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Iniezioni intravitreali per maculopatia: di che si tratta

iniezioni intravitreali per maculopatia -  CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Una diagnosi di degenerazione maculare senile può prendere in contropiede, per diversi motivi: perché la patologia nelle sue fasi d’esordio è tutto sommato asintomatica, oppure perché viene spesso confusa con la cataratta o con un generale peggioramento della capacità visiva. Per la maculopatia ancor più che per altre patologie oculari, tuttavia, sottoporsi a frequenti controlli della salute visiva e giungere ad una diagnosi certa in modo tempestivo è il primo passo per trattarla con efficacia. In questo senso, oggi le iniezioni intravitreali per maculopatia rappresentano la soluzione terapeutica più indicata.

Quali sono le opzioni terapeutiche per la degenerazione maculare senile oggi?

La degenerazione maculare senile si diagnostica grazie ad una visita oculistica specialistica approfondita ed accurata. La visita dovrà includere, tra le altre cose, un esame del fondo oculare tramite OCT ed fluorangiografia.

Una volta confermata la diagnosi, si andranno a discutere assieme allo specialista le opportunità terapeutiche. Per ciò che concerne la variante essudativa o umida della patologia, le iniezioni intravitreali per maculopatia rappresentano la miglior soluzione oggi disponibile per contrastare la progressione della patologia.

In cosa consistono le iniezioni intravitreali per maculopatia?

All’interno della macula di chi è affetto da degenerazione maculare senile si sviluppa in modo anomalo una proteina, chiamata VEGF. Questa proteina è responsabile dello sviluppo di una serie di neovasi a livello sottoretinico. Sono proprio questi a portare ad un peggioramento della capacità visiva centrale. Obiettivo delle iniezioni intravitreali per maculopatia è quello di contrastare lo sviluppo della proteina VEGF. A tal fine – tramite iniezioni sottilissime e totalmente indolori – si somministrano direttamente nel vitreo dei farmaci, chiamati anti-VEGF.

Il trattamento, nel primo anno, prevede 3 sedute più ravvicinate seguite da altre da valutare assieme allo specialista. In tal modo, è possibile arrestare la progressione della patologia ed ottenere un valido e durevole recupero della capacità visiva.

Cos’altro si può fare per trattare la maculopatia essudativa?

Senza alcun dubbio, e come sempre accade in medicina, anche lo stile di vita e l’alimentazione possono essere validi alleati nella prevenzione della maculopatia. Alimentarsi correttamente, prediligendo alimenti ricchi di zinco, betacarotene e di vitamine C ed A può essere di grande aiuto nel ritardare o prevenire l’insorgenza della patologia. Allo stesso modo, e poiché la maculopatia è una patologia di tipo degenerativo legata a doppio filo all’invecchiamento, sarà d’aiuto bere molta acqua e scegliere alimenti dal forte potere antiossidante. Allo stesso tempo, è raccomandabile non fumare.

A patologia oramai conclamata, tuttavia, ad oggi le iniezioni intravitreali rappresentano l’opzione migliore in assoluto per tenere sotto controllo la progressione della patologia e migliorarne sensibilmente i sintomi.

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Calazio e orzaiolo: farmaci o chirurgia palpebrale?

chirurgia palpebrale - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Vi è mai capitato di notare una fastidiosa ed antiestetica “pallina” sulla vostra palpebra? Magari associata a dolore, sensazione di calore e di fastidio? Potrebbe essere un calazio, oppure un orzaiolo… chi può dirlo? Lo specialista, naturalmente. Intanto, però, cerchiamo di comprendere la differenza tra questi due disturbi, sia per ciò che concerne i sintomi, sia per quanto riguarda le possibilità di trattamento, che talvolta possono includere un piccolo intervento di chirurgia palpebrale. 

Che cos’è il calazio?

