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Come proteggere gli occhi lavorando in smart working

smart working - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Se il nostro quotidiano non era già abbastanza caratterizzato dalla presenza costante dalla tecnologia, la quarantena alla quale il Coronavirus ci ha nostro malgrado confinato ha dilatato a dismisura, e per certi versi anche esasperato, questo rapporto così stretto con i nostri device elettronici. Ed ecco che, conclusa una lunga giornata di smart working, ci spostiamo sull’e-reader per una breve lettura, comunichiamo con qualche amico via smartphone, per poi concludere la giornata con la visione di un programma in tv. Ma non staremo chiedendo un po’ troppo ai nostri occhi? Scopriamo i consigli del nostro direttore scientifico, il dott. Lucio Buratto, per strapazzare un po’ meno la vista in queste giornate così particolari.

4 consigli per prenderci cura degli occhi ai tempi dello smart working

1 – Rilassare i muscoli

Quando si usa un device elettronico, sia esso un computer o uno smartphone, i nostri occhi sono sottoposti ad un incessante lavoro per mettere a fuoco correttamente le parole e le immagini che vi scorrono davanti. E’ un meccanismo del tutto automatico del quale non abbiamo il controllo, ma che tuttavia porta ad un certo affaticamento oculare. Oltre ad esso, possono manifestarsi sintomi quali bruciore, arrossamento oculare, senso di pesantezza. Per ridurre questa sensazione di affaticamento ed aiutare l’occhio a trovare un momento di riposo, conviene dunque abituarsi a volgere, di tanto in tanto, lo sguardo verso un punto lontano, come per esempio fuori dalla finestra.

2 – Lubrificare gli occhi

Quando si passa molto tempo davanti ad uno schermo, l’ammiccamento (ovvero l’istinto innato di sbattere le palpebre) si riduce significativamente, compromettendo di conseguenza la lubrificazione oculare. Chi trascorre molte ore lavorando in smart working può pertanto sperimentare fastidi come secchezza e bruciore oculare. Si tratta di sintomi tipici innescati proprio dalla lettura a video, che si manifestano meno quando si legge su un supporto cartaceo. Il consiglio è quello di tenere sempre a portata di mano un collirio, così da favorire il mantenimento di un buon livello di idratazione oculare. Inoltre, poiché anche il livello di umidità dell’aria influisce sulla secchezza oculare, si consiglia di tenere in casa un umidificatore, specie qualora i termosifoni siano accesi.

3 – Luci e distanze

Per non affaticare eccessivamente la vista, il dottor Buratto consiglia di predisporre, nella stanza nella quale si lavora, un’illuminazione omogenea e uniforme rispetto alla luce emessa dai propri device. Non va bene dunque lavorare o guardare la televisione al buio, e nemmeno, d’altro canto, in condizioni di luce eccessiva. Se da un lato si rischia di sforzare troppo la vista, dall’altro si innesca una fastidiosa sensazione di abbagliamento. Ancora, non si dimentichi che tra il viso e lo schermo di qualunque display dovrebbero esserci almeno 60 cm circa.

4 – Smart Working, e non solo: largo alle pause per tutti

Fare le opportune pause è più che necessario, perché aiuta gli occhi a riposare e ad allentare la tensione. Analogamente, anche i più piccoli di casa, che spesso in questo periodo trascorrono molto tempo davanti alla tv o ai videogiochi, dovrebbero sospendere la visione dopo 30 minuti, per dedicarsi ad altre attività. Una pausa è ottima non solo per riposare gli occhi, ma anche per consentire ai piccoli di spostare (e mantenere) l’attenzione su attività diverse.

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Primavera in tavola: top 5 dei cibi per la vista

cibi per la vista - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Con l’arrivo della primavera ed il risveglio della natura, la voglia di nuovi sapori in tavola si fa sentire più che mai. Da marzo in poi, sono varie le primizie che fanno capolino nel piatto, regalandoci allegria e buonumore. E non solo: molti di questi cibi, per la vista, sono davvero un toccasana. Scopriamo insieme la TOP 5 dei cibi di primavera che ci aiutano a mantenere in salute il nostro organismo ed in particolare i nostri occhi.

Regola numero uno: mangiare bene, buono e colorato!

Una delle regole fondamentali per stare bene è alimentarsi in modo vario e non eccessivo, prediligendo frutta e verdura di stagione. E poiché, stagione dopo stagione, madre natura ci offre vasta scelta in fatto di cibi buoni e sani, ecco 5 cibi per la vista che è possibile gustare in primavera. Per prenderci cura di noi stessi con gusto e colore, coccolando il nostro corpo ed il particolare il nostro apparato visivo.

