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Status socioeconomico e glaucoma: quale correlazione?

Il glaucoma è una delle patologie oculari più diffuse al mondo e si caratterizza per un aumento di pressione intraoculare che, a lungo andare, può generare danni gravi ed irreversibili al nervo ottico. Non dimentichiamo che il glaucoma è una tra le maggiori cause di cecità al mondo e che il numero di persone affette da tale patologia è in costante aumento. Ma quali sono le cause del glaucoma? Vi sono soggetti più o meno predisposti o dei fattori scatenanti? Oggi una ricerca indica nello status socioeconomico un fattore di rischio predisponente alla patologia.

Esiste una correlazione inversa tra status socioeconomico e glaucoma?

Non è la prima volta che una ricerca scientifica sottolinea l’esistenza di una correlazione tra lo status socioeconomico e il glaucoma. In molte ricerche, la correlazione in questione è di tipo inverso: chi ha uno status economico ed un livello di istruzione più basso ha più probabilità di incorrere in alcune patologie, come per esempio il glaucoma. Questo accade perché chi ha una situazione economica precaria potrebbe avere più difficoltà ad accedere all’assistenza sanitaria, ed al contempo chi ha un livello culturale più basso potrebbe essere meno propenso o meno abituato ad informarsi circa i temi inerenti la prevenzione e la salute e meno interessato a partecipare ad eventi sul territorio quali screening o convegni sul tema.

Ecco i risultati dell’ultimo studio

Uno studio recentemente pubblicato su Current Eye Research, ha confermato le conclusioni già tratte dagli altri studi simili sopracitati, anche se la natura della correlazione necessita di ulteriori studi. In particolare, nel corso della ricerca sono stati presi in esame 24.664 pazienti affetti da glaucoma, che sono stati suddivisi in 5 fasce d’età differenti e 4 livelli d’istruzione, a partire dalla licenza elementare fino ad arrivare alla laurea. E non solo: i soggetti partecipanti allo studio sono anche stati suddivisi in 7 fasce professionali, alle quali corrispondevano specifici livelli di reddito.

Nei pazienti con un livello socioeconomico inferiore, la patologia viene spesso trascurata

Lo studio ha dimostrato come la patologia glaucomatosa fosse prevalente in quei soggetti che svolgevano attività lavorative meno redditizie (come per esempio gli agricoltori a fronte dei manager d’impresa), che avevano un’età anagrafica maggiore ed un livello di istruzione inferiore. Al contrario, i soggetti aventi un migliore livello socio economico, un titolo di studio più alto ed un’età inferiore, si sono dimostrati più propensi ad informarsi sulla patologia dalla quale erano affetti, a sottoporsi ad un più tempestivo processo diagnostico e di conseguenza ad un trattamento altrettanto immediato.

Glaucoma: prevenzione e tempestività sono le parole d’ordine

Ricordiamo, concludendo, che proprio nel caso del glaucoma la tempestività della diagnosi e del trattamento sono fondamentali: non a caso, infatti, il glaucoma è anche chiamato “il ladro silenzioso della vista” perché, soprattutto nelle sue fasi iniziali, è quasi del tutto asintomatico. Una volta che il paziente inconsapevole si rende conto di esserne affetto, la patologia può aver già danneggiato irrimediabilmente il nervo ottico.

Prenota la tua visita oculistica

La diagnosi del glaucoma si effettua attraverso alcuni semplici ma importanti esami, come la misurazione del tono oculare, l’osservazione del fondo oculare, la curva tonometrica giornaliera, la gonioscopia, l’esame computerizzato del campo visivo. Per prenotare la tua visita, chiama dal lunedi al venerdi dalle 9.00 alle 19.00 allo 02 6361191.

 

 

 

L’intervento di cataratta può stabilizzare la pressione intraoculare

La cataratta ed il glaucoma sono due patologie oculari che possono causare una notevole perdita di capacità visiva, e che non infrequentemente possono essere concomitanti. La differenza tra le due sta nel fatto che, mentre i danni causati dalla cataratta sono risolvibili con un intervento, quelli causati dal glaucoma sono irreversibili. Alcune ricerche hanno provato come uno dei vantaggi dell’intervento di cataratta possa essere, in certi casi, una stabilizzazione della pressione intraoculare. Un vantaggio non trascurabile, se il paziente soffre anche di pressione intraoculare alta. 

