Curiosità sugli occhi

Stress e vista: qual è il legame?

Stress, ansia e tensione nervosa sono spesso i responsabili di una vasta gamma di sintomi capaci di esercitare un impatto non indifferente sul nostro benessere fisico. Talvolta ne può risentire l’intestino, altre volte lo stomaco. In periodi di forte stress, può capitare di sperimentare un’inconsueta perdita di capelli o di sentirsi spesso in affanno. Altre volte ancora a farne le spese è la vista. Ma come mai lo stress riesce ad innescare tante conseguenze, anche così diverse tra di loro? E da cosa dipende, in particolare, il legame stress e vista? Facciamo il punto della situazione.

Perché se siamo stressati non ci sentiamo in grande forma fisica?

Lo stress ha la straordinaria capacità di mettere in difficoltà il nostro sistema immunitario. Nei periodi di maggiore impegno psicofisico o di fronte a situazioni che generano in noi uno stato di ansia e nervosismo piuttosto prolungato, la circolazione sanguigna subisce un contraccolpo, riducendo la sua efficienza, causando un minor apporto di ossigeno nei tessuti ed una più lenta e più difficile eliminazione delle scorie. Come conseguenza, il nostro corpo entra in uno stato di sofferenza e comincia ad inviarci dei segnali che è importante prendere in considerazione. Perdita di capelli, difficoltà digestive, un aspetto fisico più “spento” del solito, problemi intestinali sono solo alcuni di questi. Il sistema immunitario a questo punto va in tilt, perché ricevendo segnali da più parti del corpo, entra in uno stato di sovraccarico. E’ qui si innesca un circolo vizioso che è bene interrompere. Perché più ci stressiamo, più il nostro corpo manifesta uno stato di malessere e più il sistema immunitario fatica a fronteggiarlo. 

Vista e stress: il meccanismo è lo stesso…

Stress ed ansia possono provocare anche una difficoltà di tipo visivo, con una sintomatologia legata a doppio filo proprio alla riduzione dell’efficienza del sistema circolatorio. Un minor apporto di sangue alle strutture oculari, infatti, è causa a sua volta di un’insufficiente ossigenazione dei tessuti, che determina alcuni sintomi, tra i quali:

  • calo della capacità visiva;
  • sensazione di offuscamento e di affaticamento oculare;
  • comparsa o peggioramento dei difetti visivi.

Peraltro, la scienza ha evidenziato come lo stress emotivo sia fattore predisponente (mai esclusivo, tuttavia) per alcune patologie oculari anche di una certa rilevanza, come la maculopatia sierosa centrale ed il glaucoma (una patologia oculare che risente fortemente dello stato emotivo di chi ne è affetto, perché il cortisolo, l’ormone dello stress, determina un aumento della pressione intraoculare). Per completezza, infine, segnaliamo che un disagio emotivo importante può innescare anche uno stato di temporanea cecità

Che fare, quindi? Come interrompere il legame tra stress e problemi alla vista? 

I momenti di stress psicofisico nella vita possono capitare: un problema in famiglia, una difficoltà sul lavoro, un grande cambiamento che si fatica ad affrontare. L’importante è non smettere mai di volersi bene e sforzarsi di mantenere uno stile di vita sano ed equilibrato. Alimentarsi equilibratamente, bere molti liquidi, trascorrere del tempo di qualità all’aria aperta, riposare a sufficienza sono piccoli consigli che permettono di fronteggiare un momento emotivamente difficile con maggiore serenità e di risentirne il meno possibile sul fronte fisico.

Leggi anche: lo stress può peggiorare la capacità visiva

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Disturbi oculari da non sottovalutare

Aver cura della propria salute oculare significa non dimenticare di recarsi periodicamente dall’oculista, attenersi ad eventuali indicazioni terapeutiche prescritte, correggere opportunamente i propri difetti visivi, avere uno stile di vita sano ed equilibrato. Insomma, vuol dire volersi bene. Spesso, tuttavia, capita di prendere con leggerezza alcuni segnali che i nostri occhi ci inviano. Sarà un po’ di stanchezza! Pensiamo dentro di noi…. e invece no. Vediamo quindi 3 disturbi oculari da non sottovalutare.

1 – Un leggero ma costante calo della capacità visiva in età matura

Solitamente i difetti visivi – miopia, ipermetropia ed astigmatismo – raggiungono una loro stabilità in età adulta. Eppure, può capitare di cominciare a vedere sempre meno (o sempre peggio) in età matura ed avanzata. “Sarà la miopia che peggiora con l’età!” Si tende a pensare. “Avrò bisogno di un paio di occhiali nuovi…”. Questo tipo di pensiero è davvero molto comune, e pur tuttavia è sbagliato. Un peggioramento della vista in età matura ed avanzata è più spesso imputabile alla cataratta, l’opacizzazione del cristallino che accompagna tipicamente questa fase della vita. 

