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Ritmi circadiani? Ci pensa la retina

ritmi circadiani - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Che l’occhio umano fosse un complesso e sofisticatissimo meccanismo in grado di farci apprezzare la bellezza del mondo nei minimi dettagli, era noto a tutti. Oggi scopriamo insieme che l’occhio riveste anche un’altra funzione, quella di regolare i ritmi circadiani. Per dirla in parole semplici, è l’occhio che regola il nostro orologio biologico, consentendoci di distinguere la notte dal giorno, il sonno dalla veglia, e di alternare correttamente periodi di attività a periodi di inattività. Il meccanismo che sta alla base di questa funzione così delicata è tutt’altro che semplice.

Jet lag e cambi di abitudini: quanto malessere!

Vi siete mai chiesti come mai svolgiamo sempre le stesse azioni più o meno tutti quanti alle stesse ore? Perché mangiamo e dormiamo sempre nelle stesse fasce orarie? Sono solo convenzioni? Evidentemente no. E non solo: se le abitudini che diamo per assodate e consolidate fossero sconvolte e, per così dire, “invertite” anche solo per qualche giorno, andremmo incontro a malesseri e disturbi piuttosto spiacevoli.

Un esempio banale di questo tipo di malessere è il cosiddetto jet-lag, la tipica sensazione di scompenso che si sperimenta a seguito di un viaggio intercontinentale. Lo scompenso è dovuto al fatto che il nostro orologio biologico viene messo a dura prova. Conviene sapere che il concetto di orologio biologico non è affatto arbitrario, ma ha un fondamento scientifico che vede coinvolti i ritmi circadiani e, come anticipato, l’occhio umano

Ritmi circadiani: cosa sono?

Il nome ritmi circadiani deriva dal latino circa diem, cioè intorno al giorno. Per ritmi circadiani si intendono ritmi che si ripetono tutti i giorni ciclicamente – di 3 ore in 3 ore – nell’arco delle 24 ore in questo modo:

  • Durante le prime ore della giornata, tra le 6 e le 9 del mattino, i livelli di melatonina scendono ed i livelli di cortisolo aumentano. L’organismo si attiva e si rimette in moto dopo la notte;
  • Tra le 9 e le 12 i livelli di cortisolo raggiungono il picco massimo della giornata, segno che ci si può dedicare ad attività particolarmente impegnative, che richiedono veglia e concentrazione;
  • Tra le 12 e le 15 la digestione porta ad un calo di concentrazione;
  • Tra le 15 e le 18 si ha un aumento della temperatura corporea, l’ideale per svolgere attività sportive;
  • Tra le 18 e le 21 il corpo comincia a rallentare tutte le sue funzioni;
  • Tra le 21 e le 24 si ha la produzione di melatonina, che provoca il sonno;
  • La melatonina raggiunge il suo picco tra le 24 e le 3, orario durante il quale il sonno è maggiormente profondo;
  • Tra le 3 e le 6 i livelli di melatonina cominciano pian piano a calare e la temperatura scende: il nostro corpo si avvia verso il risveglio. 

L’alternanza tra luce e buio è fondamentale per il buon andamento e per il mantenimento di questi ritmi e di conseguenza di quello che usiamo definire il nostro “orologio biologico”. 

E cosa c’entra l’occhio con i ritmi circadiani?

All’interno del nostro occhio, nella retina, vi è una sostanza, chiamata melanopsina, che trasmette informazioni relative alla presenza di luce o meno proprio a quella parte del cervello incaricata di gestire e mantenere inalterato l’andamento dei ritmi circadiani. Questo accade perché la molecola della melanopsina è fotosensibile, cioè sensibile alla luce. Se il passaggio di informazioni relativo all’alternanza luce-buio venisse in qualche modo compromesso, ne deriverebbe una compromissione anche dei ritmi circadiani.

Legame tra melanopsina e ritmi circadiani: lo dice la scienza

A conferma di quanto sopra illustrato, citiamo due studi interessanti. Il primo, a cura del dott. Bruce O’Hara e dal titolo Role of Melanopsin in Circadian Responses to Light, ha confermato il ruolo centrale della molecola della melanopsina come recettore capace di regolare i ritmi circadiani; il secondo, a cura del dott. Steve Kay e dal suo team di lavoro, che ha invece provato, grazie ad una simulazione in laboratorio, che l‘assenza totale di melanopsina porta ad uno scompenso totale dell’orologio biologico. 