Il calazio, chiamato anche lipogranuloma, è una cisti che si forma a seguito dell’ostruzione delle ghiandole di Meibomio. Le ghiandole di Meibomio sono deputate alla produzione ed alla secrezione delle sostanze lipidiche che compongono il film lacrimale. Quando i dotti delle suddette ghiandole si ostruiscono, le sostanze non riescono più a defluire correttamente verso l’esterno e dunque si verifica un accumulo che dà origine ad una cisti. L’origine del calazio è quindi meccanica e non infettiva. La terapia spazia dalla raccomandazione di curare maggiormente l’igiene oculare, sino all’applicazione topica di pomate cortisoniche e/o antibiotiche. Qualora la terapia farmacologica non sia sufficiente, si può ricorrere ad un piccolo intervento di chirurgia palpebrale.

In cosa consiste l’intervento di chirurgia palpebrale per la rimozione del calazio?

L’intervento di chirurgia palpebrale per la rimozione del calazio è minimamente invasivo e dura pochi minuti. Durante l’intervento, il chirurgo incide il calazio e ne esegue un raschiamento, detto in gergo tecnico courettage. L’incisione si esegue, previa somministrazione di un’anestesia topica, nella parte più interna della palpebra, così da evitare cicatrici visibili. Al termine dell’intervento, il paziente può fare ritorno presso la sua abitazione.

Che cos’è l’orzaiolo?

Anche l’orzaiolo è una piccola cisti che si forma a livello del bordo palpebrale, ma la sua origine è infettiva. Nella maggior parte dei casi, l’orzaiolo è infatti causato da un batterio, lo stafilococco. L’orzaiolo non interessa le sole ghiandole di Meibomio, ma al contrario può manifestarsi in tutte le ghiandole presenti sul bordo palpebrale. Si risolve generalmente in modo spontaneo, con la fuoriuscita del materiale in esso contenuto. Generalmente, lo specialista consiglierà di curare con grande attenzione l’igiene oculare, di tenere la zona ben igienizzata con l’aiuto di salviettine specifiche e di fare impacchi caldo umidi per favorirne la maturazione. Se necessario, sarà prescritto un antibiotico. Si sconsiglia di tentare di “spremerlo”: una manovra che rischierebbe di estendere l’area interessata dall’infezione.

Il consiglio? Prenotare una visita specialistica

In entrambi i casi, e in presenza di una fastidiosa pallina sulla palpebra accompagnata da altri sintomi quali dolore oculare, arrossamento, sensazione di pesantezza o corpo estraneo, fotofobia o altri, si consiglia di prenotare una visita oculistica specialistica. Sarà il medico oculista, infatti, a saper distinguere tra un disturbo e l’altro, e ad indicare la soluzione terapeutica o chirurgica migliore.

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Parte la Campagna di Prevenzione e Diagnosi del Cheratocono

Prima campagna di prevenzione e diagnosi del Cheratocono - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Avrà luogo dal 10 settembre all’11 ottobre prossimi la prima edizione della Campagna di Prevenzione e Diagnosi del Cheratocono, un’interessante occasione di conoscenza e di screening nei confronti di una patologia oculare ancora poco conosciuta. La Campagna è promossa dall’Università di Verona, dal Centro Nazionale di Alta Tecnologia in Oftalmologia dell’Università di Chieti-Pescara e da Neovision Cliniche Oculistiche, con la partecipazione di CAMO – Centro Ambrosiano Oftalmico, il patrocinio di A.I.CHE – Associazione Italiana Cheratoconici, SOI – Società Oftalmica Italiana e SITRAC – Società Italiana Trapianto di Cornea ed il patrocinio richiesto di Ministero della Salute e Regione Veneto. Le prenotazioni saranno aperte dal 10 settembre sul sito ufficiale: se hai piacere di sottoporti al tuo screening del cheratocono presso il Centro Ambrosiano Oftalmico, potrai dunque selezionare la nostra clinica in fase di prenotazione.

Cos’è il cheratocono? Chi si ammala di cheratocono?

