicendo. Ma il comune denominatore, al di là del piacere unico che una pausa caffè sa offrire, è la caffeina. Ebbene, forse non tutti sanno che la caffeina apporta benefici anche alla salute oculare. 

Caffè contro l’invecchiamento cellulare

Il caffè contiene grandi quantità di acidi clorogenici, preziosi antiossidanti (presenti in misura maggiore nella varietà Robusta rispetto a quella Arabica) che rivestono un ruolo fondamentale nella prevenzione delle patologie connesse all’invecchiamento cellulare. Per quanto riguarda gli occhi, in particolare, l’acido clorogenico esercita un’azione protettiva della retina, una struttura molto preziosa che per esercitare correttamente le sue funzioni deve essere sempre ben ossigenata. (Fonte: Ncbi.nlm.nih.gov).

Caffè contro il diabete

Non dimentichiamo che il diabete mellito è una patologia piuttosto insidiosa. Il suo essere sistemica fa sì che sovente essa danneggi anche l’apparato oculare, causando patologie come la retinopatia e la maculopatia diabetica. In questo contesto, l’assunzione di caffeina può aiutare a ridurre i livelli di glicemia nel sangue. (Fonte: Diabetes.co.uk)

Caffeina e Sindrome dell’Occhio Secco

Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Ophtalmology ha evidenziato come la caffeina stimoli non solamente la produzione di secrezioni e succhi gastrici, ma anche di liquido lacrimale. Un’ottima notizia per chi soffre di Sindrome dell’Occhio Secco.

Sempre meglio non eccedere

Come amavano ripetere i latini, tuttavia, in medio stat virtus. Se è vero che un buon caffè esercita eccellenti benefici sul nostro organismo, incluso sulla nostra salute oculare, è sempre bene non esagerare. La caffeina è anche un vasocostrittore che, se assunto in dosi eccessive, può ridurre un apporto di nutrimenti al nervo ottico e, in persone predisposte, favorire l’insorgenza di glaucoma.

 

Intervento di cataratta: Lucio Buratto ne parla al TG5 Salute

Lucio Buratto parla di chirurgia refrattiva al TG5

Lucio Buratto – direttore scientifico di CAMO – Centro Ambrosiano Oftalmico, parlerà insieme a Luciano Onder di cataratta e dell’intervento di sostituzione del cristallino opacizzato da questa patologia. L’appuntamento è per Mercoledì 23 gennaio durante il Tg5 delle 13, e Giovedì 24 gennaio durante il TG5 delle 8 del mattino.

Ci vediamo su Canale 5!

Scoperti 261 nuovi geni responsabili della cecità

La correlazione tra il patrimonio genetico di ciascun individuo e le malattie ereditarie è ancora oggetto di studio da parte di ricercatori e scienziati di tutto il mondo. Oggi, una ricerca pubblicata su Communications Biology ha individuato 261 geni corresponsabili di patologie che conducono alla cecità. Vediamo i dettagli di questa ricerca. 

L’obiettivo della ricerca è quello di diagnosticare con maggior precisione alcune patologie ereditarie così da formulare trattamenti più efficaci e più mirati di volta in volta, con particolare riferimento a quelle malattie che ad oggi ancora non hanno cura. Per fare ciò, gli studiosi hanno “disattivato” alcuni geni su cavie animali, per monitorare l’andamento del loro stato di salute e per verificare se i geni disattivati hanno o meno un ruolo di primo piano nell’esordio o nell’andamento di determinate patologie ereditarie.

I risultati dello studio

I risultati sono stati davvero non trascurabili, se si considera che la ricerca ha consentito di individuare ben 261 nuovi geni corresponsabili di patologie ereditarie che conducono alla cecità. A conclusione dello studio, si evince che, trovando il modo di “spegnere” o “disattivare” i geni “difettosi”, si potrebbe porre rimedio ad alcune patologie genetiche che ad oggi non trovano soluzione e che sono in grado di innescare problemi oculari di una certa entità e di condurre a gravi stati di ipovisione.

Fonte: Nature.com