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Retinopatia diabetica: questione di fenotipi?

La retinopatia diabetica è una patologia oculare particolarmente insidiosa, nonché una delle maggiori cause di ipovisione grave (e persino cecità) al mondo. Stili di vita sani e prevenzione sono, in questo senso, dei preziosi assi nella manica dai quali non bisognerebbe mai prescindere. Ma c’è di più. Secondo i risultati di una ricerca scientifica, esiste una correlazione ben precisa tra fenotipo di appartenenza e modalità di progressione della retinopatia diabetica correlata al diabete di tipo II. A seconda del fenotipo, è possibile indicare la percentuale di rischio di sviluppare altre complicanze pericolose per la salute oculare. Vediamo assieme i dettagli di questa interessante ricerca scientifica. 

Cos’è la retinopatia diabetica e cos’è il diabete di tipo II

Prima di approfondire gli aspetti salienti della ricerca scientifica citata in apertura, spendiamo due parole sulla retinopatia diabetica e sul diabete di tipo II. La retinopatia diabetica è una patologia oculare che risente della diffusa debolezza dei vasi sanguigni causata dal diabete. Chi ne è affetto va incontro al deterioramento ed alla morte dei fotorecettori, come conseguenza di una insufficiente irrorazione sanguigna a livello retinico e di una perdita anomala di liquidi. Si tratta di un processo irreversibile, che può colpire tutta la retina così come la sua porzione più preziosa ed importante: la macula. In tal caso, si parlerà di maculopatia diabetica. 

Il diabete di tipo II è una patologia che solitamente si presenta in età già adulta e che si caratterizza per una iperglicemia persistente dovuta a due fattori:

  • una ridotta produzione di insulina da parte del pancreas
  • e/o una ridotta sensibilità del fegato all’insulina

A differenza del diabete di tipo I, non è una patologia autoimmune, ma è innescata da molteplici fattori. In particolare, stili di vita sedentari e poco propensi all’attività fisica e una dieta sbilanciata a favore di cibi grassi, molto elaborati e poco salutari rappresentano un fattore di rischio non trascurabile. Non a caso, molti pazienti affetti da diabete di tipo II sono in sovrappeso.

Retinopatia diabetica e fenotipi: quale connessione?

Stando ai risultati di una recente ricerca scientifica, lo studio dei fenotipi della retinopatia nei pazienti affetti da diabete di tipo II può dare indicazioni utili per predire la progressione della patologia. Per fare ciò, gli studiosi hanno monitorato la salute visiva di un gruppo di pazienti affetti da retinopatia diabetica per un periodo di 5 anni. I pazienti sono stati suddivisi in tre gruppi, corrispondenti a tre fenotipi differenti.

Individuazione dei fenotipi

Gli studiosi hanno misurato due parametri specifici in tutti i pazienti, chiamati MAT e CRT (rispettivamente turnover dei microaneurismi e spessore retinico centrale). A seconda dei valori riportati per ciascun parametro, i pazienti sono stati assegnati a 3 fenotipi differenti, A, B e C.

I risultati della ricerca

Gli studiosi hanno potuto rilevare che il fenotipo di appartenenza è un indicatore predittivo dell’andamento della patologia e del rischio più o meno alto di sviluppare le seguenti complicanze:

  • edema maculare diabetico
  • retinopatia diabetica proliferante

La ricerca scientifica si è rivelata preziosa per due motivi. Per il valore predittivo sopra descritto, ma anche perché ha evidenziato la straordinaria potenzialità di strumenti ed esami quali la tomografia ottica computerizzata (OCT) e la fotografia del fondo oculare. Grazie a questi strumenti diagnostici sofisticati e per nulla invasivi, è possibile oggi giungere ad una diagnosi tempestiva ed accurata della patologia. E, di conseguenza, a soluzioni di trattamento capaci di limitare fortemente l’impatto negativo che la retinopatia diabetica può esercitare sulla capacità visiva del paziente. In ultima istanza, ed alla luce di queste osservazioni, possiamo affermare che fare prevenzione e sottoporsi a percorsi di diagnostica mirata è fondamentale per invertire la tendenza attuale che vede un numero sempre maggiore di pazienti affetti da retinopatia diabetica in condizioni di grave deficit visivo.

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Prenota la tua visita specialistica per le patologie della retina chiamando dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 19.00 il numero 02 636 1191.

Lenti a contatto smart: cosa sono? – Parte 2

Le lenti a contatto smart promettono di migliorare sensibilmente la qualità di vita e la capacità visiva di tanti pazienti affetti da ipovisione o affetti da determinate patologie. Si tratta di dispositivi intelligenti ad altissimo apporto tecnologico. Molti di essi oggi sono ancora in fase di sperimentazione. Sono dotati di peculiarità e funzionalità interessanti e potenzialmente rivoluzionarie: dall’assistenza nei confronti di pazienti affetti da gravi stati di ipovisione, sino alla misurazione di diversi parametri misurabili, quali livelli di glucosio ma anche colesterolo, ioni di potassio e sodio. Vediamo insieme nuove proposte attualmente al vaglio della scienza medica, con l’aiuto della Dott.ssa Maria Luisa Verbelli del Centro Ambrosiano Oftalmico.

Le lenti a contatto smart sviluppate dall’Università di San Diego

I ricercatori dell’Università di San Diego stanno lavorando ad un prototipo di lenti a contatto smart. Si tratta di lenti a contatto morbide in grado di ingrandire con uno zoom ciò che si sta guardando semplicemente ammiccando due volte. Un risultato raggiunto utilizzando materiali che di solito vengono utilizzati nella robotica.