Che fare: programmare una visita oculistica per la cataratta è il primo passo per accertare la causa della propria difficoltà visiva. Intervenire tempestivamente consente non solo di recuperare una salute visiva ottimale, ma anche di mantenere, sul lungo periodo, una qualità di vita all’altezza delle proprie aspettative. Perché vedere bene tiene alto l’umore, fa sentire dinamici ed attivi anche in tarda età e mette al riparo da piccoli o grandi incidenti, anche domestici. 

2 – Disturbi oculari correlati ad una sensazione di secchezza oculare

Il secondo tra i disturbi oculari da non ignorare è la secchezza oculare. Può verificarsi a qualunque età, anche se è più diffusa nella popolazione femminile di età superiore ai 40 anni. L’errore sta nel prenderla sottogamba sin dal principio e di pensare di trattarla in autonomia tramite semplici colliri da banco. “Sarà il cambio di stagione!” si pensa. Le spiegazioni che si possono dare alla secchezza oculare sono davvero innumerevoli. Tuttavia, conviene sapere che se non trattata a dovere o se trattata autonomamente in modo scorretto, essa può diventare recidivante e difficile da risolvere, assumendo i contorni di una vera e propria patologia, la Sindrome dell’Occhio Secco.

Che fare: anche di fronte ad un episodio di secchezza oculare per noi inusuale, rechiamoci dall’oculista: saprà valutare lo stato di salute del nostro apparato visivo e spiegarci le cause del disturbo, oltre ad indicarci il percorso terapeutico da intraprendere.

3 – Percezione di flash e lampi luminosi nel campo visivo

Anche la comparsa improvvisa di flash o lampi luminosi nel campo visivo è un sintomo da non sottovalutare. Lasciar passare troppo tempo e pensare che non sia nulla di particolare è un errore. Spesso, specie se si è affetti da una miopia forte, questi flash luminosi – se associati anche ad una visione alterata e poco nitida – possono essere il campanello d’allarme di qualcosa che non va. Potrebbe essere in corso una rottura retinica capace di condurre, se trascurata, ad un distacco di retina.

Che fare: in presenza di flash luminosi improvvisi e di un abbassamento visivo, e nonostante l’assenza di alcun tipo di dolore, recatevi subito dall’oculista. Niente panico: una rottura retinica non è un’evenienza infrequente ed è trattabile con successo. L’importante è non aspettare troppo.

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Come vede il mondo chi è affetto da daltonismo?

Sul daltonismo, perdonateci il gioco di parole, se ne sentono e se ne dicono davvero di tutti i colori. Anche sbagliando. Perché essere daltonici non significa semplicemente “non saper distinguere i colori”. E allora, conosciamo più da vicino il daltonismo e le sue caratteristiche, magari sfatando anche qualche falso mito sul tema.

Che cos’è il daltonismo?

Una visione cromatica normale prende il nome di tricromatismo: questo significa che, grazie ai fotorecettori presenti sulla retina e deputati alla visione dei colori (i coni lunghi, medi o corti), noi vediamo perfettamente il rosso, il verde e il blu e, di conseguenza, tutto lo spettro visibile. Quando, per una causa di tipo genetico, si ha un’anomalia dei coni deputati alla visione di uno dei tre colori, si avrà una percezione alterata o una mancata percezione dei colori. La trasmissione del daltonismo avviene per via materna e, nella sua variante più diffusa, si sviluppa maggiormente nei maschi. Può capitare, nelle forme più lievi e qualora non ci si sottoponga agli opportuni test, di non essere nemmeno consapevoli di essere affetti dalla patologia

Quali e quanti tipi di daltonismo esistono?

Poichè la condizione di visione normale dei colori è detta tricromatismo, il daltonismo si definisce anche tricromatismo anomalo. Questo si verifica quando uno dei tre tipi di coni, pur percependo la luce, manifesta una minor sensibilità verso di essa. A seconda di quali coni sono interessati dall’anomalia – se i lunghi, i medi oppure i corti – si avranno 3 tipi di daltonismo:

  1. Deuteranomalia: i coni alterati sono quelli deputati alla visione del colore verde con difficoltà a percepire correttamente il verde ma anche il giallo, il marrone e il rosso.
  2. Protanomalia: i coni alterati sono quelli deputati alla visione del colore rosso, con difficoltà nella percezione, oltre che del rosso, anche del giallo e del marrone.
  3. Tritanomalia: i coni alterati sono quelli deputati alla visione del colore blu, con ripercussioni sulla percezione corretta del giallo, del viola, del rosso.

Qualora invece una tipologia di coni non funzioni affatto come dovrebbe e non percepisca la luce, si parlerà di dicromatismo. Si avranno dunque:

  1. Deuteranopia: quando i coni responsabili della visione del colore verde non funzionano;
  2. Protanopia: quando a non funzionare sono i coni responsabili della visione del colore rosso;
  3. Tritanopia: quando, infine, non percepiscono la luce i coni deputati alla visione del blu.

Infine, esiste una forma di daltonismo molto rara chiamata monocromatismo, che porta ad una totale incapacità di distinguere e percepire i colori. Chi ne è affetto vede il mondo in tante tonalità di grigio.

