Articoli

Cura del glaucoma: un aiuto dal coenzima Q10

glaucoma - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Il glaucoma è una patologia davvero molto insidiosa perché si presenta in maniera silente e tutto sommato asintomatica. La forma più frequente, quella cronica, esordisce intorno ai 40-45 anni ed ha un andamento lento. Tuttavia, esistono anche altre tipologie di glaucoma: quella congenita e quella acuta. Quando chi ne è affetto si accorge di avere qualcosa che non va, oramai la progressione della patologia è piuttosto avanzata, ed i danni prodotti all’apparato oculare sono irreversibili.  Oggi però, un team di ricercatori italiani sta prendendo in esame il ruolo del coenzima Q10 nella cura del glaucoma. Vediamo i dettagli della ricerca.

Cos’è il coenzima Q10

Il coenzima Q10 è un elemento antiossidante già presente naturalmente in tutte le cellule del nostro corpo, nello specifico nei mitocondri. I mitocondri sono delle strutture che si trovano all’interno delle cellule, e che svolgono l’importante ruolo di produzione, conservazione ed accumulo dell’energia. Come detto, il coenzima Q10 è presente nel nostro corpo, ma mano a mano che l’età avanza la sua produzione diminuisce drasticamente. Analogamente, la produzione di coenzima Q10 subisce un calo quando si soffre di determinate patologie, come il morbo di Parkinson, un tumore oppure il diabete, oppure quando si assumono determinati farmaci, come per esempio le stamine.

Il ruolo del coenzima Q10 nella cura del glaucoma

Un team di ricercatori italiani sta prendendo in esame possibilità di curare il glaucoma proprio grazie al coenzima Q10. La ricerca prende le mosse dall’osservazione delle caratteristiche intrinseche della retina, dove i mitocondri, situati all’interno delle cellule ganglionari retiniche, sono presenti in un numero particolarmente abbondante. Quando l’occhio è sottoposto ad uno stress ossidativo, si ha un accumulo di radicali liberi, responsabili come sappiamo dell’insorgenza di alcune tra le più tipiche patologie oculari connesse all’invecchiamento, proprio come il glaucoma (ma anche la cataratta). La presenza del coenzima Q10 nei mitocondri delle cellule retiniche si rivela in questo contesto fondamentale per garantire, grazie al loro apporto energetico, la sopravvivenza ed il buon funzionamento delle strutture oculari, e dunque la resistenza a quei processi che al contrario danneggiano le cellule e ne innescano la morte.

Come si assume il coenzima Q10

Se la ricerca scientifica tuttora in corso desse i risultati auspicati, il coenzima Q10 sarebbe prezioso nel controllo della progressione della patologia. Il coenzima Q10 è presente in natura in diversi alimenti, come il pesce, le uova, il fegato e la frutta secca. In alternativa, è possibile assumerlo tramite integratori, acquistabili in farmacia. Nonostante non si tratti di un farmaco, è sempre consigliabile consultarsi con il proprio medico prima di programmarne l’assunzione. E non solo: ricordiamo che una delle armi migliori di cui oggi disponiamo per far fronte al “ladro silenzioso della vista” è la prevenzione.

Fonte: Ncbi.nlm.nih.gov

Glaucoma: il 45% dei pazienti non segue correttamente la terapia

glaucoma - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Il glaucoma è una patologia oculare piuttosto insidiosa perché spesso chi ne è affetto non ne è consapevole fino a quando i danni arrecati al nervo ottico non sono tali da determinare un calo della capacità visiva. Tuttavia, una volta che si riceve una diagnosi di glaucoma, è fondamentale attenersi strettamente alla terapia ed agli accorgimenti indicati dallo specialista, pena un ulteriore peggioramento del proprio stato di salute visiva. Sfortunatamente, come dimostrato da un recente studio scientifico, non sempre è cosi, anzi.

Cos’è il glaucoma?

Il glaucoma è una patologia che si verifica quando l’occhio non riesce a riassorbire – come dovrebbe fare in condizioni sane – l’umor acqueo che produce. Come conseguenza di questo mancata fuoriuscita si ha un accumulo di umor acqueo all’interno delle strutture oculari ed un aumento della pressione intraoculare che, a lungo andare, determina un danno irreversibile al nervo ottico. Questa patologia è chiamata anche “il ladro silenzioso della vista” per il suo essere asintomatica. Solamente quando il danno oculare è evidente, il paziente si accorge che qualcosa non va. Ecco perché fare prevenzione, anche in campo oculare, sottoponendosi a visite periodiche, è davvero molto importante.

Il glaucoma è curabile?