La giusta combinazione tra biomimetica ed elettrooculografia

Alla base del progetto, l’intuizione che combinando biomimetica ed elettrooculografia è possibile ottenere un prodotto finale altamente tecnologico ed efficiente. La biomimetica è una scienza che osservando la natura trae spunti utili a riprodurre strutture artificiali. L’elettrooculografia, invece, permette di registrare la differenza di potenziale esistente tra cornea e retina. I ricercatori hanno misurato i segnali elettrooculografici che si ottengono quando gli occhi effettuano determinati movimenti. In questo modo sono riusciti a costruire una lente a contatto morbida biomimetica in grado di rispondere agli impulsi elettrici; i movimenti della lente si hanno con l’attivazione di alcune aree di pellicola di elastomero dielettrico. L’obiettivo è quello di imitare il meccanismo di funzionamento degli occhi umani

Le lenti a contatto smart per diabetici

Avviene sovente che la tecnologia si ponga al servizio della salute, del benessere e soprattutto della prevenzione in ambito medico e sanitario. Le lenti a contatto smart che stiamo per illustrare non sono pensate per compensare uno stato di ipovisione. Le lenti a contatto smart per diabetici sono state messe a punto da un gruppo di ricercatori sudcoreani e sono in grado di misurare il livello di glucosio nelle lacrime che si è visto essere correlato a quello del sangue.

Un dispositivo che infonde ottimismo nei confronti di una patologia ad ampia diffusione

Il progetto è ancora in fase puramente sperimentale, ma apre le porte ad un futuro nel quale la prevenzione nei confronti del diabete potrebbe diventare una realtà tangibile capace di invertire la tendenza per la quale, ad oggi, la patologia sta assumendo i contorni di una vera e propria pandemia. Com’è noto, il diabete colpisce oltre 400 milioni di persone nel mondo con un impatto importante sulla società sia sanitario che economico. Questa tecnologia permetterebbe di sostituire i controlli dei livelli di glucosio nel sangue nei pazienti che sono costretti a farlo quotidianamente. Ma non solo. Essa è pensata per svolgere anche un importante ruolo preventivo: tenere sotto controllo il glucosio nelle lacrime (e di conseguenza nel sangue) svolge un importante ruolo di prevenzione nei confronti di alcune patologie tipicamente correlate al diabete: tra queste menzioniamo la retinopatia diabetica, l’insufficienza renale e complicanze cardiovascolari.

Come sono fatte le lenti a contatto smart per diabetici

Il dispositivo è costruito su un polimero biocompatibile e contiene circuiti elettrici ultrasottili e flessibili, biosensori e sistemi di somministrazione controllata di farmaci oltre che di comunicazione dati. 

La lente è composta da cinque parti principali:

  1. biosensore
  2. sistema per l’erogazione di farmaci
  3. sistema di trasferimento di energia senza fili
  4. microcontrollore a circuito integrato con un’unità di gestione dell’alimentazione
  5. sistema di comunicazione a distanza a radiofrequenza

Le lenti a contatto smart per diabetici sono state prodotte con un materiale che garantisce una trasparenza ottimale e sono molto flessibili. Sul bordo della lente sono collocati minuscoli sensori in grafene che permettono, essendo a contatto diretto con la lacrima, di far partire un segnale che viene captato da un dispositivo wireless che legge la concentrazione di glucosio nel film lacrimale. Quando i livelli del paziente superano una soglia predefinita, un led presente nella lente lo segnala. E’ in progetto un’App in grado di monitorare e archiviare le varie registrazioni.

A cura della Dott.ssa Maria Luisa Verbelli, medico oculista presso CAMO – Centro Ambrosiano Oftalmico.

Occhi e Covid: un vademecum per chi viaggia in aereo

Il SARS-CoV-2 si è manifestato ormai da qualche anno in tutta la sua forza dirompente, capace di eradicare gran parte delle nostre abitudini e di intaccare persino la qualità dei rapporti interpersonali. Ma ancor prima che questo accadesse, era già noto che viaggiare in aereo esponesse ad un rischio di contrarre virus respiratori più elevato di quanto non accadesse in altri mezzi di trasporto. La trasmissione del virus avviene, da parte di chi ne è affetto, principalmente tramite emissione di minuscole ed invisibili secrezioni respiratorie (i cosiddetti droplets). Ma non solo: alcune ricerche scientifiche hanno messo in evidenza come anche la superficie oculare costituisca una sorta di via preferenziale di accesso del virus. Chi viaggia in aereo, dunque, dovrebbe stare all’erta rispetto al rischio di contagio orale così come oculare. Stiliamo allora un piccolo vademecum per volare in sicurezza, limitando al minimo, ove possibile, il rischio di contagio. E senza trascurare la potenziale insidiosità della combinazione occhi e Covid.

Occhi e Covid: perché in aereo si rischia di più?

All’interno di un velivolo lo spazio è angusto e non sempre è facile mantenere il corretto distanziamento interpersonale. Inoltre, si tratta di un luogo chiuso, con un ricambio d’aria limitato ed un livello di umidità generalmente molto contenuto. Laddove l’aria si fa più secca, l’evaporazione del film lacrimale aumenta. E la superficie oculare diviene più vulnerabile. E’ in questo contesto che l’infezione da Sars-CoV-2 può trovare terreno fertile per accedere al nostro organismo. Questo vale ancor di più nel caso di soggetti immunodepressi o già affetti da altre patologie (come alcune patologie sistemiche, per esempio, quali diabete o disturbi della tiroide).

Perché se il film lacrimale evapora, l’occhio è più vulnerabile?

Il film lacrimale è un insieme di componenti acquose e lipidiche che mantengono l’occhio ben idratato e lo proteggono dalle aggressioni esterne. Quando il film lacrimale si impoverisce, l’occhio perde la sua naturale idratazione e va incontro a secchezza, bruciore, arrossamento, sensazione di corpo estraneo. Chi è affetto da Sindrome dell’Occhio Secco conosce bene questi sintomi e sa quanto essi sono fastidiosi. All’interno di un velivolo anche un occhio sano può perdere il suo naturale equilibrio, seppur temporaneamente. E può tramutarsi nella via d’accesso preferenziale per alcuni virus respiratori tra cui il noto Covid-19.

Occhi e Covid, come proteggersi se si viaggia in aereo?