Caratteristiche e sintomi del daltonismo

Il daltonismo si presenta dunque con una difficoltà nella percezione corretta oppure della visione dei colori, a seconda della sua gravità e della tipologia di fotorecettori coinvolti. I sintomi sono relativi solamente alla capacità ed alla qualità della visione dello spettro dei colori. La patologia rimane stabile ed uguale a se stessa nel tempo e non va incontro a peggioramento o miglioramento. Per completezza, tuttavia, segnaliamo che esistono delle patologie oculari e dei farmaci che possono innescare un’anomalia nella visione dei colori che nulla ha a che fare con la patologia genetica in questione.

Chi è affetto da daltonismo può condurre una vita normale?

La risposta è naturalmente sì. Tuttavia, sul piano pratico, essere affetti da una delle tante forme di daltonismo può in qualche modo limitare la propria vita professionale: vi sono alcune professioni che sarebbe impossibile svolgere se affetti da un’alterazione della visione dei colori. Per concludere, non possiamo non spendere due parole nei confronti dei bambini: il daltonismo può impattare sul buon andamento della loro vita scolastica, innescando difficoltà di apprendimento. Per questo motivo è fondamentale aiutare i piccoli nel loro percorso scolastico coinvolgendo ed informando al contempo anche gli insegnanti e sottoponendoli ai necessari controlli della salute visiva.

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Pensi di essere affetto da una forma di daltonismo? Hai legami di parentela con soggetti daltonici e desideri toglierti ogni dubbio? Hai ulteriori domande sul tema? Prenota una visita oculistica specialistica chiamandoci dal lunedi al venerdi dalle 9.00 alle 19.00 allo 02 6361191.

Lacrimazione eccessiva, a cosa è dovuta?

Non è infrequente preoccuparsi a fronte di una costante e fastidiosa secchezza oculare, talvolta causata da una vera e propria patologia, la Sindrome dell’Occhio Secco. Talvolta, però, accade anche il contrario, cioè l’iperlacrimazione. Ovvero che gli occhi lacrimino frequentemente, anche, apparentemente, quando non ve n’è motivo. Insomma, se piangere per un dispiacere o piangere di gioia è del tutto normale (così come lo è farlo mentre si tagliano le cipolle), lacrimare senza ragione non lo è. E allora, quali sono le ragioni che causano l’iperlacrimazione? E come porvi rimedio? Scopriamolo assieme. 

Le ragioni dell’iperlacrimazione

I fattori che possono causare iperlacrimazione sono differenti. Naturalmente, una visita oculistica accurata ed approfondita rappresenta il primo passo per identificarli e, se necessario, porvi rimedio.

Riassumiamo le cause che più frequentemente inducono una iperlacrimazione

  • Una congiuntivite: sia essa di origine infettiva oppure non infettiva (allergica, per esempio), la congiuntivite può causare iperlacrimazione oculare. Assieme alla lacrimazione abbondante, chi ne è affetto sperimenta occhi arrossati, che bruciano, o fastidio alla luce intensa.
  • Uno o più difetti visivi non corretti: sforzare oltremodo la vista e l’apparato visivo può innescare, come reazione, oltre ad una generale sensazione di affaticamento oculare, cefalee e senso di pesantezza, anche una lacrimazione abbondante. In questo caso è necessario recarsi dall’oculista per controllare la capacità visiva e capire come sia possibile correggere i propri difetti visivi. I tipi di correzione oggi esistenti sono sia temporanei (lenti, occhiali), che definitivi (interventi laser mirati, indolori e di breve durata).
  • Un’alterazione del film lacrimale: può capitare che il film lacrimale, nonostante sia concepito per proteggere e lubrificare gli occhi, non vi aderisca perfettamente e vada perduto, defluendo verso il basso. A quel punto il paziente sperimenterà una lacrimazione eccessiva.
  • Una lesione dell’epitelio corneale: un’abrasione o un graffio sulla parte più superficiale della cornea può causare, come reazione, una lacrimazione abbondante. In questo caso si tratta di un fenomeno transitorio.
  • Un malposizionamento della palpebra: può capitare che la palpebra inferiore penda verso l’esterno, favorendo l’epifora, cioè la fuoriuscita delle lacrime. Questo disturbo prende il nome di ectropion e si corregge tramite un intervento di oculoplastica, indolore e di breve durata.
  • Una marcata secchezza oculare: sembra una contraddizione, eppure è così. Un film lacrimale alterato, se da un lato induce ad una generale secchezza oculare, dall’altro può portare ad episodi di iperlacrimazione, in virtù di un meccanismo di “compensazione” dell’occhio. In chi soffre di secchezza oculare, però, la qualità delle lacrime è particolarmente povera, molto acquosa e priva di quelle sostanze lipidiche che dovrebbero renderle idonee alla loro funzione protettiva dell’occhio. Più si verificano questi episodi di iperlacrimazione e più le lacrime si impoveriscono ulteriormente, innescando un vero e proprio circolo vizioso capace di peggiorare la situazione e di cronicizzare la condizione clinica del paziente, innescando una vera e propria patologia: la Sindrome dell’Occhio Secco.