Il cheratocono è una patologia oculare che colpisce la cornea, ovvero il tessuto esterno del nostro occhio. Le origini della patologia sono ancora oggetto di indagine, mentre è ben definita l’età durante la quale essa tende ad insorgere, ovvero tra la fine della pubertà e l’età matura. Se in condizioni sane la cornea si presenta come una membrana uniforme sia per struttura che per forma, in condizioni patologiche essa perde forma e struttura, assumendo una forma conica. Con l’avanzare della patologia il tessuto corneale, deformandosi ed assottigliandosi, perde anche trasparenza. Il risultato è una visione sempre più indefinita e difficoltosa.

A chi è rivolta la Campagna?

La Campagna è rivolta a tutti i cittadini di età compresa tra i 15 ed i 35 anni di età che non abbiano già avuto diagnosi di cheratocono perché, come accennato, il cheratocono fa il suo esordio generalmente sul finire della pubertà, per poi progredire fino ai 30-40 anni circa.

Previeni il cheratocono: trova subito la città più vicina a te

Prima campagna di prevenzione e diagnosi del Cheratocono - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Le città aderenti alla prima Campagna di Prevenzione e Diagnosi del Cheratocono saranno 17: Bari, Bologna, Casale Monferrato (AL), Catanzaro, Chieti/Pescara, Firenze, Genova, Lecce, Macerata, Mestre, Milano, Moncalieri (TO), Napoli, Roma, Verona, Villorba (TV). Approfitta di questa importante opportunità di screening e prenota anche tu il tuo appuntamento presso la struttura più vicina a te. Qualora tu desideri prenotare il tuo screening per la diagnosi del cheratocono in CAMO – Centro Ambrosiano Oftalmico, collegati al sito ufficiale dell’iniziativa e seleziona la nostra clinica.

Intervento agli occhi? Più musica, meno stress!

musica - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Ti hanno diagnosticato una patologia oculare e dovrai affrontare un intervento chirurgico? Niente paura. Oggi la tecnologia applicata alla chirurgia oftalmica consente di effettuare interventi sempre meno invasivi e sempre più computerizzati. Ma se un pò di paura ancora rimane, perché non ascoltare della buona musica poco prima di sottoporsi all’intervento? L’effetto rilassante è garantito. Parola di scienza. 

Ascoltare musica ha un effetto rilassante, anche in sala operatoria

Uno studio condotto dal professor Gilles Guerrier dell’Università Paris Descartes ha consentito di provare scientificamente l’effetto rilassante della musica su pazienti in procinto di sottoporsi ad un intervento di chirurgia oculare con anestesia locale. Lo studio ha preso in esame 62 pazienti, dei quali la metà ha potuto ascoltare la sua musica preferita nei 20 minuti prima dell’intervento, mentre l’altra metà non ha avuto modo di fare questo tipo di esperienza. I ricercatori hanno poi opportunamente misurato lo stato di ansia dei pazienti, registrando livelli decisamente maggiori nei pazienti che non avevano ascoltato musica nei minuti precedenti all’intervento. 

Fonte: s3-eu-west.amazonaws.com

Anche i chirurghi trovano la musica piacevolmente rilassante

Ti sarà sicuramente capitato di vedere in televisione, in qualche film o telefilm, un team di chirurghi intenti ad operare accompagnati da un sottofondo musicale. Non si tratta di fantasia cinematografica, ma di realtà. Anche nel mondo reale, infatti, la musica fa spesso capolino nelle sale operatorie. Ed anche in questo caso la scienza, attraverso uno studio mirato, ci conferma che i chirurghi che poco prima o durante un intervento ascoltano un pò della loro musica preferita, tendono ad avere performance migliori, più veloci e più precise.

Fonte: academic.oup.com

La tua opinione per noi è molto importante: dicci la tua!

Ti è mai capitato di ascoltare la tua musica preferita prima di una prova particolarmente importante o a ridosso di un intervento chirurgico praticato con anestesia locale? Ne hai potuto constatare i benefici? Facci sapere cosa ne pensi!

Intervento agli occhi in vista?