5 cibi per la vista da gustare con la bella stagione

1 – Le fragole

Oltre ad essere deliziose e coloratissime, le fragole offrono un vero e proprio boost di elementi antiossidanti. L’USDA, il Dipartimento per l’Agricoltura degli Stati Uniti d’America, ha introdotto le fragole nella lista dei cibi con Oxigen-Radical Absorbance Capacity, fra i migliori cibi antiossidanti al mondo. Le fragole sono, insomma, preziosissimi frutti antietà, che, grazie alla presenza di flavonoidi, acido ellagico e vitamina C, aiutano a stare alla larga da tutte le patologie legate all’invecchiamento cellulare. A livello oculare, questo si traduce in un effetto protettivo nei confronti di patologie come la maculopatia senile e la cataratta. Non dimentichiamo, infine, che grazie alla presenza del potassio, le fragole possono anche rappresentare un aiuto per chi soffre di pressione intraoculare alta, un importante fattore di rischio per il glaucoma.

Curiosità: il grande drammaturgo rinascimentale William Shakespeare definiva le fragole “il cibo delle fate”.

2 – I piselli

Grazie al loro sapore particolarmente dolce, i piselli sono la soluzione ideale per far consumare della buona verdura di stagione anche ai più piccoli di casa. Si tratta di un legume a baccello, dunque se acquisterete quelli freschi dovrete munirvi di un po’ di pazienza per sgranarli. Si possono gustare sia crudi che cotti. A livello nutrizionale, i piselli sono ricchissimi di acido folico, luteina, vitamina C, vitamina A e sali minerali (magnesio, calcio, ferro, potassio). La luteina, in particolare, è un antiossidante molto potente, presente nella macula e nel cristallino: aiuta a contrastare l’insorgenza delle patologie tipiche di queste strutture oculari, come la degenerazione maculare senile e la cataratta. La vitamina A contenuta naturalmente nei piselli, infine, esercita un’azione protettiva nei confronti della retina e favorisce il buon funzionamento della visione notturna.

Curiosità: re Luigi XIV di Francia amava così tanto i piselli, che li faceva coltivare in abbondanza all’interno degli orti reali.

3 – Le fave

Ricche di ferro, minerali e vitamine A e B1, le fave sono ottime se consumate a crudo. La cottura, infatti, distrugge gran parte delle loro proprietà nutritive. Potete servirle in insalata, oppure a fine pasto, per “sgrassare” il palato. Per quanto riguarda la salute oculare, la presenza della vitamina A aiuta a proteggere gli occhi dalle radiazioni luminose, dallo stress ossidativo ed a favorire il buon funzionamento visivo, mentre la vitamina B1 (la tiamina), mette al riparo dalle patologie degenerative dell’occhio (come la degenerazione maculare senile e la cataratta).

Curiosità: il famoso filosofo greco Pitagora credeva nella superstizione secondo cui bisognava stare alla larga dalle fave, perché esse erano in qualche modo collegate al mondo degli inferi.

4 – Gli asparagi

Al quarto posto in questa carrellata dei cibi per la vista tipici della stagione primaverile, troviamo gli asparagi. Gli asparagi sono ricchi di vitamina C, vitamina A, vitamina E, vitamine del gruppo B, sali minerali ed acido folico. La presenza di grandi quantità di vitamine del gruppo B aiuta a mantenere in buona salute i tessuti e le mucose e a preservare la salute oculare sul lungo periodo. In particolare, la vitamina B2 riveste un ruolo di primo piano in questo senso. Non a caso, chi soffre di cheratocono può ricorrere ad applicazioni topiche di questa vitamina, proprio per aiutare la cornea a ristabilire ove possibile una morfologia corretta.

Curiosità: Plinio Il Vecchio, nella sua Naturalis Historia, attribuiva agli asparagi un potere terapeutico contro i problemi di stomaco, oltre ad un discreto potere afrodisiaco.

5 – I carciofi

I carciofi sono ricchi di fibre e di sali minerali, tra i quali citiamo il potassio, il sodio, il fosforo ed il calcio. Offrono anche un buon apporto di vitamina C e di vitamine del gruppo B, e di antiossidanti, tra i quali citiamo i flavonoidi, il betacarotene e la luteina. La presenza di massicce dosi di antiossidanti fa del carciofo un alimento perfetto per prendersi cura della salute oculare. Gli antiossidanti, infatti, prevengono lo stress ossidativo e favoriscono la buona ossigenazione delle cellule, incluse quelle appartenenti alle strutture oculari. Va da sé che introducendo nella propria dieta carciofi freschi e di stagione, si potrà contribuire a prevenire o ritardare l’eventuale comparsa di patologie connesse all’invecchiamento cellulare, come la cataratta o la degenerazione maculare senile.

Curiosità: nella mitologia greca, il carciofo era l’incarnazione di una Ninfa, Cynara. La fanciulla era stata trasformata in un carciofo da Zeus che, dopo averla a lungo corteggiata, era stato respinto.