L’intervento di cataratta restituisce qualità della visione e della vita

Oggi si tende ad operare la cataratta prima che questa sia molto evoluta, consentendo al paziente di recuperare rapidamente una buona qualità sia di visione che, più in generale, di vita. Nel corso dell’intervento di cataratta, il cristallino naturale, oramai opacizzato, viene rimosso dalla capsula che lo contiene e sostituito con una lente intraoculare. Esistono diverse tipologie di lenti intraoculari, chiamate anche cristallini artificiali, pensate per far fronte alle esigenze specifiche di diversi pazienti: in linea generale, tutte le lenti intraoculari usate nella moderna chirurgia oftalmica sono molto ben tollerate e non necessitano di dover essere sostituite nell’arco della vita di una persona.

Perchè operarsi di cataratta può stabilizzare la pressione intraoculare

Il dottor Berdahl JP, dell’Università del North Carolina, ha condotto uno studio per stabilire gli effetti che l’intervento di cataratta ha sulla pressione intraoculare. La conclusione è stata che in alcuni casi – specialmente nei pazienti che prima dell’intervento mostravano una pressione intraoculare alta – l’intervento di cataratta può influenzare positivamente la pressione intraoculare, anche se il meccanismo che sta dietro a questo miglioramento non è ancora stato indagato né chiaramente definito dal punto di vista scientifico. Tuttavia, alcuni pazienti con una pressione intraoculare alta, dopo l’intervento di cataratta non solo hanno sperimentato un costante abbassamento della stessa, ma hanno anche spesso potuto sospendere la terapia ipotonizzante. E’ bene precisare, tuttavia, che qualora l’eccessiva pressione intraoculare abbia generato danni al nervo ottico, non vi è terapia farmacologica nè intervento chirurgico che vi possa porre rimedio, cioè che possa far regredire i danni instauratisi.

Fonte: Ncbi.nlm.nih.gov

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Intervento di cataratta, meglio non aspettare

L’intervento di cataratta è, oggi, uno dei più praticati al mondo, nonché uno dei più sicuri. Se fino ad alcuni decenni fa si tendeva ad operare la cataratta solo quando questa era particolarmente avanzata, oggi invece si preferisce anticipare, con ripercussioni positive sullo stato di salute psicofisica del paziente. Aspettare troppo, insomma, non conviene. Ecco spiegati i motivi. 

La cataratta: quando il cristallino invecchia con noi

Il fenomeno che causa la cosiddetta “cataratta” è fisiologico ed è legato a doppio filo all’età del paziente. Con l’avanzare del tempo, generalmente intorno ai 60 anni, il cristallino, la lente naturale posta all’interno del nostro occhio, comincia ad invecchiare. Proprio come il vetro di una finestra esposto per anni ad ogni sorta di intemperie, anche il cristallino perde trasparenza e comincia a diventare opaco. E non solo: oltre ad opacizzarsi, esso si ispessisce e perde flessibilità. Un processo irreversibile, al quale è bene porre rimedio quanto prima.

Come vede il paziente con cataratta

La cataratta porta ad una difficoltà visiva generalizzata: i contorni delle cose si fanno meno definiti, i colori perdono nitidezza, la naturale capacità accomodativa dell’occhio viene meno. Il paziente affetto da cataratta può andare dunque incontro ad una serie di difficoltà nello svolgimento delle piccole grandi azioni quotidiane come cucinare, occuparsi della propria igiene personale, guidare un veicolo, leggere o guardare la televisione, con una conseguente perdita di indipendenza che si ripercuote a sua volta sullo stato d’animo e sull’umore.

Ecco perché è bene non rimandare l’intervento di cataratta

E’ sconsigliato rimandare l’intervento di cataratta per due ragioni:

1 – Rinviare l’intervento ad oltranza significa andare incontro ad un peggioramento dei sintomi. Non esiste terapia farmacologica in grado di contrastare ed arrestare il processo di invecchiamento del cristallino, né di migliorarne i sintomi. Più il tempo passa, più il cristallino si opacizza, si irrigidisce e si ispessisce, andando ad occupare sempre più spazio all’interno dell’occhio e causando, talvolta, una aumento della pressione intraoculare, capace di causare danni irreversibili alle strutture visive dell’occhio. Si può anche innescare, ad esempio, una forma di glaucoma chiamata glaucoma facolitico. Fonte: AAO.org.

Leggi anche: l’intervento di cataratta rende più longevi? Per le donne forse sì

2 – Sottoporsi all’intervento di facoemulsificazione non appena la cataratta viene diagnosticata consente di godere di una lunga serie di ripercussioni positive sul fronte pratico e naturalmente anche psicologico. Vedere bene permette di svolgere le proprie attività quotidiane in totale autonomia e di evitare di andare incontro ad incidenti non solo spiacevoli ma anche potenzialmente pericolosi. E non solo: il ritrovato senso di indipendenza, consente al paziente di sentirsi più giovane più a lungo, senza correre il rischio di cadere in stati emotivi depressi che, al contrario, finirebbero con innescare un processo di invecchiamento più repentino e più difficile da gestire.

