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3 insalatone estive che fanno bene alla vista

insalatone estive - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

L’estate è nel pieno e le temperature piuttosto alte non invitano a gustare cibi particolarmente caldi. Eppure, la fame si fa sentire. Le insalatone, concepite come grandi piatti unici, freschi e leggeri, sono la soluzione ideale per fronteggiare il caldo saziandoci con gusto. Ecco 3 varianti di insalatone estive che oltre ad essere gustose e molto colorate, si prendono cura anche della salute oculare.

1 – Insalatona verde con lattuga, gamberetti, uova e semi di lino

La prima tra le insalatone estive che vi proponiamo è dedicata a chi ama il sapore di mare, vista la presenza dei gamberetti che le conferiscono un gusto davvero inconfondibile. Ecco come si prepara:

  • mondate e lavate la lattuga;
  • preparate un uovo sodo per ciascun commensale (immergendo l’uovo per 7 minuti in acqua bollente, oppure 9 se immergete l’uovo in acqua fredda);
  • private i gamberetti del carapace e della testa, poi lessateli per 5 minuti in acqua bollente salata;
  • componete l’insalata, conditela con un filo di olio extravergine di oliva, sale, un po’ di limone, infine cospargete il tutto con i semi di lino.

Fa bene alla vista perché tutte le insalate verdi e le verdure a foglia sono ricche di vitamine ed antiossidanti, mentre i gamberetti sono ricchi di vitamine, come la vitamina C, le vitamine del gruppo B, ma anche magnesio, potassio, zinco e molti altri elementi preziosi. La lattuga, in particolar modo, è ricca di zeaxantina e vitamina A, due carotenoidi che esercitano una funzione protettiva nei confronti di tutte le strutture oculari, oltre a favorire il buon andamento della visione notturna. Anche le uova sono preziose per la salute oculare: una ricerca scientifica ha infatti provato che esse sono ideali per contribuire a prevenire la maculopatia. Infine, i semi di lino sono ricchi di Omega3, ottimi per il benessere dei tessuti e degli annessi cutanei.

2 – Insalata di pasta con mezze penne integrali, verdure grigliate e feta

La seconda insalata estiva che vi proponiamo è dedicata a chi, anche in estate, non sa dire di no ad un bel piatto di pasta. Scegliete quella integrale: ne guadagnerete in salute ed in leggerezza! Si prepara così:

  • cuocete la pasta in acqua bollente salata, poi scolatela e passatela subito sotto il getto dell’acqua fredda (in questo modo fermerete la cottura e la raffredderete al tempo stesso);
  • procuratevi una griglia elettrica o una bistecchiera, e grigliate due zucchine ed un peperone rosso;
  • private il peperone rosso della pelle, poi tagliatelo a striscioline;
  • riducete in piccoli bastoncini anche le zucchine precedentemente grigliate;
  • aggiungete le verdure alla pasta;
  • aggiungete dei dadini di feta;
  • condite con olio extravergine di oliva, sale e mescolate bene.

Questa insalata fa bene ai nostri occhi per via della pasta integrale, che è molto ricca di selenio. Il selenio è un ottimo antiossidante ed antinfiammatorio naturale. Aiuta a rinforzare le strutture oculari ed a prevenire tutte quelle patologie connesse all’invecchiamento cellulare, come la cataratta e la maculopatia. I peperoni, poi, sono ricchi di vitamina A, ideale per proteggere le strutture oculari dall’invecchiamento cellulare e per favorire la visione notturna.

3 – Insalata di fagioli cannellini con pomodoro, mozzarelline e origano fresco

Concludiamo la carrellata delle insalatone estive con una proposta forse un po’ più laboriosa. Dovrete organizzarvi la sera prima, se decidete di prepararla. Ma vi assicuriamo che ne vale la pena! Ecco come si prepara:

  • la sera prima, mettete a bagno in acqua fresca i fagioli cannellini;
  • l’indomani, sciacquate i fagioli e cuoceteli in acqua bollente senza sale (il sale fa diventare la buccia dei legumi particolarmente dura);
  • aggiungete il sale solo al termine della cottura;
  • scolate i fagioli e fateli raffreddare;
  • procuratevi dei bei pomodorini piccadilly oppure cherry, ma vanno bene anche i pomodori da insalata;
  • tagliate i pomodori in quarti o a spicchi;
  • aggiungeteli ai fagioli;
  • aggiungete anche le mozzarelline (l’ideale è acquistarle presso qualche caseificio locale);
  • condite con un filo di olio extravergine di oliva, sale e origano fresco, che potete acquistare in mazzetti presso un fruttivendolo.