A prescindere dalla fruizione musicale o meno, un ultimo consiglio che possiamo darti per ridurre l’ansia in vista di un intervento di chirurgia oftalmica con anestesia topica è quello di metterti nelle mani di specialisti dotati di grande e comprovata esperienza nel settore. Un consiglio che potrebbe sembrare scontato, ma nel momento in cui dovrai sederti sul lettino operatorio, la presenza accanto a te di un chirurgo esperto e dotato della giusta empatia sicuramente farà la differenza.

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Glaucoma: il 45% dei pazienti non segue correttamente la terapia

glaucoma - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Il glaucoma è una patologia oculare piuttosto insidiosa perché spesso chi ne è affetto non ne è consapevole fino a quando i danni arrecati al nervo ottico non sono tali da determinare un calo della capacità visiva. Tuttavia, una volta che si riceve una diagnosi di glaucoma, è fondamentale attenersi strettamente alla terapia ed agli accorgimenti indicati dallo specialista, pena un ulteriore peggioramento del proprio stato di salute visiva. Sfortunatamente, come dimostrato da un recente studio scientifico, non sempre è cosi, anzi.

Cos’è il glaucoma?

Il glaucoma è una patologia che si verifica quando l’occhio non riesce a riassorbire – come dovrebbe fare in condizioni sane – l’umor acqueo che produce. Come conseguenza di questo mancata fuoriuscita si ha un accumulo di umor acqueo all’interno delle strutture oculari ed un aumento della pressione intraoculare che, a lungo andare, determina un danno irreversibile al nervo ottico. Questa patologia è chiamata anche “il ladro silenzioso della vista” per il suo essere asintomatica. Solamente quando il danno oculare è evidente, il paziente si accorge che qualcosa non va. Ecco perché fare prevenzione, anche in campo oculare, sottoponendosi a visite periodiche, è davvero molto importante.

Il glaucoma è curabile?

I danni che la patologia ha arrecato al nervo ottico purtroppo sono irreversibili. Per trattare opportunamente il glaucoma ed ottenere buoni risultati è fondamentale che si giunga alla diagnosi quanto prima. Le terapie attualmente disponibili per il trattamento del glaucoma includono:

  • soluzioni farmacologiche, come compresse o colliri, con l’obiettivo di abbassare la pressione intraoculare;
  • un trattamento con uno speciale laser in grado di creare una via di deflusso dell’umor acqueo, tra cornea e cristallino.

Il 45% dei pazienti non segue la terapia per il glaucoma come dovrebbe

Uno studio pubblicato recentemente sulla rivista American Journal of Ophthalmology ha evidenziato come il 45% dei pazienti affetti da glaucoma non effettui la terapia come prescritto dallo specialista. In particolare, a 4 anni di distanza dalla diagnosi e dalla prescrizione della terapia, il 48% dei pazienti assume solamente un terzo del dosaggio prescritto. Nel caso di un collirio che preveda 3 somministrazioni al giorno, per esempio, questa categoria di pazienti instilla il farmaco solamente una volta al giorno.

Quali sono i motivi che portano a non effettuare la terapia come prescritta?

Le ragioni possono essere differenti:

  1. molti pazienti sono soggetti anziani, che faticano a seguire la terapia anche in virtù del fatto che spesso sono in cura anche per altre patologie e dunque si trovano ad affrontare, nell’arco di una giornata, diverse scadenze orarie e diverse tipologie di dosaggi e somministrazioni;
  2. poichè la terapia ipotonizzante ha carattere conservativo, il paziente non apprezza i vantaggi del farmaco in modo diretto e non sperimenta un miglioramento qualitativo e quantitativo della capacità visiva. Di conseguenza, ha quasi l’impressione che il farmaco possa essere utile, come non esserlo.
  3. instillare un collirio non è sempre facile. La poca manualità, la pigrizia e l’età avanzata possono essere in qualche modo scoraggianti, motivo per cui si riducono le somministrazioni.