Leggi anche: con l’intervento di cataratta, più sicuri anche alla guida

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La scienza dimostra il legame tra Alzheimer e patologie degenerative oculari

Mentre medici e studiosi di tutto il mondo sono alla ricerca delle cause che scatenano il Morbo di Alzheimer, oggi un team di ricercatori dell’Università di Washington ha individuato il legame tra questa insidiosa patologia neurocognitiva ed alcune patologie degenerative oculari. Ma vediamo i dettagli di questa scoperta. 

I dettagli dello studio che ha messo il correlazione alcune patologie oculari con il morbo di Alzheimer

Lo studio, condotto dai ricercatori dell’Università di Washington e pubblicato sulla rivista Alzheimer & Dementia, ha visto la partecipazione di 3877 pazienti dai 65 anni in su. Dalle ricerche è emerso che coloro che soffrivano di specifiche malattie degenerative agli occhi avevano tra il 40% ed il 50% di probabilità in più di sviluppare anche l’Alzheimer. I ricercatori hanno tuttavia specificato che questo non significa che chi soffre di una patologia degenerativa oculare svilupperà anche il morbo di Alzheimer o viceversa: significa piuttosto che chi soffre di determinate patologie oculari dovrebbe essere consapevole di avere più probabilità di andare incontro anche a forme di demenza. Una consapevolezza che naturalmente va estesa anche ai medici di base ed agli oculisti che hanno in cura questi pazienti.

Quali sono le patologie degenerative oculari correlate con il morbo di Alzheimer?

I ricercatori hanno evidenziato in particolare una correlazione tra la malattia di Alzheimer e 3 patologie oculari: degenerazione maculare, retinopatia diabetica e glaucoma. Tre patologie dai sintomi differenti ma che hanno in comune alcuni fattori di rischio, come l’età, uno stile di vita non sempre corretto (poca attività fisica e un regime alimentare poco sano o poco vario), oltre ai fattori genetici. La correlazione con il morbo di Alzheimer non è invece emersa nei pazienti affetti da cataratta.

Una correlazione che forse aiuterà gli studiosi a scoprire qualcosa di più sulle origini del morbo di Alzheimer

L’auspicio è che la correlazione tra le patologie degenerative oculari sopra citate e il morbo di Alzheimer sia d’aiuto agli studiosi impegnati nello studio delle origini di questa malattia neurocognitiva ad oggi ancora così insidiosa e poco conosciuta. Una speranza che ci si augura divenga presto realtà, dal momento che nel mondo vivono circa 50 milioni di persone affette da morbo di Alzheimer e che questo numero è destinato a triplicare di qui al 2050 (fonte Topmemory.org). Una cosa tuttavia è chiara: che forse è proprio vero che “gli occhi sono lo specchio dell’anima” e che a partire dall’osservazione degli occhi si possono evincere molte informazioni sullo stato di salute dell’individuo, inclusa la predisposizione ad alcune patologie.

Fonte: Alzheimer & Dementia

l nobel per la fisica “dei record” che hanno segnato la storia dell’oftalmologia

E’ risaputo che l’introduzione del laser nel mondo della chirurgia oftalmica ha rivoluzionato il trattamento di molte patologie oculari come la cataratta, la retinopatia diabetica e il glaucoma, così come ha consentito di mettere in atto metodiche di correzione definitiva dei difetti refrattivi. Ma vi siete mai chiesti chi vi sia dietro le straordinarie scoperte che hanno consentito all’oftalmologia di compiere passi da gigante, e di migliorare la vita di milioni di persone in tutto il mondo? Certamente non stiamo parlando di tre scenziati a caso, ma dei tre vincitori del Premio Nobel per la Fisica 2018. Ciò che ha accomunato i tre studiosi e che è valso loro l’assegnazione del prestigioso premio, sono le ricerche condotte sul laser ad impulsi brevissimi e ad altissima intensità. Ma conosciamoli più da vicino. 