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Ritmi circadiani? Ci pensa la retina

ritmi circadiani - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Che l’occhio umano fosse un complesso e sofisticatissimo meccanismo in grado di farci apprezzare la bellezza del mondo nei minimi dettagli, era noto a tutti. Oggi scopriamo insieme che l’occhio riveste anche un’altra funzione, quella di regolare i ritmi circadiani. Per dirla in parole semplici, è l’occhio che regola il nostro orologio biologico, consentendoci di distinguere la notte dal giorno, il sonno dalla veglia, e di alternare correttamente periodi di attività a periodi di inattività. Il meccanismo che sta alla base di questa funzione così delicata è tutt’altro che semplice.

Jet lag e cambi di abitudini: quanto malessere!

Vi siete mai chiesti come mai svolgiamo sempre le stesse azioni più o meno tutti quanti alle stesse ore? Perché mangiamo e dormiamo sempre nelle stesse fasce orarie? Sono solo convenzioni? Evidentemente no. E non solo: se le abitudini che diamo per assodate e consolidate fossero sconvolte e, per così dire, “invertite” anche solo per qualche giorno, andremmo incontro a malesseri e disturbi piuttosto spiacevoli.

Un esempio banale di questo tipo di malessere è il cosiddetto jet-lag, la tipica sensazione di scompenso che si sperimenta a seguito di un viaggio intercontinentale. Lo scompenso è dovuto al fatto che il nostro orologio biologico viene messo a dura prova. Conviene sapere che il concetto di orologio biologico non è affatto arbitrario, ma ha un fondamento scientifico che vede coinvolti i ritmi circadiani e, come anticipato, l’occhio umano

Ritmi circadiani: cosa sono?

Il nome ritmi circadiani deriva dal latino circa diem, cioè intorno al giorno. Per ritmi circadiani si intendono ritmi che si ripetono tutti i giorni ciclicamente – di 3 ore in 3 ore – nell’arco delle 24 ore in questo modo:

  • Durante le prime ore della giornata, tra le 6 e le 9 del mattino, i livelli di melatonina scendono ed i livelli di cortisolo aumentano. L’organismo si attiva e si rimette in moto dopo la notte;
  • Tra le 9 e le 12 i livelli di cortisolo raggiungono il picco massimo della giornata, segno che ci si può dedicare ad attività particolarmente impegnative, che richiedono veglia e concentrazione;
  • Tra le 12 e le 15 la digestione porta ad un calo di concentrazione;
  • Tra le 15 e le 18 si ha un aumento della temperatura corporea, l’ideale per svolgere attività sportive;
  • Tra le 18 e le 21 il corpo comincia a rallentare tutte le sue funzioni;
  • Tra le 21 e le 24 si ha la produzione di melatonina, che provoca il sonno;
  • La melatonina raggiunge il suo picco tra le 24 e le 3, orario durante il quale il sonno è maggiormente profondo;
  • Tra le 3 e le 6 i livelli di melatonina cominciano pian piano a calare e la temperatura scende: il nostro corpo si avvia verso il risveglio. 

L’alternanza tra luce e buio è fondamentale per il buon andamento e per il mantenimento di questi ritmi e di conseguenza di quello che usiamo definire il nostro “orologio biologico”. 

E cosa c’entra l’occhio con i ritmi circadiani?

All’interno del nostro occhio, nella retina, vi è una sostanza, chiamata melanopsina, che trasmette informazioni relative alla presenza di luce o meno proprio a quella parte del cervello incaricata di gestire e mantenere inalterato l’andamento dei ritmi circadiani. Questo accade perché la molecola della melanopsina è fotosensibile, cioè sensibile alla luce. Se il passaggio di informazioni relativo all’alternanza luce-buio venisse in qualche modo compromesso, ne deriverebbe una compromissione anche dei ritmi circadiani.

Legame tra melanopsina e ritmi circadiani: lo dice la scienza

A conferma di quanto sopra illustrato, citiamo due studi interessanti. Il primo, a cura del dott. Bruce O’Hara e dal titolo Role of Melanopsin in Circadian Responses to Light, ha confermato il ruolo centrale della molecola della melanopsina come recettore capace di regolare i ritmi circadiani; il secondo, a cura del dott. Steve Kay e dal suo team di lavoro, che ha invece provato, grazie ad una simulazione in laboratorio, che l‘assenza totale di melanopsina porta ad uno scompenso totale dell’orologio biologico. 

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Fotofobia: 7 curiosità

Fotofobia - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

La fotofobia non è una patologia oculare, bensì il sintomo piuttosto frequente in alcune malattie. Si caratterizza per un certo fastidio, che in termini medici si definisce ipersensibilità o intolleranza, nei confronti delle fonti luminose particolarmente intense. Da cosa dipende? E come porvi rimedio? Scopriamo insieme 7 curiosità poco note sulla fotofobia.

