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Cura del glaucoma: un aiuto dalle staminali?

cura del glaucoma - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

L’apparato visivo è, come già ribadito in altre occasioni, un insieme di delicatissime strutture. Un vero e proprio ingranaggio, che si muove con sincronia e precisione al fine di consentirci la visione di tutto ciò che ci circonda. Retina, macula, cornea, cristallino sono alcuni tra gli attori principali. E il nervo ottico non è da meno. Proprio dal nervo ottico arriva, forse, la soluzione ad una delle patologie oculari più subdole ed insidiose: il glaucoma. La novità arriva dritta dritta dall’Università del Maryland. Scopriamola assieme. 

Cos’è il glaucoma? 

Il glaucoma è una patologia oculare che insorge solitamente intorno ai 40 anni e che determina un aumento della pressione intraoculare. L’elevata e costante pressione può, a lungo andare, determinare un danneggiamento delle strutture oculari, con particolare riferimento al nervo ottico. Sfortunatamente, i danni che il glaucoma arreca al nervo ottico sono irreversibili, così come lo è la perdita di capacità visiva causata dalla patologia. E finché non giunge ad uno stadio piuttosto conclamato, la patologia è del tutto asintomatica. Ciò significa che una persona – anche in età non avanzata – può essere inconsapevolmente affetto da glaucoma. E, di conseguenza, andare incontro ad una perdita di capacità visiva alla quale, ad oggi, non è possibile porre rimedio. 

Leggi anche: glaucoma, il ladro silenzioso della vista

Scoperte le staminali neurali del nervo ottico

Forse una speranza per la cura del glaucoma? 

Un team di ricercatori dell’Università del Maryland – Dipartimento di Oftalmologia e Scienze Visive – sotto la guida del professor Steven Bernstein, è riuscito per la prima volta al mondo ad isolare le cellule staminali neurali presenti all’interno del nervo ottico. In particolare, le cellule staminali isolate dai ricercatori sono proprio quelle – preziosissime per la funzione visiva – responsabili della trasmissione dell’impulso elettrico dall’occhio fino al cervello, dove sarà decodificato sotto forma di informazione visiva. Nel corso delle ricerche, gli studiosi hanno scoperto che le cellule staminali presenti nel nervo ottico hanno, in sé, un potenziale rigenerativo. Ciò significa che sono in grado di supportare la crescita del nervo ottico dove danneggiato e di garantire il buon andamento di quel passaggio dell’impulso elettrico che è foriero d’informazione visiva. 

Fonte. Medschool.Unmaryland.edu

La scoperta di Bernstein e colleghi ha implicazioni potenzialmente straordinarie in quanto spalanca le porte ad eventuali trattamenti mirati nei confronti di patologie, come il glaucoma, che causano una compromissione del nervo ottico ed una perdita di capacità visiva. Non si dimentichi, peraltro, che i numeri del glaucoma oggi sono davvero da capogiro: si stima che nel mondo ne siano affette 55 milioni di persone, di cui un milione solamente in Italia.

Cura del glaucoma: la prevenzione, prima di tutto

Rimaniamo dunque in attesa di conoscere gli sviluppi e le ripercussioni che questa scoperta avrà in ambito oftalmologico, nell’interesse dei pazienti affetti da patologie oculari che coinvolgono il nervo ottico. Nel frattempo, vi ricordiamo che, specie per ciò che concerne il glaucoma, non esiste miglior cura della prevenzione. Diagnosticare per tempo qualunque tipo di patologia oculare significa riuscire a mettere a punto il  trattamento più indicato – sia esso farmacologico o chirurgico – e raccoglierne i migliori risultati. Nel caso del glaucoma, in particolare, la diagnosi precoce consente di limitare gli eventuali danni al nervo ottico e di conseguenza di ridurre il rischio di perdita irreversibile di capacità visiva. 

Vuoi saperne di più?

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La scienza dimostra il legame tra Alzheimer e patologie degenerative oculari

Mentre medici e studiosi di tutto il mondo sono alla ricerca delle cause che scatenano il Morbo di Alzheimer, oggi un team di ricercatori dell’Università di Washington ha individuato il legame tra questa insidiosa patologia neurocognitiva ed alcune patologie degenerative oculari. Ma vediamo i dettagli di questa scoperta. 