Ecco alcune indicazioni di indole generale per proteggere i propri occhi durante i viaggi in aereo e limitare al massimo la possibilità di contagio per via oculare:

  • igienizzare le mani frequentemente e ripetere l’igienizzazione anche durante il volo, specie se ci si alza per sgranchirsi le gambe o se ci si reca ai servizi igienici;
  • evitare di portare le mani agli occhi o alla bocca (o più in generale al viso);
  • i portatori di lenti a contatto dovrebbero toglierle prima del viaggio;
  • se il volo è particolarmente lungo, si consiglia di procurarsi una mascherina oculare personale, di quelle che si utilizzano per dormire, o un paio di occhiali protettivi;
  • mantenere la superficie oculare ben idratata grazie ad un lubrificante oculare, da somministrare personalmente previa sanificazione delle mani;
  • bere molta acqua durante tutta la durata del volo;
  • limitare il consumo di caffeina così come di alcolici;
  • rispettare la distanza interpersonale prevista dalla compagnia aerea, evitando di cambiare posto e lasciando vuoti i sedili che non si prevede siano occupati.

Fonte: ncbi.nlm.nih.gov

Occhi e Covid: un ultimo consiglio

Si consiglia inoltre di prenotare una visita oculistica specialistica prima del viaggio in aereo, specie se si tratta di un viaggio di una certa durata. Una valutazione clinica e qualche indicazione precauzionale potranno essere d’aiuto nel caso si sviluppino sintomi oculari sconosciuti o improvvisi durante i propri spostamenti.

Vuoi saperne di più?

Stai per metterti in viaggio? Vuoi conoscere più da vicino i rischi connessi al binomio “occhi e Covid”? Prenota la tua visita specialistica chiamando dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 19.00 il numero 02 636 1191. Saremo lieti di prenderci cura della tua salute visiva.

Glaucoma e miopia forte: che fare?

Il glaucoma è una patologia oculare ad ampia diffusione, tanto da rappresentare, oggi, la seconda causa di cecità al mondo. Gli esperti la definiscono una malattia sociale, in quanto il suo esordio silente innesca conseguenze sociali ed economiche decisamente impattanti. Se al ritardo diagnostico aggiungiamo anche la non completa aderenza alla terapia da parte di molti pazienti, va da sé che l’esito non può essere che preoccupante. Analogamente, anche la miopia forte è stata più volte definita un’epidemia. In questo senso, lockdown, permanenza forzata in luoghi chiusi e forme di studio/lavoro da remoto non sono state d’aiuto. Anzi. Che fare dunque se ci si trova a dover affrontare glaucoma e miopia forte assieme? Come curare la propria salute visiva adeguatamente? Approfondiamo assieme l’argomento.

Perché glaucoma e miopia forte possono manifestarsi assieme?

Diversi studi scientifici hanno evidenziato che la connessione tra glaucoma e miopia forte non è poi così rara. Di fatto, la malattia miopica è un fattore di rischio per il glaucoma. Questo accade perché nell’occhio miope il bulbo oculare è fortemente allungato. Le alterazioni anatomiche poste in essere dalla miopia degenerativa sono fattore predisponente l’esordio del glaucoma.

Glaucoma e miopia forte: da dove cominciare

Possiamo affermare senza indugio che un paziente affetto da miopia forte (chiamata anche malattia miopica) e glaucoma rappresenta una sfida importante per il medico oculista. Ancor di più se si considera che sovente questo spiacevole binomio è presente in pazienti di giovane età. Quando le due patologie si presentano in modo concomitante, i fattori da prendere in considerazione saranno:

  • aumento della pressione intraoculare;
  • cambiamento nella morfologia di alcune strutture intraoculari;
  • osservazione attenta dei cambiamenti morfologici anche a carico del nervo ottico.

Al fine di valutare correttamente lo stato di salute oculare del paziente affetto da glaucoma e miopia forte e di mettere a punto il corretto iter terapeutico, è fondamentale recarsi prontamente dall’oculista. Una visita oculistica tempestiva ed accurata è sicuramente il primo passo da compiere. La visita includerà alcuni esami diagnostici particolarmente mirati, tra cui OCT – Tomografia Oculare Computerizzata, ma anche tonometria, pachimetria corneale ed altri.

Come si curano glaucoma e miopia forte?

Sarà cura del medico oculista, dopo un’attenta ed approfondita valutazione del quadro clinico del paziente, indicare quali siano le strade da intraprendere per monitorare, trattare e curare efficacemente entrambe le patologie. Il consiglio generale è di rivolgersi ad un centro d’eccellenza, dove sarà possibile trovare medici dalla comprovata preparazione e dalla notevole esperienza clinica, capaci di cogliere anche le sfide più insidiose.

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Il Centro Ambrosiano Oftalmico è a tua disposizione dal lunedi al venerdi dalle 9.00 alle 19.00 allo 02. 6361191.

Cura per il glaucoma: un elenco delle terapie disponibili

Il glaucoma è una patologia oculare subdola e insidiosa che può condurre ad uno stato di ipovisione anche molto marcato. Una condizione che, sfortunatamente, è irreversibile. Non a caso la patologia è anche nota con il nome di “ladro silenzioso della vista”. Ma quali sono ad oggi le cure per il glaucoma? Stiliamo assieme un piccolo decalogo delle cure ad oggi disponibili.

Una premessa importante 

Le terapie e le cure per il glaucoma oggi esistono e sono diverse. Al fine di massimizzarne l’efficacia, tuttavia, è fondamentale agire con tempestività. Il glaucoma è una patologia capace di “battere sul tempo” chi ne soffre. Mai come in questo caso la prevenzione è la chiave per la buona riuscita di qualunque tipo di terapia. Per il trattamento e la cura del glaucoma non è dunque possibile prescindere da una visita oculistica accurata, dettagliata e soprattutto tempestiva. Il consiglio è quello di recarsi dall’oculista con frequenza regolare per un controllo della salute visiva anche in assenza di sintomi durante tutte le tappe della propria vita.

