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Alimenti per la vista: mangiar bene per vedere meglio

Durante il processo di invecchiamento i muscoli tendono a perdere tono, l’epidermide si fa meno elastica e mostra qualche macchiolina, l’apparato scheletrico diviene più sensibile e ce ne presenta il conto sotto forma di dolori articolari, mentre l’apparato digerente è sempre meno disposto a tollerare stili alimentari disordinati. E gli occhi? Ci avevate mai pensato? Anche l’apparato visivo invecchia insieme a noi. Non dimentichiamo che l’alimentazione sana aiuta a prevenire tante patologie, incluse quelle oculari. E ci può aiutare ad arrivare a tarda età con una vista il più possibile in forma. Scopriamo dunque insieme quali sono i migliori alimenti per la vista, capaci di proteggere i nostri occhi dall’insorgenza di patologie come la cataratta e la Degenerazione Maculare Senile.

Parola d’ordine: alimentarsi bene per preservare la salute oculare

Tra le innumerevoli ore trascorse di fronte ai supporti elettronici, lo smog, lo stress e la stanchezza, i nostri occhi sono sottoposti ad un carico di lavoro davvero notevole. Che spesso diamo per scontato. Nutrirsi correttamente, assumendo alimenti ricchi di vitamine ed antiossidanti, ci aiuta a contrastare l’influenza negativa di questi fattori, ed a prevenire l’insorgenza di alcune patologie tipiche dell’età, come la degenerazione maculare senile e la cataratta.

Mettere in tavola i migliori alimenti per la vista: da dove si comincia

In linea generale, alimentarsi correttamente significa evitare gli eccessi e prediligere frutta e verdura di stagione in abbondanza, in abbinamento a pesce azzurro e carne bianca. E bere molta acqua. Ottimi anche i semi oleosi, i cereali integrali, le farine non raffinate, i latticini magri e le uova. Da gustare con moderazione carni rosse, insaccati ed alcolici. La regola è quella di non privarsi mai di carboidrati, proteine, grassi. Sono i tre pilastri che consentono al nostro corpo di ricevere tutto ciò di cui necessita per produrre energia e per mantenersi in forma. E, naturalmente, di preservare la sua salute oculare.

A questa semplice regola si aggiunge l’importanza di fare un po’ di movimento all’aria aperta qualche volta la settimana: chi non è particolarmente sportivo, potrà optare per una lunga passeggiata a passo veloce. Un piccolo trucco che stimola il metabolismo e favorisce l’ossigenazione cellulare.

Alimenti per la vista: 3 gruppi di alimenti da tenere a mente

1 – Alimenti ricchi di carotene

I carotenoidi esercitano un’azione protettiva ed antiossidante nei confronti delle strutture oculari. Tra questi, spicca la luteina, un antiossidante presente naturalmente nella macula e nel cristallino. In generale, i carotenoidi si suddividono in alfa-carotenoidi e beta-carotenoidi: questi ultimi sono i più diffusi in natura. Il beta-carotene è fondamentale per la vista, con particolare riferimento alla visione notturna: una volta ingerito, si trasforma in vitamina A o retinolo. Analogamente, sono carotenoidi anche la zeaxantina e il licopene. I carotenoidi sono presenti in tutti gli alimenti di colore giallo, rosso e arancio, come le carote, la zucca, i peperoni, i pomodori e lo zafferano. Anche il tuorlo d’uovo è ricco di carotenoidi e di vitamina A. Per quanto riguarda il pomodoro, in particolare, conviene sapere che in cottura esso sprigiona ancor più licopene di quello presente a crudo (5 volte di più).

Il consiglio: non dimentichiamo mai di seguire la stagionalità degli alimenti per trarre il massimo beneficio da ciascuno di essi.

2 – Verdure a foglia

Le verdure a foglia sono ricche di vitamine, tra cui spiccano la C e la E. La vitamina C, in particolare, oltre ad essere fondamentale per il buon andamento di molte funzioni del nostro organismo (l’assimilazione del ferro, per esempio) svolge un’azione difensiva contro gli attacchi virali ed è in grado di rigenerare la vitamina E. In questo modo, difende i tessuti – anche quelli dei nostri occhi – dallo stress ossidativo causato dai radicali liberi. Una funzione preziosissima per il nostro benessere oculare, dal momento che le patologie oculari tipicamente connesse all’invecchiamento cellulare sono proprio legate allo stress ossidativo. Tra le verdure a foglia menzioniamo la lattuga, le cicorie, i radicchi, la scarola, i broccoli.

Il consiglio: alternare i colori consente anche di alternare i principi nutritivi di ogni alimento. Via libera ad una dieta arcobaleno!

3 – La frutta

Concludiamo la nostra carrellata di alimenti per la vista menzionando la frutta. Anche la frutta non deve mai mancare in tavola. Largo ad agrumi, fragole, kiwi, papaya, frutti rossi ed a tutta la frutta secca. Tutta la frutta è ricca di vitamine, tra cui la vitamina C, la vitamina E, gli antiociani (altri elementi preziosi e antiossidanti), ma anche zinco e zolfo. I mirtilli, per esempio, sono davvero ricchi di antiociani, che proteggono la retina dalle radiazioni solari e ne rinforzano i vasi sanguigni.

Il consiglio: la frutta è l’alimento ideale anche per gli spuntini di metà mattina e di metà pomeriggio.