I danni che la patologia ha arrecato al nervo ottico purtroppo sono irreversibili. Per trattare opportunamente il glaucoma ed ottenere buoni risultati è fondamentale che si giunga alla diagnosi quanto prima. Le terapie attualmente disponibili per il trattamento del glaucoma includono:

  • soluzioni farmacologiche, come compresse o colliri, con l’obiettivo di abbassare la pressione intraoculare;
  • un trattamento con uno speciale laser in grado di creare una via di deflusso dell’umor acqueo, tra cornea e cristallino.

Il 45% dei pazienti non segue la terapia per il glaucoma come dovrebbe

Uno studio pubblicato recentemente sulla rivista American Journal of Ophthalmology ha evidenziato come il 45% dei pazienti affetti da glaucoma non effettui la terapia come prescritto dallo specialista. In particolare, a 4 anni di distanza dalla diagnosi e dalla prescrizione della terapia, il 48% dei pazienti assume solamente un terzo del dosaggio prescritto. Nel caso di un collirio che preveda 3 somministrazioni al giorno, per esempio, questa categoria di pazienti instilla il farmaco solamente una volta al giorno.

Quali sono i motivi che portano a non effettuare la terapia come prescritta?

Le ragioni possono essere differenti:

  1. molti pazienti sono soggetti anziani, che faticano a seguire la terapia anche in virtù del fatto che spesso sono in cura anche per altre patologie e dunque si trovano ad affrontare, nell’arco di una giornata, diverse scadenze orarie e diverse tipologie di dosaggi e somministrazioni;
  2. poichè la terapia ipotonizzante ha carattere conservativo, il paziente non apprezza i vantaggi del farmaco in modo diretto e non sperimenta un miglioramento qualitativo e quantitativo della capacità visiva. Di conseguenza, ha quasi l’impressione che il farmaco possa essere utile, come non esserlo.
  3. instillare un collirio non è sempre facile. La poca manualità, la pigrizia e l’età avanzata possono essere in qualche modo scoraggianti, motivo per cui si riducono le somministrazioni.

Fonte: Ncbi.nlh.nih.gov

Perché è fondamentale seguire accuratamente la terapia

Seguire la posologia ed i tempi di somministrazione indicati dall’oculista è fondamentale perché la terapia ipotonizzante eserciti i giusti e sperati effetti sull’apparato oculare, e non solo. Non dimentichiamo che il glaucoma avanza senza dare particolari sintomi e che, di conseguenza, sottodosare la terapia senza informare il medico significa lasciare che il quadro clinico peggiori anche irrimediabilmente.

Leggi anche: Glaucoma, intervista al dottor Sergio Belloni

Vuoi saperne di più?

Non lasciar passare troppo tempo tra una visita oculistica specialistica e l’altra. Abbi cura del tuo apparato visivo anno dopo anno, perchè vi sono alcune patologie, come il glaucoma, che sono piuttosto silenti ed insidiose. Chiamaci per prenotare la tua visita oculistica specialistica dal lunedi al venerdi dalle 9.00 alle 19.00 allo 02 6361191.

Il ruolo del laser nella chirurgia oculare

Negli ultimi anni la chirurgia oculare ha fatto passi da gigante anche in virtù di una lunga serie di progressi tecnologici che hanno consentito di correggere difetti visivi e trattare diversi tipi di patologie in modo sempre meno invasivo e sempre più preciso. Se il precursore nel campo della chirurgia refrattiva è stato il laser ad eccimeri, oggi ad esso si sono affiancati altri tipi di strumenti laser capaci di ottenere risultati non solo impeccabili, ma anche straordinariamente personalizzabili. 

Laser ad eccimeri

Il laser ad eccimeri ha aperto le porte alla possibilità di eseguire diverse tipologie di interventi di chirurgia refrattiva in modo particolarmente efficace e sicuro. Fino ad alcuni anni fa, la correzione di tutti i difetti visivi, inclusa la presbiopia, si poteva effettuare chirurgicamente esclusivamente con l’aiuto del laser ad eccimeri. Uno strumento che, con il passare del tempo, si è andato via via perfezionando, e che ancora oggi è uno degli attori principali dell’intervento per la correzione dei difetti visivi associato al laser a femtosecondi: il Femto-Lasik.

Laser a femtosecondi

Il laser a femtosecondi ha rivoluzionato il mondo della chirurgia oftalmica. Si tratta di un laser ad impulsi molto brevi e ravvicinati, capace di agevolare molti interventi di chirurgia oftalmica apportando precisione, controllabilità, personalizzazione e, non ultimo, sicurezza. E non solo: il laser a femtosecondi fornisce un recupero post operatorio più veloce e molto meno doloroso rispetto agli strumenti tradizionali, consente al paziente di non dover bendare l’occhio dopo l’intervento e lo stesso recupero visivo è, in genere, particolarmente rapido. Nei centri d’eccellenza, il laser a femtosecondi ha affiancato quello ad eccimeri per quanto riguarda l’esecuzione di incisioni che prima venivano eseguite con l’ausilio di bisturi o strumenti taglienti, come il microcheratomo. Sia nel caso dell’intervento per la correzione dei difetti visivi Femto-Lasik, sia nel caso dell’intervento di facoemulsificazione (intervento di cataratta), il laser a femtosecondi è, oggi, un “braccio destro” del chirurgo davvero prezioso ed insostituibile.