Glaucoma: l’importanza della terapia

Glaucoma - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Il glaucoma è una patologia oculare caratterizzata da un progressivo aumento della pressione intraoculare: il protrarsi nel tempo di questo ipertono causa danni irreversibili e di una certa gravità al nervo ottico e, più in generale, a tutte le strutture dell’apparato visivo. Il risultato è una perdita di capacità visiva che può condurre a gravi stati di ipovisione, inclusa la cecità. Sottoporsi ai dovuti controlli e seguire la terapia è fondamentale per tenere a bada la patologia. Ma cosa accade se il paziente non rispetta dosaggi e tempi in modo puntuale?

Perché non è sempre facile attenersi scrupolosamente alla terapia?

La mancata aderenza alla terapia può compromettere seriamente la prognosi del paziente. Sia in ambito oculistico che in qualunque altra branca della medicina, la cosiddetta compliance del paziente è fondamentale per il suo benessere. Questo accade tanto per le patologie acute quanto per quelle croniche. Sfortunatamente, vi sono alcuni fattori che possono determinare la non aderenza terapeutica e con essa la guarigione del paziente.

Per citarne alcuni, menzioniamo:

  • l’età: un paziente più in là con gli anni potrebbe faticare a ricordare gli appuntamenti giornalieri coi farmaci prescritti;
  • la necessità del paziente di trattare più patologie assieme, e dunque di rispettare orari e scadenze differenti durante la giornata;
  • la condizione clinica del paziente: ad esempio se è vigile o meno, o se ha bisogno di assistenza.

Come si può manifestare la non aderenza alla terapia?

La non aderenza alla terapia può esprimersi in modi diversi, come ad esempio:

  • errori nei dosaggi e nei tempi d’assunzione;
  • dimenticanze: terapia assunta in modo discontinuo ed intermittente;
  • sospensioni: il paziente ritiene di sentirsi bene e dunque decide in autonomia di sospendere la terapia.

Glaucoma ed aderenza terapeutica: cosa dicono i numeri

Secondo una ricerca scomparsa sulla rivista scientifica American Journal of Ophtalmology, il 45% dei pazienti trattati con farmaci ipotonizzanti (cioè volti ad abbassare la pressione intraoculare), non segue la terapia come dovrebbe.

Stando ai risultati della ricerca:

  • i pazienti assumono meno del 75% del dosaggio farmacologico loro prescritto;
  • a distanza di 4 anni dalla prescrizione del farmaco, il 48% dei pazienti assume solamente un terzo del dosaggio prescritto cioè, nel caso di un collirio, esso viene instillato solo una volta su tre.

Perché i pazienti affetti da glaucoma non sempre rispettano la terapia prescritta?

Il glaucoma è una patologia silente. Il paziente affetto da glaucoma, nell’immediato, non percepisce differenze sostanziali tra il suo stato di salute in corso di terapia o in assenza di questa e quindi tende a pensare che saltare qualche somministrazione non sia così grave. Questo approccio alla patologia si basa su errate convinzioni personali e non su dati medici oggettivi, ed è evidentemente sbagliato. Proprio perché il glaucoma è una patologia inizialmente priva di sintomi, il paziente non aderente alla terapia potrebbe andare incontro a danni irreversibili al nervo ottico con conseguente perdita della capacità visiva.

Il consiglio, nell’ottica del proprio benessere visivo, è quindi quello di prestare attenzione ai consigli dello specialista e di seguire alla lettera le sue indicazioni terapeutiche.

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Miopia elevata: cosa fare?

Miopia elevata - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Chi ha una forte miopia soffre nel vero senso della parola. Dover portare gli occhiali da vista tutto il giorno può essere fastidioso per il naso, per le orecchie e, più in generale, per tutto il viso. L’occhiale ostacola anche la visione laterale e può rendere difficili le attività sportive ed i rapporti interpersonali stretti. Insomma, nonostante le montature alla moda dal design accattivante non manchino, tutti i miopi preferirebbero farne a meno. Le lenti a contatto consentono globalmente una visione migliore e con meno interferenze, ma non sempre possono essere portate confortevolmente, e comunque non a lungo, anche perché possono alterare la regolare attività delle lacrime e dunque spesso diventano impossibili da portare. E allora, come fare? Occorre un’accurata ed approfondita visita oculistica, per sapere se l’occhio è operabile: talvolta tuttavia, nel corso della visita, il medico può riscontrare qualcosa che ostacola o impedisce l’intervento.

Miopia elevata, un rischio per la salute oculare

A differenza degli altri difetti visivi, la miopia nella sua forma più marcata può rappresentare un rischio concreto per la salute oculare. Difatti, tra i tutti difetti di rifrazione la miopia è quello con il rischio maggiore di complicanze visive come ad esempio i danni alla struttura retinica ed un eventuale distacco di retina. (Fonte: AaoJournal.org)

Tra gli eventuali danni che la miopia forte arreca all’intero apparato visivo, citiamo:

  • sviluppo di vasi sanguigni al di sotto della retina, più o meno come accade per la maculopatia senile di tipo essudativo;
  • distacco di retina;
  • foro maculare: un foro nella macula, la parte centrale della retina;
  • atrofia della coroide e della retina;
  • danni al nervo ottico, in virtù del costante allugamento del bulbo oculare;
  • glaucoma e cataratta, che talvolta si associano alla miopia.

