Curiosità sugli occhi

Lenti a contatto medicinali: quale utilità?

lenti a contatto - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Noi tutti siamo abituati a concepire le lenti a contatto come protesi da utilizzare per sopperire alle carenze visive. E se avessero invece un vero e proprio scopo terapeutico? Recentemente, Google e Novartis hanno annunciato che stanno lavorando alla la messa a punto di una nuova generazione di lenti a contatto con per monitorare i livelli di glicemia. Un’altra funzione decisamente interessante che le lenti a contatto potrebbero esercitare, è quella di rilasciare nanoparticelle di farmaci a livello oculare. 

Lenti a contatto medicinali o collirio?

Alcuni anni fa, i ricercatori dell’Università della Florida hanno realizzato delle lenti a contatto particolarmente morbide contenenti minuscole particelle capaci di rilasciare, lentamente e sul lungo periodo, diversi tipi di medicinali. Lo studio – pubblicato su American Chemical Society – partiva dal presupposto che molti farmaci oftalmici si disperdono con le lacrime stesse e dunque, anche se la posologia indicata dallo specialista viene rispettata, parte dell’effetto terapeutico si perde. Quanto alle tipologie di farmaci potenzialmente “rilasciabili” dalle suddette lenti, in quell’occasione i ricercatori avevano avanzato la proposta di sfruttare la nuova tecnologia per somministrare antibiotici o farmaci a base di vitamina E contro il glaucoma.

Fonte: News-medical.net

Lenti a contatto a rilascio di farmaci antistaminici? Sì grazie!

Più recentemente, uno studio pubblicato su Cornea, ha dimostrato che è possibile anche somministrare farmaci antistaminici attraverso le lenti a contatto. Ci riferiamo alla molecola del ketitofene, normalmente prescritta e somministrata per il trattamento della congiuntivite allergica. I test condotti dagli studiosi hanno dimostrato i positivi effetti terapeutici derivanti dall’uso di lenti a contatto medicali a rilascio di farmaco antistaminico. Potrebbero essere presto disponibili sul mercato, insomma, delle lenti a contatto medicinali ad effetto antistaminico: l’ideale per chi soffre di congiuntivite allergica.

Lenti medicali sì, ma senza potere diottrico

Un sistema – quello del rilascio di nanoparticelle di farmaco tramite lenti a contatto – la cui potenzialità potrebbero essere davvero non sottovalutabili, e che potrebbe portare beneficio anche a pazienti affetti da diverse patologie oculari. Tuttavia, vale la pena di sottolineare che le lenti medicinali in questione non hanno anche un potere diottrico, e che non possono essere indossate assieme a quelle che normalmente si indossano per correggere le proprie carenze visive. Insomma: o l’una, o l’altra.

Fonte. Healio.com

 

“Be My Eyes”, l’app solidale per non vedenti

app ipovedenti - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Si chiama Be My Eyes ed è un’applicazione capace di coniugare un alto contenuto tecnologico ad un forte senso di solidarietà e di voglia di aiutare il prossimo. Nulla di più utile e virtuoso, insomma. A inventarla, un signore danese ipovedente, che ha provato ad immaginare come sarebbe bello avere qualcuno che ti aiuta nei momenti di difficoltà, anche quando vicino a te non c’è nessuno. Vediamo di che si tratta.

L’obiettivo dell’inventore di Be My Eyes

L’inventore di questa applicazione si chiama Hans Jorgen Wiberg ed è danese. Non è uno scienziato, e nemmeno uno sviluppatore, ma un signore con un grave problema di ipovisione, che ha scelto di non rinunciare per nessun motivo al mondo alla sua indipendenza. Alla voglia di riuscire a fare le cose da solo. Per dimostrare agli altri, ma soprattutto a se stesso, di poter essere indipendente sempre e comunque. Di non dover sempre e comunque chiamare qualcuno perché venisse a casa ad aiutarlo nelle piccole mansioni quotidiane o lo accompagnasse in giro per la città. Di essere in grado di preparare una cena a sua moglie in autonomia, nonostante un campo visivo ridotto da 180° a soli 5°. E quale miglior mezzo per farlo, se non il grande protagonista del quotidiano di ognuno di noi, ovvero lo smartphone?