Laser Yag

Il laser Yag esercita un’azione fotodistruttiva e si usa per trattare alcune patologie oculari. Con questo laser è possibile colpire selettivamente alcuni tessuti “bersaglio” e distruggerli. Questo laser si usa, per esempio, per distruggere gli addensamenti di collagene nel caso di mosche volanti del vitreo particolarmente accentuate, per trattare alcuni tipi di glaucoma ed anche la cosiddetta cataratta secondaria, ovvero un addensamento della capsula posteriore che si può talvolta verificare a seguito dell’intervento di facoemulsificazione.

Laser argon

Il laser argon agisce per fotocoagulazione. Di colore verde, si usa per trattare alcune patologie della retina. Esso viene infatti chiamato anche laser retinico. Proprio come si farebbe con delle saldature, il laser argon si usa per “fissare” la retina nella sua sede originale laddove essa sia forata o lesionata. Le patologie che si possono trattare con questo laser sono le rotture retiniche, la retinopatia diabetica, gli edemi maculari ed altre patologie.

Laser 2RT

Noto anche come laser giallo o laser sottosoglia, il laser 2RT è un laser ad impulsi brevissimi (dell’ordine dei nanosecondi) molto preciso e delicato, capace di agire sui tessuti danneggiati in modo mirato e selettivo. Gli impulsi brevissimi garantiscono l’efficacia di un laser standard retinico senza surriscaldare i tessuti e di conseguenza senza rischiare di danneggiarli. Con il laser 2RT è possibile colpire alcune cellule malate, chiamate cellule bersaglio che, morendo, lasciano lo spazio ad altre cellule nuove, innescando un processo di “ringiovanimento” cellulare. Il laser 2Rt trova applicazione nel trattamento della degenerazione maculare senile di tipo secco, della corioretinopatia sierosa centrale, del distacco dell’epitelio pigmentato, dell’edema maculare e talvolta nel glaucoma ad angolo aperto.

Insomma, appare chiaro che oggigiorno gli strumenti laser possono apportare innumerevoli e disparati benefici al nostro benessere oculare, e che questi straordinari strumenti non sono tutti uguali. Ciascuno di essi presenta peculiarità ed offre vantaggi specifici che, se coniugati alla perizia di specialisti di grande competenza ed esperienza, possono regalare indubbi benefici a diverse tipologie di pazienti. 

Il laser sottosoglia: innovazione e precisione al servizio dell’oftalmologia

Il laser sottosoglia (o micropulsato) è uno strumento ad altissimo contenuto tecnologico grazie al quale è possibile intervenire sulla retina in modo mirato ed efficace con un tocco leggero ed impercettibile. Chiamato anche laser sottosoglia, laser 2RT o laser giallo, esso lavora emettendo impulsi brevissimi, ideali per trattare una struttura delicata come la retina senza danneggiarla. Il laser micropulsato si presta al trattamento di diverse patologie retiniche, ed è privo di effetti collaterali. Cerchiamo di conoscerlo più da vicino.

Laser micropulsato o sottosoglia, che cos’è?

Il laser micropulsato si differenza dagli altri laser comunemente usati in oftalmologia perché genera impulsi sottosoglia, ovvero impulsi di luce brevissimi – dell’ordine dei miliardesimi di secondo – chiamati anche nanosecondi. L’impulso così prodotto può essere applicato al tessuto retinico in modo sicuro, e raggiunge risultati terapeutici diversi e superiori rispetto ai laser tradizionali, quando applicato negli appropriati casi clinici. Inoltre, il laser micropulsato non presenta particolari effetti secondari negativi e consente la preservazione delle strutture retiniche trattate in assenza di danni di natura termocoagulativa (cioè causati da un eventuale innalzamento della temperatura, tipico di altri laser).

Come agisce il laser sottosoglia?

Il laser sottosoglia 2rt agisce in modo selettivo su alcune cellule dell’epitelio pigmentato retinico. La radiazione luminosa viene assorbita esclusivamente da alcune cellule, i melanosomi, chiamate in questo caso cellule bersaglio, che muoiono dopo esserne state colpite. Le cellule adiacenti a quelle che muoiono, migrano andando ad occupare lo spazio rimasto libero e, grazie ad un processo chiamato “signaling”, proliferano. Alla fine di questo processo, l’epitelio pigmentato appare “ringiovanito”, mentre i fotorecettori e la coroide non presentano alcun danno. E quindi si ottiene un effetto terapeutico positivo e, grazie agli impulsi brevissimi, si riesce ad evitare il danno tissutale di natura termica. 