1 – La fotofobia può essere il sintomo di una patologia oculare

Come detto in apertura, la fotofobia non è una patologia, bensì un sintomo. Si caratterizza per un forte fastidio di fronte alle fonti luminose intense o ai cambiamenti repentini di luminosità, sensazione di corpo estraneo, bruciore, arrossamento oculare e difficoltà a tenere gli occhi aperti. A volte la fotofobia è così intensa da causare dolore agli occhi. Le patologie oculari che possono innescare la fotofobia non sono poche: tra queste citiamo la cataratta (che, ricordiamo, si può risolvere in modo definitivo grazie ad un intervento di breve durata), ma anche il cheratocono, il glaucoma, la blefarite, la congiuntivite e l’uveite, per fare alcuni esempi.

2 – La fotofobia può essere il sintomo di una patologia non oculare, come la cefalea

La fotofobia può essere anche il sintomo di una patologia non oculare, come per esempio la meningite, la sindrome di Sjogren, ma anche la nevralgia del trigemino e la cefalea. Non a caso avrete notato che il mal di testa porta con sé anche un certo fastidio nei confronti della luce ed un desiderio di riposare in un luogo semibuio.

Fonte: Ncbi.nlm.nih.gov

3 – Chi ha gli occhi chiari è più soggetto alla fotofobia

La melanina naturalmente presenza nell’iride esercita anche un importante ruolo di difesa nei confronti della luce solare. Va da sé che i soggetti con occhi molto chiari possano avere difficoltà a tollerare la luce, specie se intensa. Lo stesso discorso vale per chi è affetto da albinismo e quindi è totalmente privo di melanina. In questi casi l’uso di occhiali da sole con lenti fotocromatiche e polarizzate (capaci di proteggere dai raggi UV e dall’abbagliamento) e l’uso di copricapi con visiera è fortemente consigliato anche in inverno.

4 – La fotofobia può anche essere causata da una carenza alimentare

Anche l’alimentazione è fondamentale per proteggere i nostri occhi dall’insorgenza di diverse patologie e fastidi oculari. Tra questi figura anche la fotofobia: può capitare, infatti, che questa sia correlata ad una carenza alimentare, nello specifico relativamente al magnesio ed alla vitamina B2.

5 – Anche le lenti a contatto possono causare fotofobia

Le lenti a contatto sono ausili molto delicati dei quali è fondamentale avere molta cura: un uso non corretto delle lenti, un uso prolungato delle lenti usa e getta o una scorretta igiene sia oculare che delle lenti stesse, può innescare alcuni fastidi tra cui la fotofobia. Qualora la cornea si dovesse irritare come conseguenza di un uso poco attento delle lenti, conviene sospenderne l’uso fino a completa guarigione.

6 – La fotofobia può essere causata anche da alcuni farmaci

La fotofobia può essere un effetto momentaneo dovuto all’assunzione di alcuni farmaci. Tra questi citiamo le atropine – come le gocce che l’oculista instilla per ottenere una dilatazione della pupilla – le scopolamine, presenti in alcuni farmaci anti-vomito ed anti-nausea, e le tetracicline, antibiotici usati per curare la polmonite, l’Helycobacter pylori e alcune infezioni della pelle.

7 – Abuso di alcolici

Infine, segnaliamo la fotofobia come effetto transitorio dell’abuso di alcol. Insomma, se dopo una serata nella quale vi è capitato di alzare un po’ il gomito provate un certo fastidio alle luci intense, niente paura: passato l’effetto del bicchiere di troppo, passerà anche il noioso sintomo oculare.

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Lenti intraoculari: quanto sono sicure

Lenti intraoculari - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

La prima lente intraoculare al mondo fu impiantata a Londra nel lontano 1949 da Sir Harold Ridley. Da allora, il mondo delle biotecnologie applicate alla medicina oftalmica ha fatto davvero passi da gigante. Il risultato è una vasta gamma di lenti intraoculari altamente innovative e performanti, capaci di rispondere ad una sempre più ampia rosa di esigenze. Una realtà ben lontana da quella che Sir Ridley avrebbe anche minimamente potuto immaginare. 

Lenti intraoculari: non solo cataratta

E’ abbastanza comune tra i non addetti ai lavori associare il concetto di lenti intraoculari a quello di intervento di cataratta. E’ noto infatti che, durante l’intervento di cataratta, il cristallino oramai opacizzato viene rimosso e sostituito con una nuova lente artificiale. Una lente intraoculare appunto. Ma la realtà è ben più vasta e ben più interessante.

1 – Quando l’intervento di cataratta diventa personalizzabile

Innanzitutto conviene sapere che l’intervento di cataratta apre al paziente una varietà di possibilità davvero inimmaginabili in fatto di risoluzione dei propri problemi visivi. Impiantando una lente intraoculare nel corso dell’intervento di cataratta, è possibile infatti personalizzare la procedura e risolvere anche eventuali difetti visivi. La lente intraoculare avrà dunque un duplice scopo:

  1. restituire una visione ottimale, nitida e ben definita, in virtù della perfetta trasparenza del cristallino artificiale;
  2. consentire di risolvere in modo permanente uno o più difetti visivi, grazie al potere diottrico della lente in questione.