Quando conviene optare per un trattamento permanente della miopia elevata?

Come si è visto nel paragrafo precedente, la miopia elevata può innescare diverse complicazioni. La scelta di optare per un trattamento permanente della miopia elevata dovrebbe essere concordata con il medico oculista dopo un’accurata visita, e se nel corso di questa emerge una delle complicanze sopra descritte, queste devono essere trattate.

In che modo?

Occorre prendersi cura della salute oculare, evitando le complicazioni innescate proprio dalla miopia elevata.

In cosa consistono i trattamenti per la prevenzione dei danni della miopia elevata?

Il giusto mix tra terapia farmacologica, laser e tecnologia

Nei centri d’eccellenza come CAMO – Centro Ambrosiano Oftalmico – dove sono disponibili équipe mediche di altissimo livello per competenze, preparazione ed esperienza oltre a strumenti tecnologici tra i più innovativi al mondo, si trovano le giuste terapie.

Tra queste citiamo, a titolo di esempio:

  • il laser, che serve a trattare la retina laddove questa presenti delle anomalie;
  • le iniezioni intravitreali, utili per il trattamento delle maculopatie;
  • la chirurgia, che può aiutare a trattare patologie più gravi.

Dopo aver trattato le problematiche che possono aver ostacolato l’intervento di miopia elevata, quest’ultimo può essere ripreso in considerazione.

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Soffri di miopia elevata e vuoi conoscere le opzioni di trattamento che fanno per te? Chiamaci dal lunedi al venerdi dalle 9.00 alle 19.00 allo 02 6361191.

Lo zafferano riduce la pressione intraoculare

Pressione intraoculare - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

 

Che madre natura sia in qualche modo “il braccio destro” di tutti noi in fatto di mantenimento della salute, è oramai assodato. Sulle stesse pagine di questo magazine dedicato al mondo dell’oftalmologia abbiamo già avuto modo di sottolineare come alcune piante officinali siano di grande aiuto nel coadiuvare il mantenimento uno stato di salute oculare il più ottimale possibile. Il protagonista di oggi è lo zafferano, il cui estratto, parola di scienza, può essere di grande aiuto contro il glaucoma ad angolo aperto. Ma vediamo di entrare nel merito della questione.

Un passo indietro: cos’è il glaucoma?

Il glaucoma è una patologia oculare che, se trascurata, può compromettere seriamente la salute oculare e danneggiare irrimediabilmente sia la visione centrale che quella periferica. La potenziale gravità della patologia emerge anche dai dati statistici: come confermato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità infatti, il glaucoma è la seconda causa di perdita irreversibile della vista a livello mondiale.

Caratteristiche del glaucoma

Il glaucoma si caratterizza per un aumento della pressione intraoculare che, a lungo andare, genera uno stato di sofferenza nel nervo ottico, innescando dei danni irreversibili all’apparato visivo e compromettendo la capacità visiva. La patologia fa generalmente il suo esordio intorno ai 40 anni ed il paziente solitamente ne è del tutto inconsapevole. Questo accade perché la sintomatologia è tutto sommato silente. Solo quando il glaucoma raggiunge uno stadio piuttosto avanzato ed i vi sono danni al nervo ottico, il paziente si accorge che qualcosa non va.

Non dimentichiamo che, se preso in tempo, il glaucoma può essere curato

Per quanto riguarda le varianti della patologia, ne elenchiamo 4:

  • glaucoma primario ad angolo aperto: è la forma più comune e più diffusa. La sua progressione è lenta ed insidiosa.
  • glaucoma ad angolo chiuso: è la forma meno comune. Può manifestarsi sia in modo cronico che acuto, già dai 40 anni circa.
  • glaucoma secondario: si chiama secondario perché si presenta come conseguenza di una patologia sistemica, oculare, oppure a causa dell’assunzione di determinati farmaci.
  • glaucoma congenito: è quello che si ha sin dalla nascita. E’ molto raro.

Assunzione di estratto di zafferano e pressione intraoculare: quale connessione?

Una ricerca scientifica ha messo in evidenza l’effetto ipotensivo dell’estratto di zafferano sullo stato di salute oculare dei pazienti con glaucoma primario ad angolo aperto. Lo studio ha visto il coinvolgimento di 35 pazienti affetti da glaucoma primario ad angolo aperto stabile ed in trattamento farmacologico con apposite gocce oculari. A metà di essi è stato somministrato per via orale l’estratto acquoso di zafferano nella misura di 30mg al giorno, mentre all’altra metà è stato somministrato un placebo. A tutti, inoltre, è stata misurata la pressione intraoculare in 3 momenti:

  • prima dell’inizio dello studio;
  • durante il trattamento;
  • dopo un mese dalla conclusione dello studio.