Per chi è indicato il trattamento con laser sottosoglia?

Il laser micropulsato trova applicazione nel trattamento della degenerazione maculare senile di tipo secco, soprattutto quando la patologia si trova nella fase iniziale o intermedia e quando vi sono delle drusen, ovvero degli accumuli di materiale lipidico al di sotto della retina. Altre patologie oculari che si possono trattare con esiti incoraggianti grazie al laser sottosoglia, sono l’edema maculare, la corioretinopatia sierosa centrale, il distacco dell’epitelio pigmentato e, in casi molto selezionati, il glaucoma ad angolo aperto.

Vuoi saperne di più?

Per conoscere più da vicino le possibilità di applicazione del laser sottosoglia e per prenotare una visita oculistica specialistica, chiamaci dal lunedi al venerdi dalle 9.00 alle 19.00 allo 02 6361191.

Status socioeconomico e glaucoma: quale correlazione?

Il glaucoma è una delle patologie oculari più diffuse al mondo e si caratterizza per un aumento di pressione intraoculare che, a lungo andare, può generare danni gravi ed irreversibili al nervo ottico. Non dimentichiamo che il glaucoma è una tra le maggiori cause di cecità al mondo e che il numero di persone affette da tale patologia è in costante aumento. Ma quali sono le cause del glaucoma? Vi sono soggetti più o meno predisposti o dei fattori scatenanti? Oggi una ricerca indica nello status socioeconomico un fattore di rischio predisponente alla patologia.

Esiste una correlazione inversa tra status socioeconomico e glaucoma?

Non è la prima volta che una ricerca scientifica sottolinea l’esistenza di una correlazione tra lo status socioeconomico e il glaucoma. In molte ricerche, la correlazione in questione è di tipo inverso: chi ha uno status economico ed un livello di istruzione più basso ha più probabilità di incorrere in alcune patologie, come per esempio il glaucoma. Questo accade perché chi ha una situazione economica precaria potrebbe avere più difficoltà ad accedere all’assistenza sanitaria, ed al contempo chi ha un livello culturale più basso potrebbe essere meno propenso o meno abituato ad informarsi circa i temi inerenti la prevenzione e la salute e meno interessato a partecipare ad eventi sul territorio quali screening o convegni sul tema.

Ecco i risultati dell’ultimo studio

Uno studio recentemente pubblicato su Current Eye Research, ha confermato le conclusioni già tratte dagli altri studi simili sopracitati, anche se la natura della correlazione necessita di ulteriori studi. In particolare, nel corso della ricerca sono stati presi in esame 24.664 pazienti affetti da glaucoma, che sono stati suddivisi in 5 fasce d’età differenti e 4 livelli d’istruzione, a partire dalla licenza elementare fino ad arrivare alla laurea. E non solo: i soggetti partecipanti allo studio sono anche stati suddivisi in 7 fasce professionali, alle quali corrispondevano specifici livelli di reddito.

Nei pazienti con un livello socioeconomico inferiore, la patologia viene spesso trascurata

Lo studio ha dimostrato come la patologia glaucomatosa fosse prevalente in quei soggetti che svolgevano attività lavorative meno redditizie (come per esempio gli agricoltori a fronte dei manager d’impresa), che avevano un’età anagrafica maggiore ed un livello di istruzione inferiore. Al contrario, i soggetti aventi un migliore livello socio economico, un titolo di studio più alto ed un’età inferiore, si sono dimostrati più propensi ad informarsi sulla patologia dalla quale erano affetti, a sottoporsi ad un più tempestivo processo diagnostico e di conseguenza ad un trattamento altrettanto immediato.

Glaucoma: prevenzione e tempestività sono le parole d’ordine

Ricordiamo, concludendo, che proprio nel caso del glaucoma la tempestività della diagnosi e del trattamento sono fondamentali: non a caso, infatti, il glaucoma è anche chiamato “il ladro silenzioso della vista” perché, soprattutto nelle sue fasi iniziali, è quasi del tutto asintomatico. Una volta che il paziente inconsapevole si rende conto di esserne affetto, la patologia può aver già danneggiato irrimediabilmente il nervo ottico.

Prenota la tua visita oculistica

La diagnosi del glaucoma si effettua attraverso alcuni semplici ma importanti esami, come la misurazione del tono oculare, l’osservazione del fondo oculare, la curva tonometrica giornaliera, la gonioscopia, l’esame computerizzato del campo visivo. Per prenotare la tua visita, chiama dal lunedi al venerdi dalle 9.00 alle 19.00 allo 02 6361191.

