Notizie dal Centro Camo, sulle attività della clinica e del dottor Lucio Buratto

Giornata Mondiale della Vista 2016: la retinopatia diabetica

Il secondo giovedì del mese di ottobre, quest’anno il 13 del mese, è la Giornata Mondiale della Vista, evento promosso dall’ Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità (IAPB) e sostenuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il cui scopo è di informare sui sintomi della patologie oculistiche e fare prevenzione per evitarle.

L’edizione di quest’anno è dedicata alla prevenzione della retinopatia diabetica, una grave complicanza del diabete. Circa un terzo delle persone affette da diabete soffre di questa retinopatia, una delle cause principali di ipovisione e addirittura cecità. La retinopatia diabetica può anche causare il distacco di retina.

Per questo è molto importante, soprattutto successivamente ad una diagnosi di diabete, effettuare visite oculistiche specialistiche per la retina, preventive e cadenzate nel tempo.

 

 

Maggiori informazioni sono disponibili direttamente sul sito IAPB: http://www.iapb.it

 

Curare la cataratta congenita con le cellule staminali. Un sogno? Forse no

bimbo cataratta

Curare la cataratta congenita con le cellule staminali. Questo è quanto promette di fare un brillante studio recentemente pubblicato su Nature e portato avanti da un pool di ricercatori americani e cinesi che hanno messo a punto una nuova tecnica per rigenerare la lente trasparente naturale, il cristallino, e consentire una buona visione. La ricerca è stata fatta dapprima su animali e poi su bambini affetti da cataratta congenita.

La cataratta rappresenta una delle prime cause di cecità al mondo, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Ad oggi l’unico modo per eliminare la cataratta è rappresentato dalla sostituzione del cristallino naturale con una lente artificiale. La cataratta infatti non è altro che l’opacizzazione che insorge gradualmente nel nostro cristallino, sopratutto con l’avanzare dell’età. All’inizio la vista è sfocata, i colori sono poco nitidi, si notano aloni notturni, ma con l’avanzare della patologia questi sintomi peggiorano e così la qualità della vista. L’intervento è l’unica, obbligata, via di guarigione. Questo per quanto riguarda la cataratta, per così dire, senile, legata cioè all’invecchiamento naturale dei nostri occhi.

Quando la cataratta colpisce i bambini, il discorso è molto diverso: occorre infatti intervenire nei primi anni di vita ma l’intervento chirurgico in soggetti così giovani spesso comporta dei rischi, come l’insorgenza di infiammazioni o il ritorno dell’opacizzazione.

Come si cura quindi la cataratta con le cellule staminali?

Si cura utilizzando le cellule staminali che normalmente sarebbero eliminate. Durante il solito intervento chirurgico, infatti, quando si rimuove il cristallino naturale, si elimina anche parte del tessuto circostante ricco di cellule staminali.

Con questa nuova tecnica queste cellule possono essere rigenerate grazie all’azione di due particolari geni, e possono quindi ricreare la struttura trasparente del cristallino. Durante l’intervento si estrae la lente opacizzata ma si lascia intatta la capsula che contiene il cristallino e le cellule staminali: queste nel tempo si rigenerano formando un nuovo cristallino.

L’esperimento è stato fatto dapprima su conigli e macachi e in seguito su alcuni bambini.

Sui conigli il cristallino si è rigenerato dopo sette settimane, nei macachi dopo alcuni mesi. Nei bambini, la lente naturale si è rigenerata dopo tre mesi, con risultati soddisfacenti  in termine di visione.

 

 Siamo quindi ad una svolta nella chirurgia della cataratta del bambino ? 

“I risultati di questa ricerca sono apprezzabili – ha commentato il dottor Lucio Buratto, direttore scientifico di CAMO Centro Ambrosiano Oftalmico e tra i massimi esperti mondiali per la cura della cataratta – ma siamo ancora in una fase molto sperimentale. In futuro probabilmente le nuove generazioni potranno usufruire di queste nuove tecniche e non dover rinunciare alla lente naturale. Ad oggi però l’intervento di sostituzione del cristallino con una lente artificiale rimane la scelta d’elezione, con risultati ottimi e duraturi nel tempo, perché la lente artificiale non solo è ben tollerata dall’organismo, ma dura tutta la vita e non perde mai trasparenza. E non si opacizza mai”.