Le conclusioni

In accordo con i dati raccolti, è stato possibile dimostrare scientificamente che l’estratto acquoso di zafferano assunto per via orale esercita un effetto ipotensivo oculare. E poiché lo zafferano è un potente antiossidante, è stato anche possibile confermare il ruolo primario dello stress ossidativo nella patogenesi del glaucoma.

Fonte: Ncbi.nlm.nih.gov

In conclusione, ricordiamo che ancor prima di preoccuparsi di come tenere a bada la pressione intraoculare, è importante capire come prevenire efficacemente il glaucoma. A tal fine, è fondamentale sottoporsi a periodici controlli della salute oculare anche in assenza di sintomi. E non solo: qualora lo specialista confermi la diagnosi di glaucoma, si tenga presente che la sola somministrazione di preparati officinali – come l’estratto di zafferano o altri – non può e non deve sostituirsi alla terapia farmacologica eventualmente prescritta. E’ buona norma, al contrario, seguire pedissequamente le indicazioni terapeutiche fornite dallo specialista ed informarlo in merito a qualunque altro tipo di “iniziativa” – anche di tipo officinale – si intenda prendere in autonomia.

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Retinopatia e maculopatia senile: conosciamole meglio

 

Le retinopatie sono un insieme di patologie che possono colpire la retina. Le tipologie di retinopatia si differenziano in base ai motivi che le hanno causate. Tra queste, sono particolarmente diffuse la retinopatia e la maculopatia senile, ovvero causate dall’avanzare dell’età. Conosciamo più da vicino proprio questa tipologia di retinopatia ed offriamo qualche consiglio utile per chi desidera prevenirla.

Retinopatia - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Si sente spesso parlare di retinopatie e ci viene altrettanto spesso spiegato che sono patologie della retina. Non tutti i “non addetti ai lavori” però, hanno davvero ben chiaro che cos’è la retina, dove si trova e perché é così importante. E allora, facciamo un passo indietro e spieghiamo in parole semplici che cos’è la retina e cosa sono le retinopatie.

Che cos’è la retina

La retina è una membrana sottilissima che riveste la parte interna del nostro bulbo oculare nella sua quasi totalità. E’ molto delicata ed altresì importante in quanto rivestita da fotorecettori, cellule nervose e cellule pigmentate. Ciascuno di questi 3 elementi riveste una funzione ben precisa per quanto riguarda la funzione visiva. I fotorecettori a loro volta si distinguono in coni e bastoncelli, responsabili della trasmissione dell’informazione luminosa al nervo ottico. Il ruolo dei coni è quello di captare le luci intense ed i colori, mentre quello dei bastoncelli è quello di rilevare luci ad intensità medio bassa, favorendo la visione in condizioni di scarsa luminosità.

Cosa sono le retinopatie e cos’è la retinopatia senile?

Le retinopatie sono tutte quelle patologie che implicano un processo degenerativo della retina e di conseguenza una sua perdita di funzionalità ed efficienza. Alcune retinopatie sono causate da patologie sistemiche, come il diabete o l’ipertensione arteriosa, per esempio. In altri casi la causa è l’avanzamento dell’età, lo stress ossidativo e l’invecchiamento cellulare. In questi casi si parla di retinopatia senile. Quando ad ammalarsi è la porzione centrale della retina (quella situata proprio in fondo al bulbo oculare), si parla di maculopatia senile, giacché quella parte prende il nome di macula.

La maculopatia senile è una patologia molto seria per 3 ragioni:

  1. la macula è maggiormente fitta di fotorecettori e dunque da essa dipende gran parte della qualità della visione;
  2. la macula si trova in posizione centrale e quindi è la visione centrale a dipendere direttamente dalla sua salute;
  3. la perdita di qualità e quantità di visione centrale dovuta al deterioramento della macula è irreversibile.

Maculopatia senile: diamo un pò di numeri

La maculopatia è la principale causa di cecità nei paesi industrializzati. In Italia ne sono colpite oltre un milione di persone, con un aumento di circa 80 mila casi l’anno. Un numero davvero impressionante se si considera che, stando ai risultati di un’indagine demoscopica di qualche anno fa promossa proprio dal Centro Ambrosiano Oftalmico, solo l’11% della popolazione sa realmente cosa siano maculopatia e retinopatia.

Campagna nazionale per la prevenzione - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Parola d’ordine: informare e sensibilizzare

Nei paragrafi precedenti abbiamo avuto modo di sottolineare due concetti importanti:

  1. retinopatia e maculopatia senile sono patologie serie che possono pregiudicare notevolmente la capacità visiva di chi ne è affetto, causando danni irreversibili;
  2. non vi è, ad oggi, sufficiente informazione tra la popolazione in merito a queste patologie.

Ecco perché CAMO – Centro Ambrosiano Oftalmico, assieme a IRCCS – Ospedale San Raffaele di Milano e ASST H Fatebenefratelli Sacco di Milano ha organizzato e promosso una Campagna di Prevenzione e Diagnosi della Maculopatia.