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Cataratta e diabete, quale connessione?

Cataratta e Diabete - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

La cataratta senile è una patologia oculare strettamente legata all’avanzare dell’età. Può comparire già intorno ai 50-55 anni, per progredire mano a mano che gli anni passano. Dati alla mano, si stima che ne soffra il 50% delle persone over 65. I fattori di rischio della patologia, oltre naturalmente all’età, sono la familiarità, i raggi ultravioletti, il fumo di sigaretta ed il diabete. Quale connessione esiste tra cataratta e diabete? Cerchiamo di mettere un po’ d’ordine in merito a questo argomento.

Cataratta e diabete, ma non solo

Il diabete è una patologia sistemica piuttosto comune e molto insidiosa. Il termine sistemica si riferisce alla capacità della patologia di colpire il nostro organismo a più livelli, interessando più organi al contempo.

Gli organi o gli apparati maggiormente colpiti dal diabete sono:

  • il sistema cardiocircolatorio
  • i reni
  • il sistema nervoso periferico
  • gli occhi

I tipi di diabete mellito

Il diabete mellito si divide in due tipologie, di tipo 1 e di tipo 2. Mentre il diabete di tipo 1 è una patologia autoimmune che si caratterizza per la distruzione delle cellule pancreatiche deputate alla produzione di insulina ed al controllo dei livelli di glicemia nel sangue, quello di tipo 2 è caratterizzato da un’insufficiente produzione di insulina o da un difetto nel funzionamento dell’insulina stessa. Questo secondo tipo è molto più diffuso del precedente (9 casi su 10) ed è causato da stili di vita sbagliati, caratterizzati da forte sedentarietà e modelli alimentari scorretti.

Diabete e salute visiva

Il diabete è una patologia capace di pregiudicare la salute oculare. Le patologie che esso è grado di innescare sono principalmente la retinopatia diabetica e la cataratta, ma anche una particolare forma di glaucoma chiamato glaucoma neovascolare.

Perché il diabete causa retinopatia e cataratta?

Il diabete causa una generalizzata debolezza delle pareti dei vasi sanguigni e compromette il microcircolo sanguigno. Come sappiamo, il microcircolo sanguigno è fondamentale per la salute dei nostri occhi: tutte le strutture oculari traggono da esso il nutrimento e l’ossigeno per mantenersi sane, giovani, in forma ed efficienti molto a lungo. Non a caso una delle regole fondamentali per prevenire le patologie oculari connesse allo stress ossidativo ed all’invecchiamento cellulare è proprio quella di mangiare frutta e verdura e di bere molta acqua.

Cataratta e diabete

Come detto in apertura, la cataratta è maggiormente diffusa tra gli over 65, e la percentuale aumenta con l’aumentare dell’età. I dati mostrano incrementi ancora maggiori se riferiti ai pazienti diabetici. Diverse ricerche scientifiche hanno peraltro confermato che, nei pazienti diabetici, la cataratta ha un’incidenza maggiore e tende a manifestarsi anche più precocemente.

Cosa dice la scienza

In particolare, stando ad una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Eye e condotta da un team di ricercatori britannici, i pazienti – anche giovani – affetti da diabete hanno il doppio delle possibilità di contrarre anche la cataratta. Questo rischio aumenta drasticamente, diventando non più 2 volte, ma ben 6 volte maggiore, nel caso di pazienti diabetici affetti anche da maculopatia.

Cosa fare allora?

1 – Seguire le indicazioni del proprio diabetologo

E’ fondamentale che il paziente diabetico segua attentamente la terapia farmacologica e le indicazioni alimentari fornite dal medico che l’ha in cura. Seguire le indicazioni del medico significa rispettare esattamente quanto prescritto in termini di tempi, scadenze, posologia.

2 – Andare dall’oculista, anche in assenza di sintomi

Per ciò che concerne la vista, ed in virtù della consapevolezza che il diabete può mettere a seria prova il benessere visivo, è importante sottoporsi a periodici controlli presso uno specialista.