Arthur Ashkin: il Premio Nobel più anziano della storia

Il primo assegnatario del Premio Nobel per la Fisica 2018, che ha ricevuto anche la metà del premio in corone svedesi, è lo statunitense Arthur Ashkin, insignito del prestigioso riconoscimento per aver sviluppato le “pinzette ottiche”, uno strumento che si avvale di un impulso laser per spostare – avvicinare, allontanare o ruotare – oggetti microscopici come organismi minuscoli, virus o batteri. Ashkin, newyorkese, classe 1922, è lo scienziato più anziano ad essere mai stato insignito di un premio Nobel. Fino ad ora il “primato” era detenuto dall’americano Leonid Hurwicz, assegnatario del Nobel per l’Economia nel 2007.

Gérard Mourou e Donna Strickland: è lei la terza donna al mondo a ricevere il Nobel per la Fisica

Gérard Mourou, fisico ed ingegnere elettronico francese, e Donna Strickland, canadese, fisico dell’Università dell’Ontario, si sono aggiudicati l’altra metà del premio per i loro studi sugli impulsi ultracorti ad altissima intensità. Anche alla Strickland spetta un “primato” che va al di là degli studi di fisica: si tratta, infatti, della terza donna al mondo insignita del premio Nobel per la Fisica, dopo Marie Curie nel 1903 e Maria Goeppert Mayer, nel 1963.

Ecco come questi premi Nobel hanno segnato la storia ed il progresso dell’oftalmologia

Il metodo per creare impulsi laser brevissimi ed intensissimi sviluppato da Mourou e Strickland ha trovato applicazione nella chirurgia oftalmica che oggi usa il laser come strumento di lavoro quotidiano nel corso di interventi chirurgici ad altissima precisione e sicuri come mai prima. Oggi, sono davvero milioni le persone in tutto il mondo che ogni giorno traggono beneficio dal frutto di queste straordinarie ricerche: grazie all’introduzione del laser nella chirurgia oftalmica, alcune patologie oculari fino a pochi decenni fa particolarmente insidiose e difficili da curare trovano finalmente soluzione, la qualità della vita dei pazienti è drasticamente migliorata ed il rischio di perdere la vista è diminuito altrettanto drasticamente. Il laser a femtosecondi, per fare un esempio, consente di effettuare interventi oculari per la cura di alcune patologie e per l’eliminazione definitiva dei difetti refrattivi. Ma non finisce qui: oltre al laser a femtosecondi, vi sono altri strumenti chirurgici e diagnostici in campo medico oftalmologico frutto delle ricerche di questi tre insigni studiosi.

Patologie oculari causate dal diabete: anche qui il laser è d’aiuto

Il dottor Lucio Buratto, direttore scientifico di CAMO, ha recentemente sottolineato come l’avvento del laser abbia salvato – e salvi ogni giorno – dalla cecità tanti pazienti affetti da diabete che contraevano retinopatie e maculopatie connesse alla patologia. Oggi, grazie agli studi di questi tre straordinari premi Nobel sul laser ed all’applicazione delle loro scoperte in campo chirurgico oftalmico, è possibile distruggere le aree poco vascolarizzate della retina ed i vasi anomali causati proprio dal diabete e salvare i pazienti da una irreversibile perdita di capacità visiva.

Quando il laser prende il posto del bisturi

Analogamente, oggi il laser a femtosecondi ci consente di trattare con efficacia i pazienti affetti da cataratta, mentre con l’argon laser è possibile trattare in tutta sicurezza i pazienti affetti da glaucoma. Cataratta e glaucoma sono altre due patologie che senza l’avvento della tecnologia basata sull’uso del laser non avrebbero trovato un trattamento agevole né risolutivo.

Quando la diagnosi si fa col laser

Anche a livello diagnostico, l'”avvento” della tecnologia laser ha consentito di mettere a punto delle apparecchiature molto sofisticate, capaci di “vedere” all’interno dell’occhio con estrema precisione: si pensi, per esempio, alla OCT, un’apparecchiatura capace di eseguire una tac dell’occhio avvalendosi di sole immagini, fondamentale per la diagnosi delle maculopatie.

Mantenersi in forma aiuta a prevenire il glaucoma, lo dice la scienza

E’ risaputo che l’attività fisica fa bene a tutto il nostro organismo e ci consente di mantenerci in salute, tenendo alla larga problemi di tipo cardiovascolare ed aiutando la corretta ossigenazione dei tessuti. Benessere e longevità sono il risultato del corretto mix tra movimento, alimentazione varia e corretta con abbondante frutta e verdura di stagione, carne bianca e pesce azzurro e, non ultimo, una buona dose di ottimismo e buon umore. Per quanto riguarda la salute oculare, che a noi naturalmente sta a cuore in particolar modo, la scienza conferma che mantenersi in forma aiuta a prevenire il glaucoma. Vediamo tutti i dettagli. 