Come funziona Be My Eyes

Ecco la prova che il volontariato funziona. E fa bene.

Be My Eyes, che al momento è disponibile solamente per iPhone, è un’applicazione gratuita che consente di trasformare lo smartphone negli occhi di un utente ipovedente. Connettendosi all’applicazione ed inviando una richiesta d’aiuto, lo smartphone attiverà automaticamente la videocamera rivolta verso l’esterno e farà partire una chiamata verso una rete di volontari pronta ad entrare in soccorso del chiamante. In pratica, il primo volontario disponibile che accoglierà la chiamata potrà trasformarsi, grazie alla videocamera del chiamante, nei suoi stessi occhi, vedendo ciò che lui ha davanti, ed assistendolo nelle sue necessità. Un esempio virtuoso di come la tecnologia possa porsi al servizio del prossimo e di come si possa fare del sano volontariato anche senza investire troppo tempo nè allontanarsi da casa. Basta volerlo!

Il successo è già nell’aria: ma Dean guarda ancora più lontano

Anche se a prima vista Be My Eyes potrebbe sembrare l’ennesima applicazione al servizio di utenti con disabilità, il suo potenziale non è passato inosservato e ad oggi l’app ha superato quota 370mila iscritti. La preoccupazione di Hans non è quella di aumentare il numero degli iscritti, ma di aiutare concretamente tanti ipovedenti che oggi vivono in paesi come l’Africa o l’India dove si fa ancora troppo poca prevenzione e dove ancora si perde gran parte della propria capacità visiva a causa di patologie che altrove sono invece facilmente curabili. Un obiettivo ambizioso che va ad aggiungersi a quello già raggiunto della solidarietà via mobile.

Fonte: MobileAppDaily.com

Cataratta, le 5 domande più frequenti

La cataratta è l’opacizzazione del cristallino dovuta all’invecchiamento, ma non solo. Traumi oculari, malattie sistemiche, difetti congeniti, possono essere altre cause della cataratta. L’Organizzazione Mondiale Della Sanità stima che la cataratta sia la prima causa al mondo di cecità ed ipovisione: nel 2010, il 51% della popolazione non vedente su scala mondiale si trovava in tale condizione a causa della patologia in questione. Per fortuna, tuttavia, si tratta di un problema risolvibile. Ma vediamo di rispondere a 5 tra le domande più comuni sulla cataratta.

1 – Che cos’è la cataratta?

All’interno del nostro occhio vi è una piccolissima lente naturale che, in condizioni normali, quando l’occhio è sano, si presenta come perfettamente trasparente. Questa lente prende il nome di cristallino. Quando essa si opacizza (cosa che può accadere per diversi motivi, anche se il più comune è l’invecchiamento), si ha la cataratta, una patologia che conduce ad un abbassamento della visione, ad una riduzione della vista, ad un cambiamento nella percezione dei colori (che si fanno via via meno vividi e brillanti), e ad un generale fastidio in presenza di luci intense soprattutto durante le ore serali e notturne.

2 – La cataratta fa diventare completamente ciechi?

La cataratta è una patologia che progredisce con gradualità, fino a condurre, nei casi più gravi, alla cecità. Non a caso, fino a diversi decenni fa, non era inusuale imbattersi in persone anziane non vedenti proprio a causa di questa patologia oculare. Dunque la risposta è sì, la cataratta fa diventare completamente ciechi. Tuttavia, oggi l’evenienza di diventare ciechi a fronte di una cataratta è davvero rara. Oggi, si consiglia di operare la cataratta prima che questa impatti gravemente la capacità visiva del paziente, per diversi motivi.

  1. Non vi è farmaco o terapia al mondo in grado di arrestare o invertire la progressione della patologia, dunque conviene operare quanto prima per evitare di andare incontro ad una ipovisione capace di mettere a repentaglio la stessa sicurezza del paziente (si pensi ad incidenti domestici o stradali);
  2. Una cataratta ad uno stadio molto avanzato può pregiudicare il generale stato di salute dell’apparato visivo, innescando un aumento di pressione intraoculare, che potrebbe a sua volta danneggiare il nervo ottico.
  3. Anche l’aspetto psicologico ed emotivo del paziente riveste un ruolo di primo piano. La compromissione della capacità visiva dovuta alla scelta sconsiderata di rimandare l’intervento magari per il timore dello stesso, può portare il paziente a veder minata la propria autostima a causa della crescente difficoltà a svolgere anche le minime azioni del quotidiano. La sensazione di impotenza e la compromessa autostima fanno anche sì che il paziente si senta improvvisamente invecchiato, triste e frustrato. L’intervento di cataratta, insomma, possiamo dire che faccia bene al corpo ma anche allo spirito.