Cura per il glaucoma: ecco le opzioni

Veniamo dunque alle possibili cure per il glaucoma oggi messe a disposizione dei pazienti dalla medicina: 

  1. Somministrazione di colliri per uso topico volti ad abbassare la pressione intraoculare. Nel caso della somministrazione di colliri per la cura per il glaucoma, l’aderenza alla terapia da parte del paziente si rivela cruciale. Difatti, il carattere asintomatico della patologia può portare ad assumere la terapia con discontinuità. Un atteggiamento che può spianare la strada alla progressione dei sintomi con conseguenze anche irreversibili.
  2. Uso di farmaci neuroprotettori: poiché il glaucoma è una patologia neurodegenerativa, ha qualcosa in comune con il morbo di Alzheimer e il morbo di Parkinson (solo per citare alcune patologie tra le più note). Una delle molecole usate per arrestare il processo di morte dei neuroni e rallentare l’avanzamento di tali patologie è la citolina. Per quanto riguarda la cura per il glaucoma, esistono dei colliri così come dei farmaci per uso orale a base di questa molecola. 
  3. Intervento chirurgico tradizionale: le tecniche sono diverse e prendono il nome di trabeculectomia, canaloplastica e sclerectomia profonda. Senza entrare nel merito di ciascuna di esse, basti sapere che hanno tutte in comune l’obiettivo di agevolare il deflusso dell’umor acqueo all’interno delle strutture oculari e di conseguenza di favorire un abbassamento della pressione intraoculare.
  4. Intervento chirurgico con l’ausilio di moderni strumenti laser: la laserterapia per il glaucoma oggi include molteplici tecniche che si avvalgono di laser differenti. La scelta della tipologia di laser e di tecnica dipende dallo stato di salute oculare del paziente e dell’avanzamento della patologia. In generale, si tratta di procedure minimamente invasive e totalmente indolori, eseguite in modalità ambulatoriale. La laserterapia è disponibile oggi quasi esclusivamente nei centri d’eccellenza.

Ultime frontiere della ricerca sulle cure per il “ladro silenzioso della vista”

La ricerca scientifica in ambito medico ed oftalmologico sta vagliando attualmente altre ipotesi di cura per il glaucoma. I numerosi trial clinici così come le ricerche attualmente in corso stanno prendendo in esame i possibili effetti positivi sul glaucoma di alcune molecole già note. Tra queste, e solo a titolo di esempio, il già famoso Nerve Growth Factor, il fattore di crescita nervoso scoperto dal premio Nobel Rita Levi Montalcini e già in uso per il trattamento della retinite pigmentosa. 

Anche l’intervento di cataratta può stabilizzare la pressione intraoculare

Anche l’intervento di cataratta può esercitare un effetto benefico sulla salute oculare dei pazienti affetti da glaucoma. La cataratta – specie se molto matura – è talvolta responsabile di un aumento della pressione intraoculare. Operarsi di cataratta può riportare la pressione intraoculare a livelli normali anche nei pazienti affetti da glaucoma. Alcune ricerche scientifiche hanno dimostrato che la pressione intraoculare non solo si stabilizza su parametri normali dopo l’operazione di cataratta, ma che alcuni pazienti sotto terapia ipotonizzante hanno anche avuto modo di sospendere il trattamento a seguito dell’intervento.

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Il Centro Ambrosiano Oftalmico è a tua disposizione dal lunedi al venerdi dalle 9.00 alle 19.00 allo 02. 6361191. Chiamaci per prenotare la tua visita oculistica specialistica per il glaucoma: saremo lieti di prenderci cura della tua salute visiva. 

Occhiali speciali, occhiali intelligenti – Parte 1

L’ipovisione, condizione di riduzione irreversibile della funzione visiva centrale e/o periferica causata da patologie che colpiscono la cornea, la retina o il nervo ottico, condiziona la vita di relazione, l’attività lavorativa, la mobilità , l’orientamento spaziale. Colpisce milioni di adulti sopra i 40 anni e non può essere corretta da occhiali ordinari.
Sono in fase di studio e iniziano ad affacciarsi sul mercato diverse innovazioni tecnologiche – occhiali per ipovedenti, e non solo – in grado di aiutare gli ipovedenti a vivere una vita più indipendente. Scopriamone assieme alcuni, cominciando oggi da OrCam MyEye PRO, un innovativo dispositivo oggi di grande aiuto nella gestione della vita quotidiana di molte persone affette da ipovisione in tutto il mondo. 

Cos’è OrCam MyEye PRO

Sviluppato da OrCam Technologies, azienda con sede in Israele, è un ausilio di nuova generazione nato per migliorare l’autonomia di ipovedenti e non vedenti. Consente di convertire in tempo reale le informazioni visive in informazioni verbali. Per decifrare il mondo che li circonda, le persone cieche impiegano i quattro sensi rimanenti, in particolare il suono, con il cervello che usa segnali uditivi per creare immagini mentali: questa è la premessa alla base di OrCam MyEye Pro.

Non si tratta di un paio di occhiali per ipovedenti, è molto di più. Si tratta di una piccola videocamera wireless, compatta e leggera che pesa circa 28 grammi, basata su intelligenza artificiale che si aggancia sull’asticella di qualsiasi modello di occhiale mediante una clip magnetica consentendo ai non vedenti di leggere testi, di riconoscere volti, colori, il taglio delle banconote, codici a barre, di distinguere i prodotti.

Racchiude gli sviluppi più avanzati in fatto di tecnologia assistita per la visione artificiale e di “gesture technology“, una tecnologia che si attiva ed esegue operazioni interpretando i semplici gesti delle mani. E’ semplice da usare, risponde a semplici gesti della mano: quando OrCam è in posizione, basta indicare con il proprio indice cosa si vuole leggere o riconoscere ed il dispositivo attraverso l’auricolare dà le informazioni richieste attraverso la sintesi vocale installata. 

Com’è fatto OrCam My Eye Pro

Molto di più di un paio di occhiali per ipovedenti

Ha due estremità: quella da posizionare frontalmente ha una fotocamera, l’altra ha un altoparlante a connettività Bluetooth collegato ad un auricolare che punta verso l’orecchio dell’utente, consentendo così al paziente di ascoltare ciò che i suoi occhi non vedono. In mezzo c’è il corpo del dispositivo, dotato di una superficie touch che permette di comandare il dispositivo con un dito: basterà toccare la barra di sfioramento e la fotocamera acquisterà un’immagine di ciò che si ha di fronte comunicando le informazioni in audio attraverso il piccolo altoparlante che si trova sopra l’orecchio. Ecco l’ultima frontiera degli occhiali per ipovedenti.