Per maggiori informazioni sull’intervento di cataratta chiama lo 02 6361191 oppure scrivi a visite@camospa.it

Giornata Internazionale della vista 2015: prevenzione fondamentale dopo i 50 anni

foto giornata vista fb

Oggi, 8 ottobre 2015, si celebra la Giornata Internazionale della Vista, evento promosso come sempre dall’ Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità (IAPB) e sostenuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il cui scopo è di informare sui sintomi della patologie oculistiche e fare prevenzione per evitarle.

L’edizione di quest’anno è dedicata alle malattie che si sviluppano nell’età adulta, soprattutto dopo i 50 anni: degenerazione maculare senile, glaucoma, cataratta e retinopatia diabetica.

La Degenerazione Maculare Senile colpisce la macula, la parte centrale della retina, provocando una riduzione della visione centrale necessaria per vedere i dettagli.

Il Glaucoma è una malattia che danneggia il nervo ottico ed è dovuta ad una eccessiva pressione all’interno dell’occhio. E’ una malattia grave ed è la prima causa di cecità irreversibile al mondo.

La Retinopatia Diabetica può causare una “visione a chiazze” con perdita della nitidezza e sensibilità all’abbagliamento.

La Cataratta consiste nell’opacizzazione del cristallino e può causare annebbiamento visivo, abbagliamento, aloni notturni e percezione di immagini sdoppiate.

Queste malattie possono avere cause genetiche, familiari oppure possono essere legate all’invecchiamento. Alcune, come il glaucoma, nelle fasi iniziali possono essere prive di sintomi. 

Per questo è fondamentale, soprattutto dopo i 50 anni, recarsi con regolarità dall’oculista di fiducia e sottoporsi a rigorosi controlli. Se si soffre di diabete i controlli devono essere ancora più frequenti.

Non sottovalutate la vista, non date per scontato che vada tutto bene perché vedete bene: i controlli oculistici possono mettere in evidenza patologie o sofferenze di cui si ignora l’esistenza. 

 

Secondo l’OMS nel mondo sono 39 milioni i ciechi e 246 milioni gli ipovedenti.

In Italia, in particolare, vivono almeno 362 mila ciechi e gli ipovedenti sono oltre un milione.

Oggi, in occasione della Giornata mondiale della vista, in 74 piazze italiane i volontari dell’IAPB saranno presenti presso i gazebo allestiti per distribuire opuscoli informativi, mentre le unità mobili oftalmiche svolgeranno controlli oculistici gratuiti e saranno organizzati incontri informativi aperti al pubblico sulle principali patologie oculari.

Per informazioni:

http://www.iapb.it/gmv2015/iniziative.php

www.giornatamondialedellavista.it

 

 

Nutrigenomica: può l’alimentazione curare le malattie, anche quelle oculari?

nutrigenomica

Parliamo spesso di quanto una buona alimentazione possa aiutare a prevenire molte malattie, anche quelle degli occhi.

In questo articolo affrontiamo il delicato tema della nutrigenomica, la scienza deputata a studiare le interazioni fra geni specifici e nutrienti, secondo la quale le conseguenze del nostro stile alimentare dipendono dal profilo genetico, specifico di ogni individuo, ma anche l’avverarsi del destino trascritto nei geni può essere, a sua volta, rallentato o anticipato dallo stile alimentare.

Esistono quindi predisposizioni razziali, etniche e familiari, nella risposta a determinati nutrienti e ciò spiega perché le risposte cliniche, ad esempio alla soia, siano notevolmente diverse nelle donne indiane rispetto alle donne europee.

La nutrigenomica con lo studio dei polimorfismi (piccole, ma effettive, differenze nella sequenza amminoacidica dei geni) fornisce spiegazioni plausibili sulla diversa efficacia clinica di prodotti legittimati, peraltro, da studi e casistiche non casuali.