3 – La cataratta può venire a un occhio solo?

La cataratta è generalmente una patologia a carattere bilaterale, anche se solitamente fa la sua comparsa prima ad un occhio e successivamente all’altro. In alcuni casi eccezionali, quando la cataratta si presenta a causa di un evento traumatico, può colpire un solo occhio. L’intervento per la rimozione della cataratta, noto anche come intervento di facoemulsificazione, si esegue solitamente dapprima ad un occhio, e dopo poche settimane all’altro.

4 – Esiste una medicina per curare la cataratta?

Come già anticipato al punto 2, non esiste alcuna medicina per curare, risolvere, arrestare o invertire la progressione della cataratta. Sicuramente vi sono degli accorgimenti che, per quanto concerne la cataratta senile, possono aiutare a ritardarne la comparsa: ci riferiamo ad una dieta molto sana a base di alimenti di stagione e che preveda l’introduzione di molti liquidi, ad uno stile di vita basato sul movimento e sull’attività all’aria aperta e ad una generale inclinazione verso il buon umore e l’ottimismo. Tuttavia, si tratta solamente di consigli di indole generale, che nulla hanno a che vedere con la medicina. Quando la cataratta si presenta, l’unica soluzione esistente è l’intervento di facoemulsificazione. Si tratta di un intervento di ultima generazione che, nei centri d’eccellenza, si effettua grazie ad uno speciale strumento ad ultrasuoni, il facoemulsificatore, in abbinamento ad un moderno laser a femtosecondi. Due strumenti ad altissima precisione che garantiscono un intervento preciso, sicuro, di breve durata, quasi per nulla rischioso sia nella fase intra che post operatoria e che non prevede l’uso di lame o bisturi.

5 – La cataratta può tornare dopo l’intervento?

Dopo l’intervento la cataratta non ritorna, perché il cristallino opacizzato è stato rimosso e quello artificiale che è stato collocato al suo posto non è soggetto ad opacizzazione ed anzi, durerà per tutta la vita del paziente. Una rara evenienza che si può verificare a seguito dell’intervento è la “cataratta secondaria“, un’opacizzazione della capsula posteriore che contiene il cristallino artificiale, risolvibile grazie ad un intervento laser di breve durata.

Hai altre domande?

In questo breve articolo abbiamo cercato di rispondere ad alcune tra le più comuni domande inerenti la cataratta. Se ne hai altre, se ti è stata diagnosticata la cataratta o è stata diagnosticata ad un tuo caro e desideri fare maggiore chiarezza sul tema, non esitare a contattarci. Siamo a tua disposizione dal lunedi al venerdi dalle 9.00 alle 19.00 allo 02 6361191.

L’intervento di cataratta può stabilizzare la pressione intraoculare

La cataratta ed il glaucoma sono due patologie oculari che possono causare una notevole perdita di capacità visiva, e che non infrequentemente possono essere concomitanti. La differenza tra le due sta nel fatto che, mentre i danni causati dalla cataratta sono risolvibili con un intervento, quelli causati dal glaucoma sono irreversibili. Alcune ricerche hanno provato come uno dei vantaggi dell’intervento di cataratta possa essere, in certi casi, una stabilizzazione della pressione intraoculare. Un vantaggio non trascurabile, se il paziente soffre anche di pressione intraoculare alta. 

L’intervento di cataratta restituisce qualità della visione e della vita

Oggi si tende ad operare la cataratta prima che questa sia molto evoluta, consentendo al paziente di recuperare rapidamente una buona qualità sia di visione che, più in generale, di vita. Nel corso dell’intervento di cataratta, il cristallino naturale, oramai opacizzato, viene rimosso dalla capsula che lo contiene e sostituito con una lente intraoculare. Esistono diverse tipologie di lenti intraoculari, chiamate anche cristallini artificiali, pensate per far fronte alle esigenze specifiche di diversi pazienti: in linea generale, tutte le lenti intraoculari usate nella moderna chirurgia oftalmica sono molto ben tollerate e non necessitano di dover essere sostituite nell’arco della vita di una persona.