I dettagli dello studio che ha messo il correlazione alcune patologie oculari con il morbo di Alzheimer

Lo studio, condotto dai ricercatori dell’Università di Washington e pubblicato sulla rivista Alzheimer & Dementia, ha visto la partecipazione di 3877 pazienti dai 65 anni in su. Dalle ricerche è emerso che coloro che soffrivano di specifiche malattie degenerative agli occhi avevano tra il 40% ed il 50% di probabilità in più di sviluppare anche l’Alzheimer. I ricercatori hanno tuttavia specificato che questo non significa che chi soffre di una patologia degenerativa oculare svilupperà anche il morbo di Alzheimer o viceversa: significa piuttosto che chi soffre di determinate patologie oculari dovrebbe essere consapevole di avere più probabilità di andare incontro anche a forme di demenza. Una consapevolezza che naturalmente va estesa anche ai medici di base ed agli oculisti che hanno in cura questi pazienti.

Quali sono le patologie degenerative oculari correlate con il morbo di Alzheimer?

I ricercatori hanno evidenziato in particolare una correlazione tra la malattia di Alzheimer e 3 patologie oculari: degenerazione maculare, retinopatia diabetica e glaucoma. Tre patologie dai sintomi differenti ma che hanno in comune alcuni fattori di rischio, come l’età, uno stile di vita non sempre corretto (poca attività fisica e un regime alimentare poco sano o poco vario), oltre ai fattori genetici. La correlazione con il morbo di Alzheimer non è invece emersa nei pazienti affetti da cataratta.

Una correlazione che forse aiuterà gli studiosi a scoprire qualcosa di più sulle origini del morbo di Alzheimer

L’auspicio è che la correlazione tra le patologie degenerative oculari sopra citate e il morbo di Alzheimer sia d’aiuto agli studiosi impegnati nello studio delle origini di questa malattia neurocognitiva ad oggi ancora così insidiosa e poco conosciuta. Una speranza che ci si augura divenga presto realtà, dal momento che nel mondo vivono circa 50 milioni di persone affette da morbo di Alzheimer e che questo numero è destinato a triplicare di qui al 2050 (fonte Topmemory.org). Una cosa tuttavia è chiara: che forse è proprio vero che “gli occhi sono lo specchio dell’anima” e che a partire dall’osservazione degli occhi si possono evincere molte informazioni sullo stato di salute dell’individuo, inclusa la predisposizione ad alcune patologie.

Fonte: Alzheimer & Dementia

Con l’intervento di cataratta più sicuri anche alla guida

Uno studio condotto in Australia ha dimostrato che, a seguito del primo intervento di cataratta, il rischio di andare incontro ad incidenti stradali si riduce del 61%, mentre dopo il secondo la percentuale scende del 23%.  Una percentuale particolarmente significativa, che va ad aggiungersi alla lista dei vantaggi oggettivi derivanti dalla scelta di sottoporsi all’intervento per la rimozione della cataratta. 

L’intervento di cataratta offre indubbi vantaggi anche al volante

La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Age and Ageing, è stata effettuata con l’obiettivo di valutare il rapporto tra la percentuale di anziani che si sono sottoposti all’intervento di cataratta – sia ad un occhio, che successivamente ad entrambi – ed il numero di sinistri nei quali essi sono stati coinvolti, con riferimento anche ai costi che tali incidenti hanno avuto per la comunità. Dallo studio, che ha coinvolto 2489 guidatori di età superiore ai 60 anni tra il gennaio 2003 e il dicembre 2015, è emerso che prima di entrambi gli interventi 1312 anziani sono stati coinvolti in 1347 sinistri, mentre dopo il primo intervento il numero di sinistri è sceso a 850, con il coinvolgimento di 775 anziani. Dopo entrambi gli interventi, infine, 895 anziani sono stati coinvolti in 915 sinistri. Dati alla mano, dunque, lo studio ha evidenziato come l’intervento di cataratta porti ad una generale riduzione degli incidenti stradali. Un risultato che va interpretato come un incoraggiamento a sottoporsi all’intervento di cataratta anche qualora questa sia solo ad uno stadio iniziale.

Cos’è la cataratta e che cos’è l’intervento di cataratta

Si definisce cataratta l’opacizzazione naturale del cristallino, quella lente naturale situata all’interno del nostro occhio in corrispondenza della pupilla. Il cristallino è soggetto fisiologicamente ad un processo di invecchiamento che lo porta ad opacizzarsi. Come conseguenza di questa opacizzazione, si perdono la nitidezza visiva, la percezione corretta delle forme, dei colori e dei contorni degli oggetti, con un generale peggioramento della visione centrale. Anche le azioni più comuni come fare una passeggiata, scendere le scale o guidare un veicolo divengono più difficoltose. Oggi si tende ad operare la cataratta anche quando questa è al suo esordio, con grande beneficio in termini di qualità della visione ma anche di qualità della vita.