Ad esempio, un polimorfismo nel gene dell’angiotensina (ormone che stimola la vasocostrizione aumentando la pressione del sangue) potrebbe spiegare la diversa risposta degli ipertesi alle diete ricche di fibre alimentari, oppure altri polimorfismi giustificano il fatto che l’acido folico riduca l’incidenza del tumore del colon in alcuni studi, ma non in altri, condotti su gruppi etnici con abitudine alimentari diverse.

Questi sono soltanto due esempi del fatto ben noto che alcune precauzioni alimentari si sono confermate utili nella prevenzione dei tumori in determinati studi, ma non in altri!

Oggi sappiamo che i geni del singolo individuo sono coinvolti nella risposta alla presunta componente, benefica o dannosa, di un cibo: il problema diventa ben più complesso quando ci sono interferenze-interazioni con altri cibi.

Forse si potrebbe fare un accostamento con quanto già accade con l’indice glicemico di un cibo testato in laboratorio e quello che invece è l’effetto dello stesso cibo inglobato in un pasto completo con la sovrapposizione e le interferenze di altri alimenti e delle variabili digestive!

I progressi della nutrigenomica ci porteranno a comprendere in che modo un alimento, o meglio un particolare stile alimentare, interferisce nel funzionamento dell’organismo a livello molecolare; tutto ciò ha però, fin da ora, i suoi possibili risvolti commerciali e mistificatori.

Alcune aziende, non soltanto americane, hanno puntato sul business ed hanno già realizzato kit nutrigenomici, cioè dei questionari e un’analisi del DNA che per il momento non giustificano le diete formulate e suggerite in cambio di qualche centinaio di dollari.

Come ha specificato Gregory Kutz, Direttore della sezione Special Investigations del GAO (US Government Accountability Offi ce), si tratta di predizioni senza alcun valore medico e scientifico e così ambigue nella formulazione che in realtà non forniscono alcuna informazione al consumatore che paga cifre importanti praticamente per nulla.

Per capire a che punto siamo nello sviluppo e nell’applicazione della nutrigenomica, vale citare il paragone proposto da Josè M. Ordovas, direttore del Genomics Laboratory della Tufts University di Boston: “In termini di potenziale sviluppo delle nostre conoscenze oggi siamo al punto in cui eravamo nel 1980 nel campo dei computer. Giocavamo a quella specie di ping pong lentissimo su computer,lenti e primitivi,e guardate dove siamo oggi!».

Per ora la nutrigenomica è un fatto culturale in divenire che tuttavia i clinici della nutrizione non devono sottovalutare, ma semmai approfondire per prepararsi ad utilizzarlo quando i tempi saranno maturi, ma anche per avvicinarsi fin d’ora, consapevolmente e senza preclusioni concettuali, al nuovo mondo dei functional food e delle diete sempre più personalizzate. Rappresentando l’alimentazione una necessità quotidiana, la nutrigenomica potrebbe costituire una sorta di terapia «continuativa» utilizzabile per tutta la vita, senza i rischi di tossicità concettualmente intrinseci all’impiego dei «farmaci».

Ad esempio, per prevenire patologie oculari, si potrebbe autorizzare un diverso impiego preventivo di quelle vitamine che aiutano molto nella prevenzione, assumendole direttamente con i cibi che le contengono o per addizione (nutraceutical food): dalla vitamina A al β-carotene, alla vitamina E, alla vitamina B2, alla vitamina C, agli ω-3, alla luteina ecc

Per iniziare con un’alimentazione corretta e utile per i nostri occhi, in attesa che la nutrigenomica si sviluppi, potete seguire i nostri consigli della nostra rubrica “Mangiare per gli occhi”: ogni settimana pubblichiamo una ricetta diversa con preziosi nutrienti per la salute dei nostri occhi!

Questo articolo riprende quanto scritto da Eugenio Del Toma, Primario Emerito di Dietologia e Diabetologia e Specialista in Scienza dell’Alimentazione e in Gastroenterologia che ha collaborato alla stesura del libro “Occhio e Ricette per la vista” (FGE Editore) redatto in collaborazione con Lucio Buratto, Direttore del Centro Ambrosiano Oftalmico (CAMO).