2 – Le lenti intraoculari non sono “prerogativa” dei pazienti in età matura o avanzata

In secondo luogo, non tutti sanno che l’impianto di un cristallino artificiale o lente intraoculare non è “prerogativa” dei pazienti in età matura o avanzata. Un paziente in giovane età con uno o più difetti visivi piuttosto marcati può affrontare un intervento di sostituzione del cristallino oppure di “aggiunta” di una lente intraoculare tutta nuova capace di ovviare ai difetti visivi (tecnica dei due cristallini).

Lenti intraoculari: dispositivi versatili ed altamente sicuri

Quanto spiegato sopra ci dà la misura della straordinaria versatilità di un dispositivo medico-chirurgico capace di rispondere alle esigenze ad una sempre più ampia gamma di pazienti.

Ma le lenti intraoculari vanno bene davvero per tutti? Sono davvero sicure? Comportano rischi o controindicazioni? Sono domande abbastanza comuni. E allora, rispondiamo a questi quesiti:

Perché le lenti intraoculari sono altamente sicure

Può capitare di sentirsi insicuri rispetto all’idea di ricevere una lente intraoculare perché, in fondo, si tratta pur sempre di un corpo estraneo. Tuttavia, a differenza delle prime lenti intraoculari, quelle moderne sono sottilissime, molto flessibili e facili da impiantare. Infine, interesserà sapere che sono altamente tollerate: le possibilità di rigetto sono inesistenti in quanto i materiali sono sicuri e biocompatibili.

Ma allora, davvero non ci sono rischi, ma solo vantaggi?

Le lenti intraoculari sono altamente vantaggiose e particolarmente sicure per i motivi sopra descritti. Scegliere una clinica d’eccellenza ed uno specialista di grande e comprovata esperienza, vi consentirà, ad ogni modo, di “dormire su due cuscini”. Avrete la certezza di mettervi nelle mani giuste, di sapere che la lente prescelta è davvero quella che calza a pennello rispetto alle vostre esigenze e che la sua qualità risponde a quanto di meglio oggi il mercato abbia da offrire.

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Calo della vista e digiuno, verità o leggenda?

Calo della Vista - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

“Non ci vedo più dalla fame”, recitava lo slogan di uno spot pubblicitario di qualche anno fa. Si tratta di un modo di dire che sicuramente abbiamo avuto occasione di sentire tante volte. Ma ci siamo mai chiesti quale possa essere la spiegazione scientifica che vi sta a monte? Esiste davvero una correlazione tra digiuno e calo della vista?

Salute visiva: da cosa può dipendere

La salute visiva dipende da un insieme piuttosto vasto di fattori. Predisposizione genetica, tipologia di ambiente e caratteristiche della zona geografica di appartenenza, stile di vita dinamico oppure sedentario, alimentazione più o meno attenta, eventuale presenza di patologie a carico di altre parti dell’organismo (come patologie sistemiche, per fare un esempio) sono alcuni dei fattori che possono influire sulla salute oculare e sulla qualità della propria visione.

Parola d’ordine: alimentarsi correttamente

Tra i fattori sopracitati, l’alimentazione riveste sicuramente un ruolo di primo piano. Alimentarsi in modo vario e sano, prediligendo frutta e verdura di stagione e bevendo molta acqua è fondamentale per mantenere non solo gli occhi ma l’intero organismo in forma il più a lungo possibile. Ma anche per prevenire o ritardare la comparsa di diverse patologie connesse all’invecchiamento cellulare.

Il consiglio generale è comunque quello di alimentarsi correttamente e di non lasciar passare troppo tempo tra un pasto e l’altro. 5 piccoli pasti al giorno sono l’ideale.

E per quanto riguarda la salute oculare?

Un’alimentazione corretta permette di prevenire alcune patologie oculari

Abbiamo già avuto modo di ribadire quanto sia importante “nutrire” l’apparato visivo con una serie di elementi che ne garantiscano il buon funzionamento. Se bere molto, per esempio, può aiutare a stare alla larga dal fastidioso fenomeno delle “mosche volanti”, introdurre cibi ricchi di luteina, vitamina A, vitamina E, vitamina C ed acidi grassi polinsaturi aiuta a mantenere la retina ben ossigenata ed in salute. Ciò significa che i fotorecettori presenti sulla retina, se ben “nutriti ed idratati”, mantengono la loro efficienza molto a lungo. E che alcune patologie notoriamente connesse allo stress ossidativo – come la degenerazione maculare senile, per esempio – potrebbero ritardare la loro comparsa, oppure non presentarsi affatto.

E nel caso di un periodo di digiuno, cosa succede?

Nel paragrafo precedente abbiamo sottolineato come alimentarsi in modo corretto sul lungo periodo possa aiutare a prevenire l’insorgenza di alcune patologie oculari ed a favorire il buon andamento della funzione visiva. Anche nel quotidiano vi sono delle piccole accortezze che possono rivelarsi utili in questo senso. E’ importante, infatti, aiutare i nostri occhi a stare bene tutto il giorno.

Calo della vista: non ci si vede più dalla fame?

