Coronavirus, lenti a contatto e occhiali: come prevenire l’infezione

Coronavirus lenti a contatto e occhiali: come prevenire l'infezione

All’interno della rubrica Salute del Corriere della Sera, è stato pubblicato un breve decalogo su come prevenire l’infezione da coronavirus nei casi di utilizzo di lenti a contatto o occhiali da vista. Il decalogo, a cura di Vera Martinella, è stato redatto col supporto del Dott. Lucio Buratto, Direttore Scientifico di CAMO Centro Ambrosiano Oftalmico, insieme al Dott. Paolo Vinciguerra e il Dott. Leonardo Mastropasqua.

Coronavirus, lenti a contatto e occhiali: perché fare attenzione

Come cita l’articolo pubblicato su Corriere Salute, il coronavirus è stato individuato dai ricercatori dello Spallanzani di Roma anche nel liquido lacrimale. Il virus Sars-Cov-2, inoltre, è in grado di replicarsi anche nella congiuntiva. Le persone che utilizzano occhiali o lenti a contatto tendono, proprio per l’uso di questi dispositivi, a toccarsi più spesso di altri l’area intorno agli occhi, che rappresentano una via di accesso del virus anche perché direttamente collegati al naso e alla bocca attraverso un piccolo dotto dove fluiscono le lacrime, come spiega il Dott. Vinciguerra.

Come ridurre le possibilità di contagio attraverso gli occhi

Come suggerisce Lucio Buratto, quindi, è fondamentale non toccarsi il viso con mani non lavate a fondo, a maggior ragione se indossiamo occhiali o lenti a contatto. Inoltre, le goccioline trasportate da un colpo di tosse possono depositarsi sugli occhiali e sulle lenti a contatto: è quindi molto importante igienizzare bene e spesso gli occhiali, e possibilmente utilizzare lenti a contatto giornaliere usa e getta.

Sarà importante trasformare queste piccole attenzioni in abitudini, almeno fino a quando non avremo la certezza che l’epidemia sia passata.

Visite oculistiche ed interventi ai tempi del coronavirus

E’ importante sapere, come sostiene il Dott. Mastropasqua, che i centri oculistici hanno già preso tutte le misure di sicurezza utili a garantire la miglior prevenzione dal contagio, per la tutela della salute di pazienti e staff sia in ambiente diagnostico, sia in ambiente chirurgico.

Anche il Centro Ambrosiano Oftalmico, quindi, è regolarmente aperto e operativo, in tutta sicurezza. Qui è possibile consultare l’elenco delle misure di sicurezza e tutela adotatte da CAMO.

Per ulteriori informazioni…

Per qualunque domanda o per prenotare la tua visita oculistica, chiamaci dal lunedi al venerdi dalle 9.00 alle 19.00 allo 02 6361191.

Come proteggere gli occhi lavorando in smart working

smart working - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Se il nostro quotidiano non era già abbastanza caratterizzato dalla presenza costante dalla tecnologia, la quarantena alla quale il Coronavirus ci ha nostro malgrado confinato ha dilatato a dismisura, e per certi versi anche esasperato, questo rapporto così stretto con i nostri device elettronici. Ed ecco che, conclusa una lunga giornata di smart working, ci spostiamo sull’e-reader per una breve lettura, comunichiamo con qualche amico via smartphone, per poi concludere la giornata con la visione di un programma in tv. Ma non staremo chiedendo un po’ troppo ai nostri occhi? Scopriamo i consigli del nostro direttore scientifico, il dott. Lucio Buratto, per strapazzare un po’ meno la vista in queste giornate così particolari.

4 consigli per prenderci cura degli occhi ai tempi dello smart working

1 – Rilassare i muscoli

Quando si usa un device elettronico, sia esso un computer o uno smartphone, i nostri occhi sono sottoposti ad un incessante lavoro per mettere a fuoco correttamente le parole e le immagini che vi scorrono davanti. E’ un meccanismo del tutto automatico del quale non abbiamo il controllo, ma che tuttavia porta ad un certo affaticamento oculare. Oltre ad esso, possono manifestarsi sintomi quali bruciore, arrossamento oculare, senso di pesantezza. Per ridurre questa sensazione di affaticamento ed aiutare l’occhio a trovare un momento di riposo, conviene dunque abituarsi a volgere, di tanto in tanto, lo sguardo verso un punto lontano, come per esempio fuori dalla finestra.