Retinopatia e maculopatia: una grande occasione di informazione e screening da non perdere

Una grande occasione di informazione e di prevenzione per tutti i cittadini over 50 che non hanno mai avuto una diagnosi di maculopatia o retinopatia. Tutti i dettagli dell’iniziativa si trovano sul sito ufficiale, dove è anche possibile prenotare il proprio screening presso uno dei 26 centri d’eccellenza dislocati su tutto il territorio nazionale – incluso il Centro Ambrosiano Oftalmico – che aderiscono all’iniziativa. Ti aspettiamo!

Fotofobia: 7 curiosità

Fotofobia - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

La fotofobia non è una patologia oculare, bensì il sintomo piuttosto frequente in alcune malattie. Si caratterizza per un certo fastidio, che in termini medici si definisce ipersensibilità o intolleranza, nei confronti delle fonti luminose particolarmente intense. Da cosa dipende? E come porvi rimedio? Scopriamo insieme 7 curiosità poco note sulla fotofobia.

1 – La fotofobia può essere il sintomo di una patologia oculare

Come detto in apertura, la fotofobia non è una patologia, bensì un sintomo. Si caratterizza per un forte fastidio di fronte alle fonti luminose intense o ai cambiamenti repentini di luminosità, sensazione di corpo estraneo, bruciore, arrossamento oculare e difficoltà a tenere gli occhi aperti. A volte la fotofobia è così intensa da causare dolore agli occhi. Le patologie oculari che possono innescare la fotofobia non sono poche: tra queste citiamo la cataratta (che, ricordiamo, si può risolvere in modo definitivo grazie ad un intervento di breve durata), ma anche il cheratocono, il glaucoma, la blefarite, la congiuntivite e l’uveite, per fare alcuni esempi.

2 – La fotofobia può essere il sintomo di una patologia non oculare, come la cefalea

La fotofobia può essere anche il sintomo di una patologia non oculare, come per esempio la meningite, la sindrome di Sjogren, ma anche la nevralgia del trigemino e la cefalea. Non a caso avrete notato che il mal di testa porta con sé anche un certo fastidio nei confronti della luce ed un desiderio di riposare in un luogo semibuio.

Fonte: Ncbi.nlm.nih.gov

3 – Chi ha gli occhi chiari è più soggetto alla fotofobia

La melanina naturalmente presenza nell’iride esercita anche un importante ruolo di difesa nei confronti della luce solare. Va da sé che i soggetti con occhi molto chiari possano avere difficoltà a tollerare la luce, specie se intensa. Lo stesso discorso vale per chi è affetto da albinismo e quindi è totalmente privo di melanina. In questi casi l’uso di occhiali da sole con lenti fotocromatiche e polarizzate (capaci di proteggere dai raggi UV e dall’abbagliamento) e l’uso di copricapi con visiera è fortemente consigliato anche in inverno.

4 – La fotofobia può anche essere causata da una carenza alimentare

Anche l’alimentazione è fondamentale per proteggere i nostri occhi dall’insorgenza di diverse patologie e fastidi oculari. Tra questi figura anche la fotofobia: può capitare, infatti, che questa sia correlata ad una carenza alimentare, nello specifico relativamente al magnesio ed alla vitamina B2.

5 – Anche le lenti a contatto possono causare fotofobia

Le lenti a contatto sono ausili molto delicati dei quali è fondamentale avere molta cura: un uso non corretto delle lenti, un uso prolungato delle lenti usa e getta o una scorretta igiene sia oculare che delle lenti stesse, può innescare alcuni fastidi tra cui la fotofobia. Qualora la cornea si dovesse irritare come conseguenza di un uso poco attento delle lenti, conviene sospenderne l’uso fino a completa guarigione.

6 – La fotofobia può essere causata anche da alcuni farmaci

La fotofobia può essere un effetto momentaneo dovuto all’assunzione di alcuni farmaci. Tra questi citiamo le atropine – come le gocce che l’oculista instilla per ottenere una dilatazione della pupilla – le scopolamine, presenti in alcuni farmaci anti-vomito ed anti-nausea, e le tetracicline, antibiotici usati per curare la polmonite, l’Helycobacter pylori e alcune infezioni della pelle.

7 – Abuso di alcolici

Infine, segnaliamo la fotofobia come effetto transitorio dell’abuso di alcol. Insomma, se dopo una serata nella quale vi è capitato di alzare un po’ il gomito provate un certo fastidio alle luci intense, niente paura: passato l’effetto del bicchiere di troppo, passerà anche il noioso sintomo oculare.

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Laser agli occhi: 10 cose da sapere

laser agli occhi - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Laser agli occhi: l’intervento per la correzione permanente di miopia, ipermetropia, astigmatismo e presbiopia può apportare innumerevoli vantaggi. In primis, quello di poter finalmente fare a meno degli occhiali, ma non solo. L’argomento è vasto, così come sono diverse le cose che conviene sapere nel momento in cui si comincia a maturare l’idea di affrontarlo. E allora, ecco 10 cose da sapere sul laser. Si tratta di informazioni utili da sapere quando ci si avvicina per la prima volta all’idea di sottoporsi ad un trattamento laser agli occhi. Non dimentichiamo, però, che le informazioni più accurate ed approfondite, ma soprattutto riferite al vostro stato peculiare di salute, ve le fornirà naturalmente l’oculista.

