Stress e vista: qual è il legame?

Stress, ansia e tensione nervosa sono spesso i responsabili di una vasta gamma di sintomi capaci di esercitare un impatto non indifferente sul nostro benessere fisico. Talvolta ne può risentire l’intestino, altre volte lo stomaco. In periodi di forte stress, può capitare di sperimentare un’inconsueta perdita di capelli o di sentirsi spesso in affanno. Altre volte ancora a farne le spese è la vista. Ma come mai lo stress riesce ad innescare tante conseguenze, anche così diverse tra di loro? E da cosa dipende, in particolare, il legame stress e vista? Facciamo il punto della situazione.

Perché se siamo stressati non ci sentiamo in grande forma fisica?

Lo stress ha la straordinaria capacità di mettere in difficoltà il nostro sistema immunitario. Nei periodi di maggiore impegno psicofisico o di fronte a situazioni che generano in noi uno stato di ansia e nervosismo piuttosto prolungato, la circolazione sanguigna subisce un contraccolpo, riducendo la sua efficienza, causando un minor apporto di ossigeno nei tessuti ed una più lenta e più difficile eliminazione delle scorie. Come conseguenza, il nostro corpo entra in uno stato di sofferenza e comincia ad inviarci dei segnali che è importante prendere in considerazione. Perdita di capelli, difficoltà digestive, un aspetto fisico più “spento” del solito, problemi intestinali sono solo alcuni di questi. Il sistema immunitario a questo punto va in tilt, perché ricevendo segnali da più parti del corpo, entra in uno stato di sovraccarico. E’ qui si innesca un circolo vizioso che è bene interrompere. Perché più ci stressiamo, più il nostro corpo manifesta uno stato di malessere e più il sistema immunitario fatica a fronteggiarlo. 

Vista e stress: il meccanismo è lo stesso…

Stress ed ansia possono provocare anche una difficoltà di tipo visivo, con una sintomatologia legata a doppio filo proprio alla riduzione dell’efficienza del sistema circolatorio. Un minor apporto di sangue alle strutture oculari, infatti, è causa a sua volta di un’insufficiente ossigenazione dei tessuti, che determina alcuni sintomi, tra i quali:

  • calo della capacità visiva;
  • sensazione di offuscamento e di affaticamento oculare;
  • comparsa o peggioramento dei difetti visivi.

Peraltro, la scienza ha evidenziato come lo stress emotivo sia fattore predisponente (mai esclusivo, tuttavia) per alcune patologie oculari anche di una certa rilevanza, come la maculopatia sierosa centrale ed il glaucoma (una patologia oculare che risente fortemente dello stato emotivo di chi ne è affetto, perché il cortisolo, l’ormone dello stress, determina un aumento della pressione intraoculare). Per completezza, infine, segnaliamo che un disagio emotivo importante può innescare anche uno stato di temporanea cecità

Che fare, quindi? Come interrompere il legame tra stress e problemi alla vista? 

I momenti di stress psicofisico nella vita possono capitare: un problema in famiglia, una difficoltà sul lavoro, un grande cambiamento che si fatica ad affrontare. L’importante è non smettere mai di volersi bene e sforzarsi di mantenere uno stile di vita sano ed equilibrato. Alimentarsi equilibratamente, bere molti liquidi, trascorrere del tempo di qualità all’aria aperta, riposare a sufficienza sono piccoli consigli che permettono di fronteggiare un momento emotivamente difficile con maggiore serenità e di risentirne il meno possibile sul fronte fisico.

Leggi anche: lo stress può peggiorare la capacità visiva

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Cura del glaucoma: un aiuto dalle staminali?

cura del glaucoma - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

L’apparato visivo è, come già ribadito in altre occasioni, un insieme di delicatissime strutture. Un vero e proprio ingranaggio, che si muove con sincronia e precisione al fine di consentirci la visione di tutto ciò che ci circonda. Retina, macula, cornea, cristallino sono alcuni tra gli attori principali. E il nervo ottico non è da meno. Proprio dal nervo ottico arriva, forse, la soluzione ad una delle patologie oculari più subdole ed insidiose: il glaucoma. La novità arriva dritta dritta dall’Università del Maryland. Scopriamola assieme. 

Cos’è il glaucoma? 

Il glaucoma è una patologia oculare che insorge solitamente intorno ai 40 anni e che determina un aumento della pressione intraoculare. L’elevata e costante pressione può, a lungo andare, determinare un danneggiamento delle strutture oculari, con particolare riferimento al nervo ottico. Sfortunatamente, i danni che il glaucoma arreca al nervo ottico sono irreversibili, così come lo è la perdita di capacità visiva causata dalla patologia. E finché non giunge ad uno stadio piuttosto conclamato, la patologia è del tutto asintomatica. Ciò significa che una persona – anche in età non avanzata – può essere inconsapevolmente affetto da glaucoma. E, di conseguenza, andare incontro ad una perdita di capacità visiva alla quale, ad oggi, non è possibile porre rimedio. 