2 – Lubrificare gli occhi

Quando si passa molto tempo davanti ad uno schermo, l’ammiccamento (ovvero l’istinto innato di sbattere le palpebre) si riduce significativamente, compromettendo di conseguenza la lubrificazione oculare. Chi trascorre molte ore lavorando in smart working può pertanto sperimentare fastidi come secchezza e bruciore oculare. Si tratta di sintomi tipici innescati proprio dalla lettura a video, che si manifestano meno quando si legge su un supporto cartaceo. Il consiglio è quello di tenere sempre a portata di mano un collirio, così da favorire il mantenimento di un buon livello di idratazione oculare. Inoltre, poiché anche il livello di umidità dell’aria influisce sulla secchezza oculare, si consiglia di tenere in casa un umidificatore, specie qualora i termosifoni siano accesi.

3 – Luci e distanze

Per non affaticare eccessivamente la vista, il dottor Buratto consiglia di predisporre, nella stanza nella quale si lavora, un’illuminazione omogenea e uniforme rispetto alla luce emessa dai propri device. Non va bene dunque lavorare o guardare la televisione al buio, e nemmeno, d’altro canto, in condizioni di luce eccessiva. Se da un lato si rischia di sforzare troppo la vista, dall’altro si innesca una fastidiosa sensazione di abbagliamento. Ancora, non si dimentichi che tra il viso e lo schermo di qualunque display dovrebbero esserci almeno 60 cm circa.

4 – Smart Working, e non solo: largo alle pause per tutti

Fare le opportune pause è più che necessario, perché aiuta gli occhi a riposare e ad allentare la tensione. Analogamente, anche i più piccoli di casa, che spesso in questo periodo trascorrono molto tempo davanti alla tv o ai videogiochi, dovrebbero sospendere la visione dopo 30 minuti, per dedicarsi ad altre attività. Una pausa è ottima non solo per riposare gli occhi, ma anche per consentire ai piccoli di spostare (e mantenere) l’attenzione su attività diverse.

Altre domande?

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Cheratocono, la parola all’esperto. Intervista al Dott. Sergio Belloni

Cheratocono, la parola all'esperto. Intervista al Dott. Sergio Belloni

Il cheratocono è una patologia dell’occhio forse meno conosciuta rispetto ad altre come il glaucoma o la cataratta. Si tratta di una malattia della cornea della quale oggi vogliamo capire qualcosa di più. Per l’occasione, abbiamo dunque deciso di intervistare il dottor Dott. Sergio Belloni, medico oculista del Centro Ambrosiano Oftalmico. 

Dottor Belloni, ci può spiegare cos’è il cheratocono?

Il cheratocono è una malattia degenerativa della cornea, la parte anteriore dell’occhio. Questa malattia provoca la deformazione della cornea rendendola più sottile, più debole e a forma di cono. Per fare un esempio, è come se una palla da football si trasformasse in una palla da rugby, cioè di forma allungata e per di più avente una parete sottile. Una condizione fondamentale per avere una buona visione e una buona nitidezza di immagine è che la cornea sia il più regolare possibile. Nelle fasi precoci del cheratocono, la cornea si deforma e si perde la nitidezza delle immagini anche quando si utilizzano gli occhiali o le lenti a contatto. Nelle fasi più avanzate invece, viene compromessa anche la trasparenza della cornea e dunque la visione. Non si conosce esattamente la causa del cheratocono: tuttavia, il fatto che più persone nella stessa famiglia ne siano affette, depone a favore di una predisposizione genetica.

Il cheratocono è curabile?

Il cheratocono è una malattia che non si può curare solo con i farmaci. La sua evoluzione, peraltro, non è prevedibile: in alcuni pazienti la progressione è lenta, mentre in altri è molto veloce. Nelle fasi precoci della malattia, il cheratocono può essere curato con una tecnica non propriamente chirurgica chiamata cross-linking corneale. Nelle fasi più avanzate invece, vi sono altre opzioni.

Dottore, in cosa consiste il cross-linking corneale?

Cross-linking corneale vuol dire formazione di legami incrociati: grazie a questo intervento, che sfrutta l’utilizzo di una particolare sostanza, la riboflavina, applicata sulla cornea, e attivata da una luce ultravioletta, la cornea diventa più stabile e più resistente. Questa tecnica si può utilizzare nel cheratocono evolutivo, nelle fasi iniziali della malattia.

E se il cheratocono invece è nelle fasi più avanzate?

Quando invece la malattia è nella fasi più avanzate, è possibile eseguire un intervento che sfrutta l’inserimento di semi-anelli di un materiale simile alla plastica che regolarizzano e, meccanicamente, irrobustiscono la cornea. Come conseguenza, il progredire della malattia rallenta, mentre l’acuità visiva migliora.