Questa insalata estiva fa bene alla vista perché i fagioli cannellini sono ricchi di vitamina E, un potente antiossidante molto utile nella prevenzione della cataratta e della degenerazione maculare senile. I pomodori, invece, sono ricchi di licopene, un antiossidante naturale dalla forte azione antitumorale, ottimo anche per la sua azione protettiva verso la retina.

Le idee che vi abbiamo suggerito sono state pensate incontrare gusti differenti, e per soddisfare l’esigenza di prendersi cura anche dei propri occhi. Come potete notare, madre natura ci viene in aiuto con una vasta gamma di sapori ed ingredienti, tutti a loro modo ricchi di elementi preziosi. Non vi resta che scegliere la vostra preferita tra le insalatone estive che vi abbiamo proposto e… buon appetito! 

Invecchiamento: gli effetti sui nostri occhi

invecchiamento - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

invecchiamento

Forse non vi è mai capitato di soffermarvi a pensarci, ma quando invecchia il nostro corpo, anche i nostri occhi invecchiano. I disturbi e le patologie oculari connessi all’invecchiamento sono diversi, e possono interessare la cornea, il cristallino oppure la retina, andando a compromettere non solo la salute dell’occhio, ma anche la capacità visiva. Conosciamole più da vicino. 

La presbiopia

La presbiopia non è una patologia oculare, ma piuttosto una sorta di difetto visivo causato dall’avanzare dell’età. Mano a mano che l’età avanza, a partire dai 40 anni circa in poi, il cristallino, la lente naturale posta all’interno dell’occhio, perde elasticità. Dalla flessibilità del cristallino dipende il buon funzionamento del processo di accomodazione, cioè la messa a fuoco degli oggetti, specie quelli molto vicini. Chi soffre di presbiopia ha difficoltà proprio nella messa a fuoco degli oggetti molto vicini. Non a caso, dopo i 40 anni si comincia a fare uso di occhiali da lettura.

Come si risolve: la presbiopia si può risolvere definitivamente con un intervento laser, con la sostituzione del cristallino o con l’inserimento di lenti intracorneali.

La cataratta

Anche in questo caso parliamo di cristallino, con la differenza che la cataratta è una vera e propria patologia oculare. La cataratta si verifica quando il cristallino perde trasparenza e quindi non filtra più come prima i raggi luminosi provenienti dall’esterno. L’opacizzazione è dovuta all’età, allo stress ossidativo ed all’invecchiamento cellulare. E’ un fenomeno progressivo ed irreversibile che si presenta solitamente già dai 60 anni di età.

Come si risolve: l’unica via per risolvere la cataratta è l’intervento chirurgico, chiamato anche intervento di facoemulsificazione. Durante l’intervento, che è di breve durata e totalmente indolore, il cristallino naturale viene sostituito con uno nuovo, perfettamente trasparente, molto ben tollerato, e destinato a durare per sempre. 

La degenerazione maculare senile

La degenerazione maculare senile interessa la macula, cioè la parte centrale della retina. La macula è particolarmente importante per la funzione visiva perché è molto ricca di fotorecettori, minuscole cellule che hanno il ruolo di decodificare l’informazione luminosa e convogliarla al nervo ottico. Da questi fotorecettori dipende anche la corretta e vivida visione dei colori. Quando, con l’avanzare dell’età, la macula invecchia e degenera, la visione centrale va incontro ad un progressivo peggioramento. Esistono due tipologie di degenerazione maculare senile: secca e umida.

Come si risolve: la degenerazione maculare senile di tipo secco è molto difficile da trattare, anche se sono in corso di studio alcuni farmaci per migliorarne i sintomi. La maculopatia di tipo umido invece è più facilmente trattabile, grazie ad una molecola, chiamata Anti-VEGF, capace di arrestare la crescita dei neovasi al di sotto della retina. 

Il glaucoma

Il glaucoma è una patologia che più frequentemente fa il suo esordio tra i 40 ed i 50 anni, ma in maniera piuttosto silente. Si caratterizza per un aumento della pressione intraoculare causata da un accumulo di umor acqueo, un liquido naturalmente presente all’interno dell’occhio. Nel caso del glaucoma, l’umor acqueo non defluisce correttamente all’interno delle strutture oculari, ma si accumula. Putroppo, essendo piuttosto asintomatico, il glaucoma si rende manifesto quando oramai ha lasciato danni evidenti all’occhio ed in particolare al nervo ottico.

Come si risolve: il glaucoma si può risolvere con una terapia farmacologica mirata ad abbassare la pressione intraoculare. Esistono anche altre strade terapeutiche e chirurgiche, tuttavia ricordiamo che i danni apportati al nervo ottico dal glaucoma sono spesso irreversibili. 