Nelle versioni inglese ed americana del dispositivo sono anche disponibili i comandi vocali oltre a quelli touch: per leggere un articolo di un giornale basterà dare il comando “leggi l’articolo” e il dispositivo eseguirà automaticamente quanto indicato.

Il device non è connesso ad Internet: l’intelligenza di MyEye non deriva dalla connessione ad un cloud remoto, ma è già nell’hardware incluso nel dispositivo: questo per evitare che in caso di mancata connessione il non vedente non possa usare MyEye.

Sfruttandogli algoritmi di intelligenza artificiale, MyEye è in grado di individuare un testo e leggerlo per l’utente che pochi secondi dopo l’inquadratura potrà ascoltare il tutto dall’altoparlante posteriore. Può anche riconoscere i volti delle persone: basta inquadrare la persona e salvare il suo volto nel database interno del dispositivo. La volta successiva che quella persona entrerà nel campo visivo di MyEye il dispositivo pronuncerà il suo nome nell’orecchio del non vedente. 

Legge tutti i testi (giornali, libri, bugiardini medicinali, etichette, menù, schermi di computer, telefoni cellulari), data e ora, indicazioni stradali. Il modello OrCam My Eye 1.5 aggiunge anche le funzioni di riconoscimento automatico di volti di persone, oggetti precedentemente memorizzati, banconote e carte di credito.

Ha una velocità di riproduzione regolabile da 100 a 240 parole/minuto e una capacità della memoria interna di 100 volti e 150 prodotti. Ha inoltre autonomia per 24 ore e un tempo di carica di 4 ore( 8 ore per la prima carica).

Le persone con problemi di udito potrebbero non beneficiare del dispositivo; l’utente deve inoltre avere il pieno controllo sui movimenti della testa e delle mani. Il dispositivo oggi è già utilizzato in oltre 36 Paesi e supporta più di 20 lingue.

A cura della Dott.ssa Maria Luisa Verbelli, medico oculista presso CAMO – Centro Ambrosiano Oftalmico.

Miopia: quando lo sport è d’aiuto

Com’è noto, la miopia è il difetto visivo più diffuso al mondo. La sua incidenza tocca davvero valori da capogiro e sembra non voler fare marcia indietro. A tal punto che gli esperti parlano spesso – seppur impropriamente – di “epidemia” di miopia. Le ragioni che risiedono nell’origine della sua insorgenza sono molteplici e le soluzioni permanenti sono ad esclusivo appannaggio della chirurgia oftalmica. Ma un aiuto può arrivare anche dagli stili di vita: vediamo dunque in che modo il binomio miopia e sport può dare adito ad esiti positivi. Specie nei più giovani.

Miopia: un insieme di concause per un difetto visivo a diffusione massiccia

La miopia è un difetto visivo nel quale la visione da lontano si fa via via più imprecisa e difficoltosa. Le cause che ne determinano l’insorgenza sono da ricercare in un mix di fattori genetici, endocrini, etnici (gli asiatici ne sono maggiormente affetti) e, non ultimo, ambientali e relativi agli stili di vita. Se intervenire sui primi tre è indubbiamente una sfida pressoché impossibile, non possiamo dire altrettanto dei fattori ambientali e degli stili di vita. L’ambiente intorno a noi influisce, seppur in parte, sul nostro stato di salute: pertanto è fondamentale attuare stili di vita virtuosi, per rapportarci con intelligenza e buon senso al mondo che ci circonda. In che modo?

Abitudini e stili di vita: vivere bene per vedere meglio (specie da piccoli)

Tralasciando la miopia forte, nota anche come malattia miopica, la miopia è un difetto visivo che tende a esordire già in età pediatrica ed a progredire mano a mano che il tempo avanza. Cruciali sono proprio gli anni dell’età evolutiva: è in questo periodo che il difetto visivo può raggiungere entità anche piuttosto importanti. Ed è sempre in questo periodo che i giovani trascorrono lunghe ore nelle loro camere, chini sui libri o intenti a svagarsi, intrattenersi o socializzare di fronte ai device elettronici. Abitudini che possono favorire sia l’insorgenza che il peggioramento del difetto visivo.

Miopia e sport: il binomio giusto per invertire la tendenza

Per frenare il peggioramento della miopia o prevenirne l’insorgenza in età evolutiva è fondamentale ripensare il rapporto che si ha con il proprio quotidiano e con l’ambiente circostante. In questo senso il genitore gioca un ruolo di primo piano. E’ fondamentale:

  • spronare i figli a fare brevi ma frequenti pause dai libri;
  • limitare l’uso degli strumenti elettronici;
  • invogliare i piccoli alla socialità;
  • stimolarli ad apprezzare i momenti trascorsi all’aria aperta.

Anche la scuola è un luogo cruciale per il perseguimento di questi obiettivi. In Cina, una delle nazioni al mondo con il tasso più elevato di miopia, alcune scuole stanno sperimentando l’introduzione di lezioni supplementari di sport all’aria aperta. Una scelta intelligente per favorire la salute oculare stimolando l’apparato visivo a compiere più movimenti di quelli necessari per leggere o studiare e per consentire di volgere lo sguardo anche alle lunghe distanze.

Ma non finisce qui, perché l’esperimento che “abbina” miopia e sport ha anche lo scopo di:

  • favorire e promuovere la socializzazione;
  • stimolare nei ragazzi lo sviluppo di stati d’animo positivi;
  • abituarli a praticare sport con costanza.

Peraltro, non si dimentichi che i raggi solari stimolano il rilascio di dopamina nella retina. Alcune ricerche scientifiche hanno sottolineato uno dei grandi pregi di questo neurotrasmettitore. Esso è infatti in grado di inibire il processo di allungamento del bulbo oculare tipico dei soggetti affetti da miopia. Un motivo in più per ritrovarsi con gli amici in cortile o al parco.

