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Come proteggere gli occhi lavorando in smart working

smart working - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Se il nostro quotidiano non era già abbastanza caratterizzato dalla presenza costante dalla tecnologia, la quarantena alla quale il Coronavirus ci ha nostro malgrado confinato ha dilatato a dismisura, e per certi versi anche esasperato, questo rapporto così stretto con i nostri device elettronici. Ed ecco che, conclusa una lunga giornata di smart working, ci spostiamo sull’e-reader per una breve lettura, comunichiamo con qualche amico via smartphone, per poi concludere la giornata con la visione di un programma in tv. Ma non staremo chiedendo un po’ troppo ai nostri occhi? Scopriamo i consigli del nostro direttore scientifico, il dott. Lucio Buratto, per strapazzare un po’ meno la vista in queste giornate così particolari.

4 consigli per prenderci cura degli occhi ai tempi dello smart working

1 – Rilassare i muscoli

Quando si usa un device elettronico, sia esso un computer o uno smartphone, i nostri occhi sono sottoposti ad un incessante lavoro per mettere a fuoco correttamente le parole e le immagini che vi scorrono davanti. E’ un meccanismo del tutto automatico del quale non abbiamo il controllo, ma che tuttavia porta ad un certo affaticamento oculare. Oltre ad esso, possono manifestarsi sintomi quali bruciore, arrossamento oculare, senso di pesantezza. Per ridurre questa sensazione di affaticamento ed aiutare l’occhio a trovare un momento di riposo, conviene dunque abituarsi a volgere, di tanto in tanto, lo sguardo verso un punto lontano, come per esempio fuori dalla finestra.

2 – Lubrificare gli occhi

Quando si passa molto tempo davanti ad uno schermo, l’ammiccamento (ovvero l’istinto innato di sbattere le palpebre) si riduce significativamente, compromettendo di conseguenza la lubrificazione oculare. Chi trascorre molte ore lavorando in smart working può pertanto sperimentare fastidi come secchezza e bruciore oculare. Si tratta di sintomi tipici innescati proprio dalla lettura a video, che si manifestano meno quando si legge su un supporto cartaceo. Il consiglio è quello di tenere sempre a portata di mano un collirio, così da favorire il mantenimento di un buon livello di idratazione oculare. Inoltre, poiché anche il livello di umidità dell’aria influisce sulla secchezza oculare, si consiglia di tenere in casa un umidificatore, specie qualora i termosifoni siano accesi.

3 – Luci e distanze

Per non affaticare eccessivamente la vista, il dottor Buratto consiglia di predisporre, nella stanza nella quale si lavora, un’illuminazione omogenea e uniforme rispetto alla luce emessa dai propri device. Non va bene dunque lavorare o guardare la televisione al buio, e nemmeno, d’altro canto, in condizioni di luce eccessiva. Se da un lato si rischia di sforzare troppo la vista, dall’altro si innesca una fastidiosa sensazione di abbagliamento. Ancora, non si dimentichi che tra il viso e lo schermo di qualunque display dovrebbero esserci almeno 60 cm circa.

4 – Smart Working, e non solo: largo alle pause per tutti

Fare le opportune pause è più che necessario, perché aiuta gli occhi a riposare e ad allentare la tensione. Analogamente, anche i più piccoli di casa, che spesso in questo periodo trascorrono molto tempo davanti alla tv o ai videogiochi, dovrebbero sospendere la visione dopo 30 minuti, per dedicarsi ad altre attività. Una pausa è ottima non solo per riposare gli occhi, ma anche per consentire ai piccoli di spostare (e mantenere) l’attenzione su attività diverse.

Altre domande?

Per qualunque domanda o per prenotare la tua visita oculistica, chiamaci dal lunedi al venerdi dalle 9.00 alle 19.00 allo 02 6361191.

Quando portare i bambini dall’oculista? Il più presto possibile!

visite bimbi

Avete portato i vostri bambini dall’oculista? Se sì, quando è stata l’ultima volta?

Purtroppo in Italia si fa fatica a far comprendere ai genitori l’importanza della prima visita oculistica e dei controlli periodici che vanno fatti anche se il bambino sembra vederci bene.
Forse qualche numero può aiutarci a capire la dimensione del problema: in Italia sono circa due milioni e mezzo i bambini tra i tre e i dieci anni che soffrono di disturbi agli occhi, arrossamenti e frequenti mal di testa causati dai difetti visivi, riscontrati soprattutto durante le ore scolastiche. Almeno un milione e mezzo di loro non si è mai sottoposto ad una visita oculistica.
La prevenzione è fondamentale e se queste visite vengono fatte nei primissimi anni di vita o meglio nei primi mesi ci sono alte probabilità di correggere o curare per tempo eventuali patologie che, se individuate tardi, non sono più curabili.