Quando abbiamo una fase ancora più avanzata di cheratocono e la trasparenza della cornea è compromessa, è possibile fare solo il trapianto di cornea. Esistono due tipologie di trapianto: una è la cheratoplastica lamellare, in cui si sostituisce solo una parte superiore della cornea; l’altra è la cheratoplastica perforante, in cui si trapianta tutto lo spessore della cornea.

Nel ringraziare il dott. Belloni per il suo tempo e le sue esaustive risposte, ti ricordiamo che puoi chiamare in qualunque momento il Centro Ambrosiano Oftalmico per prenotare un appuntamento. Di seguito i nostri contatti:

CENTRO AMBROSIANO OFTALMICO P.zza Repubblica, 21 – 20124 Milano

E-MAIL visite@camospa.it

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Intervento laser, la parola all’esperto. Intervista alla dott.ssa Laura Sacchi

Tra i non addetti ai lavori, capita sovente di sentir parlare dell’intervento laser per la correzione dei difetti refrattivi. Ma sappiamo davvero in cosa consiste l’intervento, e a chi può essere utile? Per rispondere a questa e molte altre domande, abbiamo intervistato la dottoressa Laura Sacchi, medico oculista del Centro Ambrosiano Oftalmico.

Dott.ssa Sacchi, quali difetti si possono correggere con un intervento laser?

L’intervento laser si usa per correggere astigmatismo e ipermetropia e miopia leggeri e medi. Per ciò che concerne la miopia, qualora essa sia particolarmente importante, e superi le 7 diottrie, si  può rendere necessaria una procedura chirurgica vera e propria e che prevede la sostituzione del cristallino. Sarà lo specialista, ad ogni modo, a valutare la situazione peculiare del paziente di caso in caso.

Chi può sottoporsi all’intervento laser?

Una visita oculistica completa consentirà di capire se il paziente è un candidato ideale per l’intervento laser oppure no. I fattori che concorrono nella decisione sono l’età, la salute generale dell’apparato visivo e la stabilità del difetto refrattivo. In linea generale, ci si può operare tra i 18 ed i 50 anni: ai ragazzi ancora molto giovani, il cui apparato visivo è ancora in corso di maturazione ed i cui difetti visivi non sono ancora del tutto stabili, viene per esempio sconsigliato di optare per l’intervento laser, e di attendere fino a quando il difetto non si sarà stabilizzato. Tuttavia, nulla vieta di effettuare ugualmente l’intervento, mettendo in conto di dover poi effettuare un ritocco negli anni successivi.

Quali sono gli esami da fare per sapere se si è idonei o meno all’intervento?

Per capire se l’intervento di correzione laser dei difetti refrattivi fa per noi, occorre effettuare una visita accurata presso un oculista esperto in chirurgia refrattiva. Gli esami principali che andranno effettuati sono:

  • la pachimetria corneale, ovvero la misurazione dello spessore della cornea: onde poter effettuare l’intervento, è bene che la cornea non sia eccessivamente sottile;
  • la topografia corneale, ovvero la mappa della superficie corneale: una superficie corneale troppo disomogenea rappresenta una controindicazione all’intervento;
  • la pupillometria, ovvero la misurazione del diametro della pupilla in condizioni di luce e di buio: una pupilla che si dilata troppo in condizioni di poca illuminazione, rappresenta una controindicazione all’intervento;
  • l’aberrometria, ovvero lo studio delle microalterazioni che possono essere presenti sulla superficie della cornea, che in taluni casi possono essere corrette con il laser in sede di correzione del difetto refrattivo.

In cosa consiste l’intervento laser per la correzione dei difetti refrattivi?

L’intervento si avvale di una tecnica d’avanguardia adottata nei centri d’eccellenza per la correzione dei difetti visivi. La tecnica, che prende il nome di FemtoLasik, è molto sofisticata e consente di aprire una sorta di “sportello” sull’epitelio corneale con l’ausilio di un laser a femtosecondi. Il laser a femtosecondi è uno strumento di altissima precisione che, tramite una serie di impulsi, va a sostituirsi ad un bisturi, e taglia l’epitelio corneale nello spessore desiderato dal medico e seguendone perfettamente l’andamento curvilineo. Una volta aperto lo sportello, si esegue il vero e proprio intervento Lasik, e dunque si va a lavorare sullo spessore della cornea per correggere il difetto refrattivo. Concluso l’intervento, il medico riposiziona lo sportello nella sua sede originale, senza dover applicare alcun punto di sutura.

Dottoressa, l’intervento è doloroso?