Infine: ebbene, il cioccolato aiuta a mantenere a lungo la salute degli occhi

Abbiamo parlato fino ad ora di alimentazione sana menzionando una piccola “hit” dei cibi virtuosi. Gli amanti dei dolci saranno felici di sapere che anche il cioccolato è un alleato prezioso per la salute oculare, in quanto ricco di flavonoidi. Si tratta di polifenoli capaci di rallentare i processi degenerativi e favorire l’ossigenazione dei tessuti. Consumare del buon cacao o cioccolato fondente (contenente almeno il 70% di cacao) aiuta dunque a proteggere sia la retina che il cristallino dai processi ossidativi che possono portare all’insorgenza della Degenerazione Maculare Senile e della cataratta. Da evitare, invece, il cioccolato al latte. Troppo ricco di zuccheri e con una scarsa percentuale di cacao.

Il consiglio: leggere bene le etichette aiuta ad acquistare il cioccolato migliore. Meglio evitare i prodotti con l’aggiunta di zuccheri, sali o altri ingredienti non necessari.

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Fumo passivo e salute oculare nei bambini

Quando si pensa al fumo passivo ed ai danni che questo può causare, sicuramente si è portati ad immaginare una serie di patologie a carico dell’apparato respiratorio. Ma non solo: il fumo passivo può mettere a repentaglio anche la salute oculare, specie nei bambini. Scopriamo come, e perché.

Fumo passivo e salute visiva nei bambini

Manteniamo le distanze

Sono già diversi anni che il fumo di sigaretta, sigaro e pipa è vietato nei luoghi pubblici. Tuttavia, sono milioni le persone in Italia che non rinunciano al rito della sigaretta. Attenzione però ai piccoli di casa: il consiglio ovvio sarebbe quello di non fumare. In ogni caso, è importante allontanarsi dai bambini, di fumare ove possibile in spazi aperti e di arieggiare molto bene gli ambienti dopo aver fumato. Come mai? Se il buon senso non è sufficiente a rispondere a questo quesito, oggi è la scienza ad affrontare l’argomento. 

Leggi anche: quando portare i bambini dall’oculista?

Fumo passivo e salute oculare nei bambini: cosa dice la scienza

Secondo i risultati di una ricerca scientifica recentemente apparsa su Jama Network, l’esposizione al fumo passivo nei pazienti in età pediatrica causa un assottigliamento della coroide, in misura direttamente proporzionale rispetto alla dose alla quale si è stati esposti. Lo studio ha visto la partecipazione di 1400 bambini d’età compresa tra i 6 e gli 8 anni, residenti ad Hong Kong. Gli studiosi hanno misurato lo spessore della coroide dei partecipanti tramite una OCT. L’OCT è una Tomografia Ottica Computerizzata. L’OCT è un esame non invasivo che permette di vedere e misurare nel dettaglio le diverse strutture oculari, inclusi gli strati di cui è composta la retina. Gli studiosi hanno tenuto conto di una vasta serie di fattori tra cui:

  • l’età dei bambini;
  • il loro peso corporeo;
  • il genere;
  • il peso alla nascita;
  • la presenza di almeno un fumatore in famiglia.

Stando ai risultati, dunque, l’assottigliamento della coroide aumentava in modo direttamente proporzionale al numero di fumatori presenti in famiglia ed alle ore d’esposizione al fumo passivo. 

Cosa implica l’assottigliamento della coroide?

La coroide è una sottile membrana della retina. Laddove questa si assottigli e si indebolisca, è più probabile che si vada incontro ad alterazioni vascolari della retina, con conseguente compromissione della sua funzionalità e dunque del buon andamento della funzione visiva. 

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Il fumo come fattore di rischio di altre patologie oculari

In generale, non si dimentichi che il fumo – anche passivo – è fattore di rischio per una lunga serie di patologie oculari, tra le quali citiamo la Sindrome dell’Occhio Secco, la cataratta, la retinopatia diabetica, la Degenerazione Maculare Senile, il glaucoma ed alcune patologie che interessano il nervo ottico. 

Leggi anche: il fumo fa male agli occhi, ecco perché

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Disturbi oculari da non sottovalutare

Aver cura della propria salute oculare significa non dimenticare di recarsi periodicamente dall’oculista, attenersi ad eventuali indicazioni terapeutiche prescritte, correggere opportunamente i propri difetti visivi, avere uno stile di vita sano ed equilibrato. Insomma, vuol dire volersi bene. Spesso, tuttavia, capita di prendere con leggerezza alcuni segnali che i nostri occhi ci inviano. Sarà un po’ di stanchezza! Pensiamo dentro di noi…. e invece no. Vediamo quindi 3 disturbi oculari da non sottovalutare.

1 – Un leggero ma costante calo della capacità visiva in età matura

Solitamente i difetti visivi – miopia, ipermetropia ed astigmatismo – raggiungono una loro stabilità in età adulta. Eppure, può capitare di cominciare a vedere sempre meno (o sempre peggio) in età matura ed avanzata. “Sarà la miopia che peggiora con l’età!” Si tende a pensare. “Avrò bisogno di un paio di occhiali nuovi…”. Questo tipo di pensiero è davvero molto comune, e pur tuttavia è sbagliato. Un peggioramento della vista in età matura ed avanzata è più spesso imputabile alla cataratta, l’opacizzazione del cristallino che accompagna tipicamente questa fase della vita. 