Fonte: Ncbi.nlh.nih.gov

Perché è fondamentale seguire accuratamente la terapia

Seguire la posologia ed i tempi di somministrazione indicati dall’oculista è fondamentale perché la terapia ipotonizzante eserciti i giusti e sperati effetti sull’apparato oculare, e non solo. Non dimentichiamo che il glaucoma avanza senza dare particolari sintomi e che, di conseguenza, sottodosare la terapia senza informare il medico significa lasciare che il quadro clinico peggiori anche irrimediabilmente.

Leggi anche: Glaucoma, intervista al dottor Sergio Belloni

Vuoi saperne di più?

Non lasciar passare troppo tempo tra una visita oculistica specialistica e l’altra. Abbi cura del tuo apparato visivo anno dopo anno, perchè vi sono alcune patologie, come il glaucoma, che sono piuttosto silenti ed insidiose. Chiamaci per prenotare la tua visita oculistica specialistica dal lunedi al venerdi dalle 9.00 alle 19.00 allo 02 6361191.

L’intervento di cataratta nei pazienti con retinite pigmentosa

La retinite pigmentosa è una patologia oculare a carattere ereditario, che vede un progressivo deterioramento dei fotorecettori presenti sulla retina e che conduce ad una riduzione significativa della visione notturna e di quella periferica. Nei casi più gravi, la capacità e l’acutezza visiva risultano gravemente compromessi, conducendo la persona all’ipovisione e, nei casi più gravi, anche alla perdita della vista. Ma cosa accade quando il paziente con retinite pigmentosa sviluppa la cataratta e deve dunque affrontare l’intervento di facoemulsificazione? 

Intervento di cataratta su pazienti affetti da retinite pigmentosa: uno studio individua come predirne l’esito

Nel corso di uno studio recente effettuato su 109 occhi di 70 pazienti affetti da retinite pigmentosa e da cataratta, sono state prese in esame le scansioni delle OCT effettuate sia un mese prima dell’intervento di facoemulsificazione, che tre mesi dopo. Oltre all’OCT, i pazienti sono stati sottoposti anche ad una visita oculistica completa e ad una misurazione della migliore acuità visiva corretta (BCVA). L’attenzione degli studiosi è stata rivolta alla retina e cioè alle condizioni della membrana limitante interna ed allo spessore maculare centrale, che si sono rivelati essere due parametri fondamentali per stabilire e predire gli esiti visivi dell’intervento di rimozione della cataratta.

Le conclusioni dello studio sull’esito dell’intervento di cataratta in pazienti affetti da retinite pigmentosa

Lo studio ha evidenziato come la migliore acuità visiva corretta risulta migliorata dopo l’intervento di facoemulsificazione in quei pazienti che, prima dell’intervento, presentano una buona BCVA associata ad una membrana limitante interna integra e ad un buon spessore maculare. (Fonte: PublMed.gov)

Soffri di una patologia oculare e vuoi sapere se puoi affrontare l’intervento di cataratta?

Se sei affetto da una patologia oculare ed anche da cataratta, o pensi di essere affetto da cataratta e non ne sei sicuro, prenota una visita specialistica per la cataratta. CAMO presta la massima attenzione alle condizioni di salute oculare di ciascun paziente, assistendolo costantemente ed avendo cura di spiegargli minuziosamente i dettagli delle eventuali patologie, degli esami e degli interventi che egli dovrà affrontare.

Per prenotare una visita oculistica specialistica per la cataratta, chiama lo 02 6361191

Melanoma agli occhi, ecco i sintomi da non ignorare

Anche gli occhi possono ammalarsi di tumore: in questo caso si parla di melanoma oculare, una patologia poco conosciuta ma, se non diagnosticata per tempo, piuttosto insidiosa, capace di mettere a repentaglio la capacità visiva del paziente. Vediamo nel dettaglio cos’è il melanoma oculare, come si manifesta e come si cura. 