La retina è un tessuto “glucosio dipendente”: i fotorecettori presenti su di essa consumano una notevole quantità di energia, anche di più di quella usata dalle cellule cerebrali. E poiché gli zuccheri sono il carburante del nostro organismo, va da sé che lasciar passare troppo tempo tra un pasto e l’altro può portare ad un calo glicemico capace di influire – seppur impercettibilmente – sulla funzione visiva, innescando un calo della vista.

Annebbiamento o calo della vista? Meglio controllare!

Chi dovesse accorgersi davvero di “non vederci più dalla fame” o dovesse sperimentare un annebbiamento o calo della vista, sta probabilmente andando incontro ad un’ipoglicemia più importante. In questi casi, oltre a mettere qualcosa sotto i denti, conviene approfondire, eseguendo una visita medica ed una visita oculistica specialistica.

Vero e falso sulla cataratta. Intervista a Lucio Buratto

Dottor Lucio buratto - Centro Ambrosiano Oftalmico

La cataratta è una patologia oculare tipica dell’età avanzata di cui si sente parlare molto spesso. L’intervento di rimozione della cataratta è, oggi, un trattamento davvero comune e molto diffuso. Cos’è la cataratta? Cerchiamo di fare chiarezza e di sfatare qualche falso mito in proposito con l’aiuto del Dottor Lucio Buratto, direttore scientifico del Centro Ambrosiano Oftalmico, nonché uno dei massimi esperti al mondo sul tema. 

Dottor Buratto, possiamo definire la cataratta un “velo” che si forma nella parte anteriore dell’occhio?

No. Questo falso mito deriva dal fatto che chi è affetto da cataratta avverte di avere una sorta di annebbiamento, che impedisce una visione limpida e nitida. E dunque in molti hanno pensato che la cataratta si formasse sulla cornea. Ma non è così. La cataratta è un’opacizzazione del cristallino, la piccola lente che si trova internamente al nostro occhio: una lente piccola come una lenticchia, ma davvero molto preziosa.

La cataratta è causata dal fumo di sigaretta?

Vero. Ci sono diversi studi scientifici che dimostrano che il fumo è uno dei vari fattori predisponenti allo sviluppo della cataratta. Non è che fumare faccia venire la cataratta, ma chi fuma è più predisposto. Mantenere uno stile di vita sano, praticando dello sport, trascorrendo del tempo all’aria aperta, alimentandosi in modo corretto e bevendo molta acqua è importante per ridurre il rischio di sviluppare la cataratta. Al contrario, cattive abitudini ed una scarsa idratazione ed ossigenazione dei tessuti, specie se protratte nel tempo, possono favorire l’insorgenza di diverse patologie, inclusa la cataratta.

La cataratta si presenta solo in età avanzata?

Falso. La cataratta è una patologia tipica dell’età avanzata perché è causata dal naturale invecchiamento del cristallino. Tuttavia, esistono anche la cataratta congenita, giovanile, della seconda età. E’ possibile dunque, anche se meno frequente, avere la patologia sin dalla nascita o contrarla in età giovanile o adulta, per cause che non hanno nulla a che vedere con l’invecchiamento. Poi c’è la miopia forte, che facilita la comparsa della cataratta, il diabete e altre patologie.

Dottore, è vero che le donne si ammalano di cataratta più degli uomini?

Sì, è vero. Ma la ragione è presto detta: le donne sono mediamente più longeve degli uomini.

A proposito dell’intervento di cataratta, Dottor Buratto, possiamo definirlo doloroso?

Assolutamente no, questo è falso. L’intervento di cataratta è totalmente indolore e di breve durata. Prima di eseguirlo, si somministrano al paziente alcune gocce di collirio anestetico, che sono perfettamente sufficienti a tollerare l’intera procedura.

Si sente spesso dire che l’intervento di cataratta è oramai una procedura semplice. Si può effettuare in qualunque struttura?

E’ vero che l’intervento di cataratta oggi è diventato una procedura di routine. Non è vero, però, che lo si debba affrontare “alla leggera”. E’ importante affrontarlo con la giusta serietà, informandosi bene sul tema ed affidandosi a medici di grande perizia ed esperienza. Scegliere un centro d’eccellenza è indubbiamente la strada migliore, perché vi si troveranno non solo medici altamente qualificati, ma anche tecnologie d’avanguardia.

L’intervento di cataratta è “per sempre”?

Certo. Il cristallino artificiale rimane perfettamente efficiente e trasparente per tutta la vita del paziente, e non necessita di essere sostituito.

L’intervento di cataratta è rischioso?

L’intervento di cataratta è una procedura sicura che si può affrontare serenamente, a patto che ci si affidi a medici esperti, preparati e competenti ed a strutture fornite di tecnologie d’avanguardia.

 

3 insalatone estive che fanno bene alla vista

insalatone estive - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

L’estate è nel pieno e le temperature piuttosto alte non invitano a gustare cibi particolarmente caldi. Eppure, la fame si fa sentire. Le insalatone, concepite come grandi piatti unici, freschi e leggeri, sono la soluzione ideale per fronteggiare il caldo saziandoci con gusto. Ecco 3 varianti di insalatone estive che oltre ad essere gustose e molto colorate, si prendono cura anche della salute oculare.