Che fare: programmare una visita oculistica per la cataratta è il primo passo per accertare la causa della propria difficoltà visiva. Intervenire tempestivamente consente non solo di recuperare una salute visiva ottimale, ma anche di mantenere, sul lungo periodo, una qualità di vita all’altezza delle proprie aspettative. Perché vedere bene tiene alto l’umore, fa sentire dinamici ed attivi anche in tarda età e mette al riparo da piccoli o grandi incidenti, anche domestici. 

2 – Disturbi oculari correlati ad una sensazione di secchezza oculare

Il secondo tra i disturbi oculari da non ignorare è la secchezza oculare. Può verificarsi a qualunque età, anche se è più diffusa nella popolazione femminile di età superiore ai 40 anni. L’errore sta nel prenderla sottogamba sin dal principio e di pensare di trattarla in autonomia tramite semplici colliri da banco. “Sarà il cambio di stagione!” si pensa. Le spiegazioni che si possono dare alla secchezza oculare sono davvero innumerevoli. Tuttavia, conviene sapere che se non trattata a dovere o se trattata autonomamente in modo scorretto, essa può diventare recidivante e difficile da risolvere, assumendo i contorni di una vera e propria patologia, la Sindrome dell’Occhio Secco.

Che fare: anche di fronte ad un episodio di secchezza oculare per noi inusuale, rechiamoci dall’oculista: saprà valutare lo stato di salute del nostro apparato visivo e spiegarci le cause del disturbo, oltre ad indicarci il percorso terapeutico da intraprendere.

3 – Percezione di flash e lampi luminosi nel campo visivo

Anche la comparsa improvvisa di flash o lampi luminosi nel campo visivo è un sintomo da non sottovalutare. Lasciar passare troppo tempo e pensare che non sia nulla di particolare è un errore. Spesso, specie se si è affetti da una miopia forte, questi flash luminosi – se associati anche ad una visione alterata e poco nitida – possono essere il campanello d’allarme di qualcosa che non va. Potrebbe essere in corso una rottura retinica capace di condurre, se trascurata, ad un distacco di retina.

Che fare: in presenza di flash luminosi improvvisi e di un abbassamento visivo, e nonostante l’assenza di alcun tipo di dolore, recatevi subito dall’oculista. Niente panico: una rottura retinica non è un’evenienza infrequente ed è trattabile con successo. L’importante è non aspettare troppo.

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Come vede il mondo chi è affetto da daltonismo?

Sul daltonismo, perdonateci il gioco di parole, se ne sentono e se ne dicono davvero di tutti i colori. Anche sbagliando. Perché essere daltonici non significa semplicemente “non saper distinguere i colori”. E allora, conosciamo più da vicino il daltonismo e le sue caratteristiche, magari sfatando anche qualche falso mito sul tema.

Che cos’è il daltonismo?

Una visione cromatica normale prende il nome di tricromatismo: questo significa che, grazie ai fotorecettori presenti sulla retina e deputati alla visione dei colori (i coni lunghi, medi o corti), noi vediamo perfettamente il rosso, il verde e il blu e, di conseguenza, tutto lo spettro visibile. Quando, per una causa di tipo genetico, si ha un’anomalia dei coni deputati alla visione di uno dei tre colori, si avrà una percezione alterata o una mancata percezione dei colori. La trasmissione del daltonismo avviene per via materna e, nella sua variante più diffusa, si sviluppa maggiormente nei maschi. Può capitare, nelle forme più lievi e qualora non ci si sottoponga agli opportuni test, di non essere nemmeno consapevoli di essere affetti dalla patologia

Quali e quanti tipi di daltonismo esistono?

Poichè la condizione di visione normale dei colori è detta tricromatismo, il daltonismo si definisce anche tricromatismo anomalo. Questo si verifica quando uno dei tre tipi di coni, pur percependo la luce, manifesta una minor sensibilità verso di essa. A seconda di quali coni sono interessati dall’anomalia – se i lunghi, i medi oppure i corti – si avranno 3 tipi di daltonismo:

  1. Deuteranomalia: i coni alterati sono quelli deputati alla visione del colore verde con difficoltà a percepire correttamente il verde ma anche il giallo, il marrone e il rosso.
  2. Protanomalia: i coni alterati sono quelli deputati alla visione del colore rosso, con difficoltà nella percezione, oltre che del rosso, anche del giallo e del marrone.
  3. Tritanomalia: i coni alterati sono quelli deputati alla visione del colore blu, con ripercussioni sulla percezione corretta del giallo, del viola, del rosso.

Qualora invece una tipologia di coni non funzioni affatto come dovrebbe e non percepisca la luce, si parlerà di dicromatismo. Si avranno dunque:

  1. Deuteranopia: quando i coni responsabili della visione del colore verde non funzionano;
  2. Protanopia: quando a non funzionare sono i coni responsabili della visione del colore rosso;
  3. Tritanopia: quando, infine, non percepiscono la luce i coni deputati alla visione del blu.

Infine, esiste una forma di daltonismo molto rara chiamata monocromatismo, che porta ad una totale incapacità di distinguere e percepire i colori. Chi ne è affetto vede il mondo in tante tonalità di grigio.