L’intervento di correzione dei difetti refrattivi con la tecnica FemtoLasik non è assolutamente doloroso, non necessita di punti di sutura e consente un recupero abbastanza veloce. Dopo l’intervento non è necessario alcun bendaggio, la ferita è molto piccola, ed il recupero è molto veloce: il paziente può sperimentare la sensazione di un corpo estraneo, lacrimazione e bruciore, ma sono effetti transitori, che spariscono nell’arco di qualche ora.

L’intervento laser è definitivo?

L’intervento è definitivo qualora il difetto refrattivo sia stabile. Se il difetto non è stabile, come già accennato, è possibile dover eseguire un ritocco in una fase successiva.

Dott.ssa Sacchi, l’intervento laser è rischioso?

L’intervento laser per la correzione dei difetti refrattivi è assolutamente sicuro. E’ uno degli interventi più praticati al mondo in ambito oftalmico. L’unica complicazione post intervento può essere una leggera secchezza oculare che si risolve nel giro di qualche mese.

Nel ringraziare la dott.ssa Laura Sacchi per il suo tempo e le sue esaustive risposte, ti ricordiamo che puoi chiamare in qualunque momento il Centro Ambrosiano Oftalmico per prenotare un appuntamento. Di seguito i nostri contatti:

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Glaucoma, la parola all’esperto. Intervista al dott. Sergio Belloni

Nell’elenco delle patologie dell’occhio più comuni e più note, figura il glaucoma. Capita spesso, infatti, di sentir nominare questa malattia dell’occhio. Ma sappiamo davvero di che si tratta, come si manifesta e come si cura? Abbiamo deciso di approfondire l’argomento, intervistando per l’occasione il Dott. Sergio Belloni, medico oculista del Centro Ambrosiano Oftalmico. 

Dott. Belloni, ci può spiegare che cos’è il glaucoma?

Il glaucoma è una malattia che coinvolge il nervo ottico ed è caratterizzata da un aumento di pressione all’interno del nervo stesso. E’ una malattia grave, infatti è la prima causa di cecità assoluta ed irreversibile al mondo. Il nervo ottico è una struttura molto importante, perchè consente di trasferire le informazioni – sotto forma di immagini – dalla retina al cervello. Nel momento il cui si ha un aumento della pressione nel nervo ottico, questa funzione di trasmissione viene compromessa.

Come si manifesta il glaucoma? Chi ne soffre se ne accorge?

In condizioni non patologiche, l’occhio produce e riassorbe continuamente un liquido chiamato umor acqueo. Quando l’umor acqueo si accumula e non riesce a defluire naturalmente, si genera un eccesso di pressione. Nelle fasi precoci, il paziente non percepisce sintomi e segni di questa pressione eccessiva, nè si accorge di vedere meno. Quando il paziente diventa cosciente di avere un calo della capacità visiva, la malattia è già in uno stadio avanzato. Ecco perchè tenere sotto controllo lo stato di salute degli occhi e farsi visitare periodicamente dal proprio oculista di fiducia è fondamentale.

Dottore, come si diagnostica il glaucoma?

Il glaucoma si può diagnosticare tramite una visita oculistica, un esame del campo visivo ed una misurazione della pressione oculare. Può rendersi necessario misurare l’andamento della pressione oculare nel corso della giornata, effettuando la cosiddetta curva tonometrica giornaliera. Un altro esame importante per la diagnosi del glaucoma è la gonioscopia, il cui scopo è osservare l’angolo camerulare, cioè delle strutture addette al deflusso dell’umore acqueo. Una visita completa ed approfondita consentirà non solo diagnosticare l’eventuale presenza di glaucoma, ma anche individuarne la tipologia. Esistono, infatti, tre tipi di glaucoma: quello cronico, ad angolo aperto, è la forma più diffusa. Si manifesta dai 40 anni in poi, ed ha un andamento lento ed insidioso. Esistono poi il glaucoma acuto ad angolo stretto, ed il glaucoma congenito, presente alla nascita.

Il glaucoma è curabile?

Il glaucoma è curabile a patto che venga diagnosticato precocemente. Le strade che si possono intraprendere per curare il glaucoma sono tre: esiste la terapia farmacologica, a base di colliri e compresse, che servono ad abbassare la pressione dell’occhio ed evitare danni al nervo ottico. Esiste poi l’intervento laser, mediante l’utilizzo di appositi laser per l’occhio, il cui scopo è quello di creare una via di deflusso artificiale per l’umor acqueo tra la cornea ed il cristallino. Quando nè la terapia farmacologica che quella laser sono risolutive, si ricorre alla chirurgia. Precisiamo, tuttavia, che tutte e tre le strade servono ad abbassare la pressione dell’occhio, ma non sono in grado di porre rimedio ai danni già presenti a livello di capacità visiva.