Cos’è il melanoma oculare

Il melanoma oculare è un tumore dell’occhio che oggi, nel nostro paese, si manifesta in circa 400 nuovi casi l’anno. Secondo l’Associazione Italiana Ricerca sul Cancro, l’80% del melanomi non cutanei si sviluppa nell’occhio. Il melanoma è un tumore che si sviluppa laddove vi sono i melanociti, le cellule incaricate di produrre melanina, il pigmento responsabile di difendere il corpo dai raggi ultravioletti dannosi per l’epidermide. I melanociti non sono presenti solamente sull’epidermide, ma anche su altri tessuti, come i tessuti oculari, le mucose della bocca e delle parti intime femminili. Per ciò che concerne l’occhio, il melanoma può essere congiuntivale oppure uveale, e dunque può manifestarsi sulla superficie dell’occhio oppure al suo interno.

Come si manifesta il melanoma oculare?

La neoformazione può essere visibile dall’esterno sull’iride o sulla congiuntiva ed assume l’aspetto di una macchia scura o di un’area particolarmente vascolarizzata. In altri casi, invece, il melanoma oculare si sviluppa all’interno dell’occhio, e quindi non è visibile dall’esterno. I sintomi del melanoma oculare non sono diversi da quelli di altre patologie oculari, e possono includere un abbassamento della vista oppure la presenza di lampi luminosi. Spesso, inoltre, il melanoma oculare è asintomatico, ed il paziente non ne viene a conoscenza fino a quando non si sottopone ad un’accurata visita oculistica specialistica. Ecco perché è molto importante sottoporsi con cadenza periodica ad una visita oculistica specialistica.

Come si cura il melanoma oculare?

Il melanoma oculare si cura con la chirurgia, alla quale lo specialista deciderà se abbinare una radioterapia o chemioterapia. Oggi l’approccio chirurgico tende ad essere il più conservativo possibile, dunque si cerca di salvaguardare ove possibile la vista del paziente.

Quali sono i fattori di rischio per il melanoma oculare?

I fattori di rischio per il melanoma oculare non sono molto chiari e molti di essi sono ancora oggetto di valutazione da parte di molti ricercatori in tutto il mondo. L’eccessiva esposizione al sole o il contatto con alcune sostanze chimiche possono favorire l’insorgenza di questo tipo di tumori. Sembra anche che vi sia una componente “etnica”, e che le persone con la pelle e gli occhi particolarmente chiari siano più soggette a questo tipo di tumore.

Fonte AIRC

Maculopatia e retinopatia diabetica, le due facce pericolose del diabete

 

Lo dice l’Organizzazione Mondiale della Sanità: il diabete è una patologia in forte crescita a livello globale, e l’Italia, numeri alla mano, non sembra essere da meno. Con l’aumento del diabete, crescono anche altre patologie ad esso fortemente interconnesse, come la maculopatia diabetica e la retinopatia diabetica. Per dare qualche numero, oggi nel mondo vi sono 443 milioni di diabetici, mentre si stima che nel 2025 saranno 700 milioni. Di queste, su 32 milioni di persone non vedenti, 900 mila lo sono a causa della retinopatia diabetica. Una patologia che, se non opportunamente diagnosticata e trattata, può condurre alla cecità: ecco spiegato perché informare e prevenire è fondamentale. Soprattutto se la popolazione si mostra poco preparata sull’argomento.

Cos’è il diabete e quali conseguenze può avere per la salute oculare

Il nostro corpo produce naturalmente un enzima, l’insulina, avente il ruolo di regolarizzare gli zuccheri presenti nel sangue: quando l’insulina non è sufficiente oppure non svolge correttamente il suo lavoro, il glucosio in circolo nel sangue si accumula, raggiungendo livelli pericolosi per la salute: questa patologia prende il nome di diabete. Le due conseguenze più gravi del diabete sono la maculopatia e la retinopatia diabetica. Il dott. Lucio Buratto – direttore scientifico del Centro Ambrosiano Oftalmico – e l’Ospedale San Raffaele di Milano, si sono fatti promotori di un’interessante indagine su scala nazionale volta a sondare la conoscenza degli italiani in merito alle patologie oculari che il diabete può causare.