Caratteristiche e sintomi del daltonismo

Il daltonismo si presenta dunque con una difficoltà nella percezione corretta oppure della visione dei colori, a seconda della sua gravità e della tipologia di fotorecettori coinvolti. I sintomi sono relativi solamente alla capacità ed alla qualità della visione dello spettro dei colori. La patologia rimane stabile ed uguale a se stessa nel tempo e non va incontro a peggioramento o miglioramento. Per completezza, tuttavia, segnaliamo che esistono delle patologie oculari e dei farmaci che possono innescare un’anomalia nella visione dei colori che nulla ha a che fare con la patologia genetica in questione.

Chi è affetto da daltonismo può condurre una vita normale?

La risposta è naturalmente sì. Tuttavia, sul piano pratico, essere affetti da una delle tante forme di daltonismo può in qualche modo limitare la propria vita professionale: vi sono alcune professioni che sarebbe impossibile svolgere se affetti da un’alterazione della visione dei colori. Per concludere, non possiamo non spendere due parole nei confronti dei bambini: il daltonismo può impattare sul buon andamento della loro vita scolastica, innescando difficoltà di apprendimento. Per questo motivo è fondamentale aiutare i piccoli nel loro percorso scolastico coinvolgendo ed informando al contempo anche gli insegnanti e sottoponendoli ai necessari controlli della salute visiva.

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Pensi di essere affetto da una forma di daltonismo? Hai legami di parentela con soggetti daltonici e desideri toglierti ogni dubbio? Hai ulteriori domande sul tema? Prenota una visita oculistica specialistica chiamandoci dal lunedi al venerdi dalle 9.00 alle 19.00 allo 02 6361191.

Malattie della retina: che fare?

malattie della retina - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Con retinopatia si intende una patologa che interessa la retina. Quest’ultima è la sottilissima membrana posta a rivestimento del bulbo oculare, con il ruolo di catturare i raggi luminosi e di convogliare l’informazione verso il nervo ottico. Il ruolo della retina nel processo visivo è dunque centrale e delicatissimo. E, per questo motivo, le patologie retiniche possono essere molto insidiose e mai banali. Quali sono le più comuni malattie della retina? E soprattutto, come è possibile trattarle al giorno d’oggi?

La retinite pigmentosa

La retinite pigmentosa è una patologia della retina di tipo ereditario che porta ad un progressivo deterioramento dei fotorecettori. I fotorecettori – coni e bastoncelli – sono delle minuscole cellule situate proprio sulla retina, che catturano l’informazione luminosa e la convogliano verso il nervo ottico. Quando i fotorecettori subiscono un danno, questo è irreversibile. Nella retinite pigmentosa, il paziente sperimenta un progressivo peggioramento della visione periferica e di quella notturna. Nei casi peggiori, è possibile anche andare incontro ad un grave stato di ipovisione.

Ad oggi non vi è una cura per la patologia, che è costantemente oggetto d’indagine da parte di molti ricercatori. 

A proposito di retinite pigmentosa: cosa fare in caso di cataratta?

La retinite pigmentosa è una patologia ereditaria alla quale, come può capitare, si può sovrapporre anche la cataratta. Un altro studio ha dimostrato che l’intervento di cataratta nei pazienti affetti da retinite pigmentosa può, in taluni casi, migliorare l’acuità visiva.

Le maculopatie

Le maculopatie sono un insieme di patologie che interessano la macula, la porzione più piccola ma anche più delicata della nostra retina. E’ riccamente punteggiata di fotorecettori e riveste un ruolo centrale tanto nella percezione corretta dei colori, quanto nella visione centrale. Quando si ha una maculopatia, i fotorecettori si degenerano e vengono meno alla loro preziosissima funzione.

La degenerazione maculare senile: atrofica ed essudativa

Tra le maculopatie, quella più comune è indubbiamente di tipo senile, cioè legata a doppio filo all’avanzare dell’età. Si manifesta in due possibili varianti, una detta secca o atrofica, l’altra detta umida o essudativa.

Al pari della retinopatia, la maculopatia atrofica è molto insidiosa e, ad oggi, non esistono protocolli terapeutici efficaci e mirati. Al contrario, per quanto riguarda la degenerazione maculare senile essudativa è trattabile efficacemente grazie alle iniezioni intravitreali. 

Cosa sono le iniezioni intravitreali?

Le iniezioni intravitreali sono piccole punturine eseguite con un ago sottilissimo all’interno dell’occhio. Sono totalmente indolori, perchè il corpo vitreo non è innervato. Il farmaco iniettato contiene una proteina ben precisa, detta anti-VEGF. La proteina ha lo scopo di contrastare la proliferazione di neovasi a livello sottoretinico. Questi vasi rappresentano la caratteristica tipica della malattia e si sviluppano proprio a causa di una proteina chiamata VEGF, andando a danneggiare la retina ed i fotorecettori. 

Leggi anche: iniezioni intravitreali per maculopatia, a chi sono utili? 

Foro maculare, pucker maculare e trazione vitreo maculare

Altre tipologie di retinopatie prendono il nome di foro maculare, pucker maculare e trazione vitreo maculare. Brevemente: 

  1. il foro maculare è, come il suo nome stesso suggerisce, un forellino che si forma sulla macula;
  2. il pucker maculare è la formazione di una sottilissima membrana al di sopra della macula. Questa membrana si contrae e danneggia la macula stessa;
  3. la trazione vitreo maculare è una contrazione del vitreo, che esercita una trazione sulla macula, danneggiandola. 