L’intervento di cataratta o facoemulsificazione

L’intervento di cataratta, detto anche di facoemulsificazione, si esegue in day surgery e prevede la sostituzione del cristallino naturale con uno artificiale perfettamente biocompatibile e tollerabile. L’intervento avviene previa anestesia topica, dura pochi minuti e garantisce un ottimo recupero visivo già dopo qualche settimana.

Vuoi conoscere più da vicino i vantaggi dell’intervento di cataratta ?

Oltre a garantire una maggiore sicurezza alla guida, l’intervento di cataratta ha effetti benefici sul paziente perché, restituendogli un’ottima capacità e qualità visiva, gli consente di affrontare la terza età con maggiore sicurezza e con un ritrovato senso di autonomia ed indipendenza, con indubbie ripercussioni positive anche sul tono dell’umore. Azioni quotidiane anche banali come scendere le scale, uscire a passeggio, usare il telefono, seguire i propri programmi televisivi preferiti tornano ad essere facili e piacevoli. Se vuoi conoscere più da vicino l’intervento di cataratta, chiamaci allo 02 6361191 dal lunedi al venerdi dalle 9.00 alle 19.00 oppure contattaci da qui.

Fonte. Age and Ageing

Più arance, meno degenerazione maculare senile

Giunge direttamente dall’Australia la notizia che più arance consumiamo, più saremmo in grado di tenere alla larga la degenerazione maculare senile. Il “merito” di questo beneficio è da attribuire ai flavonoidi, dei composti fitochimici con ottime proprietà antiossidanti. Vediamo di seguito i dettagli.

Degenerazione Maculare Senile, una patologia da non sottovalutare

La degenerazione maculare senile è una patologia tipica dell’età avanzata che colpisce la macula, ovvero la parte centrale della retina, dove sono collocati alcuni importantissimi fotorecettori responsabili della decodifica dei colori e della trasmissione dell’informazione luminosa al cervello attraverso il nervo ottico. Quando la macula si ammala e si deteriora, questa importante funzione viene meno. Inoltre, poiché la macula è collocata proprio al centro della retina, il paziente perde sia qualità che quantità di visione centrale, mentre conserva intatta la visione periferica. La degenerazione maculare senile può essere di due tipi, secca e umida: la prima è molto più difficile da trattare, mentre per la seconda oggi la medicina mette a disposizione terapie interessanti. Ad ogni modo, è fondamentale sottolineare come un corretto apporto di sangue, ossigeno ed elementi nutritivi consenta alla retina ed alla macula di mantenersi sane e in forma il più a lungo possibile.

I dettagli della ricerca

La ricerca che qui proponiamo è stata condotta dai ricercatori dell’Università di Sidney, che hanno monitoriato la dieta quotidiana di 2000 over 50 nel corso di 15 anni. Dalla ricerca è emerso che i pazienti che consumavano una o due porzioni di arancia al giorno, avevano il 60% in meno di possibilità di sviluppare la degenerazione maculare senile rispetto ai loro coetanei che invece non consumavano gli agrumi.

I flavonoidi, perché è importante assumerli attraverso la dieta

Leggendo le conclusioni della ricerca, verrebbe spontaneo pensare che sia la vitamina C la principale responsabile di questa eccezionale riduzione delle probabilità di ammalarsi di Degenerazione Maculare Senile. Al contrario, l’ottima ossigenazione dei capillari della macula va imputata ai flavonoidi, preziosi composti fitochimici aventi la capacità di esercitare un’importante azione antiossidante ed antitumorale naturale. Abbiamo già avuto modo di approfondire l’importanza dei flavonoidi e la loro presenza nel cioccolato. Oggi aggiungiamo al nostro “menù” le arance, raccomandando di programmare settimanalmente una dieta varia e ben bilanciata, ispirata ai sapori mediterranei e ricca di frutta e verdure sempre freschi, colorati e di stagione.

Fonte: Westmead Institute

 

 

Cellule staminali per la cura della maculopatia essudativa: uno studio

 

E’ datato 19 marzo 2018 uno studio a cura del dottor Da Cruz, consulente presso il noto Moorsfield Eye Hospital di Londra, volto ad evidenziare i possibili vantaggi derivanti dall’uso di cellule staminali nella cura della maculopatia essudativa, la “variante” più aggressiva e temibile della famiglia delle maculopatie. 