Il consiglio generale (che si può ritenere valido anche per i pazienti non affetti da patologie sistemiche), è quello di non aspettare di sperimentare qualche sintomo particolare o un calo della capacità visiva per recarsi dall’oculista. Al contrario, la visita oculistica dev’essere una buona abitudine da annotare in agenda assieme a tutti gli altri controlli specialistici.

3 – Mangiare sano e volersi bene

Infine, come già accennato sopra, non si dimentichi che alimentarsi correttamente, prediligendo frutta e verdura di stagione e bevendo molta acqua, è il primo passo per volersi bene e per prendersi cura attivamente della propria salute oculare.

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La rottura retinica: fattori predisponenti e soluzioni

rottura retinica - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

La retina è quella delicatissima membrana grazie alla quale l’informazione luminosa può tramutarsi in informazione visiva. Essa riveste internamente il nostro bulbo oculare ed è punteggiata di importantissimi fotorecettori. Quando la luce penetra nell’occhio attraverso la pupilla, colpisce i fotorecettori: in quel momento l’informazione luminosa viene convogliata al nervo ottico. Un passaggio fondamentale ed imprescindibile per il buon andamento della funzione visiva. Esistono, però, diverse patologie che portano ad un deterioramento della retina e ad un malfunzionamento dei recettori. Se la retina si lacera si parla invece di rottura retinica. Cerchiamo di capire quando questo può avvenire, e come si possa porvi rimedio.

Cos’è una rottura retinica?

Come accennato la retina è una membrana preziosa e sottile che, in condizioni normali, è ben aderente ad un’altra membrana, ad essa sottostante: la coroide. La coroide è fondamentale per la buona salute della retina in quanto è particolarmente ricca di vasi sanguigni. Va da sé che essa nutre la retina di tutto l’ossigeno del quale essa ha bisogno per mantenersi perfettamente funzionante. Quando la retina – per un motivo di tipo traumatico oppure patologico – si lacera, si parla di rottura retinica. La rottura può poi determinare un vero e proprio distacco della retina dalla coroide: si parlerà allora di distacco di retina.

Quali sono i sintomi della rottura retinica?

La retina può staccarsi dalla coroide parzialmente e progressivamente, oppure in modo molto più impattante. Dipende naturalmente dalla natura del problema che causa la rottura.

Di seguito, ecco i sintomi tipici della rottura retinica:

  • nessun dolore;
  • flash o lampi luminosi improvvisi all’interno del campo visivo;
  • comparsa improvvisa di corpi mobili che fluttuano nel campo visivo;
  • visione alterata e poco nitida;

A chi può capitare una rottura retinica?

Come detto, la rottura retinica può avere cause differenti e per questa ragione può capitare davvero a tutti.

I fattori predisponenti possono essere:

  • una miopia molto accentuata;
  • una trazione vitreo-retinica, cioè un distacco dovuto a una trazione meccanica del corpo vitreo nei confronti della retina;
  • una familiarità con problemi oculari ed in particolare con il distacco di retina;
  • un intervento chirurgico all’occhio;
  • un trauma oculare dovuto per esempio ad un incidente;
  • alcune patologie sistemiche, come per esempio il diabete, che essendo responsabile di una retinopatia diabetica, può innescare anche un distacco.

La rottura retinica è curabile?

Fortunatamente la rottura retinica è curabile. Per trattare opportunamente una rottura retinica, è molto importante che la diagnosi sia il più tempestiva possibile. Lasciar passare troppo tempo prima di recarsi dall’oculista potrebbe favorire un peggioramento della rottura, innescando un possibile distacco di retina. Dunque, se hai una miopia molto forte, se hai preso un colpo all’occhio o una pallonata al volto, se soffri di diabete, non rimandare l’appuntamento dall’oculista.

Per quanto riguarda le possibili soluzioni delle rotture retiniche, elenchiamo:

  • trattamento laser: grazie ad un particolare laser chiamato argon laser, è possibile “saldare” la retina nella sua posizione corretta, trattando le rotture in modo efficace.
  • nel caso in cui la rottura abbia causato un distacco di retina, l’unica soluzione è l’intervento chirurgico.