Alcune informazioni utili per chi desidera avvicinarsi all’idea dell’intervento laser agli occhi per la correzione definitiva dei difetti visivi

10 cose da sapere sul laser agli occhi

  1. Se il difetto visivo non è stabile, allora non sarà possibile sottoporsi al trattamento. I trattamenti laser si eseguono solamente quando i difetti visivi hanno raggiunto il loro “punto d’arrivo”;
  2. Analogamente al punto 1, chi ha meno di 20 anni potrebbe dover pazientare ancora un po’. Spesso, a quest’età, i difetti visivi sono ancora nella loro fase evolutiva;
  3. L’intervento laser agli occhi non è doloroso. Qualunque tecnica si scelga, si tratta di un intervento di breve durata, che si esegue in regime ambulatoriale;
  4. L’anestesia viene somministrata localmente tramite un collirio. Non è necessario ricorrere ad altri tipi di anestesia;
  5. Esistono diverse tecniche: quelle maggiormente in uso sono la PRK e la Femto-LASIK. L’oculista avrà cura di illustrarle nel dettaglio e, dopo una visita accurata ed un colloquio approfondito, la decisione su quale tecnica sia più indicata sarà presa in accordo con lui;
  6. L’intervento viene eseguito con l’ausilio di computer e di strumentazione di altissima tecnologia;
  7.  Il recupero sarà piuttosto veloce, ma i tempi potrebbero variare lievemente da tecnica a tecnica;
  8. Per qualche giorno si dovrà indossare un paio di occhiali da sole;
  9. Le tecniche oggi in uso consentono di correggere anche più difetti visivi contestualmente;
  10. Non saranno applicati punti di sutura.

Vuoi saperne di più?

Se hai voglia di approfondire l’argomento e vuoi conoscere più da vicino le tecniche per la correzione permanente dei difetti visivi, la prima cosa che dovrai fare è fissare un appuntamento per una visita oculistica specialistica. Per farlo, puoi chiamarci dal lunedi al venerdi dalle 9.00 alle 19.00 allo 02 6361191.

 

Miopia nei bambini: il sole può contribuire alla prevenzione

miopia bambini - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Acqua e sole sono due elementi imprescindibili per il buon andamento della vita sulla terra e per il benessere di noi esseri umani. Il sole, in particolare, regola alcune funzioni fondamentali del nostro organismo e ci aiuta a mantenerci in salute. Non solo: secondo una ricerca scientifica, i suoi raggi benefici sono fondamentali anche per la salute oculare dei nostri piccoli, perché favoriscono il rilascio di un neurotrasmettitore che li proteggerebbe dalla miopia. Insomma, più sole, meno miopia: naturalmente, con le opportune precauzioni. 

Stare al sole, con giudizio, fa bene

Nelle pagine di questo sito abbiamo parlato diverse volte dell’effetto potenzialmente dannoso dei raggi UV per la salute oculare. In realtà, i raggi UV rappresentano solamente una parte dello spettro solare. L’esposizione moderata e graduale ai raggi solari – con un’opportuna protezione della pelle e degli occhi – può esercitare diversi effetti benefici sul nostro organismo. Non a caso, vi sarà capitato di notare che alcune patologie dermatologiche tendono a migliorare durante la stagione estiva. Ma anche il nostro stesso umore ne trae beneficio.

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Perché il sole fa bene al corpo ed allo spirito?

In generale, il sole è importante perché regola il buon andamento dei ritmi di sonno e veglia, perché aiuta a combattere il cattivo umore e la depressione, e perché stimola la produzione di molti ormoni, fondamentali per il buon funzionamento di pancreas, tiroide e ghiandole sessuali. Entrando nel dettaglio, il sole fa bene perché stimola il rilascio di cortisolo, dopamina, serotonina, e stimola la produzione di vitamina D. Ecco, in breve, quali sono gli effetti positivi di queste sostanze sul nostro organismo:

  • cortisolo: è un ormone avente funzione antiinfiammatoria;
  • dopamina: ha un ruolo importante nel controllo dei ritmi veglia-sonno, dell’umore, ma anche della memoria;
  • serotonina: stimola il buon umore, infatti è anche chiamata ormone della felicità;
  • vitamina D: è importante per la salute delle nostre ossa. Si rivela utilissima per le persone più anziane o per le donne in menopausa.

Bambini: una corretta esposizione ai raggi solari può prevenire la miopia?