Queste tre malattie della retina si possono trattare con iniezioni intravitreali. Stavolta il farmaco non contiene una proteina, bensì una molecola chiamata ocriplasmina. Si tratta di una molecola disponibile nel nostro paese da pochissimi anni: nel 2014 proprio il Centro Ambrosiano Oftalmico è stato uno dei primi centri d’eccellenza a proporre questo tipo di iniezioni.

Ricordiamo che il Centro Ambrosiano Oftalmico è uno dei pochi centri d’eccellenza a disporre dell’autorizzazione sanitaria per il trattamento delle malattie della retina con iniezioni intravitreali. Presso il Centro, inoltre, operano alcuni tra gli specialisti più affermati e preparati nel campo delle malattie della retina. 

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La visita oculistica: tutto quello che c’è da sapere

La visita oculistica è uno dei capisaldi della salute oculare. Il suo scopo è duplice: preventivo e curativo. Prenderla in considerazione solamente al sopraggiungere di disturbi oculari e dimenticarsene per tutto il resto della propria vita, è decisamente sbagliato. Così come lo è considerarla una semplice misurazione della vista. Insomma, è forse giunto il momento di fare chiarezza intorno alla visita oculistica, spiegando che cos’è, come si svolge e perché è così utile.

Perché la visita oculistica è importante

La visita oculistica è il primo passo per preservare la propria salute oculare, così come la propria autonomia e la propria indipendenza personale. Il benessere oculare va mantenuto e custodito con le giuste cure ed attenzioni perché può esercitare un forte impatto sulla qualità della nostra vita. Si potrà immaginare che i difetti visivi (miopia, ipermetropia, astigmatismo, presbiopia) siano le maggiori insidie capaci di mettere a repentaglio la capacità visiva, ma non è così: la gamma delle patologie oculari – alcune di esse anche piuttosto comuni – che possono manifestarsi nel corso della vita, è ben più ampia. Ecco perché, anche in quest’ambito, prevenzione e diagnosi precoce sono davvero le parole d’ordine. Per stare bene sempre, e molto a lungo. 

In cosa consiste una visita oculistica specialistica

La salute oculare: non solo diottrie…

Una visita oculistica seria non è una semplice “misurazione” della vista. E’ molto di più. La visita è solitamente preceduta da un colloquio durante il quale l’oculista o il suo assistente raccolgono informazioni utili su di noi, sul nostro passato clinico, su eventuali sintomi, disturbi o patologie dai quali siamo affetti, sul nostro stile di vita. La visita vera e propria, poi, include una serie di esami diagnostici durante i quali l’oculista osserva attentamente tutte le strutture oculari. L’occhio umano si compone di tante preziosissime parti che, proprio come in un delicato ingranaggio, ci consentono di godere del dono della vista: palpebre, cornea, cristallino, retina, macula… La diagnostica messa in campo durante una visita oculistica specialistica si avvale oggi di strumenti altamente tecnologici pensati proprio per fornire una serie di dati utili all’osservazione delle strutture oculari ed alla valutazione della loro salute e del loro buon funzionamento.

Quali sono gli esami svolti durante una visita oculistica specialistica?

Durante una visita oculistica specialistica si eseguono una serie di esami diagnostici non invasivi. Tra questi, citiamo l’esame della lampada a fessura, l’autorefrattometria, la tonometria, l’esame dell’acuità visiva, l’esame del fondo oculare. A questi, laddove lo specialista lo ritenga necessario, se ne possono aggiungere molti altri, come, per fare qualche esempio, l’OCT, la fluorangiografia, la topografia corneale, la retinografia

Quando sottoporsi ad una visita oculistica?

A partire dalla prima infanzia, sino all’età avanzata, la salute oculare passa attraverso una serie di tappe imprescindibili. I difetti visivi ed alcune tra le patologie più comuni fanno tradizionalmente la loro comparsa in epoche ben precise delle nostre vite. Si pensi, per fare qualche esempio tra i più noti, al cosiddetto occhio pigro tipico dell’età pediatrica, alla presbiopia che fa capolino intorno ai 40 anni, o alla cataratta, patologia tipica dell’età matura.

Leggi anche: benessere visivo, età dopo età tutte le tappe della prevenzione

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Cos’è il distacco di retina

distacco di retina - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Quando si pensa alla salute degli occhi si tende spesso a pensare ai difetti visivi oppure a patologie comuni come la cataratta. Eppure, all’interno del nostro apparato visivo c’è una struttura preziosissima e delicatissima senza la quale la funzione visiva sarebbe del tutto impossibile: la retina. Anche la retina, però, talvolta si ammala: tra le patologie che la coinvolgono citiamo le retinopatie (la più nota delle quali è quella diabetica) e le maculopatie (la più comune delle quali è la Degenerazione Maculare Senile). Un altro inconveniente al quale la retina può andare incontro è un distacco. Capiamo dunque cos’è il distacco di retina, come si manifesta e come trattarlo efficacemente.

Cos’è la retina e perché è così preziosa?

Prima di spiegare meglio che cos’è il distacco di retina, conviene conoscere quest’ultima più da vicino. La retina è una membrana sottilissima che riveste la parte interna del bulbo oculare e vi aderisce alla perfezione. Essa è punteggiata da piccole cellule, chiamate fotorecettori. I fotorecettori catturano la luce e la convogliano sotto forma di informazione al nervo ottico, che a sua volta la trasferisce al cervello per essere decodificata.