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Luce blu, ecco perché è così dannosa per i nostri occhi

maculopatia - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Avevamo già affrontato tempo fa l’argomento dell’uso dei dispositivi elettronici in condizioni di poca luce, sottolineando come al diminuire della luce aumentasse il possibile danno al nostro apparato visivo. Oggi un nuovo studio comparso sulla rivista scientifica Nature entra ulteriormente nel merito dei danni che la luce blu emessa dai dispositivi elettronici può produrre ai nostri occhi. Il risultato? Un consiglio: non usare i dispositivi elettronici al buio e soprattutto non troppo a lungo. 

Ecco perché usare i dispositivi elettronici a letto fa male

Usare i dispositivi elettronici a letto o in condizioni di poca luce fa male ai nostri occhi per diversi motivi:

  • affatica la muscolatura oculare;
  • compromette la circolazione sanguigna dell’apparato visivo;
  • peggiora la percezione corretta sia delle immagini vicine che di quelle lontane;
  • causa la cosiddetta “cecità temporanea da smartphone”, specie se si privilegia l’uso di un occhio a discapito dell’altro (con la testa posata lateralmente sul cuscino, per esempio);
  • potrebbe favorire l’insorgenza di maculopatie;
  • compromette la qualità del sonno e del riposo.

Si tratta di una già lunga serie di ragioni piuttosto importanti e preoccupanti, che è bene non sottovalutare, e che da sole dovrebbero indurci a posare o meglio spegnere i nostri device elettronici preferiti quando ci rechiamo in camera da letto. Ma non finisce qui.

Ecco i risultati di un nuovo studio pubblicato recentemente su Nature

La luce blu favorisce la formazione di una molecola dannosa per la retina

In aggiunta ai motivi sopra citati per i quali sarebbe preferibile evitare l’uso prolungato dei device elettronici in condizioni di poca luce, citiamo oggi i risultati di un nuovo studio apparso sulla rivista scientifica Nature. La ricerca è stata condotta dal professor Ajith Karunarathne, dell’Università di Toledo nell’Ohio. Secondo il professore, la luce blu emessa dai dispositivi elettronici sarebbe responsabile della formazione di una molecola chimica particolarmente dannosa per le strutture oculari, con particolare riferimento alla retina. Questa molecola sarebbe tossica e sarebbe responsabile di diversi danni oculari particolarmente gravi, tra cui anche l’insorgenza della degenerazione maculare senile. A subire maggiormente il danno da parte della luce blu sarebbero i fotorecettori presenti sulla retina, cellule nervose molto importanti per il corretto andamento della funzione visiva, che verrebbero danneggiati in modo irreversibile proprio da questa molecola.

Fonte: Nature.com

Perchè la luce blu è pericolosa per i nostri occhi

La luce blu è pericolosa per i nostri occhi non solo per quanto dichiarato dal professor Karunarathne, ma anche perchè, vista la sua lunghezza d’onda, riesce a penetrare in profondità attraverso la cornea ed il cristallino fino alla retina. Inoltre, non essendo una luce calda, non innesca il naturale riflesso di restringimento della pupilla, e quindi l’occhio non è in grado di difendersi in alcun modo da essa.

I benefici della curcumina per la salute oculare

curcumina - Neovision Cliniche Oculistiche

Non ci stancheremo mai di ripetere che la salute – anche quella oculare – comincia sempre a tavola. Alimentarsi bene, alternando opportunamente frutta e verdura di stagione, pesce azzurro, carne bianca ed olio extravergine di oliva ed altri preziosi alimenti tipici della cosiddetta Dieta Mediterranea è uno dei piccoli grandi segreti per invecchiare bene e stare alla larga dalle tipiche patologie connesse al progredire dell’età. Ma non solo. Negli ultimi anni la scienza ha rivolto l’attenzione verso alcuni “ingredienti” forse meno usuali ma sicuramente molto utili per il buon andamento e funzionamento di molte funzioni del nostro organismo. La curcumina è una di queste.