Come curare la miopia in modo permanente?

Abbiamo sottolineato come praticare qualche ora di sport la settimana sia d’aiuto per la salute visiva e per il benessere dell’individuo a tuttotondo. Ma a volte non basta. La miopia è un difetto visivo che può limitare fortemente l’indipendenza, minando l’autostima di chi ne è affetto e ponendosi come un vero e proprio ostacolo alla realizzazione di sé. “Vivere male” la dipendenza dagli occhiali o ancora dover rinunciare a praticare proprio quello sport che tanto si ama a causa di un difetto visivo, è un valido motivo per ricercare la soluzione permanente alla miopia nella chirurgia refrattiva.

Oggi la chirurgia refrattiva è capace di regalare al paziente affetto da miopia una ritrovata libertà rispetto all’uso degli occhiali da vista. Le tecniche sono minimamente invasive e si avvalgono, nei centri d’eccellenza, di sofisticati strumenti laser ad altissima precisione. Peraltro, si tratta di interventi privi di controindicazioni, con un recupero post operatorio particolarmente veloce. Per la buona riuscita dell’intervento, tuttavia, è fondamentale che il difetto visivo abbia raggiunto una sua stabilità nell’arco dell’ultimo periodo di tempo. Solitamente, nel caso della miopia evolutiva, questa raggiunge una sua stabilità intorno ai 20 anni circa. Il consiglio è quello di prenotare opportuni controlli della salute visiva con cadenza periodica, per monitorare l’andamento del difetto visivo e per definire con l’aiuto dello specialista la fattibilità dell’intervento laser per la correzione dei difetti visivi.

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Piccolo vademecum per la salute degli occhi in estate

Per la maggior parte di noi l’estate rappresenta l’occasione per godere di qualche giorno di libertà, di svago e di leggerezza. Lontano dalle incombenze lavorative e dalla routine. Finalmente è possibile svolgere qualche attività in più all’aria aperta. Recarsi al mare, al lago o in montagna, vedere amici e parenti lontani, lasciarsi andare al divertimento ed alla spensieratezza. In questi momenti così piacevoli e così tanto attesi, anche i nostri occhi cambiano abitudini insieme a noi: nuove prospettive ed esigenze visive, climi, temperature e condizioni ambientali differenti, possono influire sul nostro benessere oculare. Vediamo dunque assieme un piccolo vademecum alla salute degli occhi in estate.

Il sole: amico e nemico della salute degli occhi

Esporsi al sole dopo un lungo inverno è davvero un piacere. Il sole non ha solamente il potere di infondere calore al nostro corpo, ma anche di darci una vera e propria sferzata di buon umore. Parola di scienza. Attenzione però: fanno parte dello spettro solare i raggi ultravioletti. Questi possono essere dannosi per gli occhi, specie se non ci proteggiamo adeguatamente e se ci esponiamo al sole nelle ore centrali della giornata. In generale, i raggi ultravioletti possono essere più o meno dannosi per la salute oculare in base ad una serie di fattori: età, fototipo, orario, latitudine.

Cosa fare:

  • Acquistare un buon paio di occhiali da sole dotati di lenti fotocromatiche è la soluzione migliore. Se possibile, acquistate lenti fotocromatiche che si scuriscono anche all’interno dell’abitacolo della vostra auto. Contrariamente a quanto si può immaginare, non tutti i finestrini dell’auto proteggono dai raggi UV.
  • Evitate di acquistare occhiali da sole di marchi contraffatti, le cui lenti non solo spesso non proteggono dai raggi UV, ma possono anche essere dannose per i vostri occhi. Assicuratevi di acquistare gli occhiali presso un negozio di ottica e verificate che questi siano marchiati CE.
  • Se indossate occhiali da sole graduati, evitate di volgere lo sguardo verso il sole: le lenti convergenti attirano a sé i raggi solari, amplificandone la potenza.

Altri consigli per un’esposizione solare sicura

Per proteggere al meglio i propri occhi dai potenziali danni dell’esposizione solare, si consiglia inoltre di:

  • Abbinare all’uso dell’occhiale anche un cappello con visiera (questo consiglio vale in particolar modo per i bambini);
  • Evitare l’esposizione al sole nelle ore centrali della giornata
  • Indossare gli occhiali da sole anche se il cielo è coperto (le radiazioni ultraviolette penetrano nell’atmosfera anche attraverso le nuvole)
  • Indossarli anche in montagna
  • Ricordare che in prossimità di specchi d’acqua, l’effetto riverbero amplifica l’intensità dei raggi UV.

Salute degli occhi in estate: vento sì, ma non troppo

Anche il vento è un potenziale pericolo per i nostri occhi. Esporsi al vento in modo continuativo e senza un’adeguata protezione, espone l’apparato visivo al rischio di entrare in contatto con piccoli corpi estranei potenzialmente dannosi. Inoltre, un’esposizione persistente al vento e al sole può irritare la congiuntiva predisponendo all’insorgenza di una patologia oculare chiamata pterigio. Si tratta di una crescita anomala della congiuntiva sulla cornea, dovuta proprio all’esposizione intensiva agli agenti atmosferici.

Igiene oculare, sempre

Sole, vento, salsedine, aria condizionata mettono a dura prova i nostri occhi. Per averne cura anche in vacanza si consiglia di aver cura della propria igiene oculare. Tenere a portata di mano un buon collirio decongestionante, lenitivo e antibatterico è sempre una buona norma. Si consiglia anche di portare in viaggio una soluzione fisiologica con la quale concedersi dei lavaggi oculari di tanto in tanto. Da non dimenticare, nel caso di vacanze al mare, gli occhialini per il nuoto: sia il cloro delle piscine, sia i batteri presenti nell’acqua di mare possono essere irritanti per la superficie oculare.