Leggi anche: glaucoma, il ladro silenzioso della vista

Scoperte le staminali neurali del nervo ottico

Forse una speranza per la cura del glaucoma? 

Un team di ricercatori dell’Università del Maryland – Dipartimento di Oftalmologia e Scienze Visive – sotto la guida del professor Steven Bernstein, è riuscito per la prima volta al mondo ad isolare le cellule staminali neurali presenti all’interno del nervo ottico. In particolare, le cellule staminali isolate dai ricercatori sono proprio quelle – preziosissime per la funzione visiva – responsabili della trasmissione dell’impulso elettrico dall’occhio fino al cervello, dove sarà decodificato sotto forma di informazione visiva. Nel corso delle ricerche, gli studiosi hanno scoperto che le cellule staminali presenti nel nervo ottico hanno, in sé, un potenziale rigenerativo. Ciò significa che sono in grado di supportare la crescita del nervo ottico dove danneggiato e di garantire il buon andamento di quel passaggio dell’impulso elettrico che è foriero d’informazione visiva. 

Fonte. Medschool.Unmaryland.edu

La scoperta di Bernstein e colleghi ha implicazioni potenzialmente straordinarie in quanto spalanca le porte ad eventuali trattamenti mirati nei confronti di patologie, come il glaucoma, che causano una compromissione del nervo ottico ed una perdita di capacità visiva. Non si dimentichi, peraltro, che i numeri del glaucoma oggi sono davvero da capogiro: si stima che nel mondo ne siano affette 55 milioni di persone, di cui un milione solamente in Italia.

Cura del glaucoma: la prevenzione, prima di tutto

Rimaniamo dunque in attesa di conoscere gli sviluppi e le ripercussioni che questa scoperta avrà in ambito oftalmologico, nell’interesse dei pazienti affetti da patologie oculari che coinvolgono il nervo ottico. Nel frattempo, vi ricordiamo che, specie per ciò che concerne il glaucoma, non esiste miglior cura della prevenzione. Diagnosticare per tempo qualunque tipo di patologia oculare significa riuscire a mettere a punto il  trattamento più indicato – sia esso farmacologico o chirurgico – e raccoglierne i migliori risultati. Nel caso del glaucoma, in particolare, la diagnosi precoce consente di limitare gli eventuali danni al nervo ottico e di conseguenza di ridurre il rischio di perdita irreversibile di capacità visiva. 

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Vista dopo i 40 anni: come cambiano i nostri occhi

vista dopo i 40 anni - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Nel periodo della nostra vita che va dai 20 fino ai 40 anni la nostra capacità visiva rimane, con o senza difetti visivi, tutto sommato stabile. Dai 40 anni in poi le cose iniziano a cambiare e ad evolversi. Talvolta impercettibilmente, altre volte meno. Come cambia la vista dopo i 40 anni? Quali sono i difetti visivi e le patologie che comunemente compaiono mano a mano che il tempo passa? Facciamo il punto della situazione.

Il primo ospite sgradito: la presbiopia

Fino ai 40 anni circa, a meno che non vi siano già altri difetti visivi, a nessuno verrebbe mai in mente di non riuscire più a leggere il giornale, a lavorare al computer, ad utilizzare facilmente lo smartphone. Eppure, un bel giorno, ci si rende conto che per riuscire in quelle piccole e tutto sommato banali azioni si è costretti ad allontanare leggermente l’oggetto dal viso. Che cosa è cambiato? E’ successo che la presbiopia ha fatto capolino nella nostra vita. Rassicuriamoci, è del tutto normale, e succede quasi a tutti.

Presbiopia: con l’avanzare dell’età, il cristallino, la minuscola lente situata all’interno dell’occhio, perde la sua flessibilità. E viene meno quella che gli esperti chiamano capacità di accomodazione, cioè di spostare in modo naturale ed involontario il fuoco da lontano a più vicino. Gli ipermetropi e gli astigmatici sono i primi a rendersi conto di aver sviluppato anche la presbiopia, mentre i miopi compensano togliendosi gli occhiali, almeno per i primi tempi.

Come si risolve la presbiopia: Con gli occhiali da vista in modo temporaneo, oppure con un semplice intervento laser, simile all’intervento per la correzione dei difetti visivi con tecnica FemtoLASIK. In alternativa, esiste anche la sostituzione del cristallino così come avviene per la cataratta, oppure l’inserimento di lenti intracorneali.

La cataratta

La perdita di efficienza del cristallino è legata a doppio filo all’insorgenza della presbiopia, ma non solo. Con l’avanzare del tempo (già intorno ai 55 – 60 anni) il cristallino perde sempre di più la sua trasparenza, si indurisce e si ispessisce. Il risultato è una visione dei colori e delle forme sempre più incerta e meno nitida. Segno che siamo affetti da cataratta.

Cataratta: è la progressiva ed irreversibile opacizzazione del cristallino.