Infine, le mosche volanti: un disturbo tipico dell’invecchiamento

La disidratazione alla quale vanno incontro le persone anziane che sentono meno lo stimolo della sete può anche innescare un fenomeno detto delle “mosche volanti”, ovvero fastidiosi “filini” che attraversano il campo visivo e che sembrano quasi essere dei corpi estranei. Questo fenomeno, che prende il nome di miodesopsie, è dovuto ad un addensamento del collagene, la sostanza che riempie il nostro occhio e che fluttua al suo interno. Quando non si è bene idratati, questa sostanza si addensa dando vita proprio al fenomeno delle mosche volanti.

Come si risolve: le mosche volanti si possono risolvere bevendo molta acqua ed aiutandosi con qualche integratore di aminoacidi e sali minerali. In alcuni casi si può valutare di sottoporsi ad un trattamento con uno speciale laser chiamato Yag laser, che “scioglie” gli addensamenti di collagene presenti nel vitreo. 

Degenerazione maculare senile atrofica: una nuova terapia all’orizzonte?

E’ notizia di qualche giorno fa che una nota azienda britannica impegnata nel campo delle biotecnologie ha messo a punto un’innovativa terapia genica con l’obiettivo di arrestare la progressione della degenerazione maculare senile atrofica. Una scoperta che ad oggi è ancora nella sua fase embrionale ma che, se confermata, potrebbe aprire le porte ad un futuro carico di ottimismo per tutti i pazienti affetti da una patologia fino ad oggi non facile da trattare.

Che cos’è la degenerazione maculare senile

La degenerazione maculare senile è una patologia oculare degenerativa che colpisce la macula, cioè la porzione centrale della retina. Come ci suggerisce il suo stesso nome, essa si presenta in età avanzata, e progredisce in modo inarrestabile, andando a danneggiare i fotorecettori e pregiudicando la visione centrale.

I fattori di rischio della degenerazione maculare senile

Tra i fattori di rischio troviamo l’età, una dieta sbilanciata a favore di alimenti grassi, l’ipertensione, il fumo, l’eccessiva esposizione ai raggi ultravioletti senza un’adeguata protezione. In generale, un insieme di abitudini di vita quotidiana poco sane. Le più colpite sembrano essere le donne, anche se la patologia non è infrequente anche tra gli uomini.

I sintomi della degenerazione maculare senile

Il paziente affetto da degenerazione maculare senile sperimenta un generale peggioramento della visione centrale (cioè una difficoltà a leggere, guardare la televisione, guidare, ecc), vede contorni sfocati, percepisce le linee dritte come distorte e riferisce la presenza di una macchia nera proprio al centro del campo visivo.

Degenerazione maculare senile secca e umida

La degenerazione maculare senile si manifesta in due varianti, quella umida o essudativa e quella secca o atrofica. La prima si caratterizza per la formazione di neovasi al di sotto della retina, e si può trattare con specifiche iniezioni intravitreali. La seconda invece è più insidiosa, può pregiudicare seriamente la funzionalità visiva e non è sempre facile da trattare. Tuttavia, buoni risultati sono stati ottenuti con uno specifico laser sottosoglia ad azione positiva per la retina centrale. Entrambe si diagnosticano attraverso due esami specifici che consentono di vedere nel dettaglio lo stato di salute della retina: l’OCT e la fluorangiografia.

La sperimentazione

La terapia in sperimentazione ha lo scopo di arrestare la maculopatia secca. La maculopatia secca si caratterizza per un accumulo di drusen – ovvero particelle di materiale lipidico –  sull’epitelio pigmentato, causando un’atrofizzazione della retina. L’idea che sta alla base di questa nuova terapia è quella di iniettare un gene modificato proprio al di sotto della retina per arrestare il meccanismo che causa la progressione della malattia. Il primo intervento di questo genere è stato eseguito pochi giorni fa presso l’Oxford Eye Hospital su un paziente di 80 anni. Gli studiosi sono ora in attesa di valutare sul lungo periodo se l’intervento sortirà l’esito auspicato o meno. Di certo, se la somministrazione del gene modificato sarà in grado di arrestare il progredire della degenerazione maculare di tipo secco, il GT005 rappresenterà un importante traguardo per tutti i pazienti che oggi sono affetti dalla patologia e rischiano di andare incontro ad un grave stato di ipovisione.

Fonte: Gyroscopetx.com

 

Il ruolo del laser nella chirurgia oculare

Negli ultimi anni la chirurgia oculare ha fatto passi da gigante anche in virtù di una lunga serie di progressi tecnologici che hanno consentito di correggere difetti visivi e trattare diversi tipi di patologie in modo sempre meno invasivo e sempre più preciso. Se il precursore nel campo della chirurgia refrattiva è stato il laser ad eccimeri, oggi ad esso si sono affiancati altri tipi di strumenti laser capaci di ottenere risultati non solo impeccabili, ma anche straordinariamente personalizzabili. 