 

 

 

L’intervento di cataratta può stabilizzare la pressione intraoculare

La cataratta ed il glaucoma sono due patologie oculari che possono causare una notevole perdita di capacità visiva, e che non infrequentemente possono essere concomitanti. La differenza tra le due sta nel fatto che, mentre i danni causati dalla cataratta sono risolvibili con un intervento, quelli causati dal glaucoma sono irreversibili. Alcune ricerche hanno provato come uno dei vantaggi dell’intervento di cataratta possa essere, in certi casi, una stabilizzazione della pressione intraoculare. Un vantaggio non trascurabile, se il paziente soffre anche di pressione intraoculare alta. 

L’intervento di cataratta restituisce qualità della visione e della vita

Oggi si tende ad operare la cataratta prima che questa sia molto evoluta, consentendo al paziente di recuperare rapidamente una buona qualità sia di visione che, più in generale, di vita. Nel corso dell’intervento di cataratta, il cristallino naturale, oramai opacizzato, viene rimosso dalla capsula che lo contiene e sostituito con una lente intraoculare. Esistono diverse tipologie di lenti intraoculari, chiamate anche cristallini artificiali, pensate per far fronte alle esigenze specifiche di diversi pazienti: in linea generale, tutte le lenti intraoculari usate nella moderna chirurgia oftalmica sono molto ben tollerate e non necessitano di dover essere sostituite nell’arco della vita di una persona.

Perchè operarsi di cataratta può stabilizzare la pressione intraoculare

Il dottor Berdahl JP, dell’Università del North Carolina, ha condotto uno studio per stabilire gli effetti che l’intervento di cataratta ha sulla pressione intraoculare. La conclusione è stata che in alcuni casi – specialmente nei pazienti che prima dell’intervento mostravano una pressione intraoculare alta – l’intervento di cataratta può influenzare positivamente la pressione intraoculare, anche se il meccanismo che sta dietro a questo miglioramento non è ancora stato indagato né chiaramente definito dal punto di vista scientifico. Tuttavia, alcuni pazienti con una pressione intraoculare alta, dopo l’intervento di cataratta non solo hanno sperimentato un costante abbassamento della stessa, ma hanno anche spesso potuto sospendere la terapia ipotonizzante. E’ bene precisare, tuttavia, che qualora l’eccessiva pressione intraoculare abbia generato danni al nervo ottico, non vi è terapia farmacologica nè intervento chirurgico che vi possa porre rimedio, cioè che possa far regredire i danni instauratisi.

Fonte: Ncbi.nlm.nih.gov

Richiedi maggiori informazioni

Vuoi sottoporti ad una visita oculistica specializzata ed accurata per accertare lo stato di salute del tuo apparato visivo? Vuoi conoscere più vicino l’intervento di facoemulsificazione? Chiamaci allo 02 6361191 dal lunedi al venerdi dalle 9.00 alle 19.00.

 

 

Intervento di cataratta, meglio non aspettare

L’intervento di cataratta è, oggi, uno dei più praticati al mondo, nonché uno dei più sicuri. Se fino ad alcuni decenni fa si tendeva ad operare la cataratta solo quando questa era particolarmente avanzata, oggi invece si preferisce anticipare, con ripercussioni positive sullo stato di salute psicofisica del paziente. Aspettare troppo, insomma, non conviene. Ecco spiegati i motivi. 

La cataratta: quando il cristallino invecchia con noi

Il fenomeno che causa la cosiddetta “cataratta” è fisiologico ed è legato a doppio filo all’età del paziente. Con l’avanzare del tempo, generalmente intorno ai 60 anni, il cristallino, la lente naturale posta all’interno del nostro occhio, comincia ad invecchiare. Proprio come il vetro di una finestra esposto per anni ad ogni sorta di intemperie, anche il cristallino perde trasparenza e comincia a diventare opaco. E non solo: oltre ad opacizzarsi, esso si ispessisce e perde flessibilità. Un processo irreversibile, al quale è bene porre rimedio quanto prima.

Come vede il paziente con cataratta

La cataratta porta ad una difficoltà visiva generalizzata: i contorni delle cose si fanno meno definiti, i colori perdono nitidezza, la naturale capacità accomodativa dell’occhio viene meno. Il paziente affetto da cataratta può andare dunque incontro ad una serie di difficoltà nello svolgimento delle piccole grandi azioni quotidiane come cucinare, occuparsi della propria igiene personale, guidare un veicolo, leggere o guardare la televisione, con una conseguente perdita di indipendenza che si ripercuote a sua volta sullo stato d’animo e sull’umore.