Ad esempio, la presenza di una cataratta congenita ha buone possibilità di essere curata se individuata molto presto. Allo stesso modo lo strabismo, oltre che rappresentare un deficit visivo, può in realtà celare altre patologie molto più gravi. Se preso per tempo, si può intervenire e curare senza dover operare chirurgicamente.
Allo stesso modo, l’ambliopia, detto anche “occhio pigro”, se intercettata entro i primi anni di vita si può trattare e risolvere. Se ci si accorge di avere questo problema in età adolescenziale o adulta, non si potrà più correggere.

“Il problema è che è estremamente difficile capire se un bambino ci vede bene – spiega il dottor Lucio Buratto, fondatore di Camo, Centro Ambrosiano Oftalmico di Milano –  il suo mondo, a quell’età, è tutto da vicino, per lui è importante visualizzare il giocattolo che ha di fronte e non fa caso se non vede da lontano, per cui non lo comunica. Ecco perché è fondamentale fare delle visite oculistiche fin dai primi mesi o perlomeno entro il primo anno di età.”

Quindi, quando è opportuno far visitare i bambini dal vostro oculista?
Appena nato il bambino è sottoposto a una visita oculistica già in ospedale grazie alla quale si controlla l’eventuale presenza di malformazioni o patologie congenite o di infezioni conseguenti al parto. Durante la prima ispezione l’oculista controlla la morfologia del globo oculare e degli annessi, il riflesso rosso dell’occhio e la motilità dello stesso.
Successivamente, occorre recarsi dall’oculista in modo periodico. Sono importanti le visite entro il primo anno di età e successivamente, se non sono riscontrati problemi visivi di alcun tipo, è utile sottoporre a ulteriori controlli a 3 e a 4 anni. La visita successiva, sempre in condizioni di vista normale, si potrà poi fare a 6 anni.

In cosa consistono queste prime visite?
La visita del primo anno è utile per capire la coordinazione e il movimento oculare degli occhi del bambino. Un’alterazione della coordinazione può essere il primo campanello d’allarme di una differente percezione della visione tra i due occhi. Per accertarsi che il cristallino, la lente naturale dell’occhio, sia del tutto trasparente e funzionante viene l’oculista esegue il test del riflesso rosso, servendosi di uno strumento chiamato oftalmoscopio; questo test solitamente si esegue anche nei primissimi giorni di vita del piccolo. La prova del riflesso rosso è essenziale per il precoce riconoscimento di situazioni che potenzialmente possono mettere in pericolo la visione o la vita, come la cataratta, il glaucoma, il retinoblastoma, le anomalie retiniche, le malattie sistemiche con manifestazioni oculari e forti errori di rifrazione.
Una colorazione rossa ed uniforme della pupilla è un buon indice di trasparenza dei mezzi diottrici (cornea e cristallino). In seguito sono eseguiti altri esami per rilevare eventuali deficit visivi. Per farlo potrebbe essere necessario dilatare la pupilla con appositi colliri.

Nella visita dei tre anni si ripetono gli esami della prima visita e in questa sede l’oculista ha la possibilità di analizzare meglio le strutture dell’occhio e capire se il bambino dovrà portare occhiali da vista.
A quattro anni d’età, il bambino è più consapevole e comunica meglio, aiutando quindi l’oculista a capire l’eventuale presenza di deficit visivi. Inoltre la maggiore attenzione del piccolo permette di valutare la capacità visiva utilizzando delle tavole di lettura (ottotipi) studiati per i bambini. In queste tavole ci sono disegni molto semplici, posti in dimensioni sempre più piccole. L’esame della vista viene eseguito sui due occhi separatamente.

In ogni caso i genitori devono prestare sempre grande attenzione al bambino per individuare eventuali comportamenti che indichino la presenza di qualche anomalia della vista.
Ecco alcuni atteggiamenti da tenere sotto controllo:

  • Se strizza continuamente gli occhi
  • Se chiude uno dei due occhi quando si rivolge verso la luce
  • Se inclina o ruota la testa in modo inconsueto per vedere bene le cose
  • Se ha spesso gli occhi arrossati
  • Se si sfrega gli occhi in continuazione
  • Se lacrima in modo eccessivo

In presenza di uno o più di questi atteggiamenti o sintomi, è bene andare quanto prima dall’oculista.

Inoltre, è bene parlare con il bambino, quando è in età di relazionarsi e farsi capire, e farsi dire come vede gli oggetti, come li riconosce, se li sa individuare nello spazio.
Infine, se al piccolo saranno prescritti degli occhiali, sarà bene farglieli indossare sempre e non saltuariamente. Questi ausili permetteranno di correggere difetti come l’ambliopia, ma se non vengono utilizzati costantemente il difetto non potrà che peggiorare e dopo i 3-4 anni di età non sarà più correggibile.