Perchè operarsi di cataratta può stabilizzare la pressione intraoculare

Il dottor Berdahl JP, dell’Università del North Carolina, ha condotto uno studio per stabilire gli effetti che l’intervento di cataratta ha sulla pressione intraoculare. La conclusione è stata che in alcuni casi – specialmente nei pazienti che prima dell’intervento mostravano una pressione intraoculare alta – l’intervento di cataratta può influenzare positivamente la pressione intraoculare, anche se il meccanismo che sta dietro a questo miglioramento non è ancora stato indagato né chiaramente definito dal punto di vista scientifico. Tuttavia, alcuni pazienti con una pressione intraoculare alta, dopo l’intervento di cataratta non solo hanno sperimentato un costante abbassamento della stessa, ma hanno anche spesso potuto sospendere la terapia ipotonizzante. E’ bene precisare, tuttavia, che qualora l’eccessiva pressione intraoculare abbia generato danni al nervo ottico, non vi è terapia farmacologica nè intervento chirurgico che vi possa porre rimedio, cioè che possa far regredire i danni instauratisi.

Fonte: Ncbi.nlm.nih.gov

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Sulla tavola di Natale tanta salute oculare

L’arrivo delle festività coincide sovente con qualche “strapazzo” dal punto di vista alimentare. Se da un lato trascorrere molto tempo a tavola insieme ai propri famigliari è un vero piacere ed è un’occasione che accade una sola volta l’anno, dall’altro è anche vero che nel giro di pochi giorni la routine dettata dal proprio abituale regime alimentare rischia di cadere nel dimenticatoio. Insomma, tra un assaggio e l’altro di pietanze che non sempre si ha occasione di consumare durante il resto dell’anno, le calorie aumentano, così come i chili di troppo. Ma non tutti i mali vengono per nuocere. Anzi, tra i classici dei cenoni natalizi, ci sono anche alcuni alimenti che fanno decisamente bene alla salute oculare. Ecco quali. 

La frutta secca

La frutta secca rappresenta non solo un alimento gustoso da sgranocchiare a fine pasto, ma anche una divertente compagnia che non può mai mancare durante i lunghi pomeriggi festivi trascorsi tra una tombola ed un gioco in scatola insieme a parenti ed amici. Essa contiene un’importante riserva di vitamina E, un antiossidante prezioso capace di aiutare a prevenire molte patologie oculari tipicamente connesse all’invecchiamento cellulare ed allo stress ossidativo, come per esempio la degenerazione maculare senile e la cataratta. Ma non finisce qui: la frutta secca contiene anche una buona quantità di Omega3, acidi grassi polinsaturi essenziali capaci di proteggere l’apparato visivo e favorirne il corretto funzionamento anche in condizioni di poca luce.

Il vino rosso

Anche se generalmente non bevete molti alcolici, molto probabilmente in occasione delle festività natalizie non saprete dire di no ad un buon calice di vino rosso, perfetto per accompagnare alcuni tra i piatti più caratteristici della tradizione gastronomica natalizia del nostro paese. Anche il vino rosso è un ottimo alleato della salute oculare, in quanto contiene resveratrolo, un antiossidante naturale capace di esercitare un’azione protettiva nei confronti delle strutture oculari, ritardandone l’invecchiamento.

Leggi anche: cataratta, ecco la top list dei consigli per prevenirla

Il cacao ed il cioccolato

Anche cacao e cioccolatini solitamente non mancano mai sulla tavola di Natale. Anche chi è a dieta, non dovrebbe porsi troppi problemi nel compiere qualche piccolo strappo alla regola ed a gustare qualche buon cioccolatino – a patto che contenga cioccolato fondente e minimo 70% di cacao –  in occasione delle festività natalizie. In primo luogo perché il cacao mette di buon umore, in secondo luogo perché è ricco di flavonoidi, antiossidanti naturali che esercitano un’eccellente azione antiradicalizzante e favoriscono la buona ossigenazione dei tessuti. Il cioccolato è dunque ottimo per proteggere la retina, il cristallino e tutte le strutture oculari dall’invecchiamento cellulare.