Cos’è la curcumina

La curcumina è un pigmento vegetale dal colore giallo brillante che si estrae dal rizoma – cioè la radice – della pianta della curcuma. La curcuma è una pianta molto bella anche da tenere in casa o sul balcone. I suoi fiori sono molto delicati ed hanno un meraviglioso colore lilla. La curcumina è il principio attivo contenuto nella comune polvere di curcuma da cucina.

I suoi benefici sono:

  1. disintossicante: fa bene al fegato perché ne favorisce il buon funzionamento e contribuisce di conseguenza allo smaltimento delle tossine accumulate in eccesso;
  2. ottima per il sistema cardiovascolare: la curcumina rinforza le pareti dei vasi sanguigni ed esercita una buona azione protettiva sul cuore. Inoltre, aiuta a tenere a bada i livelli di colesterolo;
  3. aiuta a digerire: la curcumina è un coadiuvante della funzione digestiva, protegge da disturbi di tipo gastrico ed aiuta a non accumulare grassi in eccesso;
  4. protegge il sistema nervoso: la curcumina è ottima anche perché lenisce le infiammazioni del sistema nervoso centrale e rallenta l’invecchiamento delle cellule cerebrali;
  5. è un ottimo antibatterico: ideale anche per lenire le infiammazioni del cavo orale e della gola, specie se miscelata al limone.

I benefici della curcumina per la salute oculare

La scienza ha recentemente confermato che la curcumina fa anche bene alla salute oculare. A condurre la ricerca sono stati alcuni scienziati italiani, che hanno poi pubblicato i risultati sulla rivista scientifica J Cell Physiol. La conclusione è stata la seguente: la curcumina riesce ad esercitare un ruolo di protezione nei confronti dell’Epitelio Pigmentato Retinico, soprattutto quando questo sia esposto a concentrazioni piuttosto elevate di glucosio. Insomma, i pazienti affetti da diabete farebbero bene a prendere in considerazione l’idea di introdurre nella loro dieta – Mediterranea, se possibile – anche un pò di curcuma.

La retinopatia diabetica, una conseguenza spiacevole del diabete mellito

Non dimentichiamo che i pazienti affetti da diabete mellito sono maggiormente a rischio di sviluppare una patologia oculare chiamata retinopatia diabetica che, se trascurata o non diagnosticata, può causare danni anche importanti all’apparato visivo. Una complicanza grave della retinopatia diabetica, inoltre, è la maculopatia diabetica.

Leggi anche: retinopatia e maculopatia diabetiche. Le due facce pericolose del diabete. 

Perché la curcumina aiuta a proteggere l’apparato visivo del pazienti affetti da diabete?

Quando il glucosio è particolarmente alto, le cellule presenti sull’Epitelio Pigmentato Retinico vanno incontro ad un forte stress ossidativo e muoiono. La curcumina, come altre sostanze presenti in natura che possiamo introdurre attraverso l’alimentazione, ha il potere di proteggere l’Epitelio Pigmentato Retinico e di contrastare la morte delle cellule che lo compongono. Questo avviene perchè la curcumina riesce a ridurre i livelli di un particolare enzima responsabile del processo di morte cellulare. A conclusione dello studio, i ricercatori hanno affermato che la curcumina può dunque avere un valore terapeutico nei confronti dei pazienti affetti da retinopatia diabetica.

Fonte. Ncbi. nlm.nih.gov

I benefici del caffè per la salute oculare

I benefici del caffé per la salute oculare - Camo - Centro Ambrosiano Oftalmico

Il caffè è uno di quei piaceri tipici ai quali noi italiani non sappiamo dire di no. Se la sua variante “espressa” è quella che qui nel Bel Paese amiamo maggiormente gustare, in altri paesi del mondo lo si trova in altre varianti: più o meno lungo, con latte, crema o schiuma di latte, cacao, acqua, corretto con bevande alcoliche e via dicendo. Ma il comune denominatore, al di là del piacere unico che una pausa caffè sa offrire, è la caffeina. Ebbene, forse non tutti sanno che la caffeina apporta benefici anche alla salute oculare. 