Mercoledi 3 ottobre 2018: ecco i risultati di un’interessante indagine demoscopica

Nella mattinata di oggi, 3 ottobre 2018, il dott. Lucio Buratto, direttore scientifico del Centro Ambrosiano Oftalmico, il Prof. Francesco Bandello, ordinario di Oftalmologia all’Ospedale San Raffaele di Milano e il Prof. Antonio Secchi, clinico medico dell’Università Vita-Salute San Raffaele hanno presentato alla stampa i risultati dell’indagine demoscopica condotta sulla popolazione italiana nel settembre scorso, il cui obiettivo era quello di testare la conoscenza del diabete così come delle sue ripercussioni sulla salute oculare, con particolare riferimento a due patologie, la maculopatia e la retinopatia diabetica.

Un’indagine dai risultati allarmanti: maculopatia e retinopatia diabetiche, queste sconosciute

Nel corso del sondaggio sono state intervistate 1052 persone di età compresa tra i 50 ed i 70 anni, di cui 400 affette da diabete. I risultati sono piuttosto allarmanti, considerando più della metà degli intervistati (il 54%) non ha le idee chiare sul diabete, pur talvolta essendo consapevole di soffrirne. Alla poca conoscenza delle cause e dei sintomi del diabete, si associa anche una scarsa conoscenza in merito ai comportamenti di prevenzione ed all’importanza di una diagnosi precoce della maculopatia diabetica e della retinopatia diabetica. Il 40% degli intervistati ammette anche di non conoscere le suddette patologie oculari. Analogamente, la popolazione non sembra essere informata in merito agli esami ed alle terapie per la diagnosi ed il trattamento della maculopatia diabetica e della retinopatia diabetica, non avendo mai sentito parlare nè di OCT (la Tomografia a Coerenza Ottica), nè di iniezioni intravitreali.

Ecco perché è importante conoscere (e prevenire) maculopatia e retinopatia diabetica

La maculopatia e la retinopatia diabetica sono due patologie oculari molto gravi innescate proprio dal diabete. Non essere a conoscenza della loro esistenza e dei rischi che esse comportano può significare andare incontro a gravi problemi oculari, compromettere drasticamente la capacità visiva o perdere totalmente la vista. Informare la popolazione circa l’esistenza di queste patologie ed in merito ai rischi ad esse correlati è fondamentale. E non solo. Oggi esiste un esame oculare molto veloce e per nulla invasivo, chiamato OCT, che consente di eseguire una diagnosi certa e precisa di queste patologie.

Una campagna nazionale di prevenzione organizzata e promossa da CAMO

Alla luce dei risultati poco incoraggianti della ricerca demoscopica sulla conoscenza del diabete e delle patologie oculari che questo può causare, CAMO, in collaborazione con il professor Francesco Bandello, ordinario di oftalmologia presso l’Università Salute-Vita del San Raffaele di Milano, con il patrocinio del Ministero della Salute, ha deciso di farsi promotore di un’importante iniziativa di impegno sociale, ovvero la Campagna di Prevenzione e Diagnosi della Maculopatia e Retinopatia Diabetica. La campagna, che lo scorso anno, nella sua prima edizione, era volta a sensibilizzare la popolazione circa la maculopatia degenerativa di tipo senile, sposta il focus dunque sulla popolazione diabetica, che ad oggi sembra essere non sufficientemente informata in merito ai rischi connessi alla maculopatia e retinopatia diabetica e circa l’importanza della prevenzione e degli esami che ad oggi la medicina oftalmica ci mette a disposizione per eseguire una diagnosi puntuale e repentina, con grandi benefici per il paziente in termini di salute e di qualità visiva.

Il mese della prevenzione sulla maculopatia diabetica – sul quale continueremo ad aggiornarvi nelle prossime settimane –  avrà luogo nel febbraio 2019 e vedrà come protagonisti 32 centri d’eccellenza sparsi su tutto il territorio italiano, con l’obiettivo di informare e prevenire la malattia.