Partiamo dall’inizio: che cos’è il glaucoma

Come spiegato già altrove dal dottor Belloni, medico oculista presso CAMO, il glaucoma è una malattia oculare causata da una eccessiva pressione interna al bulbo. Tra la cornea ed il cristallino vi è un liquido chiamato umor acqueo: quando questo non defluisce correttamente ma al contrario ristagna e preme all’interno di queste strutture oculari, si ha il glaucoma. Favorire il corretto deflusso dell’umor acqueo ed abbassare la pressione intraoculare è fondamentale per prevenire eventuali danni all’occhio ed al nervo ottico.

Una patologia silenziosa ma risolvibile

Purtroppo, il glaucoma è una patologia tutto sommato silenziosa ed asintomatica, soprattutto nelle sue fasi iniziali. Il paziente si accorge di esserne soggetto solo quando la malattia ha cominciato a produrre danni di una certa gravità. Diagnosticare il glaucoma in tempo consente di curarlo con successo. Il glaucoma si può trattare con una terapia farmacologica, con l’ausilio del laser (per creare una via di deflusso all’umor acqueo) oppure attraverso la chirurgia. Tuttavia, è bene precisare che qualora la malattia abbia già prodotto dei danni, non è infrequente che questi non siano più rimediabili. Vediamo di seguito perchè mantenersi in forma aiuta a prevenire il glaucoma e cosa dice la scienza in merito.

Leggi anche: il glaucoma, tipologie, diagnosi e soluzioni

Come prevenire il glaucoma con l’attività fisica

Come anticipato, la scienza oggi conferma che mantenersi in forma aiuta a prevenire il glaucoma. Praticare sport, fitness o meglio ancora corsa esercita un’azione tonica ed energizzante su tutto il nostro organismo. Grazie al rilascio di endorfine, sostanze chimiche prodotte dal cervello capaci di indurre uno stato psicofisico di felicità, serenità e positività, lo stress diventa un lontano ricordo. Non dimentichiamo che recentemente il dottor Bernhard Sabel dell’Università di Magdeburgo ha sottolineato, in un suo studio comparso sulla rivista Empa Journal, come lo stress possa rappresentare un fattore di rischio capace di peggiorare lo stato di salute di chi soffre di glaucoma, poiché il cortisolo, l’ormone dello stress, peggiora proprio la pressione intraoculare. (Fonte. SpringerLink.com)

Mantenersi in forma aiuta a prevenire il glaucoma

E non solo: in uno studio condotto dai ricercatori della Iowa State University le cui conclusioni sono state pubblicate in un articolo sul Medicine & Science in Sport Exercise, emerge come mantenersi in forma possa ridurre il rischio di sviluppare il glaucoma del 40 – 50 %. Lo studio è stato condotto su oltre 10 mila candidati ed ha confermato che chi pratica anche un minimo di attività sportiva (anche meno di due ore e mezza la settimana) corre meno il rischio di sviluppare il glaucoma di chi, al contrario, ha uno stile di vita completamente sedentario.

Mantenersi in forma aiuta a prevenire il glaucoma ma anche tante altre patologie di tipo cardiovascolare

Gli studiosi hanno concluso che promuovere ed incentivare l’attività fisica è fondamentale non solo per ridurre il rischio di andare incontro ad una patologia oculare come il glaucoma, ma anche per apportare benefici di indole generale all’intero organismo, con particolare riferimento al sistema cardiovascolare ed a tutte quelle patologie connesse con lo stress ossidativo e l’invecchiamento cellulare. 

Benessere visivo: età dopo età, ecco tutte le tappe della prevenzione

Per vivere bene e a lungo non esistono pozioni miracolose, ma sicuramente c’è un piccolo grande segreto, ormai sempre più accettato e condiviso, ovvero la prevenzione. Prevenire qualunque tipo di disturbo o patologia o coglierlo al suo esordio consente di evitare o per lo meno porre un limite agli eventuali danni che questo può provocare. Questa regola vale naturalmente anche per la salute oculare: non vi è periodo della vita in cui non sia opportuno sottoporsi ad una visita oculistica specialistica per un controllo generale dello stato di salute dell’apparato visivo. Ad ogni età, insomma, il suo controllo. Vediamo quali sono le tappe imprescindibili. 