Laser ad eccimeri

Il laser ad eccimeri ha aperto le porte alla possibilità di eseguire diverse tipologie di interventi di chirurgia refrattiva in modo particolarmente efficace e sicuro. Fino ad alcuni anni fa, la correzione di tutti i difetti visivi, inclusa la presbiopia, si poteva effettuare chirurgicamente esclusivamente con l’aiuto del laser ad eccimeri. Uno strumento che, con il passare del tempo, si è andato via via perfezionando, e che ancora oggi è uno degli attori principali dell’intervento per la correzione dei difetti visivi associato al laser a femtosecondi: il Femto-Lasik.

Laser a femtosecondi

Il laser a femtosecondi ha rivoluzionato il mondo della chirurgia oftalmica. Si tratta di un laser ad impulsi molto brevi e ravvicinati, capace di agevolare molti interventi di chirurgia oftalmica apportando precisione, controllabilità, personalizzazione e, non ultimo, sicurezza. E non solo: il laser a femtosecondi fornisce un recupero post operatorio più veloce e molto meno doloroso rispetto agli strumenti tradizionali, consente al paziente di non dover bendare l’occhio dopo l’intervento e lo stesso recupero visivo è, in genere, particolarmente rapido. Nei centri d’eccellenza, il laser a femtosecondi ha affiancato quello ad eccimeri per quanto riguarda l’esecuzione di incisioni che prima venivano eseguite con l’ausilio di bisturi o strumenti taglienti, come il microcheratomo. Sia nel caso dell’intervento per la correzione dei difetti visivi Femto-Lasik, sia nel caso dell’intervento di facoemulsificazione (intervento di cataratta), il laser a femtosecondi è, oggi, un “braccio destro” del chirurgo davvero prezioso ed insostituibile.

Laser Yag

Il laser Yag esercita un’azione fotodistruttiva e si usa per trattare alcune patologie oculari. Con questo laser è possibile colpire selettivamente alcuni tessuti “bersaglio” e distruggerli. Questo laser si usa, per esempio, per distruggere gli addensamenti di collagene nel caso di mosche volanti del vitreo particolarmente accentuate, per trattare alcuni tipi di glaucoma ed anche la cosiddetta cataratta secondaria, ovvero un addensamento della capsula posteriore che si può talvolta verificare a seguito dell’intervento di facoemulsificazione.

Laser argon

Il laser argon agisce per fotocoagulazione. Di colore verde, si usa per trattare alcune patologie della retina. Esso viene infatti chiamato anche laser retinico. Proprio come si farebbe con delle saldature, il laser argon si usa per “fissare” la retina nella sua sede originale laddove essa sia forata o lesionata. Le patologie che si possono trattare con questo laser sono le rotture retiniche, la retinopatia diabetica, gli edemi maculari ed altre patologie.

Laser 2RT

Noto anche come laser giallo o laser sottosoglia, il laser 2RT è un laser ad impulsi brevissimi (dell’ordine dei nanosecondi) molto preciso e delicato, capace di agire sui tessuti danneggiati in modo mirato e selettivo. Gli impulsi brevissimi garantiscono l’efficacia di un laser standard retinico senza surriscaldare i tessuti e di conseguenza senza rischiare di danneggiarli. Con il laser 2RT è possibile colpire alcune cellule malate, chiamate cellule bersaglio che, morendo, lasciano lo spazio ad altre cellule nuove, innescando un processo di “ringiovanimento” cellulare. Il laser 2Rt trova applicazione nel trattamento della degenerazione maculare senile di tipo secco, della corioretinopatia sierosa centrale, del distacco dell’epitelio pigmentato, dell’edema maculare e talvolta nel glaucoma ad angolo aperto.

Insomma, appare chiaro che oggigiorno gli strumenti laser possono apportare innumerevoli e disparati benefici al nostro benessere oculare, e che questi straordinari strumenti non sono tutti uguali. Ciascuno di essi presenta peculiarità ed offre vantaggi specifici che, se coniugati alla perizia di specialisti di grande competenza ed esperienza, possono regalare indubbi benefici a diverse tipologie di pazienti. 

Iniezioni intravitreali con ocriplasmina, a chi sono utili

Alcune maculopatie – ovvero le patologie che interessano la macula, la parte centrale della retina – possono essere trattate con farmaci specifici iniettati direttamente nell’occhio. Le iniezioni intravitreali non sono dolorose e sono solitamente praticate da oculisti di grande esperienza. Se la degenerazione maculare senile di tipo essudativo trae beneficio dalle iniezioni intravitreali con farmaci anti-VEGF, vi sono altre tipologie di maculopatia che si possono trattare con un’altra molecola, l’ocriplasmina. 