Ogni parte della retina è preziosa, ma più preziosa di tutte è la porzione chiamata macula, perché consente la visione nei dettagli (leggere, scrivere, usare il PC, guidare, vedere la televisione), mentre la restante retina permette di distinguere le immagini nella totalità del campo visivo. Qualora anche una sola piccola parte di essa dovesse subire un danno, si avrebbe una visione non più precisa o non più completa.

Cos’è il distacco di retina?

Il distacco di retina si verifica quando la retina si stacca parzialmente dalla superficie interna del bulbo oculare. Non è un’evenienza comunissima, ma conviene comunque sapere di cosa si tratta. Anche perché, se dovesse verificarsi, è bene non indugiare e contattare con urgenza l’oculista o il pronto soccorso. Il distacco può interessare qualunque area della retina, sia essa periferica oppure centrale (come la macula): nella maggioranza dei casi, il distacco parte dalla periferia. Quando avviene il distacco, al di sotto della retina si viene a formare del liquido e, più il tempo passa, più si corre il rischio che i fotorecettori presenti in quel punto rimangano danneggiati.

Le cause del distacco di retina possono essere molteplici:

  • una trazione vitreoretinica, che accade quando il vitreo si scolla dalla retina ma rimane adeso in alcuni punti: si forma allora una trazione e talora una rottura della retina, a cui segue poi il distacco. Quasi sempre, si hanno contemporaneamente miodesopsie (addensamenti del collagene che si trova all’interno del bulbo oculare);
  • la miopia forte è un fattore predisponente, in quanto il bulbo è lungo, la retina è sottile ed il vitreo è fluido;
  • un evento traumatico di una certa entità che interessi il bulbo oculare;
  • concomitanza delle cause sopracitate.

Come si manifesta il distacco di retina?

Il distacco di retina si manifesta quasi sempre con la comparsa di una tenda scura su un lato del campo visivo, spesso preceduta da un’accentuazione delle mosche volanti (strani pallini o filamenti che fluttuano davanti al campo visivo), oppure da improvvisi flash luminosi sempre all’interno del campo visivo, ma quasi sempre nella zona del distacco. Negli stadi più avanzati, o quando il distacco interessa anche la macula, la parte più “preziosa” della retina, si ha una netta riduzione della vista.

Quali sono le opzioni di trattamento?

Il distacco di retina si può trattare in modi differenti, che dipendono anche dal motivo che l’ha causato. Tra le soluzioni elenchiamo:

  • la chirurgia episclerale eseguita attorno al bulbo, cioè all’esterno;
  • la vitrectomia, rimozione della sostanza gelatinosa situata internamente al bulbo: chirurgia all’interno dell’occhio;
  • i trattamenti con uno speciale laser chiamato Laser Argon – capace di “saldare” la retina qualora sia solo rotta e non ancora staccata.

Nuove future frontiere di trattamento per le patologie retiniche

Come detto, oltre al distacco, sono innumerevoli i problemi cui membrana retinica può andare incontro. Ed anche in questo settore, il mondo della scienza è costantemente alla ricerca di soluzioni terapeutiche innovative, efficaci ed avanguardistiche. In particolare, recentemente un team di studiosi italiani ha testato una nuova “retina liquida”, una soluzione acquosa all’interno della quale si trovano delle nanoparticelle fotoattive che, una volta iniettata, sarebbe capace di colmare i vuoti causati dall’assenza di fotorecettori degenerati da patologie quali la retinite pigmentosa e la degenerazione maculare senile. Naturalmente si tratta di soluzioni ancora al vaglio degli studiosi, che però ci danno la misura dell’impegno dei ricercatori italiani nel produrre soluzioni terapeutiche che guardano al futuro.

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Ritmi circadiani? Ci pensa la retina

ritmi circadiani - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Che l’occhio umano fosse un complesso e sofisticatissimo meccanismo in grado di farci apprezzare la bellezza del mondo nei minimi dettagli, era noto a tutti. Oggi scopriamo insieme che l’occhio riveste anche un’altra funzione, quella di regolare i ritmi circadiani. Per dirla in parole semplici, è l’occhio che regola il nostro orologio biologico, consentendoci di distinguere la notte dal giorno, il sonno dalla veglia, e di alternare correttamente periodi di attività a periodi di inattività. Il meccanismo che sta alla base di questa funzione così delicata è tutt’altro che semplice.

Jet lag e cambi di abitudini: quanto malessere!

Vi siete mai chiesti come mai svolgiamo sempre le stesse azioni più o meno tutti quanti alle stesse ore? Perché mangiamo e dormiamo sempre nelle stesse fasce orarie? Sono solo convenzioni? Evidentemente no. E non solo: se le abitudini che diamo per assodate e consolidate fossero sconvolte e, per così dire, “invertite” anche solo per qualche giorno, andremmo incontro a malesseri e disturbi piuttosto spiacevoli.

Un esempio banale di questo tipo di malessere è il cosiddetto jet-lag, la tipica sensazione di scompenso che si sperimenta a seguito di un viaggio intercontinentale. Lo scompenso è dovuto al fatto che il nostro orologio biologico viene messo a dura prova. Conviene sapere che il concetto di orologio biologico non è affatto arbitrario, ma ha un fondamento scientifico che vede coinvolti i ritmi circadiani e, come anticipato, l’occhio umano

Ritmi circadiani: cosa sono?