1 – Le visite dell’infanzia

Quando arriva un bambino in famiglia, si tende a dare un pò per scontato che i suoi occhi, in quanto giovani e “nuovi”, siano praticamente perfetti. Potrebbe anche non essere così, ecco perché un controllo della vista in età infantile può aiutare a valutare lo stato di salute dell’apparato visivo del piccolo, ed il suo grado di “maturazione”. Non dimentichiamo che la vista dei bambini è in continua evoluzione dalla nascita fino ai sei anni, e che solo a sei anni la visione giunge a 10/10. Le visite oculistiche dell’infanzia che conviene programmare sono dunque 3:

entro la quarta settimana d’età

questa visita è fondamentale per accertarsi che il piccolo non abbia malattie oculari congenite, ovvero acquisite sin dalla nascita. Tra le malattie congenite ricordiamo la cataratta, il glaucoma oppure una retinopatia.

entro il primo – secondo anno di vita

in questo periodo il bambino può andare incontro al cosiddetto “occhio pigro” ovvero, pur in assenza di patologie rilevanti, potrebbe usare prevalentemente un occhio a scapito dell’altro. Di conseguenza, l’apparato visivo si sviluppa in modo asimmetrico: diagnosticare un occhio pigro per tempo è fondamentale per effettuare un trattamento adeguato.

intorno ai 5 -6 anni

si consiglia di controllare la vista quando il bambino sta per fare il suo ingresso nel mondo della scuola. Un rendimento scarso, cefalee frequenti o altri problemi possono essere il segnale che il bambino non vede bene e fatica a seguire le lezioni. Il controllo in età prescolare o scolare consente di individuare e se necessario correggere la presenza di eventuali difetti refrattivi come miopia, astigmatismo e ipermetropia.

Le visite della giovinezza e dell’età adulta

durante l’adolescenza

l’adolescenza è un periodo di grandi cambiamenti, per l’organismo in generale ma anche per l’apparato visivo. Può capitare che in questo periodo esordiscano dei difetti refrattivi, come la miopia, e dunque sia necessario intervenire di conseguenza. Si ricordi che una miopia che esordisce a 10-12 anni tende a progredire e ad assestarsi intorno ai 20-25 anni, dunque un adolescente miope va tenuto controllato e monitorato con una certa frequenza fino a quando il difetto non trova una sua stabilità.

18 anni, la patente (e non solo)

a 18 anni si consiglia di sottoporsi ad una visita oculistica specialistica prima del conseguimento della patente. Inoltre, molti giovani a 18-20 anni cominciano ad affacciarsi al mondo del lavoro, avendo a che fare con videoterminali per diverse ore al giorno. Un controllo della vista è quel che ci vuole per assicurarsi un rendimento lavorativo adeguato alle proprie aspettative.

il controllo dei 40 anni

anche se al giorno d’oggi a 40 anni si è ancora tutto sommato giovani, l’apparato visivo potrebbe cominciare a presentare qualche problema. Ci riferiamo alla presbiopia, difetto visivo che fa il suo esordio tipicamente intorno a quest’età, e che consiste in una difficoltà nella lettura. La presbiopia si risolve con l’uso di una lente adeguata ma non risolutiva in modo definitivo. Ecco perché è bene ripetere il controllo della vista ogni tre o quattro anni. Non dimentichiamo, inoltre, che la globalizzazione della tecnologia e l’uso quotidiano e costante dei dispositivi elettronici mettono a dura prova il nostro apparato visivo proprio perché lettura e scrittura sono all’ordine del giorno. Intorno ai 40 anni può fare il suo esordio anche la Sindrome dell’Occhio Secco, che si manifesta prevalentemente tra le donne quando l’organismo si prepara alla menopausa portando con sé una serie di sintomi e cambiamenti talvolta meno percettibili, altre volte più evidenti.

Le visite della terza età

dai 60 anni in su

nel corso dell’ultimo secolo, l’allungamento della vita media ha fatto sì che alcune patologie strettamente connesse all’età matura si facessero sempre più presenti tra la popolazione. Un controllo ogni due o tre anni a partire dai 60 anni in su consente di affrontare la terza età con serenità e di trattare eventuali patologie tempestivamente. Tra le patologie tipiche di questa fascia d’età ricordiamo la degenerazione maculare senile e la cataratta (che oggi è operabile con successo ed è uno degli interventi più praticati al mondo), ma anche il glaucoma.

Una regola per tutti

Arrivare preparati alle varie tappe della nostra vita, leggere molto, tenersi informati, accettare serenamente le sfide che la nostra esistenza ci offre e soprattutto fare tanta prevenzione sono i segreti per mantenersi in salute e per non incorrere nei danni spiacevoli che alcune patologie possono portare con sé.