Caffè contro l’invecchiamento cellulare

Il caffè contiene grandi quantità di acidi clorogenici, preziosi antiossidanti (presenti in misura maggiore nella varietà Robusta rispetto a quella Arabica) che rivestono un ruolo fondamentale nella prevenzione delle patologie connesse all’invecchiamento cellulare. Per quanto riguarda gli occhi, in particolare, l’acido clorogenico esercita un’azione protettiva della retina, una struttura molto preziosa che per esercitare correttamente le sue funzioni deve essere sempre ben ossigenata. (Fonte: Ncbi.nlm.nih.gov).

Caffè contro il diabete

Non dimentichiamo che il diabete mellito è una patologia piuttosto insidiosa. Il suo essere sistemica fa sì che sovente essa danneggi anche l’apparato oculare, causando patologie come la retinopatia e la maculopatia diabetica. In questo contesto, l’assunzione di caffeina può aiutare a ridurre i livelli di glicemia nel sangue. (Fonte: Diabetes.co.uk)

Caffeina e Sindrome dell’Occhio Secco

Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Ophtalmology ha evidenziato come la caffeina stimoli non solamente la produzione di secrezioni e succhi gastrici, ma anche di liquido lacrimale. Un’ottima notizia per chi soffre di Sindrome dell’Occhio Secco.

Sempre meglio non eccedere

Come amavano ripetere i latini, tuttavia, in medio stat virtus. Se è vero che un buon caffè esercita eccellenti benefici sul nostro organismo, incluso sulla nostra salute oculare, è sempre bene non esagerare. La caffeina è anche un vasocostrittore che, se assunto in dosi eccessive, può ridurre un apporto di nutrimenti al nervo ottico e, in persone predisposte, favorire l’insorgenza di glaucoma.

 

La corioretinopatia sierosa centrale

La corioretinopatia sierosa centrale è una patologia oculare che si caratterizza per un accumulo di liquidi al di sotto della regione centrale della retina. Si tratta di una malattia che nella maggior parte dei casi regredisce nel giro di alcuni mesi. Tuttavia, qualora la corioretinopatia sierosa centrale dovesse recidivare – eventualità che si manifesta in circa il 20% dei casi – esiste la possibilità che essa danneggi i fotorecettori e la capacità visiva del paziente. Cerchiamo di fare chiarezza sul tema.

Cos’è la corioretinopatia sierosa centrale

La corioretinopatia sierosa centrale è una patologia oculare che si manifesta quando si viene a perdere il corretto equilibrio tra coroide, epitelio pigmentato e retina. In condizioni normali, l’epitelio pigmentato, che si trova tra la coroide e la retina, impedisce il passaggio di liquidi verso quest’ultima. Quando la patologia si manifesta, al contrario, si ha un accumulo di liquidi provenienti dalla coroide verso la retina. Questa patologia non ha nulla a che vedere con la degenerazione maculare senile essudativa, che si caratterizza invece per la formazione di neovasi e per altre caratteristiche.

Quando e perché si manifesta la patologia?

La corioretinopatia sierosa centrale si manifesta solitamente ad un solo occhio e tende a regredire da sola nel giro di qualche mese. I sintomi sono difficoltà visiva, perdita della qualità visiva e della nitidezza dei colori. In generale è importante sapere che anche uno stile di vita piuttosto sregolato, caratterizzato da stress psicofisico, può predisporre all’insorgenza della patologia.

Come si diagnostica la corioretinopatia sierosa centrale

Gli esami fondamentali per la diagnosi della patologia sono la fluorangiografia e l’OCT.L’OCT è una sorta di tac della retina, un esame ad alto contenuto tecnologico, non invasivo, che consente di effettuare diverse scansioni della retina ed osservarla nei minimi dettagli. La fluorangiografia è un esame che consente di visionare una vera e propria mappa retinica previa iniezione di un’innocua sostanza fluorescente.

Quali sono le possibilità di trattamento?