Ecco perché è bene non rimandare l’intervento di cataratta

E’ sconsigliato rimandare l’intervento di cataratta per due ragioni:

1 – Rinviare l’intervento ad oltranza significa andare incontro ad un peggioramento dei sintomi. Non esiste terapia farmacologica in grado di contrastare ed arrestare il processo di invecchiamento del cristallino, né di migliorarne i sintomi. Più il tempo passa, più il cristallino si opacizza, si irrigidisce e si ispessisce, andando ad occupare sempre più spazio all’interno dell’occhio e causando, talvolta, una aumento della pressione intraoculare, capace di causare danni irreversibili alle strutture visive dell’occhio. Si può anche innescare, ad esempio, una forma di glaucoma chiamata glaucoma facolitico. Fonte: AAO.org.

Leggi anche: l’intervento di cataratta rende più longevi? Per le donne forse sì

2 – Sottoporsi all’intervento di facoemulsificazione non appena la cataratta viene diagnosticata consente di godere di una lunga serie di ripercussioni positive sul fronte pratico e naturalmente anche psicologico. Vedere bene permette di svolgere le proprie attività quotidiane in totale autonomia e di evitare di andare incontro ad incidenti non solo spiacevoli ma anche potenzialmente pericolosi. E non solo: il ritrovato senso di indipendenza, consente al paziente di sentirsi più giovane più a lungo, senza correre il rischio di cadere in stati emotivi depressi che, al contrario, finirebbero con innescare un processo di invecchiamento più repentino e più difficile da gestire.

Leggi anche: con l’intervento di cataratta, più sicuri anche alla guida

Richiedi maggiori informazioni

Vuoi sottoporti ad una visita oculistica specializzata ed accurata per accertare lo stato di salute del tuo apparato visivo? Vuoi conoscere più vicino l’intervento di facoemulsificazione? Chiamaci allo 02 6361191 dal lunedi al venerdi dalle 9.00 alle 19.00.

 

La scienza dimostra il legame tra Alzheimer e patologie degenerative oculari

Mentre medici e studiosi di tutto il mondo sono alla ricerca delle cause che scatenano il Morbo di Alzheimer, oggi un team di ricercatori dell’Università di Washington ha individuato il legame tra questa insidiosa patologia neurocognitiva ed alcune patologie degenerative oculari. Ma vediamo i dettagli di questa scoperta. 

I dettagli dello studio che ha messo il correlazione alcune patologie oculari con il morbo di Alzheimer

Lo studio, condotto dai ricercatori dell’Università di Washington e pubblicato sulla rivista Alzheimer & Dementia, ha visto la partecipazione di 3877 pazienti dai 65 anni in su. Dalle ricerche è emerso che coloro che soffrivano di specifiche malattie degenerative agli occhi avevano tra il 40% ed il 50% di probabilità in più di sviluppare anche l’Alzheimer. I ricercatori hanno tuttavia specificato che questo non significa che chi soffre di una patologia degenerativa oculare svilupperà anche il morbo di Alzheimer o viceversa: significa piuttosto che chi soffre di determinate patologie oculari dovrebbe essere consapevole di avere più probabilità di andare incontro anche a forme di demenza. Una consapevolezza che naturalmente va estesa anche ai medici di base ed agli oculisti che hanno in cura questi pazienti.

Quali sono le patologie degenerative oculari correlate con il morbo di Alzheimer?

I ricercatori hanno evidenziato in particolare una correlazione tra la malattia di Alzheimer e 3 patologie oculari: degenerazione maculare, retinopatia diabetica e glaucoma. Tre patologie dai sintomi differenti ma che hanno in comune alcuni fattori di rischio, come l’età, uno stile di vita non sempre corretto (poca attività fisica e un regime alimentare poco sano o poco vario), oltre ai fattori genetici. La correlazione con il morbo di Alzheimer non è invece emersa nei pazienti affetti da cataratta.

Una correlazione che forse aiuterà gli studiosi a scoprire qualcosa di più sulle origini del morbo di Alzheimer

L’auspicio è che la correlazione tra le patologie degenerative oculari sopra citate e il morbo di Alzheimer sia d’aiuto agli studiosi impegnati nello studio delle origini di questa malattia neurocognitiva ad oggi ancora così insidiosa e poco conosciuta. Una speranza che ci si augura divenga presto realtà, dal momento che nel mondo vivono circa 50 milioni di persone affette da morbo di Alzheimer e che questo numero è destinato a triplicare di qui al 2050 (fonte Topmemory.org). Una cosa tuttavia è chiara: che forse è proprio vero che “gli occhi sono lo specchio dell’anima” e che a partire dall’osservazione degli occhi si possono evincere molte informazioni sullo stato di salute dell’individuo, inclusa la predisposizione ad alcune patologie.