Come si risolve la cataratta: non esiste terapia farmacologica per rallentare o migliorare l’opacizzazione del cristallino. L’unica soluzione è la sostituzione del cristallino con una lente intraoculare artificiale (intervento di facoemulsificazione).

Degenerazione maculare senile

Non sempre la progressiva incertezza della visione è causata dalla cataratta. A volte ad invecchiare assieme a noi è la macula, la porzione centrale (preziosissima e delicatissima) della nostra retina. E allora, le difficoltà visive si sperimenteranno proprio a livello di visione centrale, mentre per quanto riguarda la visione periferica ci sembra tutto sommato di vedere ancora bene. Questa patologia prende il nome di degenerazione maculare senile.

Degenerazione maculare senile: è un deterioramento progressivo dei fotorecettori presenti sulla macula. Si può presentare in due varianti, una detta essudativa (umida), l’altra atrofica (secca). La prima è trattabile grazie alle iniezioni intravitreali.

Come si risolve la maculopatia: la maculopatia senile di tipo essudativo si risolve con delle punturine indolori chiamate iniezioni intravitreali, a base di un farmaco specifico per la patologia. La variante atrofica della patologia è invece più difficile da trattare.

Glaucoma

I 40 anni rappresentano un po’ il giro di boa della salute oculare, ed è proprio a questa età che può fare la sua comparsa, in sordina, una patologia oculare chiamata glaucoma. Perché in sordina? Il glaucoma inizialmente è asintomatico, dunque può capitare di esserne affetti inconsapevolmente. L’incidenza non è altissima ma può capitare. E’ bene dunque non dimenticare di sottoporsi a periodici controlli della salute oculare.

Glaucoma: è un aumento della pressione intraoculare che, a lungo andare, può danneggiare le strutture oculari con particolare riferimento al nervo ottico. Il risultato è una perdita irreversibile della propria capacità visiva.

Come si risolve il glaucoma: Il glaucoma si può trattare farmacologicamente grazie ad una terapia ipotonizzante a base di specifici colliri: è molto importante, in questo caso, seguire molto attentamente la terapia. A volte si rende necessario un piccolo intervento di chirurgia oculare per favorire l’abbassamento della pressione intraoculare (trabulectomia).

Insomma, l’età che avanza può mettere a dura prova la nostra salute oculare. Ciò non significa che ci si debba allarmare. Affrontare l’età adulta e matura con la giusta dose di serenità è fondamentale per vivere bene. A tal fine, il consiglio è quello di prendersi cura di se stessi, programmando anno dopo anno una serie di controlli della propria salute – inclusa quella oculare – onde prevenire e se necessario intervenire tempestivamente nei confronti di eventuali patologie.

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Glaucoma: l’importanza della terapia

Glaucoma - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Il glaucoma è una patologia oculare caratterizzata da un progressivo aumento della pressione intraoculare: il protrarsi nel tempo di questo ipertono causa danni irreversibili e di una certa gravità al nervo ottico e, più in generale, a tutte le strutture dell’apparato visivo. Il risultato è una perdita di capacità visiva che può condurre a gravi stati di ipovisione, inclusa la cecità. Sottoporsi ai dovuti controlli e seguire la terapia è fondamentale per tenere a bada la patologia. Ma cosa accade se il paziente non rispetta dosaggi e tempi in modo puntuale?

Perché non è sempre facile attenersi scrupolosamente alla terapia?

La mancata aderenza alla terapia può compromettere seriamente la prognosi del paziente. Sia in ambito oculistico che in qualunque altra branca della medicina, la cosiddetta compliance del paziente è fondamentale per il suo benessere. Questo accade tanto per le patologie acute quanto per quelle croniche. Sfortunatamente, vi sono alcuni fattori che possono determinare la non aderenza terapeutica e con essa la guarigione del paziente.

Per citarne alcuni, menzioniamo:

  • l’età: un paziente più in là con gli anni potrebbe faticare a ricordare gli appuntamenti giornalieri coi farmaci prescritti;
  • la necessità del paziente di trattare più patologie assieme, e dunque di rispettare orari e scadenze differenti durante la giornata;
  • la condizione clinica del paziente: ad esempio se è vigile o meno, o se ha bisogno di assistenza.

Come si può manifestare la non aderenza alla terapia?

La non aderenza alla terapia può esprimersi in modi diversi, come ad esempio:

  • errori nei dosaggi e nei tempi d’assunzione;
  • dimenticanze: terapia assunta in modo discontinuo ed intermittente;
  • sospensioni: il paziente ritiene di sentirsi bene e dunque decide in autonomia di sospendere la terapia.

Glaucoma ed aderenza terapeutica: cosa dicono i numeri

Secondo una ricerca scomparsa sulla rivista scientifica American Journal of Ophtalmology, il 45% dei pazienti trattati con farmaci ipotonizzanti (cioè volti ad abbassare la pressione intraoculare), non segue la terapia come dovrebbe.

