Cheratocono: sintomi, cura, prevenzione

Il cheratocono è una patologia oculare poco conosciuta e piuttosto imprevedibile. La sua imprevedibilità, inoltre, risiede nel fatto che la patologia può esordire “in sordina”, a tal punto che chi ne è affetto tende spesso a confonderla con un peggioramento dei propri difetti visivi ed in particolare dell’astigmatismo. Questo equivoco offre alla patologia tutto il tempo per avanzare e peggiorare, andando a provocare danni anche di una certa importanza. Dunque, a proposito di cheratocono, sintomi, cura e prevenzione sono 3 argomenti su cui conviene essere informati.

Che cos’è il cheratocono

Il cheratocono è una patologia che colpisce la cornea, la porzione anteriore del nostro occhio. La cornea è composta da fibre di collagene, disposte in modo da dar vita ad una membrana dall’aspetto uniforme, regolare, perfettamente concavo ed assolutamente trasparente. Nel cheratocono, le fibre di collagene tendono a deformarsi ed a subire uno sfiancamento verso l’esterno. Il risultato è che la cornea a sua volta perde in regolarità, in forma, in spessore ed in trasparenza. Di conseguenza, i raggi luminosi faticano sempre più ad oltrepassarla e la funzione visiva diviene difficoltosa mano a mano che la patologia avanza. 

Cheratocono: sintomi ed avvisaglie

A proposito di cheratocono, sintomi ed avvisaglie non sono facili da elencare in quanto, come detto in apertura, la patologia esordisce spesso in modo subdolo ed il paziente tende a confonderla con un semplice abbassamento della sua capacità visiva. Sfortunatamente, molte persone si rendono conto di avere un problema oculare quando oramai la patologia è conclamata. Va da sé che, come sempre accade in medicina, la parola d’ordine è ancora una volta prevenzione.

Recarsi dall’oculista con cadenza regolare, anche in assenza di sintomi particolari, è il primo passo per diagnosticare non solo il cheratocono, ma qualunque altra patologia oculare in modo tempestivo. Un discorso, questo, che vale in particolar modo per il glaucoma, ma anche per la cataratta.

Una curiosità sul cheratocono

Chi ha una cornea particolarmente fragile e delicata può andare incontro a cheratocono semplicemente sfregandosi gli occhi di frequente. Un soggetto con una cornea molto delicata ed una storia clinica di allergie persistenti o non opportunamente trattate, che tende quindi a sfregarsi sovente gli occhi, sarà maggiormente predisposto ad ammalarsi di cheratocono.

In generale, tuttavia, i sintomi che possono indicare un cheratocono sono i seguenti:

  • fotofobia;
  • difficoltà visiva ed affaticamento oculare;
  • iperlacrimazione;
  • dolore oculare;
  • cefalee;
  • arrossamento oculare;
  • visione doppia o offuscata.

Come si cura il cheratocono?

Le cure per il cheratocono sono diverse e spaziano da trattamenti mini invasivi sino a procedure chirurgiche vere e proprie, in accordo con lo stadio evolutivo della patologia.

Cheratocono lieve o medio

Qualora la patologia sia ancora in una fase d’esordio e non abbia prodotto gravi danni sulla cornea, è possibile intervenire con un trattamento chiamato cross-linking corneale. Questo trattamento include una serie di tecniche volte a somministrare in modo topico riboflavina (vitamina B2) sulla cornea. La riboflavina è una vitamina fotosensibile che ripristina e rinforza i ponti di legame tra le fibre di collagene, irrobustendo la cornea e limitandone lo sfiancamento verso l’esterno.

Un’altra opzione di trattamento è data dagli anelli intracorneali, dei piccoli anellini realizzati in un materiale plastico perfettamente biocompatibile che, inseriti nella cornea, le offrono l’opportuno sostegno, prevenendo l’avanzamento della patologia

Cheratocono avanzato

Se la patologia ha già innescato esiti difficilmente riparabili, sarà opportuno invece ricorrere ad un trapianto di cornea. Il trapianto può essere parziale o totale, a seconda del grado di gravità della patologia. Nel primo caso è sufficiente sostituire solamente una porzione di cornea (cheratoplastica lamellare), nel secondo caso invece si procede al trapianto dell’intera membrana (cheratoplastica perforante).

Altre opportunità di trattamento del cheratocono

Un’altra interessante opportunità di trattamento del cheratocono è data dai cristallini artificiali. Si tratta di piccolissime lenti intraoculari proposte solitamente a pazienti con cheratocono stabile ed un’età superiore ai 50 anni. In questo caso si andrà a sostituire il cristallino naturale con una lente intraoculare fachica, risolvendo contestualmente le difficoltà visive dovute al cheratocono, come la miopia indotta dalla patologia, la cataratta ove presente e persino altri difetti visivi. E non solo: qualora il paziente non sia affetto da cataratta, potrà comunque contare sul fatto che non svilupperà più la patologia.