E’ stato proprio il team di lavoro del Dottor Da Cruz ad usare le cellule staminali embrionali umane per curare la maculopatia senile di tipo essudativo. Come certo saprete, la maculopatia è una malattia degenerativa tipica dell’età senile che colpisce la macula, ovvero una delicata parte della retina situata proprio dietro la pupilla. Quando la macula si deteriora ed esordisce la maculopatia, si ha una progressiva ed inarrestabile perdita della visione centrale, mentre la visione periferica rimane buona. La variante atrofica oggi trova qualche terapia soddisfacente, mentre quella essudativa è più aggressiva e molto più difficile da trattare. Oggi però lo studio del Dr Cruz e del suo team regalano all’oftalmologia una scoperta dalla portata rivoluzionaria.

Un patch di cellule staminali embrionali umane

Grazie alla ricerca sopracitata, comparsa su Nature Biotechnology, è stato scoperto che è possibile realizzare un patch di cellule staminali embrionali umane da inserire nel bulbo oculare ed andare a collocare proprio sulla macula “malata”. Il patch, della misura di 6×3 mm, viene applicato proprio nella zona sottoretinica, al di sotto della fovea. La terapia è già stata testata su alcuni pazienti, che hanno potuto recuperare alcuni decimi di visus.

Aspettiamo che questa scoperta trovi applicazione nella pratica medica quotidiana

Come tutte le scoperte frutto di ricerca e di studio da parte di interi team di studiosi, anche questa avrà bisogno di ulteriore tempo ed altre sperimentazioni per entrare a far parte della pratica medica di routine per il trattamento della maculopatia essudativa. Quel che è certo, è che l’uso dell’applicazione delle cellule staminali embrionali umane apre grandi possibilità alla medicina oftalmica e non solo, e che ci aspettiamo ancora di sentirne parlare nel prossimo futuro.

Più intervento di cataratta, più longevità? Per le donne forse sì!

Più intervento di cataratta, più longevità? Per le donne forse sì

Secondo un recente studio condotto da Anne Coleman, della Fielding School of Public Health dell’Università della California di Los Angeles in collaborazione con la Women’s Health Initiative, un importante progetto dedicato alla salute della donna voluto dal Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti, le donne che si sottopongono all’intevento chirurgico per la rimozione della cataratta avrebbero il 60% in meno di probabilità di morire per qualunque causa. Una percentuale che ha subito attirato la nostra attenzione, ma che tuttavia non ci stupisce: perchè operarsi di cataratta fa bene “al corpo ed allo spirito”. Vediamo di seguito i dettagli. 

Lo studio sui benefici generali dell’intervento per la rimozione della cataratta

Nel corso dello studio sono stati presi in esame 74.044 casi di donne in età matura aventi con cataratta, delle quali 41.735 si erano sottoposte all’intervento per la rimozione della stessa. Nel lasso di tempo che va dal 1993 al 2013, sono decedute 6.878 donne che si erano sottoposte all’intervento e 6.123 donne che invece non si erano sottoposte all’intervento. Numeri alla mano, il tasso di mortalità è di 1.5 decessi su cento nel gruppo delle donne che si erano sottoposte all’intervento, e di 2,6 su 100 nel gruppo che invece non si è sottoposto all’intervento. 

Fonte: Jama Ophtalmology

Altre ipotesi correlate allo studio

Le donne che si sono sottoposte all’intervento per la rimozione della cataratta godrebbero inoltre di un 69% di rischio in meno di andare incontro a malattie neurologiche, vascolari, polmonari, o per tumori, infezioni e anche cause accidentali. Questo dato, tuttavia, necessita di ulteriori ricerche ed accertamenti, poiché i vantaggi evidenziati dallo studio potrebbero anche essere il risultato di una serie di altri fattori concomitanti.

L’intervento per la rimozione della cataratta “fa bene” al corpo ed allo spirito. Ecco il perchè:

Lo studio qui presentato non ha l’obiettivo di suggerire che l’intervento per la rimozione della cataratta sia un salvavita a tuttotondo, ma sicuramente che un paziente anziano e malato di cataratta possa trarre grandi benefici da esso.