Stando ai risultati della ricerca:

  • i pazienti assumono meno del 75% del dosaggio farmacologico loro prescritto;
  • a distanza di 4 anni dalla prescrizione del farmaco, il 48% dei pazienti assume solamente un terzo del dosaggio prescritto cioè, nel caso di un collirio, esso viene instillato solo una volta su tre.

Perché i pazienti affetti da glaucoma non sempre rispettano la terapia prescritta?

Il glaucoma è una patologia silente. Il paziente affetto da glaucoma, nell’immediato, non percepisce differenze sostanziali tra il suo stato di salute in corso di terapia o in assenza di questa e quindi tende a pensare che saltare qualche somministrazione non sia così grave. Questo approccio alla patologia si basa su errate convinzioni personali e non su dati medici oggettivi, ed è evidentemente sbagliato. Proprio perché il glaucoma è una patologia inizialmente priva di sintomi, il paziente non aderente alla terapia potrebbe andare incontro a danni irreversibili al nervo ottico con conseguente perdita della capacità visiva.

Il consiglio, nell’ottica del proprio benessere visivo, è quindi quello di prestare attenzione ai consigli dello specialista e di seguire alla lettera le sue indicazioni terapeutiche.

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Lo zafferano riduce la pressione intraoculare

Pressione intraoculare - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

 

Che madre natura sia in qualche modo “il braccio destro” di tutti noi in fatto di mantenimento della salute, è oramai assodato. Sulle stesse pagine di questo magazine dedicato al mondo dell’oftalmologia abbiamo già avuto modo di sottolineare come alcune piante officinali siano di grande aiuto nel coadiuvare il mantenimento uno stato di salute oculare il più ottimale possibile. Il protagonista di oggi è lo zafferano, il cui estratto, parola di scienza, può essere di grande aiuto contro il glaucoma ad angolo aperto. Ma vediamo di entrare nel merito della questione.

Un passo indietro: cos’è il glaucoma?

Il glaucoma è una patologia oculare che, se trascurata, può compromettere seriamente la salute oculare e danneggiare irrimediabilmente sia la visione centrale che quella periferica. La potenziale gravità della patologia emerge anche dai dati statistici: come confermato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità infatti, il glaucoma è la seconda causa di perdita irreversibile della vista a livello mondiale.

Caratteristiche del glaucoma

Il glaucoma si caratterizza per un aumento della pressione intraoculare che, a lungo andare, genera uno stato di sofferenza nel nervo ottico, innescando dei danni irreversibili all’apparato visivo e compromettendo la capacità visiva. La patologia fa generalmente il suo esordio intorno ai 40 anni ed il paziente solitamente ne è del tutto inconsapevole. Questo accade perché la sintomatologia è tutto sommato silente. Solo quando il glaucoma raggiunge uno stadio piuttosto avanzato ed i vi sono danni al nervo ottico, il paziente si accorge che qualcosa non va.

Non dimentichiamo che, se preso in tempo, il glaucoma può essere curato

Per quanto riguarda le varianti della patologia, ne elenchiamo 4:

  • glaucoma primario ad angolo aperto: è la forma più comune e più diffusa. La sua progressione è lenta ed insidiosa.
  • glaucoma ad angolo chiuso: è la forma meno comune. Può manifestarsi sia in modo cronico che acuto, già dai 40 anni circa.
  • glaucoma secondario: si chiama secondario perché si presenta come conseguenza di una patologia sistemica, oculare, oppure a causa dell’assunzione di determinati farmaci.
  • glaucoma congenito: è quello che si ha sin dalla nascita. E’ molto raro.

Assunzione di estratto di zafferano e pressione intraoculare: quale connessione?

Una ricerca scientifica ha messo in evidenza l’effetto ipotensivo dell’estratto di zafferano sullo stato di salute oculare dei pazienti con glaucoma primario ad angolo aperto. Lo studio ha visto il coinvolgimento di 35 pazienti affetti da glaucoma primario ad angolo aperto stabile ed in trattamento farmacologico con apposite gocce oculari. A metà di essi è stato somministrato per via orale l’estratto acquoso di zafferano nella misura di 30mg al giorno, mentre all’altra metà è stato somministrato un placebo. A tutti, inoltre, è stata misurata la pressione intraoculare in 3 momenti:

  • prima dell’inizio dello studio;
  • durante il trattamento;
  • dopo un mese dalla conclusione dello studio.

Le conclusioni

In accordo con i dati raccolti, è stato possibile dimostrare scientificamente che l’estratto acquoso di zafferano assunto per via orale esercita un effetto ipotensivo oculare. E poiché lo zafferano è un potente antiossidante, è stato anche possibile confermare il ruolo primario dello stress ossidativo nella patogenesi del glaucoma.