Leggi anche: ecco le mille virtù del cioccolato

Freddo e vento in arrivo? Ecco come proteggere gli occhi

Con l’arrivo della stagione fredda, sciarpe, cappelli e maglioni fanno capolino nei nostri armadi. Forse non ci avevate mai pensato, ma vi è solamente una parte del nostro corpo che esponiamo tutto l’anno ad ogni forma di intemperie: ci riferiamo naturalmente agli occhi. 

Cosa succede al nostro apparato visivo quando il clima si fa rigido e ventoso?

Qualche lacrima in più

Vi sarà sicuramente capitato di uscire a passeggio in pieno inverno e di notare che i vostri occhi lacrimano per il freddo intenso, tanto da dover ricorrere all’uso di un fazzoletto. E’ una reazione del tutto normale: il film lacrimale che protegge gli occhi dagli agenti esterni esercita un’azione protettiva anche dal freddo eccessivo.

Occhi rossi ed infiammati

Aria e vento possono anche portare ad un’infiammazione degli occhi ed in particolare dell’area congiuntivale. L’aria fredda ed il vento forte possono irritare la congiuntiva ed innescare sintomi simili a quelli della congiuntivite, che tuttavia è una patologia di tipo infettivo. Occhi rossi, infiammati e lacrimazione possono accompagnare anche un’infiammazione delle vie aeree superiori causata proprio dal freddo.

Come proteggere gli occhi da aria fredda e vento?

Anche se proteggere gli occhi da vento e aria fredda non sempre è facile, ecco alcuni consigli utili:

  • se vi spostate in moto o motorino, tenete la visiera del casco abbassata
  • anche la luce eccessiva ed il riverbero in caso di neve possono danneggiare gli occhi, dunque se necessario indossate un paio di occhiali da sole
  • poiché l’aria fredda secca gli occhi, se soffrite di Sindrome dell’Occhio Secco avrete ancor più bisogno delle vostre lacrime artificiali o del collirio che vi avrà prescritto il vostro oculista di fiducia
  • attenzione al make-up: se usate truccare gli occhi, acquistate sempre prodotti cosmetici di qualità con un buoni inci, anche perchè il vento potrebbe aumentare le possibilità che alcuni residui di make up – come ombretti in polvere o kajal – entrino negli occhi, causando irritazioni e bruciori.

Melanoma agli occhi, ecco i sintomi da non ignorare

Anche gli occhi possono ammalarsi di tumore: in questo caso si parla di melanoma oculare, una patologia poco conosciuta ma, se non diagnosticata per tempo, piuttosto insidiosa, capace di mettere a repentaglio la capacità visiva del paziente. Vediamo nel dettaglio cos’è il melanoma oculare, come si manifesta e come si cura. 

Cos’è il melanoma oculare

Il melanoma oculare è un tumore dell’occhio che oggi, nel nostro paese, si manifesta in circa 400 nuovi casi l’anno. Secondo l’Associazione Italiana Ricerca sul Cancro, l’80% del melanomi non cutanei si sviluppa nell’occhio. Il melanoma è un tumore che si sviluppa laddove vi sono i melanociti, le cellule incaricate di produrre melanina, il pigmento responsabile di difendere il corpo dai raggi ultravioletti dannosi per l’epidermide. I melanociti non sono presenti solamente sull’epidermide, ma anche su altri tessuti, come i tessuti oculari, le mucose della bocca e delle parti intime femminili. Per ciò che concerne l’occhio, il melanoma può essere congiuntivale oppure uveale, e dunque può manifestarsi sulla superficie dell’occhio oppure al suo interno.

Come si manifesta il melanoma oculare?

La neoformazione può essere visibile dall’esterno sull’iride o sulla congiuntiva ed assume l’aspetto di una macchia scura o di un’area particolarmente vascolarizzata. In altri casi, invece, il melanoma oculare si sviluppa all’interno dell’occhio, e quindi non è visibile dall’esterno. I sintomi del melanoma oculare non sono diversi da quelli di altre patologie oculari, e possono includere un abbassamento della vista oppure la presenza di lampi luminosi. Spesso, inoltre, il melanoma oculare è asintomatico, ed il paziente non ne viene a conoscenza fino a quando non si sottopone ad un’accurata visita oculistica specialistica. Ecco perché è molto importante sottoporsi con cadenza periodica ad una visita oculistica specialistica.