Migliorando la qualità della visione a seguito dell’intervento per la rimozione della cataratta, un soggetto anziano migliora di conseguenza anche la qualità della sua vita, perchè ha la possibilità di svolgere una serie di attività che si ripercuotono positivamente sul suo quotidiano. Attività come praticare esercizio fisico, passeggiare, uscire di casa in autonomia, occuparsi della propria igiene personale, cucinare, ma anche leggere, guardare un programma in televisione ed una miriade di altri piccoli grandi gesti che fanno bene al fisico perchè lo tengono in costante movimento, ed allo spirito, perchè non vi è nulla di meglio per un anziano di sentirsi indipendente e più che mai “vivo”, ancora pieno di curiosità e di interessi.

Al contrario, scegliere di non sottoporsi all’intervento per la rimozione della cataratta porta ad un progressivo peggioramento della visione con conseguenze sul fronte pratico e psicologico. L’anziano, infatti, si vedrà costretto a dover ricorrere all’aiuto degli altri per compiere le piccole grandi azioni della vita quotidiana, conducendo una vita molto più sedentaria rispetto ad un suo coetaneo che invece ha scelto la via dell’intervento, rischiando di sentirsi un peso e finendo con l’intristirsi la perdita della propria indipendenza e per la difficoltà nel coltivare i propri interessi. Un circolo vizioso che non fa bene a livello psicofisico, e che potrebbe innescare una serie di altre spiacevoli patologie. Ecco spiegato dunque il legame tra l’intervento di cataratta ed il rischio o meno di incorrere in patologie che possono condurre alla morte.

Conclusioni generali dello studio

E’ importante controllare la vista e sottoporsi ove necessario all’intervento per la rimozione della cataratta

La ricerca insomma vuole sottolineare l’importanza per le donne anziane di ricorrere all’intervento per la rimozione della cataratta, e prima ancora di sottoporsi a periodici controlli oculistici dopo una certa età, così da mantenere la capacità visiva allo stato ottimale e di conseguenza riuscire a vivere la propria vita quotidiana in modo attivo, con positività, energia ed ottimismo, sia dal punto di vista fisico che psicologico.

Naturalmente, poichè lo studio sopra citato è stato promosso dalla Women’s Health Initiative, che ogni anno negli Stati Uniti D’America si dedica ad effettuare studi sul benessere socio sanitario delle donne, i risultati emersi si riferiscono solo al genere femminile. Tuttavia, ci sentiamo di aggiungere che le considerazioni generali sugli effetti positivi dell’intervento per la rimozione della cataratta sono riscontrabili anche nei soggetti di genere maschile. 

Intervento per la rimozione della cataratta? Sì grazie

Soffri di cataratta ma hai paura di sottoporti all’intervento, non sai esattamente di cosa si tratta o  pensi di essere troppo anziano? Niente paura, noi siamo qui per te. Chiamaci con fiducia, saremo lieti di rispondere ad ogni tuo dubbio e rassicurarti in merito all’intervento.

Ecco i nostri contatti:

  • CENTRO AMBROSIANO OFTALMICO

    P.zza Repubblica, 21 – 20124 Milano

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La felicità aiuta a vedere meglio

La felicità aiuta a vedere meglio

Avere rapporti sociali e familiari felici, stabili ed appaganti in età matura potrebbe aiutare – nel vero senso della parola – a vedere meglio il mondo. E’ quanto affermato dai ricercatori del Kellogg Eye Center dell’Università del Michigan in un articolo pubblicato nel mese di marzo del 2018 sulla rivista Jama Ophtalmology. Vediamo di che si tratta nel dettaglio.

Amici, parenti, affetti: una presenza importante in caso di peggioramento della visione

Secondo quanto affermato dai ricercatori, chi supera l’età matura circondato da affetti e da rapporti umani positivi ed appaganti sia in ambito familiare che sociale, ha meno probabilità di andare incontro all’intervento per la rimozione della cataratta. La famiglia e gli amici rappresentano dunque una valida motivazione ed un aiuto concreto nel prendersi cura di se stessi e del proprio apparato visivo. Il fatto stesso di parlare con amici e familiari delle proprie capacità visive, dell’eventuale peggioramento della visione, delle sensazioni che si provano, e di avere attorno a sè qualcuno di realmente interessato all’ascolto, avrebbe un notevole impatto sulle condizioni psicofisiche dei soggetti più anziani.