Fonte: Ncbi.nlm.nih.gov

In conclusione, ricordiamo che ancor prima di preoccuparsi di come tenere a bada la pressione intraoculare, è importante capire come prevenire efficacemente il glaucoma. A tal fine, è fondamentale sottoporsi a periodici controlli della salute oculare anche in assenza di sintomi. E non solo: qualora lo specialista confermi la diagnosi di glaucoma, si tenga presente che la sola somministrazione di preparati officinali – come l’estratto di zafferano o altri – non può e non deve sostituirsi alla terapia farmacologica eventualmente prescritta. E’ buona norma, al contrario, seguire pedissequamente le indicazioni terapeutiche fornite dallo specialista ed informarlo in merito a qualunque altro tipo di “iniziativa” – anche di tipo officinale – si intenda prendere in autonomia.

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Glaucoma: 5 cose che forse non conosci

glaucoma - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Il glaucoma è una delle patologie oculari più comuni assieme alla cataratta ed alle maculopatie. Nella sua forma cronica il glaucoma è una patologia silente e pressoché asintomatica, mentre nella variante acuta può essere doloroso e causare anche sintomi quali nausea e vomito. Tuttavia, la forma maggiormente diffusa è quella cronica. Tra i fattori di rischio troviamo l’età superiore ai 40-45 anni, la predisposizione familiare, ma anche patologie sistemiche come il diabete o l’ipertensione arteriosa. Tuttavia, ci sono 5 cose sul glaucoma che forse ancora non conosci. Scopriamole insieme.

1 – Fitness addicted? Ottima scelta!

Alcune ricerche scientifiche hanno ampiamente dimostrato che praticare sport, specie running all’aria aperta o attività aerobiche, aiuta a prevenire il glaucoma. Insomma, più fitness meno glaucoma!

2 – I trattamenti per il glaucoma esistono!

Per fortuna, i trattamenti per il glaucoma esistono. Si va dalle terapie farmacologiche, agli interventi laser, fino alle soluzioni chirurgiche. Una visita oculistica specialistica, approfondita e completa, è proprio quel che ci vuole per capire quale sia la strada giusta da seguire!

3 – Stress? No grazie!

Lavoro, figli, regali di Natale last minute rappresentano una grande forma di stress? Male! Secondo la scienza, lo stress può peggiorare lo stato di salute visiva di chi soffre di glaucoma. E allora, largo al buonumore!

4 – Un buon caffè non si nega a nessuno!

E’ risaputo che il caffè è una bevanda eccitante che può provocare un aumento della pressione arteriosa. Ad ogni modo, chi è affetto da glaucoma può consumare tranquillamente caffè e non è tenuto ad applicare alcuna restrizione alla sua dieta.

5 – Il glaucoma non è una patologia contagiosa

Il glaucoma non è una malattia infettiva e pertanto non è contagiosa. Potete quindi rassicurare i vostri parenti, che sicuramente non sapranno fare a meno di voi anche per il prossimo Natale!

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Nella tua famiglia vi è qualcuno affetto da glaucoma? E’ da tanto che non ti sottoponi ad un controllo della salute visiva? Chiamaci dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 19.00 allo 02 6361191.

Glaucoma e riposo notturno: quale connessione?

Glaucoma e riposo - Centro Ambrosiano Oftalmico

Un po’ di tempo fa abbiamo avuto modo di constatare, tramite una ricerca scientifica, la connessione positiva tra meditazione mindfulness e controllo della pressione intraoculare. Oggi indaghiamo invece il legame tra glaucoma e disturbi del sonno secondo quanto riporta uno studio americano. Chi soffre di glaucoma dorme bene? Sembrerebbe di no. Cerchiamo di fare chiarezza sul tema.

Due parole sul glaucoma

Il glaucoma è una patologia che porta ad un aumento della pressione intraoculare. Esistono diverse tipologie di glaucoma, ma la più comune è quella chiamata “ad angolo aperto”, che fa il suo esordio intorno ai 40 anni per poi progredire silenziosamente per lungo tempo. Il paziente solitamente si rende conto di esserne affetto quando comincia a sperimentare un calo di capacità visiva dovuto ai danni che la patologia ha arrecato al nervo ottico. I trattamenti per il glaucoma esistono, e possono essere sia di tipo farmacologico che di tipo chirurgico. Tuttavia, i danni arrecati al nervo ottico non sono riparabili.

Glaucoma e riposo notturno, che tipo di legame esiste?

Come dorme chi soffre di glaucoma? La posizione supina provoca un aumento della pressione intraoculare? E l’eventuale legame di causa-effetto esistente, in quale direzione va? E’ il sonno ad innescare un peggioramento del glaucoma, oppure è il glaucoma a portare a problemi del sonno? Sono domande che chi è affetto da glaucoma sicuramente si sarà posto almeno una volta. E allora, vediamo cosa dice la scienza sul tema.

Lo studio americano

Lo studio al quale ci riferiamo è stato pubblicato sul Journal of Ophtalmology. I risultati presentati si basano sull’analisi dei dati forniti ai ricercatori dal National Health and Nutrition Examination Survey, una banca dati che includeva 6700 pazienti alcuni dei quali affetti da glaucoma ad uno stadio piuttosto avanzato, con danni al nervo ottico e capacità visiva compromessa.