Come si cura il melanoma oculare?

Il melanoma oculare si cura con la chirurgia, alla quale lo specialista deciderà se abbinare una radioterapia o chemioterapia. Oggi l’approccio chirurgico tende ad essere il più conservativo possibile, dunque si cerca di salvaguardare ove possibile la vista del paziente.

Quali sono i fattori di rischio per il melanoma oculare?

I fattori di rischio per il melanoma oculare non sono molto chiari e molti di essi sono ancora oggetto di valutazione da parte di molti ricercatori in tutto il mondo. L’eccessiva esposizione al sole o il contatto con alcune sostanze chimiche possono favorire l’insorgenza di questo tipo di tumori. Sembra anche che vi sia una componente “etnica”, e che le persone con la pelle e gli occhi particolarmente chiari siano più soggette a questo tipo di tumore.

Fonte AIRC

l nobel per la fisica “dei record” che hanno segnato la storia dell’oftalmologia

E’ risaputo che l’introduzione del laser nel mondo della chirurgia oftalmica ha rivoluzionato il trattamento di molte patologie oculari come la cataratta, la retinopatia diabetica e il glaucoma, così come ha consentito di mettere in atto metodiche di correzione definitiva dei difetti refrattivi. Ma vi siete mai chiesti chi vi sia dietro le straordinarie scoperte che hanno consentito all’oftalmologia di compiere passi da gigante, e di migliorare la vita di milioni di persone in tutto il mondo? Certamente non stiamo parlando di tre scenziati a caso, ma dei tre vincitori del Premio Nobel per la Fisica 2018. Ciò che ha accomunato i tre studiosi e che è valso loro l’assegnazione del prestigioso premio, sono le ricerche condotte sul laser ad impulsi brevissimi e ad altissima intensità. Ma conosciamoli più da vicino. 

Arthur Ashkin: il Premio Nobel più anziano della storia

Il primo assegnatario del Premio Nobel per la Fisica 2018, che ha ricevuto anche la metà del premio in corone svedesi, è lo statunitense Arthur Ashkin, insignito del prestigioso riconoscimento per aver sviluppato le “pinzette ottiche”, uno strumento che si avvale di un impulso laser per spostare – avvicinare, allontanare o ruotare – oggetti microscopici come organismi minuscoli, virus o batteri. Ashkin, newyorkese, classe 1922, è lo scienziato più anziano ad essere mai stato insignito di un premio Nobel. Fino ad ora il “primato” era detenuto dall’americano Leonid Hurwicz, assegnatario del Nobel per l’Economia nel 2007.

Gérard Mourou e Donna Strickland: è lei la terza donna al mondo a ricevere il Nobel per la Fisica

Gérard Mourou, fisico ed ingegnere elettronico francese, e Donna Strickland, canadese, fisico dell’Università dell’Ontario, si sono aggiudicati l’altra metà del premio per i loro studi sugli impulsi ultracorti ad altissima intensità. Anche alla Strickland spetta un “primato” che va al di là degli studi di fisica: si tratta, infatti, della terza donna al mondo insignita del premio Nobel per la Fisica, dopo Marie Curie nel 1903 e Maria Goeppert Mayer, nel 1963.

Ecco come questi premi Nobel hanno segnato la storia ed il progresso dell’oftalmologia

Il metodo per creare impulsi laser brevissimi ed intensissimi sviluppato da Mourou e Strickland ha trovato applicazione nella chirurgia oftalmica che oggi usa il laser come strumento di lavoro quotidiano nel corso di interventi chirurgici ad altissima precisione e sicuri come mai prima. Oggi, sono davvero milioni le persone in tutto il mondo che ogni giorno traggono beneficio dal frutto di queste straordinarie ricerche: grazie all’introduzione del laser nella chirurgia oftalmica, alcune patologie oculari fino a pochi decenni fa particolarmente insidiose e difficili da curare trovano finalmente soluzione, la qualità della vita dei pazienti è drasticamente migliorata ed il rischio di perdere la vista è diminuito altrettanto drasticamente. Il laser a femtosecondi, per fare un esempio, consente di effettuare interventi oculari per la cura di alcune patologie e per l’eliminazione definitiva dei difetti refrattivi. Ma non finisce qui: oltre al laser a femtosecondi, vi sono altri strumenti chirurgici e diagnostici in campo medico oftalmologico frutto delle ricerche di questi tre insigni studiosi.