Cosa sono le maculopatie

Quando si parla di maculopatia si tende subito a pensare alla degenerazione maculare senile. In realtà, il termine maculopatia si riferisce ad un più ampio gruppo di patologie che interessano la macula, quella parte della retina così importante sia per la sua posizione centrale, sia per essere particolarmente ricca di fotorecettori indispensabili per il buon andamento della funzione visiva con particolare riferimento alla visione centrale ed alla percezione dei colori. Le forme più note di maculopatia sono la degenerazione maculare senile (che si distingue nelle forme umida e secca), e la maculopatia diabetica. Altre patologie della macula sono il pucker maculare, il foro maculare e la trazione vitreo maculare.

Cosa si intende per iniezione intravitreale

Le iniezioni intravitreali sono praticate proprio all’interno dell’occhio. All’interno dell’occhio vi un è gel composto da acqua e fibre di collagene, non vascolarizzato e non innervato: il corpo vitreo. I farmaci che vengono iniettati nel corpo vitreo sono gli anti-VEGF, che trovano applicazione nel trattamento della maculopatia senile essudativa (o umida), e l’ocriplasmina, che invece è utile per il trattamento del pucker maculare, del foro maculare e della trazione vitreo maculare. L’ago che viene usato per effettuare l’iniezione è sottilissimo e, poiché il corpo vitreo non è innervato, l’iniezione è totalmente indolore. L’unica sensazione che si prova è quella di un leggerissimo pizzicotto.

Quali maculopatie si possono trattare con l’ocriplasmina

Come anticipato, le maculopatie che si possono trattare con l’ocriplasmina sono la trazione vitreo maculare (VMT, Vitreo Macular Traction) e il foro maculare con trazione vitreo retinica; in rari casi trova utilizzo anche nel pucker:

  • il pucker maculare è una sottile membrana che cresce al di sopra della macula e che, contraendosi, può deformare la stessa macula, danneggiandola;
  • il foro maculare è un buco che si forma sulla macula;
  • la trazione vitreo maculare è una contrazione del vitreo che porta ad una deformazione della macula.

Fino ad oggi il pucker maculare si trattava esclusivamente con un intervento chirurgico mirato alla rimozione della membrana epiretinica. Il foro maculare e la trazione vitreo maculare si risolvevano invece tramite vitrectomia, cioè l’asportazione del corpo vitreo e la sua sostituzione con un gas.

L’ocriplasmina è una molecola che si può iniettare nel corpo vitreo per il trattamento delle tre patologie sopracitate. La molecola è divenuta disponibile in Italia nel febbraio del 2014 ed il Centro Ambrosiano Oftalmico è stato uno tra i primi centri a proporne l’utilizzo ai suoi pazienti. Inoltre, il Centro Ambrosiano Oftalmico è ancora oggi uno dei pochi centri privati italiani ad avere l’autorizzazione sanitaria per trattare le patologie degenerative della retina tramite iniezioni intravitreali. A tal fine, CAMO si avvale esclusivamente di farmaci approvati dall’Agenzia Italiana del Farmaco per l’uso specifico.

Visita specialistica per le malattie della retina

La retina è una struttura oculare molto delicata e molto importante per il corretto svolgimento della funzione visiva. La visita specialistica per le malattie della retina che CAMO propone include alcuni esami fondamentali per verificarne lo stato di salute: OCT, fluorangiografia e l’ecografia bulbare sono tra questi. Se vuoi prenotare la tua visita specialistica per le malattie della retina, chiamaci dal lunedi al venerdi dalle 9,00 alle 19.00 allo 02 6361191.

Degenerazione Maculare Senile, fattori di rischio e diagnosi. Il dott. Matteo Cereda risponde

La Degenerazione Maculare Senile è una patologia oculare legata a doppio filo all’avanzare dell’età. Essa insorge solitamente dopo i 55 anni circa, e colpisce, come ci suggerisce il suo stesso nome, la macula, ovvero la parte centrale della retina. La Degenerazione Maculare Senile è la principale causa di perdita della visione centrale in età matura ed avanzata. Ma quali sono i fattori di rischio di questa patologia? E come si effettua la diagnosi di Degenerazione Maculare Senile? Abbiamo rivolto queste domande al dottor Matteo Cereda, oculista e retinologo di CAMO e della Clinica Oculistica dell’Ospedale Sacco di Milano.

Dottor Cereda, ci può spiegare meglio che cos’è la Degenerazione Maculare Senile?

La Degenerazione Maculare Senile è una patologia tipica dell’età avanzata e rappresenta, oggi, una delle maggiori cause di perdita irreversibile della capacità visiva. La sua incidenza peraltro non è trascurabile: si pensi che in Italia una persona su 10 oltre i 60 anni ne è affetta, mentre tra gli over 75 l’incidenza sale ad una persona su 4. Alla base della perdita della capacità visiva a livello centrale, vi è un danno progressivo ai fotorecettori, che se nelle prime fasi della patologia subiscono un lieve deterioramento, nelle fasi più avanzate vengono completamente distrutti.