Vuoi saperne di più?

Hai notato un peggioramento delle tue capacità visive e desideri sottoporti ad una visita oculistica specialistica in CAMO? Saremo lieti di prenderci cura della tua salute oculare, e di rispondere ad ogni tuo dubbio sul cheratocono (sintomi e cure) così come su altre patologie oculari. Ti aspettiamo!

Chiamaci dal lunedi al venerdi dalle 9.00 alle 19.00 allo 02 6361191.

Parte la Campagna di Prevenzione e Diagnosi del Cheratocono

Prima campagna di prevenzione e diagnosi del Cheratocono - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Avrà luogo dal 10 settembre all’11 ottobre prossimi la prima edizione della Campagna di Prevenzione e Diagnosi del Cheratocono, un’interessante occasione di conoscenza e di screening nei confronti di una patologia oculare ancora poco conosciuta. La Campagna è promossa dall’Università di Verona, dal Centro Nazionale di Alta Tecnologia in Oftalmologia dell’Università di Chieti-Pescara e da Neovision Cliniche Oculistiche, con la partecipazione di CAMO – Centro Ambrosiano Oftalmico, il patrocinio di A.I.CHE – Associazione Italiana Cheratoconici, SOI – Società Oftalmica Italiana e SITRAC – Società Italiana Trapianto di Cornea ed il patrocinio richiesto di Ministero della Salute e Regione Veneto. Le prenotazioni saranno aperte dal 10 settembre sul sito ufficiale: se hai piacere di sottoporti al tuo screening del cheratocono presso il Centro Ambrosiano Oftalmico, potrai dunque selezionare la nostra clinica in fase di prenotazione.

Cos’è il cheratocono? Chi si ammala di cheratocono?

Il cheratocono è una patologia oculare che colpisce la cornea, ovvero il tessuto esterno del nostro occhio. Le origini della patologia sono ancora oggetto di indagine, mentre è ben definita l’età durante la quale essa tende ad insorgere, ovvero tra la fine della pubertà e l’età matura. Se in condizioni sane la cornea si presenta come una membrana uniforme sia per struttura che per forma, in condizioni patologiche essa perde forma e struttura, assumendo una forma conica. Con l’avanzare della patologia il tessuto corneale, deformandosi ed assottigliandosi, perde anche trasparenza. Il risultato è una visione sempre più indefinita e difficoltosa.

A chi è rivolta la Campagna?

La Campagna è rivolta a tutti i cittadini di età compresa tra i 15 ed i 35 anni di età che non abbiano già avuto diagnosi di cheratocono perché, come accennato, il cheratocono fa il suo esordio generalmente sul finire della pubertà, per poi progredire fino ai 30-40 anni circa.

Previeni il cheratocono: trova subito la città più vicina a te

Prima campagna di prevenzione e diagnosi del Cheratocono - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Le città aderenti alla prima Campagna di Prevenzione e Diagnosi del Cheratocono saranno 17: Bari, Bologna, Casale Monferrato (AL), Catanzaro, Chieti/Pescara, Firenze, Genova, Lecce, Macerata, Mestre, Milano, Moncalieri (TO), Napoli, Roma, Verona, Villorba (TV). Approfitta di questa importante opportunità di screening e prenota anche tu il tuo appuntamento presso la struttura più vicina a te. Qualora tu desideri prenotare il tuo screening per la diagnosi del cheratocono in CAMO – Centro Ambrosiano Oftalmico, collegati al sito ufficiale dell’iniziativa e seleziona la nostra clinica.

Cheratocono: cosa c’è da sapere

Il cheratocono è una malattia della cornea della quale si è parlato recentemente anche tra i non addetti ai lavori, dopo che il noto chef e personaggio televisivo Andrea Mainardi ha raccontato al grande pubblico di esserne affetto. “Quando hai il dono della vista, dell’udito non ci fai caso. Quando poi ti vengono a mancare ti rendi conto del loro valore” – ha affermato lo chef. Ma che cos’è esattamente il cheratocono? Cerchiamo di spiegarlo in parole semplici. 

Cos’è la cornea

La cornea è parte più esterna del nostro occhio. Perfettamente trasparente e ben lubrificata, essa riveste un duplice ruolo: quello di proteggere l’occhio dalle eventuali “aggressioni” esterne da parte di agenti patogeni o corpi estranei, e quello di garantire la penetrazione dei raggi luminosi all’interno della pupilla e dell’occhio. La sua morfologia ricorda quella di una cipolla, in quanto si compone di strati sovrapposti di fibre di collagene posizionate in modo da fornire una curvatura ottimale associata ad una perfetta trasparenza.