Il nome ritmi circadiani deriva dal latino circa diem, cioè intorno al giorno. Per ritmi circadiani si intendono ritmi che si ripetono tutti i giorni ciclicamente – di 3 ore in 3 ore – nell’arco delle 24 ore in questo modo:

  • Durante le prime ore della giornata, tra le 6 e le 9 del mattino, i livelli di melatonina scendono ed i livelli di cortisolo aumentano. L’organismo si attiva e si rimette in moto dopo la notte;
  • Tra le 9 e le 12 i livelli di cortisolo raggiungono il picco massimo della giornata, segno che ci si può dedicare ad attività particolarmente impegnative, che richiedono veglia e concentrazione;
  • Tra le 12 e le 15 la digestione porta ad un calo di concentrazione;
  • Tra le 15 e le 18 si ha un aumento della temperatura corporea, l’ideale per svolgere attività sportive;
  • Tra le 18 e le 21 il corpo comincia a rallentare tutte le sue funzioni;
  • Tra le 21 e le 24 si ha la produzione di melatonina, che provoca il sonno;
  • La melatonina raggiunge il suo picco tra le 24 e le 3, orario durante il quale il sonno è maggiormente profondo;
  • Tra le 3 e le 6 i livelli di melatonina cominciano pian piano a calare e la temperatura scende: il nostro corpo si avvia verso il risveglio. 

L’alternanza tra luce e buio è fondamentale per il buon andamento e per il mantenimento di questi ritmi e di conseguenza di quello che usiamo definire il nostro “orologio biologico”. 

E cosa c’entra l’occhio con i ritmi circadiani?

All’interno del nostro occhio, nella retina, vi è una sostanza, chiamata melanopsina, che trasmette informazioni relative alla presenza di luce o meno proprio a quella parte del cervello incaricata di gestire e mantenere inalterato l’andamento dei ritmi circadiani. Questo accade perché la molecola della melanopsina è fotosensibile, cioè sensibile alla luce. Se il passaggio di informazioni relativo all’alternanza luce-buio venisse in qualche modo compromesso, ne deriverebbe una compromissione anche dei ritmi circadiani.

Legame tra melanopsina e ritmi circadiani: lo dice la scienza

A conferma di quanto sopra illustrato, citiamo due studi interessanti. Il primo, a cura del dott. Bruce O’Hara e dal titolo Role of Melanopsin in Circadian Responses to Light, ha confermato il ruolo centrale della molecola della melanopsina come recettore capace di regolare i ritmi circadiani; il secondo, a cura del dott. Steve Kay e dal suo team di lavoro, che ha invece provato, grazie ad una simulazione in laboratorio, che l‘assenza totale di melanopsina porta ad uno scompenso totale dell’orologio biologico. 

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Cataratta e diabete, quale connessione?

Cataratta e Diabete - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

La cataratta senile è una patologia oculare strettamente legata all’avanzare dell’età. Può comparire già intorno ai 50-55 anni, per progredire mano a mano che gli anni passano. Dati alla mano, si stima che ne soffra il 50% delle persone over 65. I fattori di rischio della patologia, oltre naturalmente all’età, sono la familiarità, i raggi ultravioletti, il fumo di sigaretta ed il diabete. Quale connessione esiste tra cataratta e diabete? Cerchiamo di mettere un po’ d’ordine in merito a questo argomento.

Cataratta e diabete, ma non solo

Il diabete è una patologia sistemica piuttosto comune e molto insidiosa. Il termine sistemica si riferisce alla capacità della patologia di colpire il nostro organismo a più livelli, interessando più organi al contempo.

Gli organi o gli apparati maggiormente colpiti dal diabete sono:

  • il sistema cardiocircolatorio
  • i reni
  • il sistema nervoso periferico
  • gli occhi

I tipi di diabete mellito

Il diabete mellito si divide in due tipologie, di tipo 1 e di tipo 2. Mentre il diabete di tipo 1 è una patologia autoimmune che si caratterizza per la distruzione delle cellule pancreatiche deputate alla produzione di insulina ed al controllo dei livelli di glicemia nel sangue, quello di tipo 2 è caratterizzato da un’insufficiente produzione di insulina o da un difetto nel funzionamento dell’insulina stessa. Questo secondo tipo è molto più diffuso del precedente (9 casi su 10) ed è causato da stili di vita sbagliati, caratterizzati da forte sedentarietà e modelli alimentari scorretti.

Diabete e salute visiva

Il diabete è una patologia capace di pregiudicare la salute oculare. Le patologie che esso è grado di innescare sono principalmente la retinopatia diabetica e la cataratta, ma anche una particolare forma di glaucoma chiamato glaucoma neovascolare.

Perché il diabete causa retinopatia e cataratta?

Il diabete causa una generalizzata debolezza delle pareti dei vasi sanguigni e compromette il microcircolo sanguigno. Come sappiamo, il microcircolo sanguigno è fondamentale per la salute dei nostri occhi: tutte le strutture oculari traggono da esso il nutrimento e l’ossigeno per mantenersi sane, giovani, in forma ed efficienti molto a lungo. Non a caso una delle regole fondamentali per prevenire le patologie oculari connesse allo stress ossidativo ed all’invecchiamento cellulare è proprio quella di mangiare frutta e verdura e di bere molta acqua.