Fonte: Alzheimer & Dementia

l nobel per la fisica “dei record” che hanno segnato la storia dell’oftalmologia

E’ risaputo che l’introduzione del laser nel mondo della chirurgia oftalmica ha rivoluzionato il trattamento di molte patologie oculari come la cataratta, la retinopatia diabetica e il glaucoma, così come ha consentito di mettere in atto metodiche di correzione definitiva dei difetti refrattivi. Ma vi siete mai chiesti chi vi sia dietro le straordinarie scoperte che hanno consentito all’oftalmologia di compiere passi da gigante, e di migliorare la vita di milioni di persone in tutto il mondo? Certamente non stiamo parlando di tre scenziati a caso, ma dei tre vincitori del Premio Nobel per la Fisica 2018. Ciò che ha accomunato i tre studiosi e che è valso loro l’assegnazione del prestigioso premio, sono le ricerche condotte sul laser ad impulsi brevissimi e ad altissima intensità. Ma conosciamoli più da vicino. 

Arthur Ashkin: il Premio Nobel più anziano della storia

Il primo assegnatario del Premio Nobel per la Fisica 2018, che ha ricevuto anche la metà del premio in corone svedesi, è lo statunitense Arthur Ashkin, insignito del prestigioso riconoscimento per aver sviluppato le “pinzette ottiche”, uno strumento che si avvale di un impulso laser per spostare – avvicinare, allontanare o ruotare – oggetti microscopici come organismi minuscoli, virus o batteri. Ashkin, newyorkese, classe 1922, è lo scienziato più anziano ad essere mai stato insignito di un premio Nobel. Fino ad ora il “primato” era detenuto dall’americano Leonid Hurwicz, assegnatario del Nobel per l’Economia nel 2007.

Gérard Mourou e Donna Strickland: è lei la terza donna al mondo a ricevere il Nobel per la Fisica

Gérard Mourou, fisico ed ingegnere elettronico francese, e Donna Strickland, canadese, fisico dell’Università dell’Ontario, si sono aggiudicati l’altra metà del premio per i loro studi sugli impulsi ultracorti ad altissima intensità. Anche alla Strickland spetta un “primato” che va al di là degli studi di fisica: si tratta, infatti, della terza donna al mondo insignita del premio Nobel per la Fisica, dopo Marie Curie nel 1903 e Maria Goeppert Mayer, nel 1963.

Ecco come questi premi Nobel hanno segnato la storia ed il progresso dell’oftalmologia

Il metodo per creare impulsi laser brevissimi ed intensissimi sviluppato da Mourou e Strickland ha trovato applicazione nella chirurgia oftalmica che oggi usa il laser come strumento di lavoro quotidiano nel corso di interventi chirurgici ad altissima precisione e sicuri come mai prima. Oggi, sono davvero milioni le persone in tutto il mondo che ogni giorno traggono beneficio dal frutto di queste straordinarie ricerche: grazie all’introduzione del laser nella chirurgia oftalmica, alcune patologie oculari fino a pochi decenni fa particolarmente insidiose e difficili da curare trovano finalmente soluzione, la qualità della vita dei pazienti è drasticamente migliorata ed il rischio di perdere la vista è diminuito altrettanto drasticamente. Il laser a femtosecondi, per fare un esempio, consente di effettuare interventi oculari per la cura di alcune patologie e per l’eliminazione definitiva dei difetti refrattivi. Ma non finisce qui: oltre al laser a femtosecondi, vi sono altri strumenti chirurgici e diagnostici in campo medico oftalmologico frutto delle ricerche di questi tre insigni studiosi.

Patologie oculari causate dal diabete: anche qui il laser è d’aiuto

Il dottor Lucio Buratto, direttore scientifico di CAMO, ha recentemente sottolineato come l’avvento del laser abbia salvato – e salvi ogni giorno – dalla cecità tanti pazienti affetti da diabete che contraevano retinopatie e maculopatie connesse alla patologia. Oggi, grazie agli studi di questi tre straordinari premi Nobel sul laser ed all’applicazione delle loro scoperte in campo chirurgico oftalmico, è possibile distruggere le aree poco vascolarizzate della retina ed i vasi anomali causati proprio dal diabete e salvare i pazienti da una irreversibile perdita di capacità visiva.

Quando il laser prende il posto del bisturi

Analogamente, oggi il laser a femtosecondi ci consente di trattare con efficacia i pazienti affetti da cataratta, mentre con l’argon laser è possibile trattare in tutta sicurezza i pazienti affetti da glaucoma. Cataratta e glaucoma sono altre due patologie che senza l’avvento della tecnologia basata sull’uso del laser non avrebbero trovato un trattamento agevole né risolutivo.