Cos’è il cheratocono

Il cheratocono è una patologia degenerativa della cornea, non infettiva e non infiammatoria, che ne compromette progressivamente la forma e la trasparenza. Essa colpisce generalmente entrambi gli occhi, anche se spesso con gravità differente. Nel cheratocono, la curvatura della cornea perde regolarità per assumere via via contorni sempre più irregolari, e la cornea “cede” in avanti arrivando nelle forme più gravi, ad assumere una forma di cono, seppure decentrato rispetto alla pupilla. Di conseguenza, anche la struttura delle fibre di collagene viene compromessa, e si ha una perdita di regolarità, di uniformità e di trasparenza.

Come si diagnostica il cheratocono

Il cheratocono non sempre è facile da individuare e diagnosticare, soprattutto nelle sue fasi iniziali. Nel suo esordio, il paziente sperimenta una perdita di nitidezza delle immagini ed una difficoltà visiva che spesso confonde con un difetto visivo, come una miopia od un astigmatismo. Nelle fasi più avanzate, invece, la deformazione della cornea porta ad una grave difficoltà visiva e, se non trattata, anche alla riduzione seria della vista. Gli esami che consentono di diagnosticare il cheratocono sono la topografia corneale e la pachimetria corneale, oltre naturalmente all’esame obiettivo dell’oculista.

Come si cura il cheratocono

Il cross-linking corneale

Ad oggi non vi sono farmaci in grado di contrastare ed arrestare la progressione della patologia. Nel suo stadio iniziale, il cheratocono si può trattare con efficacia con un trattamento chiamato cross-linking corneale, avente l’obiettivo di rinforzare i legami tra le fibre di collagene per contenerne il più possibile lo sfiancamento. Il cross-linking corneale consiste nell’applicazione topica di un farmaco, la riboflavina sulla cornea, e nel farlo assorbire tramite una corrente a basso voltaggio o altre modalità.

Leggi anche: cos’è il cross-linking con iontoforesi

La cheratoplastica

Quando la patologia raggiunge stadi più evoluti, si può rendere invece necessario ricorrere ad un trapianto di cornea, parziale oppure totale. La cheratoplastica lamellare consente di sostituire solamente la porzione di cornea affetta dalla patologia, mentre la cheratoplastica perforante prevede la sostituzione totale della cornea.

Leggi anche: cheratoplastica lamellare o cheratoplastica perforante?

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Cross linking con iontoforesi, terapia per la cura del cheratocono

Alcuni giorni fa abbiamo avuto occasione di intervistare il dott. Belloni, medico oculista del Centro Ambrosiano Oftalmico, in merito al cheratocono, malattia degenerativa che causa una deformazione eccessiva della cornea. Il dottore ci ha illustrato le possibilità di cura di questa malattia, le cui cause ancora sono da chiarire, anche se sembra vi sia una predisposizione genetica. In questo breve articolo, vogliamo soffermarci su una procedura particolarmente interessante, dal carattere non chirurgico, per il trattamento del cheratocono: il cross-linking corneale, nella sua variante con iontoforesi. Vediamo di cosa si tratta. 

Il cross-linking corneale per la cura del cheratocono

Caratteristiche del cross-linking corneale

Come detto, il cheratocono è una patologia della cornea che ne altera spessore e curvatura. Sfortunatamente, essa non è curabile con i farmaci. Tuttavia, esiste una procedura, chiamata cross-linking, che ha carattere non chirurgico ed è quindi per nulla invasiva: il cross-linking non prevede infatti che vengano praticate sul paziente incisioni, nè che vengano applicati punti di sutura. Si tratta di una procedura totalmente indolore e per nulla fastidiosa.

Per chi è consigliato il cross-linking corneale

Il cross-linking corneale si può praticare solo nelle fasi non troppo avanzate della malattia. Come vedremo più avanti, si tratta di una tecnica che consente alla cornea di irrobustirsi e resistere quanto più possibile alla deformazione messa in atto dal cheratocono. Tuttavia, qualora la malattia sia già ad uno stadio più avanzato, si può rendere necessario ricorrere al trapianto di cornea.

Leggi anche: trapianto di cornea, cheratoplastica lamellare o cheratoplastica perforante? 

In cosa consiste il cross-linking corneale

Il cross-linking corneale è una tecnica che prevede l’applicazione sulla cornea di una sostanza, la riboflavina, una molecola più nota come vitamina B2. La riboflavina applicata sulla cornea viene poi attivata e fatta penetrare nella cornea tramite una luce ultravioletta della famiglia dei raggi UVA. In questo modo, i tessuti della cornea si irrobustiscono, e si rallenta il progredire della malattia. Come già detto, poichè prevede l’applicazione di una molecola sulla cornea senza l’uso di aghi o lame di sorta, il cross-linking non è per niente invasivo, nè tantomeno doloroso.