Cataratta e diabete

Come detto in apertura, la cataratta è maggiormente diffusa tra gli over 65, e la percentuale aumenta con l’aumentare dell’età. I dati mostrano incrementi ancora maggiori se riferiti ai pazienti diabetici. Diverse ricerche scientifiche hanno peraltro confermato che, nei pazienti diabetici, la cataratta ha un’incidenza maggiore e tende a manifestarsi anche più precocemente.

Cosa dice la scienza

In particolare, stando ad una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Eye e condotta da un team di ricercatori britannici, i pazienti – anche giovani – affetti da diabete hanno il doppio delle possibilità di contrarre anche la cataratta. Questo rischio aumenta drasticamente, diventando non più 2 volte, ma ben 6 volte maggiore, nel caso di pazienti diabetici affetti anche da maculopatia.

Cosa fare allora?

1 – Seguire le indicazioni del proprio diabetologo

E’ fondamentale che il paziente diabetico segua attentamente la terapia farmacologica e le indicazioni alimentari fornite dal medico che l’ha in cura. Seguire le indicazioni del medico significa rispettare esattamente quanto prescritto in termini di tempi, scadenze, posologia.

2 – Andare dall’oculista, anche in assenza di sintomi

Per ciò che concerne la vista, ed in virtù della consapevolezza che il diabete può mettere a seria prova il benessere visivo, è importante sottoporsi a periodici controlli presso uno specialista.

Il consiglio generale (che si può ritenere valido anche per i pazienti non affetti da patologie sistemiche), è quello di non aspettare di sperimentare qualche sintomo particolare o un calo della capacità visiva per recarsi dall’oculista. Al contrario, la visita oculistica dev’essere una buona abitudine da annotare in agenda assieme a tutti gli altri controlli specialistici.

3 – Mangiare sano e volersi bene

Infine, come già accennato sopra, non si dimentichi che alimentarsi correttamente, prediligendo frutta e verdura di stagione e bevendo molta acqua, è il primo passo per volersi bene e per prendersi cura attivamente della propria salute oculare.

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La rottura retinica: fattori predisponenti e soluzioni

rottura retinica - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

La retina è quella delicatissima membrana grazie alla quale l’informazione luminosa può tramutarsi in informazione visiva. Essa riveste internamente il nostro bulbo oculare ed è punteggiata di importantissimi fotorecettori. Quando la luce penetra nell’occhio attraverso la pupilla, colpisce i fotorecettori: in quel momento l’informazione luminosa viene convogliata al nervo ottico. Un passaggio fondamentale ed imprescindibile per il buon andamento della funzione visiva. Esistono, però, diverse patologie che portano ad un deterioramento della retina e ad un malfunzionamento dei recettori. Se la retina si lacera si parla invece di rottura retinica. Cerchiamo di capire quando questo può avvenire, e come si possa porvi rimedio.

Cos’è una rottura retinica?

Come accennato la retina è una membrana preziosa e sottile che, in condizioni normali, è ben aderente ad un’altra membrana, ad essa sottostante: la coroide. La coroide è fondamentale per la buona salute della retina in quanto è particolarmente ricca di vasi sanguigni. Va da sé che essa nutre la retina di tutto l’ossigeno del quale essa ha bisogno per mantenersi perfettamente funzionante. Quando la retina – per un motivo di tipo traumatico oppure patologico – si lacera, si parla di rottura retinica. La rottura può poi determinare un vero e proprio distacco della retina dalla coroide: si parlerà allora di distacco di retina.

Quali sono i sintomi della rottura retinica?

La retina può staccarsi dalla coroide parzialmente e progressivamente, oppure in modo molto più impattante. Dipende naturalmente dalla natura del problema che causa la rottura.

Di seguito, ecco i sintomi tipici della rottura retinica:

  • nessun dolore;
  • flash o lampi luminosi improvvisi all’interno del campo visivo;
  • comparsa improvvisa di corpi mobili che fluttuano nel campo visivo;
  • visione alterata e poco nitida;

A chi può capitare una rottura retinica?

Come detto, la rottura retinica può avere cause differenti e per questa ragione può capitare davvero a tutti.

I fattori predisponenti possono essere:

  • una miopia molto accentuata;
  • una trazione vitreo-retinica, cioè un distacco dovuto a una trazione meccanica del corpo vitreo nei confronti della retina;
  • una familiarità con problemi oculari ed in particolare con il distacco di retina;
  • un intervento chirurgico all’occhio;
  • un trauma oculare dovuto per esempio ad un incidente;
  • alcune patologie sistemiche, come per esempio il diabete, che essendo responsabile di una retinopatia diabetica, può innescare anche un distacco.

La rottura retinica è curabile?

Fortunatamente la rottura retinica è curabile. Per trattare opportunamente una rottura retinica, è molto importante che la diagnosi sia il più tempestiva possibile. Lasciar passare troppo tempo prima di recarsi dall’oculista potrebbe favorire un peggioramento della rottura, innescando un possibile distacco di retina. Dunque, se hai una miopia molto forte, se hai preso un colpo all’occhio o una pallonata al volto, se soffri di diabete, non rimandare l’appuntamento dall’oculista.

Per quanto riguarda le possibili soluzioni delle rotture retiniche, elenchiamo:

  • trattamento laser: grazie ad un particolare laser chiamato argon laser, è possibile “saldare” la retina nella sua posizione corretta, trattando le rotture in modo efficace.
  • nel caso in cui la rottura abbia causato un distacco di retina, l’unica soluzione è l’intervento chirurgico.

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