Quando la diagnosi si fa col laser

Anche a livello diagnostico, l'”avvento” della tecnologia laser ha consentito di mettere a punto delle apparecchiature molto sofisticate, capaci di “vedere” all’interno dell’occhio con estrema precisione: si pensi, per esempio, alla OCT, un’apparecchiatura capace di eseguire una tac dell’occhio avvalendosi di sole immagini, fondamentale per la diagnosi delle maculopatie.

Mantenersi in forma aiuta a prevenire il glaucoma, lo dice la scienza

E’ risaputo che l’attività fisica fa bene a tutto il nostro organismo e ci consente di mantenerci in salute, tenendo alla larga problemi di tipo cardiovascolare ed aiutando la corretta ossigenazione dei tessuti. Benessere e longevità sono il risultato del corretto mix tra movimento, alimentazione varia e corretta con abbondante frutta e verdura di stagione, carne bianca e pesce azzurro e, non ultimo, una buona dose di ottimismo e buon umore. Per quanto riguarda la salute oculare, che a noi naturalmente sta a cuore in particolar modo, la scienza conferma che mantenersi in forma aiuta a prevenire il glaucoma. Vediamo tutti i dettagli. 

Partiamo dall’inizio: che cos’è il glaucoma

Come spiegato già altrove dal dottor Belloni, medico oculista presso CAMO, il glaucoma è una malattia oculare causata da una eccessiva pressione interna al bulbo. Tra la cornea ed il cristallino vi è un liquido chiamato umor acqueo: quando questo non defluisce correttamente ma al contrario ristagna e preme all’interno di queste strutture oculari, si ha il glaucoma. Favorire il corretto deflusso dell’umor acqueo ed abbassare la pressione intraoculare è fondamentale per prevenire eventuali danni all’occhio ed al nervo ottico.

Una patologia silenziosa ma risolvibile

Purtroppo, il glaucoma è una patologia tutto sommato silenziosa ed asintomatica, soprattutto nelle sue fasi iniziali. Il paziente si accorge di esserne soggetto solo quando la malattia ha cominciato a produrre danni di una certa gravità. Diagnosticare il glaucoma in tempo consente di curarlo con successo. Il glaucoma si può trattare con una terapia farmacologica, con l’ausilio del laser (per creare una via di deflusso all’umor acqueo) oppure attraverso la chirurgia. Tuttavia, è bene precisare che qualora la malattia abbia già prodotto dei danni, non è infrequente che questi non siano più rimediabili. Vediamo di seguito perchè mantenersi in forma aiuta a prevenire il glaucoma e cosa dice la scienza in merito.

Leggi anche: il glaucoma, tipologie, diagnosi e soluzioni

Come prevenire il glaucoma con l’attività fisica

Come anticipato, la scienza oggi conferma che mantenersi in forma aiuta a prevenire il glaucoma. Praticare sport, fitness o meglio ancora corsa esercita un’azione tonica ed energizzante su tutto il nostro organismo. Grazie al rilascio di endorfine, sostanze chimiche prodotte dal cervello capaci di indurre uno stato psicofisico di felicità, serenità e positività, lo stress diventa un lontano ricordo. Non dimentichiamo che recentemente il dottor Bernhard Sabel dell’Università di Magdeburgo ha sottolineato, in un suo studio comparso sulla rivista Empa Journal, come lo stress possa rappresentare un fattore di rischio capace di peggiorare lo stato di salute di chi soffre di glaucoma, poiché il cortisolo, l’ormone dello stress, peggiora proprio la pressione intraoculare. (Fonte. SpringerLink.com)

Mantenersi in forma aiuta a prevenire il glaucoma

E non solo: in uno studio condotto dai ricercatori della Iowa State University le cui conclusioni sono state pubblicate in un articolo sul Medicine & Science in Sport Exercise, emerge come mantenersi in forma possa ridurre il rischio di sviluppare il glaucoma del 40 – 50 %. Lo studio è stato condotto su oltre 10 mila candidati ed ha confermato che chi pratica anche un minimo di attività sportiva (anche meno di due ore e mezza la settimana) corre meno il rischio di sviluppare il glaucoma di chi, al contrario, ha uno stile di vita completamente sedentario.

Mantenersi in forma aiuta a prevenire il glaucoma ma anche tante altre patologie di tipo cardiovascolare

Gli studiosi hanno concluso che promuovere ed incentivare l’attività fisica è fondamentale non solo per ridurre il rischio di andare incontro ad una patologia oculare come il glaucoma, ma anche per apportare benefici di indole generale all’intero organismo, con particolare riferimento al sistema cardiovascolare ed a tutte quelle patologie connesse con lo stress ossidativo e l’invecchiamento cellulare.