Vantaggi del cross-linking corneale

Negli stadi evolutivi della patologia, il cross-linking corneale consente di:

  • irrobustire la cornea
  • rallentare, e in alcuni casi anche arrestare l’evoluzione della malattia
  • ritardare il più possibile o evitare un trapianto di cornea
  • migliorare la qualità visiva

Il cross-linking con iontoforesi: ottimi risultati in tempi ancora più veloci

Da pochi anni è stata introdotta una nuova tecnica per facilitare l’assorbimento e la penetrazione della riboflavina nella cornea: questa tecnica, che prende il nome di cross-linking con iontoforesi, prevede che – al posto di un raggio di luce ultravioletta – si usi una fonte di corrente a basso voltaggio per facilitare l’assorbimento della riboflavina da parte della cornea.

Il vantaggio è duplice:

  • si accorciano i tempi della procedura. Mentre il trattamento normale dura circa 40 minuti di cui 30 di irradiazione con raggi UVA, con la iontoforesi, il tutto dura circa 15 minuti, di cui 6 di iontoforesi;
  • si facilita un maggiore assorbimento della riboflavina da parte della cornea, rispetto alla tecnica con raggi ultravioletti

Vuoi saperne di più?

In CAMO abbiamo il vanto di essere stati tra i primi a praticare il cross-linking con iontoforesi. Se soffri di cheratocono e vuoi conoscere più da vicino questa tecnica, chiamaci: saremo lieti di rispondere ad ogni tuo quesito.

 

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Trapianto di cornea: cheratoplastica lamellare o cheratoplastica perforante?

La cornea è la parte più superficiale del nostro occhio: essa è composta da fibre di collagene, disposte in modo tale da essere totalmente trasparenti. Talvolta, a seguito di un trauma oppure di una patologia (cheratocono, distrofia corneale, cheratite erpetica o batterica), si rende necessario ricorrere al trapianto di cornea. Ma che cos’è il trapianto di cornea? Quanti tipi ne esistono? In cosa consiste? Vediamo le risposte a queste domande. 

Trapianto di cornea o trapianti di cornea?

Al giorno d’oggi la chirurgia oftalmica si pone l’obiettivo di essere il meno invasiva possibile. Un obiettivo che viene conseguito egregiamente nel caso, per esempio, dalla chirurgia refrattiva, che si avvale di strumenti e tecnologie d’avanguardia che consentono di eliminare l’uso di lame, bisturi e punti di sutura. Anche nel caso del trapianto di cornea, si cerca ove possibile di intervenire solamente sulla parte colpita da una malattia e che necessita di essere sostituita. La morfologia della cornea, per il suo essere formata da fibre stratificate, ci viene incontro e ci facilita il conseguimento di questo obiettivo. Ecco perchè possiamo, oggi, parlare di trapianti di cornea al plurale, riferendoci solitamente a due tipi di cheratoplastica, quella lamellare e quella perforante. Due termini di uso non così comune tra i non “addetti ai lavori”, che andiamo dunque a chiarire di seguito.

Cheratoplastica lamellare

Si parla di cheratoplastica lamellare quando si va ad intervenire solo sullo strato di cornea che necessita di essere sostituito. La parola lamellare proviene da lamella, poichè si interviene solo sugli strati di cornea malati, lasciando invece intatti quelli sani. Chi soffre di cheratocono in uno stato ancora non avanzato, chi presenta ferite o ulcere derivanti da traumi o causati da patologie dell’occhio e di conseguenza non ha più una visione perfettamente limpida, oggi ricorre alla cheratoplastica lamellare. In generale, si preferisce praticare la cheratoplastica lamellare ove possibile, per una serie di ragioni:

  • è meno invasiva
  • non prevede che venga toccato il bulbo oculare
  • è veloce
  • si esegue in ambulatorio
  • si esegue in anestesia locale

Cheratoplastica perforante

La cheratoplastica perforante è invece un intervento a carattere maggiormente invasivo, perchè prevede la sostituzione di tutta la cornea, oramai resa opaca, non abbastanza spessa o eccessivamente curva da una eventuale patologia (cheratocono avanzato, per esempio) o da un trauma. L’intervento consente di raggiungere i seguenti obiettivi:

  • eliminare l’eccessiva opacizzazione
  • eliminare l’eccessiva curvatura (causata da patologie quali un cheratocono avanzato, per esempio)
  • ripristinare lo spessore e la sostanza perduti (causati da ulcere, traumi)

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