Patologie oculari causate dal diabete: anche qui il laser è d’aiuto

Il dottor Lucio Buratto, direttore scientifico di CAMO, ha recentemente sottolineato come l’avvento del laser abbia salvato – e salvi ogni giorno – dalla cecità tanti pazienti affetti da diabete che contraevano retinopatie e maculopatie connesse alla patologia. Oggi, grazie agli studi di questi tre straordinari premi Nobel sul laser ed all’applicazione delle loro scoperte in campo chirurgico oftalmico, è possibile distruggere le aree poco vascolarizzate della retina ed i vasi anomali causati proprio dal diabete e salvare i pazienti da una irreversibile perdita di capacità visiva.

Quando il laser prende il posto del bisturi

Analogamente, oggi il laser a femtosecondi ci consente di trattare con efficacia i pazienti affetti da cataratta, mentre con l’argon laser è possibile trattare in tutta sicurezza i pazienti affetti da glaucoma. Cataratta e glaucoma sono altre due patologie che senza l’avvento della tecnologia basata sull’uso del laser non avrebbero trovato un trattamento agevole né risolutivo.

Quando la diagnosi si fa col laser

Anche a livello diagnostico, l'”avvento” della tecnologia laser ha consentito di mettere a punto delle apparecchiature molto sofisticate, capaci di “vedere” all’interno dell’occhio con estrema precisione: si pensi, per esempio, alla OCT, un’apparecchiatura capace di eseguire una tac dell’occhio avvalendosi di sole immagini, fondamentale per la diagnosi delle maculopatie.

Ford: in arrivo il finestrino per non vedenti

E’ stato realizzato di recente a cura di una start-up italiana, Aedo,  il primo finestrino per non vedenti al mondo. La start-up, sostenuta e promossa dal gruppo Ford, promette di immettere sul mercato automobili dotate di uno speciale finestrino che consente ai viaggiatori non vedenti di percepire immagini e paesaggi attraverso uno speciale meccanismo di tipo tattile. Vediamo di che si tratta. 

Il finestrino dell’auto che aiuta ipovedenti e non vedenti a vedere fuori

Start-up specializzata nella progettazione e realizzazione di dispositivi ad alta tecnologia per non vedenti, Aedo ha già sviluppato un sistema innovativo che consente ai non vedenti di utilizzare con successo le tecnologie dotate di sistema touchscreen. Oggi, con il supporto di Ford, è la volta di Feel The View, un finestrino unico al mondo, che riesce a convertire le immagini in stimoli sensoriali sia di tipo tattile che uditivo. Un’idea del tutto nuova, sviluppata avvalendosi della collaborazione di persone con cecità ed ipovedenti che hanno testato il rivoluzionario finestrino esprimendo le loro impressioni ed i loro desideri e consentendone un’efficace implementazione.

Aedo Feel, la tecnologia al servizio della bellezza

Condividere la bellezza di un paesaggio con un passeggero non vedente o ipovedente oggi diventa dunque una realtà tangibile grazie alla tecnologia Aedo Feel. L’abbinamento di una fotocamera ad uno speciale software consente appunto a non vedenti ed ipovedenti di “percepire” forme e contorni del paesaggio al di fuori del finestrino attraverso tatto ed udito. Un sistema di impulsi e chiaroscuri che, se implementato e perfezionato a dovere, troverà sicuramente applicazioni in altri ambiti anche al di là dell’automotive.

Ecco perché bere molta acqua fa bene anche agli occhi

E’ risaputo che bere almeno un litro e mezzo di acqua al giorno faccia bene al nostro organismo. Tenere sempre con sé una bottiglietta d’acqua anche lontano dai pasti è una delle strategie da mettere in atto per mantenere i livelli di idratazione ottimali durante tutto l’arco della giornata. Forse non ci avevate mai pensato, ma anche gli occhi traggono un enorme beneficio da questo costante ed abbondante apporto di liquidi. Vediamo il perché.