La dieta

La salute degli occhi in estate inizia anche a tavola

Non ci stancheremo mai di ripetere che la salute oculare in estate così come in tutte le stagioni comincia anche dalla buona tavola. Tuttavia, le vacanze rappresentano sempre una buona occasione per mangiare un po’ di più, prediligendo pasti veloci e talvolta più golosi rispetto a quelli che consumiamo a casa. Anche in vacanza, si consiglia di mangiare molta frutta e verdura e di bere molta acqua. Un consiglio valido soprattutto se si soggiorna in località dai climi molto caldi, dove è più facile sviluppare sintomi da disidratazione (nausea, cefalee, spossatezza, disturbi intestinali, secchezza oculare).

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Chiamaci dal lunedi al venerdi allo 02 6361191. Saremo lieti di rispondere alle tue domande sul tema della salute oculare in estate.

Alimenti per la vista: mangiar bene per vedere meglio

Durante il processo di invecchiamento i muscoli tendono a perdere tono, l’epidermide si fa meno elastica e mostra qualche macchiolina, l’apparato scheletrico diviene più sensibile e ce ne presenta il conto sotto forma di dolori articolari, mentre l’apparato digerente è sempre meno disposto a tollerare stili alimentari disordinati. E gli occhi? Ci avevate mai pensato? Anche l’apparato visivo invecchia insieme a noi. Non dimentichiamo che l’alimentazione sana aiuta a prevenire tante patologie, incluse quelle oculari. E ci può aiutare ad arrivare a tarda età con una vista il più possibile in forma. Scopriamo dunque insieme quali sono i migliori alimenti per la vista, capaci di proteggere i nostri occhi dall’insorgenza di patologie come la cataratta e la Degenerazione Maculare Senile.

Parola d’ordine: alimentarsi bene per preservare la salute oculare

Tra le innumerevoli ore trascorse di fronte ai supporti elettronici, lo smog, lo stress e la stanchezza, i nostri occhi sono sottoposti ad un carico di lavoro davvero notevole. Che spesso diamo per scontato. Nutrirsi correttamente, assumendo alimenti ricchi di vitamine ed antiossidanti, ci aiuta a contrastare l’influenza negativa di questi fattori, ed a prevenire l’insorgenza di alcune patologie tipiche dell’età, come la degenerazione maculare senile e la cataratta.

Mettere in tavola i migliori alimenti per la vista: da dove si comincia

In linea generale, alimentarsi correttamente significa evitare gli eccessi e prediligere frutta e verdura di stagione in abbondanza, in abbinamento a pesce azzurro e carne bianca. E bere molta acqua. Ottimi anche i semi oleosi, i cereali integrali, le farine non raffinate, i latticini magri e le uova. Da gustare con moderazione carni rosse, insaccati ed alcolici. La regola è quella di non privarsi mai di carboidrati, proteine, grassi. Sono i tre pilastri che consentono al nostro corpo di ricevere tutto ciò di cui necessita per produrre energia e per mantenersi in forma. E, naturalmente, di preservare la sua salute oculare.

A questa semplice regola si aggiunge l’importanza di fare un po’ di movimento all’aria aperta qualche volta la settimana: chi non è particolarmente sportivo, potrà optare per una lunga passeggiata a passo veloce. Un piccolo trucco che stimola il metabolismo e favorisce l’ossigenazione cellulare.

Alimenti per la vista: 3 gruppi di alimenti da tenere a mente

1 – Alimenti ricchi di carotene

I carotenoidi esercitano un’azione protettiva ed antiossidante nei confronti delle strutture oculari. Tra questi, spicca la luteina, un antiossidante presente naturalmente nella macula e nel cristallino. In generale, i carotenoidi si suddividono in alfa-carotenoidi e beta-carotenoidi: questi ultimi sono i più diffusi in natura. Il beta-carotene è fondamentale per la vista, con particolare riferimento alla visione notturna: una volta ingerito, si trasforma in vitamina A o retinolo. Analogamente, sono carotenoidi anche la zeaxantina e il licopene. I carotenoidi sono presenti in tutti gli alimenti di colore giallo, rosso e arancio, come le carote, la zucca, i peperoni, i pomodori e lo zafferano. Anche il tuorlo d’uovo è ricco di carotenoidi e di vitamina A. Per quanto riguarda il pomodoro, in particolare, conviene sapere che in cottura esso sprigiona ancor più licopene di quello presente a crudo (5 volte di più).

Il consiglio: non dimentichiamo mai di seguire la stagionalità degli alimenti per trarre il massimo beneficio da ciascuno di essi.

2 – Verdure a foglia

Le verdure a foglia sono ricche di vitamine, tra cui spiccano la C e la E. La vitamina C, in particolare, oltre ad essere fondamentale per il buon andamento di molte funzioni del nostro organismo (l’assimilazione del ferro, per esempio) svolge un’azione difensiva contro gli attacchi virali ed è in grado di rigenerare la vitamina E. In questo modo, difende i tessuti – anche quelli dei nostri occhi – dallo stress ossidativo causato dai radicali liberi. Una funzione preziosissima per il nostro benessere oculare, dal momento che le patologie oculari tipicamente connesse all’invecchiamento cellulare sono proprio legate allo stress ossidativo. Tra le verdure a foglia menzioniamo la lattuga, le cicorie, i radicchi, la scarola, i broccoli.

Il consiglio: alternare i colori consente anche di alternare i principi nutritivi di ogni alimento. Via libera ad una dieta arcobaleno!

3 – La frutta

Concludiamo la nostra carrellata di alimenti per la vista menzionando la frutta. Anche la frutta non deve mai mancare in tavola. Largo ad agrumi, fragole, kiwi, papaya, frutti rossi ed a tutta la frutta secca. Tutta la frutta è ricca di vitamine, tra cui la vitamina C, la vitamina E, gli antiociani (altri elementi preziosi e antiossidanti), ma anche zinco e zolfo. I mirtilli, per esempio, sono davvero ricchi di antiociani, che proteggono la retina dalle radiazioni solari e ne rinforzano i vasi sanguigni.

Il consiglio: la frutta è l’alimento ideale anche per gli spuntini di metà mattina e di metà pomeriggio.