Quali sono i fattori di rischio della Degenerazione Maculare Senile?

Il fattore di rischio più importante è naturalmente l’età, poiché la Degenerazione Maculare Senile è una patologia tipica dell’età matura ed avanzata. Tra gli altri fattori che incidono sulla possibilità di ammalarsi di Degenerazione Maculare Senile, troviamo:

  • il sesso: le donne sembrano essere più predisposte a contrarre la DMLE;
  • il fumo;
  • l’abuso di alcol;
  • il colesterolo alto;
  • il peso corporeo elevato;
  • la vita sedentaria;
  • l’eccessiva esposizione ai raggi ultravioletti.

In generale, molti di questi fattori riconducono a soggetti aventi una qualità di vita non ottimale, basata su abitudini sbagliate come per esempio una dieta povera di frutta e verdura di stagione ed al contrario ricca di grassi animali, una vita troppo sedentaria, il fumo, ecc.

Come si effettua la diagnosi di Degenerazione Maculare Senile?

Gli esami che consentono di effettuare la diagnosi di Degenerazione Maculare Senile sono tre:

OCT

OCT sta per Tomografia Ottica Computerizzata ed è un esame per nulla invasivo che consente di ottenere una serie di scansioni della retina e della cornea ad altissima risoluzione. Grazie a queste immagini, l’oculista può vedere nel dettaglio i diversi strati della retina, così come la macula nella sua interezza ed il nervo ottico. Questo esame non è a contatto e quindi totalmente privo di rischi e fastidi per il paziente, dura pochi minuti, ma è prezioso e fondamentale per diagnosticare le varie forme di maculopatia, il glaucoma e molte patologie retiniche.

ESAME DEL FONDO OCULARE

Consiste nella osservazione che il medico oculista fa della retina ed in particolare della macula: a tale scopo lo specialista si serve di uno speciale microscopio (la lampada a fessura), e di lenti ingrandenti. Si tratta di un esame non invasivo e dunque privo di rischi.

FLUORANGIOGRAFIA

La fluorangiografia serve per perfezionare la diagnosi e per indirizzare ad una più precisa terapia. L’esame si esegue previa iniezione di una sostanza fluorescente che consentirà allo specialista di visualizzare una vera e propria mappa retinica e di individuare eventuali aree malate o con una neovascolarizzazione sottoretinica, tipica della forma umida della maculopatia legata all’età in fase più avanzata.

Nel ringraziare il dottor Cereda per il tempo dedicatoci, vi ricordiamo che il Centro Ambrosiano Oftalmico è a vostra disposizione: per qualunque chiarimento o per prenotare una visita potete chiamare dal lunedi al venerdi allo 02 6361191 oppure scrivere all’indirizzo email visite@camospa.it.

Iniezioni intravitreali per il trattamento della maculopatia

La degenerazione maculare senile è una patologia che interessa la macula, ovvero la parte centrale della retina, quella situata nella parte più posteriore dell’occhio. Per la sua posizione centrale e per il fatto d’essere particolarmente ricca di fotorecettori – coni e bastoncelli – indispensabili per la corretta visione dei dettagli e dei colori – la macula svolge un ruolo fondamentale per il buon funzionamento dell’intero apparato visivo. Se nella sua forma secca o atrofica la degenerazione maculare senile è più difficile da trattare, la forma essudativa o umida invece lascia più spazio all’ottimismo. Le iniezioni intravitreali rappresentano infatti una soluzione efficace che consente di arrestare la progressione della malattia. Vediamo nel dettaglio di che si tratta. 

La degenerazione maculare senile di tipo umido

Nella sua forma di tipo umido, la degenerazione maculare senile si caratterizza per la crescita anomala di piccoli vasi sanguigni sia sotto che dentro la macula. La responsabilità di questa crescita anomala è di una molecola, chiamata VEGF. Fortunatamente, esistono dei farmaci in grado di bloccare l’azione di questa molecola e di conseguenza anche gli effetti che essa esercita sulla retina. Il paziente affetto da degenerazione maculare senile essudativa, infatti, sperimenta una progressiva difficoltà a nella visione centrale (quella che serve per leggere, guardare la televisione, guidare, etc) proprio a causa dell’azione che la molecola VEGF esercita sulla macula.