 

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Mosche volanti, quando preoccuparsi?

Può capitare, soprattutto dai 40 anni in poi, di vedere, nel proprio campo visivo, degli strani puntini o macchioline in movimento. Chiamati anche “corpi mobili”, “miodesopsie” o “mosche volanti”, essi sono maggiormente visibili quando si guarda verso uno sfondo chiaro ed uniforme. Ma di cosa si tratta? Sono sintomo di qualche patologia? Quando è il caso di preoccuparsi e/o di contattare uno specialista. Vediamolo nel dettaglio.

Il termine “miodesopsia” deriva dal greco myōdes (simile a mosche) e òpsis (visione), da cui deriva l’espressione più comune “mosche volanti”. La parola, va da sè, è davvero molto antica, il che ci fa comprendere che il fenomeno dei corpi mobili non ha nulla a che vedere con la modernità, le abitudini di vita del nostro secolo oppure con l’inquinamento.

Un fenomeno fisiologico dovuto all’avanzare del tempo

La struttura vitreale, esattamente come tutte le altre cellule del nostro organismo, tende ad invecchiare ed a degenerare in maniera del tutto fisiologica. Il collagene, la proteina che costituisce il vitreo, con l’avanzare degli anni, perde progressivamente omogeneità e si addensa sotto forma di piccoli accumuli gelatinosi. Le mosche volanti altro non sono che il risultato di questo fenomeno del tutto naturale e fisiologico. Esse si presentano sotto forma di pallini, puntini, anelli, ragnatele o filamenti.

Quando non è il caso di allarmarsi

La prima volta che capita di osservarle, si ha l’impressione che esse siano al di fuori del nostro occhio, mentre in realtà esse sono all’interno di esso. Per la precisione, non vediamo le mosche volanti, ma la proiezione delle stesse sulla retina, un pò come avviene in una eclissi. Una volta compreso che questi strani corpi estranei non sono al di fuori del nostro occhio ma bensì al suo interno, sicuramente può subentrare in noi un pò di ansia e di apprensione. Tuttavia, è bene sapere che essi sono un fenomeno più frequente e più comune di quanto si possa immaginare, e che nella maggioranza dei casi esse non sono sintomo di alcuna patologia. Vedere le mosche volanti occasionalmente non è nulla di patologico, anzi, fa parte della maturazione e del naturale invecchiamento dell’apparato visivo. Con l’avanzare degli anni, al contrario, non ci si fa nemmeno più caso, finendo con l’ignorarle e con l’imparare a conviverci “pacificamente”.

Quando invece è opportuno rivolgersi allo specialista?

Se il fenomeno insorge in maniera del tutto improvvisa e particolarmente intensa o se le mosche volanti sono particolarmente grandi, se il disturbo insorge in abbinamento a vista offuscata, dolore agli occhi o alla testa, è bene invece contattare il proprio specialista di fiducia, che valuterà attentamente la situazione.

Anche se, come già detto, le mosche volanti sono nella maggioranza dei casi un fenomeno del tutto naturale e fisiologico dovuto ad un lieve addensamento del gel vitreale, in alcuni casi esse potrebbero essere anche sintomo di una patologia da non sottovalutare. Potrebbe essere in atto, per fare un esempio, un’infiammazione della retina, oppure un distacco della retina. O ancora, un incremento improvviso di mosche volanti nel campo visivo potrebbe essere sintomo di un esordio di maculopatia, di una malattia autoimmune o di un’infezione in atto. E’ sempre bene, nel caso di dubbio, consultare il proprio specialista di fiducia, oppure rintracciarne uno al quale affidarsi, il quale avrà cura di esaminare la situazione approfonditamente.

Soluzioni terapeutiche alle mosche volanti

In caso di presenza di mosche volanti particolarmente fastidiose, si può provare a compiere dei movimenti dal basso verso l’alto con gli occhi, così da spostare gli addensamenti di gel vitreale da una parte all’altra. Non vi è prova scientifica, invece, relativamente all’efficacia di terapie di integratori vitaminici per limitare il fenomeno delle mosche volanti. Nei casi più invalidanti, invece, si può ricorrere ad un intervento chirurgico, la vitrectomia, che però comporta alcuni rischi che è bene non sottovalutare. Sarà il medico a stabilire se sia il caso di scegliere la strada dell’intervento oppure se sia meglio convivere con le mosche volanti.