1 – Insalatona verde con lattuga, gamberetti, uova e semi di lino

La prima tra le insalatone estive che vi proponiamo è dedicata a chi ama il sapore di mare, vista la presenza dei gamberetti che le conferiscono un gusto davvero inconfondibile. Ecco come si prepara:

  • mondate e lavate la lattuga;
  • preparate un uovo sodo per ciascun commensale (immergendo l’uovo per 7 minuti in acqua bollente, oppure 9 se immergete l’uovo in acqua fredda);
  • private i gamberetti del carapace e della testa, poi lessateli per 5 minuti in acqua bollente salata;
  • componete l’insalata, conditela con un filo di olio extravergine di oliva, sale, un po’ di limone, infine cospargete il tutto con i semi di lino.

Fa bene alla vista perché tutte le insalate verdi e le verdure a foglia sono ricche di vitamine ed antiossidanti, mentre i gamberetti sono ricchi di vitamine, come la vitamina C, le vitamine del gruppo B, ma anche magnesio, potassio, zinco e molti altri elementi preziosi. La lattuga, in particolar modo, è ricca di zeaxantina e vitamina A, due carotenoidi che esercitano una funzione protettiva nei confronti di tutte le strutture oculari, oltre a favorire il buon andamento della visione notturna. Anche le uova sono preziose per la salute oculare: una ricerca scientifica ha infatti provato che esse sono ideali per contribuire a prevenire la maculopatia. Infine, i semi di lino sono ricchi di Omega3, ottimi per il benessere dei tessuti e degli annessi cutanei.

2 – Insalata di pasta con mezze penne integrali, verdure grigliate e feta

La seconda insalata estiva che vi proponiamo è dedicata a chi, anche in estate, non sa dire di no ad un bel piatto di pasta. Scegliete quella integrale: ne guadagnerete in salute ed in leggerezza! Si prepara così:

  • cuocete la pasta in acqua bollente salata, poi scolatela e passatela subito sotto il getto dell’acqua fredda (in questo modo fermerete la cottura e la raffredderete al tempo stesso);
  • procuratevi una griglia elettrica o una bistecchiera, e grigliate due zucchine ed un peperone rosso;
  • private il peperone rosso della pelle, poi tagliatelo a striscioline;
  • riducete in piccoli bastoncini anche le zucchine precedentemente grigliate;
  • aggiungete le verdure alla pasta;
  • aggiungete dei dadini di feta;
  • condite con olio extravergine di oliva, sale e mescolate bene.

Questa insalata fa bene ai nostri occhi per via della pasta integrale, che è molto ricca di selenio. Il selenio è un ottimo antiossidante ed antinfiammatorio naturale. Aiuta a rinforzare le strutture oculari ed a prevenire tutte quelle patologie connesse all’invecchiamento cellulare, come la cataratta e la maculopatia. I peperoni, poi, sono ricchi di vitamina A, ideale per proteggere le strutture oculari dall’invecchiamento cellulare e per favorire la visione notturna.

3 – Insalata di fagioli cannellini con pomodoro, mozzarelline e origano fresco

Concludiamo la carrellata delle insalatone estive con una proposta forse un po’ più laboriosa. Dovrete organizzarvi la sera prima, se decidete di prepararla. Ma vi assicuriamo che ne vale la pena! Ecco come si prepara:

  • la sera prima, mettete a bagno in acqua fresca i fagioli cannellini;
  • l’indomani, sciacquate i fagioli e cuoceteli in acqua bollente senza sale (il sale fa diventare la buccia dei legumi particolarmente dura);
  • aggiungete il sale solo al termine della cottura;
  • scolate i fagioli e fateli raffreddare;
  • procuratevi dei bei pomodorini piccadilly oppure cherry, ma vanno bene anche i pomodori da insalata;
  • tagliate i pomodori in quarti o a spicchi;
  • aggiungeteli ai fagioli;
  • aggiungete anche le mozzarelline (l’ideale è acquistarle presso qualche caseificio locale);
  • condite con un filo di olio extravergine di oliva, sale e origano fresco, che potete acquistare in mazzetti presso un fruttivendolo.

Questa insalata estiva fa bene alla vista perché i fagioli cannellini sono ricchi di vitamina E, un potente antiossidante molto utile nella prevenzione della cataratta e della degenerazione maculare senile. I pomodori, invece, sono ricchi di licopene, un antiossidante naturale dalla forte azione antitumorale, ottimo anche per la sua azione protettiva verso la retina.

Le idee che vi abbiamo suggerito sono state pensate incontrare gusti differenti, e per soddisfare l’esigenza di prendersi cura anche dei propri occhi. Come potete notare, madre natura ci viene in aiuto con una vasta gamma di sapori ed ingredienti, tutti a loro modo ricchi di elementi preziosi. Non vi resta che scegliere la vostra preferita tra le insalatone estive che vi abbiamo proposto e… buon appetito!