Il trattamento della degenerazione maculare senile di tipo umido: le iniezioni intravitreali

I farmaci anti-VEGF, così vengono chiamati, vengono iniettati direttamente nel corpo vitreo tramite una siringa con un ago sottilissimo, e consentono di arrestare la progressione della patologia. Il protocollo prevede che si eseguano dapprima 3 iniezioni a distanza ravvicinata, e che si prosegua poi con altre per un anno circa, fino ad arrivare a 6 o 7 iniezioni totali. Le iniezioni con farmaci anti-VEGF non rappresentano la cura definitiva per la degenerazione maculare senile di tipo umido, ma sicuramente consentono di arrestare l’avanzamento della patologia in modo determinante, offrendo al paziente la concreta possibilità di recuperare una buona capacità visiva e di mantenerla a lungo nel tempo.

Vuoi saperne di più?

Se desideri avere maggiori informazioni sulla degenerazione maculare senile e sulle iniezioni intravitreali, contattaci dal lunedi al venerdi dalle 9,00 alle 19,00 allo 02 6361191.

Fluorangiografia: in cosa consiste e come prepararsi

La fluorangiografia è un esame avente lo scopo di appurare lo stato di salute della retina e della coroide e di escludere tutte quelle patologie che innescano lo sviluppo di aree ischemiche e dunque non correttamente irrorate di sangue e di ossigeno. Ma in cosa consiste di preciso questo esame? E’ invasivo? E’ doloroso? Comporta dei rischi? Rispondiamo brevemente a queste domande, dando qualche utile indicazione per arrivare pronti all’esame senza alcuna preoccupazione.

In cosa consiste la fluorangiografia

La fluorangiografia si esegue iniettando in vena una sostanza fluorescente – fluorescina oppure verde di indocianina –  che andrà ad evidenziare le zone vascolarizzate della retina, consentendo al medico di visualizzare una vera e propria “mappa retinica” e di individuare le zone non vascolarizzate o malate. L’iniezione avviene dopo la dilatazione delle pupille del paziente, che viene effettuata con un collirio. Successivamente, l’oculista osserva la retina mediante un retinografo.

A cosa serve la fluorangiografia

La fluorangiografia ha una duplice funzione: consente all’oculista di osservare lo stato di salute della retina e della coroide e di diagnosticare l’eventuale presenza di patologie che portano ad una scarsa od errata vascolarizzazione di questi tessuti, come per esempio la degenerazione maculare essudativa, la retinopatia diabetica, la retinopatia sierosa centrale, il glaucoma neovascolare, ma anche edemi maculari e rotture retiniche. In secondo luogo, la fluorangiografia può anche fungere da “guida” qualora si renda necessario sottoporre il paziente ad un trattamento con laser argon: evidenziando le zone malate, il medico saprà indirizzare opportunamente l’azione del laser.

Una fluorangiografia della retina

E’ un esame invasivo? Doloroso? Rischioso?

La fluorangiografia non è un esame invasivo nè doloroso, e la sua durata è di pochi minuti. Non è altresì un esame rischioso, perché i mezzi di contrasto non sono pericolosi per la salute umana, a patto naturalmente che il paziente non sia allergico ad essi.

Come ci si prepara alla fluorangiografia?

La fluorangiografia si esegue generalmente a digiuno, tuttavia è possibile fare una colazione molto leggera, evitando frutta o alimenti derivati del latte.

Degenerazione maculare senile atrofica: quando il laser è d’aiuto

Abbiamo già avuto occasione di approfondire il tema della degenerazione maculare in un’interessante intervista al dott. Matteo Cereda, medico oculista e retinologo di CAMO – Centro Ambrosiano Oftalmico. Oggi vogliamo soffermarci su una delle varianti più insidiose della maculopatia senile, ovvero quella atrofica. CAMO dispone di un nuovissimo tipo di laser che può offrire un aiuto concreto a chi soffre di questa patologia. Vediamo di entrare nel dettaglio. 

Degenerazione Maculare Senile: che cos’è

La degenerazione maculare senile è una malattia della macula, la parte centrale della retina, che è molto ricca di fotorecettori, le cellule deputate alla trasmissione degli impulsi luminosi al nervo ottico, ed alla percezione dei colori. Quando la macula, per ragioni legate all’età e ad altri fattori concomitanti si deteriora, si ha appunto la degenerazione maculare. La degenerazione maculare senile si può presentare in una variante essudativa ed in una variante atrofica.

La Degenerazione Maculare Senile Atrofica o Secca

La degenerazione maculare senile di tipo secco è quella più difficile da trattare. Tuttavia, CAMO dispone di un innovativo laser sottosoglia a nanosecondi, che talvolta viene usato anche per trattare altri tipi di patologie, come l’edema maculare diabetico, l’edema maculare da occlusione venosa e la corioretinopatia sierosa centrale. Inoltre, se il paziente non ha ancora una maculopatia conclamata ma presenta delle drusen, depositi di sostanze di scarto spesso predisponenti alla maculopatia, o ha familiarità per la maculopatia, il trattamento si può ugualmente eseguire.