Bere tanta acqua fa bene…a tutto

Abbiamo già avuto occasione di approfondire il tema dell’alimentazione e dei vari elementi nutritivi che apportano interessanti benefici al nostro apparato visivo, come per esempio la prevenzione dell’invecchiamento cellulare, un buon apporto vitaminico e molto altro. In generale e senza ombra di dubbio possiamo affermare che mangiare bene ha ripercussioni positive su tutti i tessuti, gli organi e gli apparati del nostro corpo, perché aiuta il turnover e l’ossigenazione cellulare, previene lo stress ossidativo ed ha un’azione anti radicalizzante. Introdurre nella nostra dieta quotidiana frutta e verdura di stagione, alternando colori e sapori e prestando attenzione alle vitamine, alle sostanze fitochimiche, ai minerali non metallici ed alle fibre può innescare insomma una vera e propria reazione a catena di benefici capaci di esercitare la loro azione positiva anche sul lungo periodo.

Tuttavia, anche se è vero che gli alimenti possono dare un buon apporto di liquidi al nostro organismo, è bene specificare che per ottenere il massimo dalla propria dieta è fondamentale completare bevendo molto, preferibilmente acqua, da introdurre in modo continuativo nell’arco di tutta la giornata anche – e soprattutto – fuori dai pasti. Preparatevi una bottiglia “personale” d’acqua (un litro e mezzo / due litri) e ponetevi l’obiettivo di terminarla tutta entro sera: solo così sarete certi di esservi regalati la giusta dose di idratazione.

I vantaggi saranno innumerevoli, e li potrete apprezzare già dopo pochi giorni. Per esempio:

  • benessere intestinale e minor senso di costipazione
  • meno episodi di mal di testa
  • pelle più bella, liscia e nutrita
  • perdita di peso
  • meno episodi di mal di fegato

Ecco i benefici dell’acqua per gli occhi

Come già accennato, anche gli occhi traggono beneficio dall’idratazione che diamo al nostro intero organismo. L’ammiccamento continuo esercitato dalle nostre palpebre ha proprio lo scopo di garantire la corretta idratazione all’occhio, proteggendolo e “lavando via” le impurità presenti nell’aria. Il film lacrimale che riveste la cornea e la naturale produzione di lacrime sono naturalmente vincolati all’apporto idrico che il nostro corpo riesce a dare. E non solo: la cornea e il corpo vitreo sono fatti per oltre il 90% d’acqua. Insomma, sarebbe davvero impossibile immaginare di avere un apparato visivo sano e perfettamente efficiente senza un corretto apporto di liquidi. Talvolta, tuttavia, ce ne dimentichiamo, per poi ricordarcene in situazioni estreme, quando i nostri occhi si arrossano e bruciano, lanciandoci un campanello d’allarme: è quanto accade, per esempio, in spiaggia, in aereo o in luoghi chiusi e poco umidificati.

Ecco dunque i benefici di una corretta idratazione per i nostri occhi:

  • l’azione protettiva (lacrimale) viene esercitata correttamente
  • la visione nel suo insieme ne trae beneficio, perchè un corpo vitreo ben idratato favorisce il buon funzionamento di retina e cristallino
  • in generale, una buona idratazione allevia la stanchezza oculare, specie per i videoterminalisti, per esempio
  • chi fa uso di lenti a contatto, prova meno fastidio e sperimenta meno episodi di arrossamento e irritazione
  • una corretta idratazione può aiutare a prevenire la cataratta, ovvero una disidratazione e ossidazione progressiva e fisiologica del cristallino

In generale, ricordiamo che mangiare in modo sano ed equilibrato, svolgere delle attività all’aria aperta, limitare fumo ed alcolici e bere molto sono abitudini che portano il nostro organismo ad invecchiare bene, con il corretto apporto di ossigeno, elementi nutritivi e liquidi, così da innescare un continuo rinnovamento cellulare e da prevenire una lunga lista di patologie correlate all’avanzare dell’età.