Lo stress può peggiorare la capacità visiva

Che lo stress faccia male, è un fatto risaputo ed assodato. Malumori e tensioni mettono in circolo energie negative ed “avvelenano” nel vero senso della parola il nostro organismo. Ecco perché i medici di tutto il mondo raccomandano di sorridere alla vita e di tenere alto il morale il più possibile. Insomma, si potrebbe dire che non sia solo una mela al giorno a togliere il medico di torno, ma anche una risata.

Stress e peggioramento della capacità visiva: un circolo vizioso

Il dottor Bernhard Sabel, direttore dell’istituto di psicologia medica dell’Università di Magdeburgo, ha condotto una ricerca, pubblicata su Epma Journal, volta a definire la connessione diretta tra un incremento dello stress mentale e la perdita della capacità visiva. I risultati dello studio hanno confermato che non solo lo stress può peggiorare la capacità visiva anche in soggetti con occhi perfettamente sani, ma che questo può anche essere la conseguenza del peggioramento della salute oculare, innescando dunque un circolo vizioso dal quale non sempre è facile uscire. Questo accade perché la perdita di vista viene vissuta dal paziente come un evento molto stressante, debilitante ed irreversibile: l’ansia e lo stress generati da questi pensieri, non fanno che peggiorare la situazione, aggravando lo stato di salute dell’apparato visivo ma anche conducendo, nei casi più gravi, ad isolamento sociale e depressione.

Lo stress come possibile responsabile di alcune patologie oculari

Lo studio condotto dal dottor Bernhard Sabel ha evidenziato come lo stress danneggi la retina, il nervo ottico ed anche il cervello. Oltre alla comparsa o al peggioramento dei difetti refrattivi, tensioni, preoccupazioni e malumori possono essere responsabili di alcune gravi patologie oculari come la maculopatia sierosa centrale, il glaucoma ed anche la perdita improvvisa e totale della vista, seppur temporanea. Per quanto riguarda in particolare il glaucoma, questo potrebbe peggiorare drasticamente, a causa della presenza del cortisolo, l’ormone dello stress, che contribuisce ad un aumento della pressione oculare.

Conclusioni e precisazioni

A conclusione dello studio, il dottore Bernhard Sabel ha precisato che lo stress mentale non è la causa esclusiva della perdita di vista e dell’esordio o peggioramento di alcune patologie oculari, ma deve essere considerato come un fattore di rischio non trascurabile e una tra le cause dei problemi visivi sopracitati. E’ responsabilità dei medici, secondo il ricercatore, cercare di infondere positività ed ottimismo nei pazienti ed al contempo fornire loro tutte le informazioni necessarie sia di carattere medico scientifico sia in merito alle strategie da mettere in atto per ridurre il più possibile lo stress.

Fonte: SpringerLink.com

 

Al via la Settimana Mondiale del Glaucoma

Settimana mondiale del Glaucoma

Si celebra dall’11 al 17 marzo 2018 la Settimana Mondiale Del Glaucoma, un importante evento volto a sensibilizzare la popolazione circa l’importanza della prevenzione nei confronti di una malattia dell’occhio che, se trascurata, può portare a gravi forme di ipovisione. Informare la popolazione, spiegare cosa sia il glaucoma e proporre un check up dell’occhio è fondamentale per prevenire questa malattia, i cui danni sono irreversibili. Ma vediamo di capire qualcosa di più.

Cos’è il glaucoma?

Come ci ha spiegato qualche giorno fa il Dott.Sergio Belloni in un’interessante intervista pubblicata proprio qui sulle pagine del nostro sito, il glaucoma è una malattia dell’occhio causata dall’insufficiente deflusso dell’umor acqueo tra cristallino e cornea. Il ristagno dell’umor acqueo fa sì che si generi un eccesso di pressione, che a lungo andare può danneggiare l’occhio e nello specifico il nervo ottico, con conseguenze spiacevoli ed irreversibili come una grave perdita di capacità visiva.

Perchè è importante la Settimana Mondiale del Glaucoma?

La Settimana Mondiale del Glaucoma è fondamentale perchè ci offre una preziosa occasione per tornare su un argomento del quale forse spesso non si parla abbastanza. Il glaucoma ha un esordio tutto sommato silenzioso: il paziente si accorge di avere un disturbo della vista solo quando la malattia ha già prodotto dei danni che sono, non ci stanchiamo mai di ripeterlo, irreversibili. Informare ed esortare alla prevenzione, ricordare che è bene eseguire sempre un check up dell’occhio anche quando si pensa di “stare bene”, soprattutto dalla mezza età in poi, è fondamentale per giungere ad una eventuale diagnosi di glaucoma in tempo.