A seguito della compilazione di un questionario volto ad indagare il legame tra glaucoma e riposo notturno, è emerso che:

  1. I pazienti che dormivano più di 10 ore per notte avevano più possibilità (3 volte di più) di sviluppare danni al nervo ottico causati dal glaucoma;
  2. I pazienti che impiegavano meno di 9 minuti oppure più di 30 ad addormentarsi, presentavano il doppio delle probabilità di ammalarsi di glaucoma;
  3. Le probabilità di avere una capacità visiva compromessa erano più alte (3 volte di più) nei pazienti che dormivano meno di 3 o più di 10 ore per notte;
  4. Chi soffriva di sonnolenza diurna aveva il doppio delle possibilità di subire una perdita di capacità visiva.

Le conclusioni dello studio sulla relazione tra glaucoma e riposo notturno

Alla luce di quanto sopra elencato è evidente che esiste un legame tra glaucoma e disturbi del sonno. Nello specifico, chi soffre di glaucoma può soffrire anche di durata anormale del sonno, latenza del sonno e disfunzione diurna. L’aspetto interessante della ricerca è che non è stato definito il rapporto di causa-effetto, e quindi i ricercatori hanno indicato il glaucoma sia come fattore di rischio dei disturbi del sonno, sia come conseguenza dei disturbi stessi.

Fonte: Ncbi.nlm.nih.gov

E per quanto riguarda le apnee notturne?

La ricerca sopracitata ha preso in considerazione alcuni disturbi del sonno piuttosto comuni. Rimane tuttavia da indagare l’eventuale connessione tra glaucoma ed apnee notturne, un fenomeno il cui nome scientifico è Sindrome da Apnee Ostruttive del Sonno (OSAS). A questo proposito, la Glaucoma Research Foundation ha sottolineato come i pazienti con apnee notturne presentano un rischio 10 volte maggiore di contrarre il glaucoma rispetto a chi riposa normalmente. Questo accade in virtù del mancato o non sufficiente afflusso di ossigeno nel sangue, che può innescare un aumento della pressione intraoculare con conseguente danno al nervo ottico. Anche in questo caso, dunque, è confermata la relazione tra glaucoma e riposo notturno. Non dimentichiamo che le apnee notturne sono davvero molto diffuse e che la loro pericolosità è legata anche al fatto che possono essere causa di sonnolenza diurna, che a sua volta può innescare incidenti stradali o sul lavoro.

Meditazione mindfulness contro il glaucoma: funziona?

meditazione - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Il glaucoma di tipo cronico, chiamato anche glaucoma ad angolo aperto, fa generalmente il suo esordio intorno ai 40 anni di età. E’ una patologia che si caratterizza per un aumento lento ma incessante della pressione intraoculare. Questo aumento di pressione è causato da un accumulo anomalo di liquidi all’interno delle strutture oculari. Quando questo accade, si innesca uno stato di sofferenza per l’intero apparato oculare, ma in particolar modo per il nervo ottico, che a lungo andare ne risulta danneggiato. Oggi una ricerca scientifica ha messo in evidenza come la meditazione mindfulness possa aiutare a controllare e persino ad abbassare la pressione intraoculare. Cerchiamo di capire il perché. 

Che cos’è il glaucoma cronico

Il glaucoma cronico è una patologia meno pericolosa del glaucoma acuto. Mentre il glaucoma acuto esordisce e peggiora molto repentinamente, il glaucoma cronico fa la sua comparsa intorno ai 40 anni circa, e progredisce in modo molto lento. Spesso il paziente non ne è del tutto consapevole fino a quando i danni prodotti dalla patologia non cominciano a manifestarsi in modo evidente. A quel punto tornare indietro è davvero molto difficile. Perché quando il nervo ottico è danneggiato, ripararlo si rivela impossibile. L’unica cosa da fare è cercare di controllare la pressione intraoculare e cercare di creare una via d’uscita all’umor acqueo che si accumula all’interno dell’occhio. Per raggiungere questo duplice obiettivo si ricorre a diversi metodi: si va dai colliri farmacologici fino agli interventi chirurgici.

Come si diagnostica il glaucoma

Come detto, la diagnosi di glaucoma non sempre arriva in modo tempestivo. Ecco perché è importante fare prevenzione durante tutta la propria vita, dall’infanzia passando per l’età adulta sino all’età più avanzata. Ad ogni modo, per giungere alla diagnosi di glaucoma non è necessario effettuare particolari esami invasivi. Gli esami che consentono di diagnosticare la patologia sono: tonometria, tachimetria (esame dello spessore corneale), esame del campo visivo, esame del fondo oculare.