Come accennato in apertura, il sole può esercitare un effetto benefico anche sulla salute oculare dei più piccoli. Questo accade perché i raggi solari stimolano la produzione di dopamina. Quando il piccolo si espone alla luce solare, si ha un rilascio di dopamina proprio a livello delle strutture retiniche. Secondo alcuni studi, questo neurotrasmettitore sarebbe in grado di inibire l’allungamento dell’occhio tipico dei pazienti affetti da miopia. Insomma, nei pazienti in età evolutiva, una buona e corretta esposizione alla luce solare potrebbe contribuire a contrastare la comparsa della miopia. Ricordiamo, tuttavia, che anche se trascorrere molto tempo all’aria aperta fa indubbiamente bene ai nostri piccoli, non sempre è possibile evitare la comparsa di un difetto visivo come la miopia. La ragione è presto detta: alla base della miopia c’è spesso anche una componente ereditaria.

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Al sole sì, ma con moderazione

Ricordiamo che l’esposizione ai raggi solari – tanto dei piccoli quanto degli adulti – va dosata e gestita con moderazione. Ecco alcuni accorgimenti che consigliamo sempre di seguire:

  • evitare di esporsi al sole nelle ore centrali della giornata;
  • fare uso di una buona lozione solare (un fattore di protezione coerente con il proprio fototipo, ma di norma sempre meglio medio-alto);
  • rinnovare la lozione protettiva di tanto in tanto, specie dopo i bagni in mare o in piscina;
  • indossare un paio di occhiali da sole con lenti di qualità;
  • usare un copricapo (questo consiglio vale soprattutto per i bambini);
  • bere molto, per reidratare il proprio organismo e tenersi al riparo da colpi di calore.

Come prendersi cura del benessere visivo dei bambini

Il consiglio dunque è quello di far giocare i bambini il più possibile all’aria aperta e, al contrario, di limitare il tempo trascorso in ambienti chiusi giocando con i device elettronici. In questo modo, si favorirà il rilascio di dopamina a livello delle strutture oculari, ma non solo. Giocare all’aperto, abituare gli occhi a guardare in tutte le direzioni e ad ammirare forme e colori differenti, è una vera e propria ginnastica oculare che aiuta l’occhio del piccolo a svilupparsi nel miglior modo possibile.

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3 consigli per chi indossa le lenti a contatto in estate

lenti a contatto estate  - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Chi indossa abitualmente le lenti a contatto sa bene che è fondamentale attenersi quotidianamente ad alcune regole pratiche ed igieniche sia per quanto riguarda l’applicazione, sia in merito alla manutenzione. L’obiettivo, trarne il massimo beneficio senza andare incontro a fenomeni irritativi o infettivi. Queste piccole grandi attenzioni finiscono presto per diventare una routine alla quale non si fa più caso. Tuttavia, durante la stagione estiva, quando si praticano più attività all’aria aperta, è importante fare ancora più attenzione alla propria igiene oculare e alla cura delle lenti a contatto. Ecco 3 consigli utili per chi indossa le lenti a contatto in estate.

1 – Mare o piscina? Meglio senza lenti

L’estate è la stagione perfetta per scatenarsi tra mare e piscina. Quando la temperatura sale, non c’è niente di meglio che trascorrere il maggior tempo possibile in ammollo. Se indossate lenti a contatto, sarebbe meglio toglierle prima di immergersi in acqua. Il cloro e il sale possono favorire fenomeni irritativi a carico della congiuntiva. Questo non vale solo per una eventuale immersione, ma anche per dei semplici schizzi d’acqua. Se non intendete togliere le lenti a contatto in estate quando vi recate al mare o in piscina, potete valutare di indossare lenti a contatto morbide. O ancora, indossare degli occhialini da piscina, così da mettere gli occhi al riparo totale da qualunque insidia.

2 – Occhio alla sabbia

Anche la sabbia, che già rappresenta un elemento di fastidio per chi non porta le lenti a contatto, può rivelarsi davvero insidiosa. In particolare nelle giornate ventose o in presenza di bambini, che spesso si divertono ad alzare la sabbia nei momenti di gioco. Un piccolissimo granello di sabbia, che spesso fatichiamo ad osservare ad occhio nudo, potrebbe arrecare qualche problema, ancor di più se rimane intrappolato sotto le lenti a contatto. Anche in questo caso vale il consiglio di cui sopra: se potete, togliete le lenti prima di recarvi in spiaggia. Se non potete, indossate lenti morbide e, perché no, evitate di togliere gli occhiali da sole.

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3 – Lenti a contatto in estate …in aereo

Il terzo consiglio sull’uso corretto delle lenti a contatto in estate ha a che fare con le trasferte. L’estate è anche la stagione per eccellenza dei viaggi. Chi si sposta in aereo dovrebbe sapere che l’aria che si respira in cabina è particolarmente secca. Affrontare un viaggio in aereo indossando le lenti a contatto potrebbe favorire un fenomeno di secchezza oculare. Seppur transitoria, questa secchezza potrebbe rivelarsi molto fastidiosa. Anche in questo caso, il consiglio è quello di togliere le lenti ed affrontare il viaggio, per esempio, indossando gli occhiali da vista.

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