Per chi volesse approfondire può acquistare il volume a questo link

I puntatori Laser non sono giocattoli!

puntatore laser

E’ di questi giorni la notizia per cui a Bologna sono stati sequestrati oltre 200 puntatori laser destinati alla vendita, perché mancanti dei requisiti di sicurezza necessari. Tre bambini hanno riportato gravi danni alla vista: uno di loro è rimasto cieco da un occhio, gli altri due presentano gravi lesioni alla retina.

La denuncia è arrivata dal dipartimento di Oftalmologia dell’Ospedale di Sant’Orsola dove erano stati portati i bambini in urgenza. La Procura di Bologna sta indagando contro ignoti per il reato di lesioni colpose e i carabinieri del Nas (Nucleo Antisofisticazioni e Sanità) stanno sequestrando puntatori in tutta Italia.

Tutto questo ha causato comprensibilmente allarme tra i genitori e non solo che in questi puntatori fino ad oggi hanno visto, erroneamente, degli innocui giochi di luce.

Sono davvero pericolosi i puntatori laser?

“Un conto sono i puntatori professionali, usati durante le presentazioni – afferma Lucio Buratto, Direttore Scientifico del Centro Ambrosiano Oftalmico di Milano –  o durante le lezioni all’Università. Sono infatti laser a luce rossa che solitamente non danno problemi, anche perché comunque usati da adulti che sanno cosa hanno in mano. I laser sequestrati a Bologna invece emettono luce verde a lunghezza d’onda più corta, una luce molto dannosa per la retina

Ma il Laser cos’è esattamente? “E’ una luce coerente – afferma Buratto – nel senso che, a differenza di qualsiasi altra sorgente luminosa che se proiettata nello spazio, si diffonde, il laser invece rimane un fascio unico che tende all’infinito”.

E quando questo laser è a lunghezza d’onda corta, come il laser verde di questi puntatori “giocattolo”, può danneggiare seriamente e irreversibilmente gli occhi.

Nello specifico, la diagnosi per questi tre bambini è stata di “maculopatia fototossica”.

Che questi puntatori siano pericolosi è risaputo e per questo non dovrebbero essere venduti così liberamente e senza nessun controllo di conformità. Nello specifico questi puntatori sono stati comprati presso bancarelle, un fatto che testimonia quanto purtroppo sia semplice acquistarli.

Bisogna informare di più, soprattutto i genitori – sottolinea Buratto – perché basta davvero un attimo, basta puntare per un secondo il raggio negli occhi per provocare danni inimmaginabili agli occhi. Questi laser provocano danni gravi soprattutto alla macula, la parte centrale della retina dove sono concentrati il maggior numero dei fotorecettori, quelle cellule deputate alla visione, cioè a ricevere gli impulsi luminosi ed a trasformarli in segnali elettrici da inviare al cervello”.

E’ di qualche tempo fa un incidente grave che avvenne in una discoteca russa, nella regione di Vladimir (a circa 20 km da Mosca): oltre trenta persone subirono gravi danni alla retina.

La colpa fu, a quanto pare, di un’errata quanto superficiale gestione di questi grandi puntatori laser usati normalmente per uno show in cielo, verso cui vanno sempre e solo puntati. Ma invece di solcare il cielo furono puntati sul pubblico.

Il laser non è un giocattolo – ribadisce Buratto – ma uno strumento di lavoro e di cura. Nell’oculistica viene usato quotidianamente in tutto il mondo per correggere difetti visivi come miopia, ipermetropia e astigmatismo e la versione a Femtosecondi è utilizzata addirittura per patologie come la cataratta e la presbiopia. E’ una tecnologia indispensabile per la medicina, ma se usata in modo improprio, al di fuori dell’ambito medico e professionale, può causare danni molto gravi”.

 

Genitori, nonni, educatori, state quindi attenti. Niente Laser ai bambini. Ci sono molti altri giocattoli tra cui scegliere!

 

Foto by Andrew “FastLizard4” Adams