Nel caso in cui la patologia tenda a recidivare e/o a diventare cronica, si possono valutare alcune possibilità di trattamento. Tuttavia, non esistono farmaci in grado di contrastare l’insorgenza della patologia o riassorbire efficacemente l’edema. Alcuni studi scientifici hanno peraltro dimostrato che l’assunzione di alcuni farmaci, come per esempio quelli a base di cortisone, sono controindicati per chi soffre di corioretinopatia sierosa centrale. (Fonte. AAOJournal.org) Di aiuto possono essere prodotti diuretici ad azione mirata per l’occhio e antiinfiammatori non steroidei. Nei casi più gravi, talvolta, può essere necessario fare una iniezione antivitreale.

Per quanto riguarda altre tipologie di trattamento, alcuni risultati incoraggianti sono stati ottenuti con il laser micropulsato, uno strumento di ultima generazione che invia impulsi brevissimi senza generare un effetto termico e dunque si rivela perfetto anche per trattare zone delicatissime come la macula.

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Iniezioni intravitreali per il trattamento della maculopatia

La degenerazione maculare senile è una patologia che interessa la macula, ovvero la parte centrale della retina, quella situata nella parte più posteriore dell’occhio. Per la sua posizione centrale e per il fatto d’essere particolarmente ricca di fotorecettori – coni e bastoncelli – indispensabili per la corretta visione dei dettagli e dei colori – la macula svolge un ruolo fondamentale per il buon funzionamento dell’intero apparato visivo. Se nella sua forma secca o atrofica la degenerazione maculare senile è più difficile da trattare, la forma essudativa o umida invece lascia più spazio all’ottimismo. Le iniezioni intravitreali rappresentano infatti una soluzione efficace che consente di arrestare la progressione della malattia. Vediamo nel dettaglio di che si tratta. 

La degenerazione maculare senile di tipo umido

Nella sua forma di tipo umido, la degenerazione maculare senile si caratterizza per la crescita anomala di piccoli vasi sanguigni sia sotto che dentro la macula. La responsabilità di questa crescita anomala è di una molecola, chiamata VEGF. Fortunatamente, esistono dei farmaci in grado di bloccare l’azione di questa molecola e di conseguenza anche gli effetti che essa esercita sulla retina. Il paziente affetto da degenerazione maculare senile essudativa, infatti, sperimenta una progressiva difficoltà a nella visione centrale (quella che serve per leggere, guardare la televisione, guidare, etc) proprio a causa dell’azione che la molecola VEGF esercita sulla macula.

Il trattamento della degenerazione maculare senile di tipo umido: le iniezioni intravitreali

I farmaci anti-VEGF, così vengono chiamati, vengono iniettati direttamente nel corpo vitreo tramite una siringa con un ago sottilissimo, e consentono di arrestare la progressione della patologia. Il protocollo prevede che si eseguano dapprima 3 iniezioni a distanza ravvicinata, e che si prosegua poi con altre per un anno circa, fino ad arrivare a 6 o 7 iniezioni totali. Le iniezioni con farmaci anti-VEGF non rappresentano la cura definitiva per la degenerazione maculare senile di tipo umido, ma sicuramente consentono di arrestare l’avanzamento della patologia in modo determinante, offrendo al paziente la concreta possibilità di recuperare una buona capacità visiva e di mantenerla a lungo nel tempo.

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Fluorangiografia: in cosa consiste e come prepararsi

La fluorangiografia è un esame avente lo scopo di appurare lo stato di salute della retina e della coroide e di escludere tutte quelle patologie che innescano lo sviluppo di aree ischemiche e dunque non correttamente irrorate di sangue e di ossigeno. Ma in cosa consiste di preciso questo esame? E’ invasivo? E’ doloroso? Comporta dei rischi? Rispondiamo brevemente a queste domande, dando qualche utile indicazione per arrivare pronti all’esame senza alcuna preoccupazione.

In cosa consiste la fluorangiografia

La fluorangiografia si esegue iniettando in vena una sostanza fluorescente – fluorescina oppure verde di indocianina –  che andrà ad evidenziare le zone vascolarizzate della retina, consentendo al medico di visualizzare una vera e propria “mappa retinica” e di individuare le zone non vascolarizzate o malate. L’iniezione avviene dopo la dilatazione delle pupille del paziente, che viene effettuata con un collirio. Successivamente, l’oculista osserva la retina mediante un retinografo.