Prenota oggi stesso il tuo Check-Up dell’occhio

Se hai superato la mezza età, hai dei familiari che soffrono di glaucoma, hai una miopia molto forte o hai assunto per lungo tempo (anni) farmaci cortisonici, ti consigliamo di valutare l’opportunità di prenotare un check up dell’occhio. Sarà l’occasione per valutare lo stato del tuo apparato visivo, soprattutto se non ti sottoponi da tempo ad un controllo, e di verificare se soffri di glaucoma o meno. Un semplice esame, la tonometria, sarà fondamentale per misurare la pressione oculare ed avere già un primo importante indizio sull’eventuale presenza di glaucoma. Sarà poi lo specialista a valutare eventuali approfondimenti e, in caso di presenza di glaucoma, le eventuali terapie.

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Glaucoma, la parola all’esperto. Intervista al dott. Sergio Belloni

Nell’elenco delle patologie dell’occhio più comuni e più note, figura il glaucoma. Capita spesso, infatti, di sentir nominare questa malattia dell’occhio. Ma sappiamo davvero di che si tratta, come si manifesta e come si cura? Abbiamo deciso di approfondire l’argomento, intervistando per l’occasione il Dott. Sergio Belloni, medico oculista del Centro Ambrosiano Oftalmico. 

Dott. Belloni, ci può spiegare che cos’è il glaucoma?

Il glaucoma è una malattia che coinvolge il nervo ottico ed è caratterizzata da un aumento di pressione all’interno del nervo stesso. E’ una malattia grave, infatti è la prima causa di cecità assoluta ed irreversibile al mondo. Il nervo ottico è una struttura molto importante, perchè consente di trasferire le informazioni – sotto forma di immagini – dalla retina al cervello. Nel momento il cui si ha un aumento della pressione nel nervo ottico, questa funzione di trasmissione viene compromessa.

Come si manifesta il glaucoma? Chi ne soffre se ne accorge?

In condizioni non patologiche, l’occhio produce e riassorbe continuamente un liquido chiamato umor acqueo. Quando l’umor acqueo si accumula e non riesce a defluire naturalmente, si genera un eccesso di pressione. Nelle fasi precoci, il paziente non percepisce sintomi e segni di questa pressione eccessiva, nè si accorge di vedere meno. Quando il paziente diventa cosciente di avere un calo della capacità visiva, la malattia è già in uno stadio avanzato. Ecco perchè tenere sotto controllo lo stato di salute degli occhi e farsi visitare periodicamente dal proprio oculista di fiducia è fondamentale.

Dottore, come si diagnostica il glaucoma?

Il glaucoma si può diagnosticare tramite una visita oculistica, un esame del campo visivo ed una misurazione della pressione oculare. Può rendersi necessario misurare l’andamento della pressione oculare nel corso della giornata, effettuando la cosiddetta curva tonometrica giornaliera. Un altro esame importante per la diagnosi del glaucoma è la gonioscopia, il cui scopo è osservare l’angolo camerulare, cioè delle strutture addette al deflusso dell’umore acqueo. Una visita completa ed approfondita consentirà non solo diagnosticare l’eventuale presenza di glaucoma, ma anche individuarne la tipologia. Esistono, infatti, tre tipi di glaucoma: quello cronico, ad angolo aperto, è la forma più diffusa. Si manifesta dai 40 anni in poi, ed ha un andamento lento ed insidioso. Esistono poi il glaucoma acuto ad angolo stretto, ed il glaucoma congenito, presente alla nascita.

Il glaucoma è curabile?

Il glaucoma è curabile a patto che venga diagnosticato precocemente. Le strade che si possono intraprendere per curare il glaucoma sono tre: esiste la terapia farmacologica, a base di colliri e compresse, che servono ad abbassare la pressione dell’occhio ed evitare danni al nervo ottico. Esiste poi l’intervento laser, mediante l’utilizzo di appositi laser per l’occhio, il cui scopo è quello di creare una via di deflusso artificiale per l’umor acqueo tra la cornea ed il cristallino. Quando nè la terapia farmacologica che quella laser sono risolutive, si ricorre alla chirurgia. Precisiamo, tuttavia, che tutte e tre le strade servono ad abbassare la pressione dell’occhio, ma non sono in grado di porre rimedio ai danni già presenti a livello di capacità visiva.

 

Nel ringraziare il dott. Belloni per il suo tempo e le sue esaustive risposte, ti ricordiamo che puoi chiamare in qualunque momento il Centro Ambrosiano Oftalmico per prenotare un appuntamento. Di seguito i nostri contatti:

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