Infine: ebbene, il cioccolato aiuta a mantenere a lungo la salute degli occhi

Abbiamo parlato fino ad ora di alimentazione sana menzionando una piccola “hit” dei cibi virtuosi. Gli amanti dei dolci saranno felici di sapere che anche il cioccolato è un alleato prezioso per la salute oculare, in quanto ricco di flavonoidi. Si tratta di polifenoli capaci di rallentare i processi degenerativi e favorire l’ossigenazione dei tessuti. Consumare del buon cacao o cioccolato fondente (contenente almeno il 70% di cacao) aiuta dunque a proteggere sia la retina che il cristallino dai processi ossidativi che possono portare all’insorgenza della Degenerazione Maculare Senile e della cataratta. Da evitare, invece, il cioccolato al latte. Troppo ricco di zuccheri e con una scarsa percentuale di cacao.

Il consiglio: leggere bene le etichette aiuta ad acquistare il cioccolato migliore. Meglio evitare i prodotti con l’aggiunta di zuccheri, sali o altri ingredienti non necessari.

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Coronavirus e occhi: intervista al Dott. Lucio Buratto

coronavirus e occhi - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Il virus Sars-Cov2, noto anche come Covid19, ha influito marcatamente sulle esistenze di tutti noi, portando dolore nelle nostre famiglie e modificando abitudini e stili di vita,  segnando in modo indelebile il nostro vissuto ed il nostro futuro. Qual è il legame tra coronavirus e occhi? Fino a che punto, quindi, i nostri occhi possono rappresentare una via di accesso al virus? Abbiamo rivolto queste ed altre domande a Lucio Buratto, direttore scientifico del Centro Ambrosiano Oftalmico.

Dottore, anzitutto può spiegarci che cos’è il Covid19?

Il Covid19 è un virus appartenente alla famiglia dei Coronavirus. Il nome Coronavirus deriva dalla loro forma, che ricorda appunto quella di una corona. Si tratta di virus che colpiscono l’apparato respiratorio: lo stesso raffreddore appartiene alla famiglia dei coronavirus. Altri coronavirus sono presenti solamente nel mondo animale ma, come avvenuto nel caso del Covid19, talvolta possono mutare ed infettare anche l’uomo. Il Covid19 si caratterizza per una maggiore carica virale, che significa che è molto contagioso, e può causare sintomi respiratori anche di una certa gravità.

Coronavirus e occhi: il contagio avviene anche attraverso gli occhi?

Sì. La congiuntiva è una delle vie preferenziali che il virus usa per accedere all’organismo. Avrete sicuramente sentito parlare in questi mesi delle droplets, ovvero di tutte le secrezioni respiratorie che ciascuno di noi emette anche solo nell’atto del semplice parlare. Ed ancor più quando si starnutisce e tossisce. Si tratta di un aerosol che viaggia nell’aria e va a posarsi facilmente sull’epitelio congiuntivale umano. Ecco perché è davvero fondamentale mantenere una distanza interpersonale di un metro / un metro e mezzo ed evitare di toccarsi gli occhi prima di aver lavato e igienizzato bene le mani.

I portatori di lenti a contatto sono maggiormente esposti al contagio?

Alcuni studi scientifici hanno evidenziato come il virus riesca a sopravvivere per diverse ore al di fuori dell’organismo umano: e nonostante siano ancora in corso studi sulla sopravvivenza del virus sui materiali che tipicamente compongono le lenti a contatto, è consigliato adottare alcune precauzioni. Tra queste, l’igiene costante ed attenta delle mani prima e dopo aver messo e tolto le lenti, l’uso di lenti usa e getta, il mantenimento della corretta distanza interpersonale.

Per quanto riguarda l’uso degli occhiali, invece?

Anche chi usa gli occhiali dovrebbe prestare molta attenzione all’igiene tanto degli occhiali stessi quanto, naturalmente, delle mani. Il virus, ove presente nell’ambiente, può infatti depositarsi sulla superficie degli occhiali. Toglierli e lavarli frequentemente con sapone neutro (facendo attenzione a non rovinare le lenti) è sicuramente una buona abitudine. A questa si associano tutte le altre che già conosciamo, come l’igiene delle mani e l’attenzione a non portare le mani alla bocca, al naso e agli occhi.

A proposito di coronavirus e occhi, è vero che la congiuntivite è un sintomo del Covid?

Nonostante, come detto, la congiuntiva sia una delle vie d’accesso più facili per il virus, alcuni studi condotti dall’Accademia Americana di Oftalmologia hanno dimostrato che il Covid19 causa congiuntivite solo nel 1-3% dei casi. Di fatto, e salvo rare eccezioni, il Covid19 è una patologia non produttiva, cioè non produce secrezioni o lacrimazione. Al contrario, è una patologia di tipo secco. Ad ogni modo, in presenza di sintomi oculari poco chiari, è sempre bene consultare l’oculista. 

Il Centro Ambrosiano Oftalmico e la sicurezza

Il Centro Ambrosiano Oftalmico è sempre aperto, nel pieno rispetto delle misure anti Covid. Il centro, inoltre, è la prima clinica oculistica italiana ad aver ottenuto il riconoscimento di Global Safe Site Excellence contro il Covid19 da parte dell’autorevole Bureau Veritas. La certificazione sancisce il pieno rispetto delle norme del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità in merito alla prevenzione dal coronavirus e risponde alle raccomandazioni delle più importanti Società Oftalmologiche nazionali ed internazionali, insieme a quelle della Organizzazione Mondiale della Sanità.

GLOBAL SAFE SITE EXCELLENCE - COVID-19 - CAMO Centro Ambrosiano Oftalmico

Il Centro Ambrosiano Oftalmico, quindi, garantisce l’adozione delle migliori misure preventive di pulizia, igiene, sanificazione e controllo di tutti gli ambienti e tutte le superfici contro la diffusione del coronavirus. Tutto lo staff, inoltre, è stato valutato in materia di formazione e capacità di contrasto e contenimento del virus. In questo modo siamo in grado di fornire ai nostri pazienti un percorso sanitario realmente sicuro.

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