A cosa serve la fluorangiografia

La fluorangiografia ha una duplice funzione: consente all’oculista di osservare lo stato di salute della retina e della coroide e di diagnosticare l’eventuale presenza di patologie che portano ad una scarsa od errata vascolarizzazione di questi tessuti, come per esempio la degenerazione maculare essudativa, la retinopatia diabetica, la retinopatia sierosa centrale, il glaucoma neovascolare, ma anche edemi maculari e rotture retiniche. In secondo luogo, la fluorangiografia può anche fungere da “guida” qualora si renda necessario sottoporre il paziente ad un trattamento con laser argon: evidenziando le zone malate, il medico saprà indirizzare opportunamente l’azione del laser.

Una fluorangiografia della retina

E’ un esame invasivo? Doloroso? Rischioso?

La fluorangiografia non è un esame invasivo nè doloroso, e la sua durata è di pochi minuti. Non è altresì un esame rischioso, perché i mezzi di contrasto non sono pericolosi per la salute umana, a patto naturalmente che il paziente non sia allergico ad essi.

Come ci si prepara alla fluorangiografia?

La fluorangiografia si esegue generalmente a digiuno, tuttavia è possibile fare una colazione molto leggera, evitando frutta o alimenti derivati del latte.

Degenerazione maculare senile atrofica: quando il laser è d’aiuto

Abbiamo già avuto occasione di approfondire il tema della degenerazione maculare in un’interessante intervista al dott. Matteo Cereda, medico oculista e retinologo di CAMO – Centro Ambrosiano Oftalmico. Oggi vogliamo soffermarci su una delle varianti più insidiose della maculopatia senile, ovvero quella atrofica. CAMO dispone di un nuovissimo tipo di laser che può offrire un aiuto concreto a chi soffre di questa patologia. Vediamo di entrare nel dettaglio. 

Degenerazione Maculare Senile: che cos’è

La degenerazione maculare senile è una malattia della macula, la parte centrale della retina, che è molto ricca di fotorecettori, le cellule deputate alla trasmissione degli impulsi luminosi al nervo ottico, ed alla percezione dei colori. Quando la macula, per ragioni legate all’età e ad altri fattori concomitanti si deteriora, si ha appunto la degenerazione maculare. La degenerazione maculare senile si può presentare in una variante essudativa ed in una variante atrofica.

La Degenerazione Maculare Senile Atrofica o Secca

La degenerazione maculare senile di tipo secco è quella più difficile da trattare. Tuttavia, CAMO dispone di un innovativo laser sottosoglia a nanosecondi, che talvolta viene usato anche per trattare altri tipi di patologie, come l’edema maculare diabetico, l’edema maculare da occlusione venosa e la corioretinopatia sierosa centrale. Inoltre, se il paziente non ha ancora una maculopatia conclamata ma presenta delle drusen, depositi di sostanze di scarto spesso predisponenti alla maculopatia, o ha familiarità per la maculopatia, il trattamento si può ugualmente eseguire.

Il trattamento con laser sottosoglia a nanosecondi – laser 2RT –  per la maculopatia atrofica

Il trattamento con laser sottosoglia a nanosecondi per la maculopatia atrofica viene eseguito in regime ambulatoriale. Si tratta di una procedura indolore: al paziente vengono dilatate le pupille con un apposito collirio, dopodichè sull’area da trattare vengono applicati dei brevi impulsi di luce laser. In questo modo, e generalmente con una sola seduta, si ha modo di stabilizzare, nella gran parte dei casi, la malattia, consentendo al paziente di conservare più a lungo la sua vista.

Prima e dopo il trattamento

Prima del trattamento, naturalmente, il paziente dovrà sottoporsi ad un’accurata visita clinica e strumentale, che includerà sicuramente un OCT della retina (un esame simile alla tac), un esame del fondo oculare e una microperimetria.

Dopo il trattamento con laser sottosoglia a nanosecondi, non è necessario bendare l’occhio, ma è consigliabile indossare un paio di occhiali scuri. Bisognerà attendere che l’effetto della dilatazione pupillare finisca, per tornare alle proprie attività quotidiane. Invece, per poter apprezzare i benefici del trattamento, occorrerà attendere qualche giorno o anche qualche settimana.

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