Ridurre lo stress per abbassare la pressione intraoculare

Come detto, nel glaucoma cronico uno degli obiettivi principali è quello di ridurre la pressione intraoculare. Sembra che  stress ed ansia siano componenti spesso presenti in chi soffre di glaucoma, rivestendo il duplice ruolo di causa e di conseguenza della patologia. Il cortisolo, l’ormone dello stress, è responsabile dell’aumento della pressione oculare, e si innesca pertanto un circolo vizioso tale per cui chi soffre di glaucoma si sente ansioso e stressato, ma così facendo non fa altro che peggiorare la sua sintomatologia. Oggi una ricerca scientifica ha dimostrato come la meditazione mindfulness sia fondamentale per provocare una risposta di rilassamento capace di migliorare sensibilmente lo stato di stress del paziente. Come conseguenza, i livelli di cortisolo si abbassano, e con essi anche la pressione intraoculare.

Meditazione mindfulness contro il glaucoma: la ricerca

Alla ricerca hanno preso parte due gruppi di pazienti affetti da glaucoma cronico. Il primo gruppo ha preso parte a sessioni quotidiane di meditazione mindfulness della durata di 60 minuti per 21 giorni. Il secondo gruppo invece non vi ha preso parte. Al termine dello studio è emerso come chi avesse partecipato alle sessioni di meditazione, mostrasse livelli sensibilmente più bassi dei cosiddetti biomarcatori di stress (livelli di cortisolo, livelli di ossigenazione del cervello, riduzione dello stress ossidativo ed altri) rispetto a chi non vi aveva preso parte. 

Fonte: Ncbi.nlh.nih.gov

3 alimenti contro l’ipertono oculare

ipertono oculare - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

L’ipertono oculare è piuttosto insidioso perché è quasi sempre asintomatico e può innescare una patologia, il glaucoma, che a lungo andare può lasciare danni anche irreversibili all’intero apparato visivo. Chi è consapevole di soffrirne farebbe bene a fare tanta prevenzione e a prendersi cura dei propri occhi con costanza. Anche seguire con grande precisione le indicazioni terapeutiche fornite dal proprio medico oculista è importantissimo. Può interessare sapere che anche madre natura, seppur blandamente, può essere d’aiuto a chi soffre di ipertono oculare. Ecco tre alimenti che contribuiscono a tenere a bada questo disturbo: in caso di dubbio, per qualunque domanda o curiosità sull’apparato visivo o sul vostro peculiare stato di salute oculare, non esitate mai a chiedere consiglio al vostro oculista. 

1 – I cavoli

Forse non sono proprio il vostro alimento preferito, e forse non vi sembra nemmeno un consiglio particolarmente originale, ma anche i cavoli “hanno il loro perché”. Si tratta di alimenti preziosi, ricchi di antiossidanti ed utilissimi a prevenire l’insorgenza di tumori. E non solo: una ricerca scientifica ha dimostrato come essi siano davvero un ottimo alleato nel combattere il glaucoma. Se non impazzite per cavolfiori, broccoli, cavoletti di Bruxelles, potete semplicemente lessarli e poi renderli più golosi facendoli gratinare in forno con un poca di besciamella (magari fatta in casa) ed una generosa spolverata di formaggio grattugiato. Oppure, potete lessare i vostri cavoli e poi saltarli in padella con un po’ di pancetta (100 grammi sono più che sufficienti a dare un sapore unico senza eccedere con i grassi), e poi usare questo condimento per dar vita ad un goloso piatto di pasta (magari integrale).

2 – Le bacche di Goji

Se non le avete mai sentite nominare, è ora di porvi rimedio, annotarvi il loro nome ed acquistarle quanto prima. Sì, perché le bacche di Goji, oltre ad essere uno dei superfood maggiormente in voga negli ultimi anni ed oltre ad essere chiamate “le bacche della longevità”, sono in grado di apportare ottimi benefici anche alla salute oculare. La scienza ha dimostrato infatti che consumare bacche di Goji è anche di grande aiuto per chi soffre di glaucoma. Insomma, buone, leggere, gustose, sono come le ciliegie perché una tira l’altra, ed in più fanno anche bene ai nostri occhi. Cosa volere di più?

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3 – Morinda citrifolia

Passiamo ad un terzo alimento utile per combattere l’ipertono oculare e prevenire il glaucoma. Se i cavoli e le bacche di Goji forse vi erano noti, la morinda citrifolia potrebbe suonarvi nuova. Si tratta di una pianta vagamente somigliante al gelso. Il suo nome deriva da morus, cioè mora, e India. Non si trova nei paesi che si affacciano sul bacino del Mediterraneo, bensì proviene dal sud-est asiatico. I suoi frutti ricordano proprio quelli del gelso, nella sua versione bianca. Quando sono maturi somigliano a delle more gialline, dal profumo tutto sommato poco invitante. Sembra che il succo di questi frutti, chiamati anche noni, sia ottimo non solo per combattere l’ipertono oculare e l’ipertensione, ma svolga anche una buona azione protettiva del sistema immunitario, oltre a favorire la produzione di serotonina e melatonina.
Fonte: sisbq.org

Ipertono oculare? Ecco cosa invece evitare…

Quanto agli alimenti da evitare, non solo per preservare la salute oculare, ma quella dell’intero organismo, ricordiamo che, anche come regola generale, è sempre buona norma limitare l’uso di alcolici, caffeina, grassi saturi, alimenti fritti e carni rosse.