Il trattamento con laser sottosoglia a nanosecondi – laser 2RT –  per la maculopatia atrofica

Il trattamento con laser sottosoglia a nanosecondi per la maculopatia atrofica viene eseguito in regime ambulatoriale. Si tratta di una procedura indolore: al paziente vengono dilatate le pupille con un apposito collirio, dopodichè sull’area da trattare vengono applicati dei brevi impulsi di luce laser. In questo modo, e generalmente con una sola seduta, si ha modo di stabilizzare, nella gran parte dei casi, la malattia, consentendo al paziente di conservare più a lungo la sua vista.

Prima e dopo il trattamento

Prima del trattamento, naturalmente, il paziente dovrà sottoporsi ad un’accurata visita clinica e strumentale, che includerà sicuramente un OCT della retina (un esame simile alla tac), un esame del fondo oculare e una microperimetria.

Dopo il trattamento con laser sottosoglia a nanosecondi, non è necessario bendare l’occhio, ma è consigliabile indossare un paio di occhiali scuri. Bisognerà attendere che l’effetto della dilatazione pupillare finisca, per tornare alle proprie attività quotidiane. Invece, per poter apprezzare i benefici del trattamento, occorrerà attendere qualche giorno o anche qualche settimana.

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La dieta mediterranea rallenta la degenerazione maculare senile

Da uno studio condotto dall’Università di Bordeaux e pubblicato sulla rivista Ophtalmology è emerso che alimentarsi secondo i principi della dieta mediterranea aiuta a prevenire la degenerazione maculare senile riducendone il rischio del 41%. Un numero interessante, che ci induce ad avere un occhio di riguardo per la nostra alimentazione quotidiana.

Cos’è la degenerazione maculare senile

Abbiamo già avuto modo di trattare il tema della degenerazione maculare senile nel corso dell’intervista sul tema al dottor Matteo Cereda, medico oculista e retinologo di CAMO – Centro Ambrosiano Oftalmico. La maculopatia senile è una patologia tipica dell’età adulta che vede una progressiva degenerazione della macula, la parte centrale della retina situata proprio dietro alla pupilla. Si tratta di una zona particolarmente ricca di fotorecettori, deputati alla visione dei colori e alla visione centrale. La diagnosi di maculopatia si fa tramite un esame semplice ed indolore, chiamato OCT, una tac dell’occhio che consente di scattare alcune fotografie ad alta risoluzione della retina.

Lo studio dell’Università di Bordeaux

Allo studio hanno preso parte 5mila individui di età superiore ai 55 anni, che sono stati seguiti e monitorati una volta ogni 4 anni per un periodo di 21 anni in media. Gli individui facenti parte del campione venivano interrogati circa le loro abitudini alimentari e visitati per verificare lo stato di salute visivo. I risultati parlano chiaro: applicare il modello nutrizionale della dieta mediterranea, alimentandosi con una dieta varia basata sull’alternanza di pesce azzurro, poca carne, frutta e verdura di stagione, olio extravergine di oliva, cereali integrali e legumi, consente di ridurre del 41% il rischio di andare incontro alla degenerazione maculare senile.

Anche le arance aiutano a prevenire la degenerazione maculare senile

Non è la prima volta che una ricerca scientifica sottolinea, dati alla mano, l’importante correlazione tra benessere visivo ed alimentazione corretta. Sempre a proposito della maculopatia, un gruppo di ricercatori dell’Università di Sidney ha recentemente dimostrato che introdurre arance nella propria dieta riduce il rischio di degenerazione maculare senile del 60%.

Attenzione però, perchè i ricercatori dell’Università di Bordeaux hanno precisato che non è sufficiente “fare il pieno” di un singolo ingrediente come gli agrumi o l’olio di oliva per ridurre il rischio di degenerazione maculare senile. L’alimentazione deve seguire alla lettera i principi della dieta mediterranea, un modello alimentare che deve essere messo in pratica nella sua completezza.

Perché vi è una correlazione così forte tra l’alimentazione sana e le patologie della retina?

La retina e la sua parte centrale – la macula – hanno bisogno di essere ben ossigenate e ben nutrite per svolgere al meglio le loro funzioni. La degenerazione maculare senile, in particolare, essendo una patologia strettamente connessa all’avanzare dell’età, può essere favorita da una carenza di liquidi, dallo stress ossidativo e da uno scarso apporto di elementi nutritivi. Ecco perché nutrirsi bene, in modo sano e vario aiuta a proteggere non solo la retina ma l’intero organismo da tutte quelle patologie che hanno a che fare con l’invecchiamento cellulare.

Fonte: AAO Journal