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Invecchiamento: gli effetti sui nostri occhi

invecchiamento - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

invecchiamento

Forse non vi è mai capitato di soffermarvi a pensarci, ma quando invecchia il nostro corpo, anche i nostri occhi invecchiano. I disturbi e le patologie oculari connessi all’invecchiamento sono diversi, e possono interessare la cornea, il cristallino oppure la retina, andando a compromettere non solo la salute dell’occhio, ma anche la capacità visiva. Conosciamole più da vicino. 

La presbiopia

La presbiopia non è una patologia oculare, ma piuttosto una sorta di difetto visivo causato dall’avanzare dell’età. Mano a mano che l’età avanza, a partire dai 40 anni circa in poi, il cristallino, la lente naturale posta all’interno dell’occhio, perde elasticità. Dalla flessibilità del cristallino dipende il buon funzionamento del processo di accomodazione, cioè la messa a fuoco degli oggetti, specie quelli molto vicini. Chi soffre di presbiopia ha difficoltà proprio nella messa a fuoco degli oggetti molto vicini. Non a caso, dopo i 40 anni si comincia a fare uso di occhiali da lettura.

Come si risolve: la presbiopia si può risolvere definitivamente con un intervento laser, con la sostituzione del cristallino o con l’inserimento di lenti intracorneali.

La cataratta

Anche in questo caso parliamo di cristallino, con la differenza che la cataratta è una vera e propria patologia oculare. La cataratta si verifica quando il cristallino perde trasparenza e quindi non filtra più come prima i raggi luminosi provenienti dall’esterno. L’opacizzazione è dovuta all’età, allo stress ossidativo ed all’invecchiamento cellulare. E’ un fenomeno progressivo ed irreversibile che si presenta solitamente già dai 60 anni di età.

Come si risolve: l’unica via per risolvere la cataratta è l’intervento chirurgico, chiamato anche intervento di facoemulsificazione. Durante l’intervento, che è di breve durata e totalmente indolore, il cristallino naturale viene sostituito con uno nuovo, perfettamente trasparente, molto ben tollerato, e destinato a durare per sempre. 

La degenerazione maculare senile

La degenerazione maculare senile interessa la macula, cioè la parte centrale della retina. La macula è particolarmente importante per la funzione visiva perché è molto ricca di fotorecettori, minuscole cellule che hanno il ruolo di decodificare l’informazione luminosa e convogliarla al nervo ottico. Da questi fotorecettori dipende anche la corretta e vivida visione dei colori. Quando, con l’avanzare dell’età, la macula invecchia e degenera, la visione centrale va incontro ad un progressivo peggioramento. Esistono due tipologie di degenerazione maculare senile: secca e umida.

Come si risolve: la degenerazione maculare senile di tipo secco è molto difficile da trattare, anche se sono in corso di studio alcuni farmaci per migliorarne i sintomi. La maculopatia di tipo umido invece è più facilmente trattabile, grazie ad una molecola, chiamata Anti-VEGF, capace di arrestare la crescita dei neovasi al di sotto della retina. 

Il glaucoma

Il glaucoma è una patologia che più frequentemente fa il suo esordio tra i 40 ed i 50 anni, ma in maniera piuttosto silente. Si caratterizza per un aumento della pressione intraoculare causata da un accumulo di umor acqueo, un liquido naturalmente presente all’interno dell’occhio. Nel caso del glaucoma, l’umor acqueo non defluisce correttamente all’interno delle strutture oculari, ma si accumula. Putroppo, essendo piuttosto asintomatico, il glaucoma si rende manifesto quando oramai ha lasciato danni evidenti all’occhio ed in particolare al nervo ottico.

Come si risolve: il glaucoma si può risolvere con una terapia farmacologica mirata ad abbassare la pressione intraoculare. Esistono anche altre strade terapeutiche e chirurgiche, tuttavia ricordiamo che i danni apportati al nervo ottico dal glaucoma sono spesso irreversibili. 

Infine, le mosche volanti: un disturbo tipico dell’invecchiamento

La disidratazione alla quale vanno incontro le persone anziane che sentono meno lo stimolo della sete può anche innescare un fenomeno detto delle “mosche volanti”, ovvero fastidiosi “filini” che attraversano il campo visivo e che sembrano quasi essere dei corpi estranei. Questo fenomeno, che prende il nome di miodesopsie, è dovuto ad un addensamento del collagene, la sostanza che riempie il nostro occhio e che fluttua al suo interno. Quando non si è bene idratati, questa sostanza si addensa dando vita proprio al fenomeno delle mosche volanti.

Come si risolve: le mosche volanti si possono risolvere bevendo molta acqua ed aiutandosi con qualche integratore di aminoacidi e sali minerali. In alcuni casi si può valutare di sottoporsi ad un trattamento con uno speciale laser chiamato Yag laser, che “scioglie” gli addensamenti di collagene presenti nel vitreo.