Lo studio

Durante la ricerca sono stati presi in esame 9.760 adulti di età maggiore di 65 anni. I soggetti aventi zero, uno oppure due familiari attorno a sè nel quotidiano hanno mostrato un 40% di possibilità in più di andare incontro all’intervento chirurgico per la rimozione della cataratta rispetto ai loro coetanei circondati da più relazioni sociali, che invece venivano accuditi, aiutati, supportati a livello pratico e psicologico.

Le conclusioni: l’isolamento sociale fa male (non solo alla vista)

L’impatto dell’isolamento sociale sulla salute sarebbe dunque innegabile. In un mondo dove la popolazione anziana è in costante crescita, è fondamentale porre l’accento sull’importanza degli affetti e dei rapporti sociali, siano essi parentali o d’amicizia, nel mantenimento di uno stato di salute psicofisica il più ottimale possibile. In particolare, avere attorno a sè coniugi o amici coetanei aiuterebbe a sentirsi maggiormente compresi ed a valutare se sottoporsi o meno alla chirurgia della cataratta con l’aiuto di persone che molto probabilmente stanno vivendo i medesimi cambiamenti fisici nello stesso momento. E’ anche vero che spesso sono i figli ad accorgersi di eventuali cambiamenti nelle capacità visive ma anche motorie o neurologiche dei genitori. Ecco perchè, concludendo, più affetti e persone realmente interessate si hanno intorno, più si rende facile gestire un problema o una patologia dalla quale altrimenti si rischia di lasciarsi sopraffare.

Fonte: https://labblog.uofmhealth.org

Maculopatia e fluttuazioni ormonali: quale connessione?

Uno studio dal titolo “Effect of sex steroid hormone fluctuations in the pathophysiology of male- retinal pigment epithelial cells,” condotto dai ricercatori dello Sbarro Institute di Philadelphia e pubblicato sul Journal of Cellular Physiology mostra come le oscillazioni degli ormoni sessuali abbiano un’influenza sulla retina e siano in grado di predisporre allo sviluppo di alcune patologie della stessa, in primis della maculopatia.

Ecco la teoria proposta dallo studio

Le fluttuazioni ormonali che avvengono durante l’invecchiamento dell’apparato riproduttivo insomma potrebbero essere in grado di condizionare anche l’invecchiamento della retina, e con esso le patologie ad essa connessa. Dati clinici alla mano, gli autori dello studio ne sono fermamente convinti. Lo studio – condotto dallo Sbarro Institute di Philadelphia diretto dal professor Antonio Giordano, già ordinario di Anatomia e Istologia Patologica presso l’Università di Siena ha l’obiettivo di cercare di capire se il genere maschile sia più o meno predisposto a sviluppare alcune patologie della retina, nello specifico la degenerazione maculare senile.

Dubbi sulla patogenesi della degenerazione maculare senile

La degenerazione maculare senile è una patologia ampiamente osservata, studiata ed approfondita dalla medicina e dalla ricerca. Tuttavia, la sua patogenesi non trova ancora spiegazione precisa. La degenerazione maculare senile è stata spesso associata all’ipertensione, all’ipercolesterolemia, all’obesità, all’invecchiamento, alla familiarità, all’arteriosclerosi, con risultati sempre incerti, molto probabilmente perchè causata da un incrocio di fattori.

Leggi anche: intervista al Dottor Cereda, esperto di maculopatia e patologie della retina

Lo studio del professor Giordano

Al fine di mimare gli effetti delle oscillazioni di estradiolo e progesterone tipici dell’invecchiamento, il dott. Giordano ha “bombardato” le  cellule dell’epitelio pigmentato retinico ad un’esposizione di questi ormoni “prolungata e cronica”. I risultati hanno mostrato come l’esposizione all’estradiolo porti alla morte ed alla necrosi delle cellule in questione.

Conclusioni

Nonostante i risultati dello studio, ad oggi l’influenza degli ormoni sessuali sul benessere dell’occhio non è ancora ben chiara, così come non è possibile affermare con totale certezza che vi sia una differenza di genere nello sviluppo delle patologie della retina ed in particolare della degenerazione maculare senile. E’ anche vero, che i fenomeni che sono alla base delle differenze di genere ed i meccanismi legati all’invecchiamento peculiari dei due sessi non andrebbero comunque ignorati in ogni caso. 

Quando la ricerca si occupa della popolazione

E’ sempre interessante approfondire e leggere – anche solo per curiosità – gli ultimi studi relativamente ai temi più attuali in fatto di salute. L’invecchiamento della popolazione – conseguenza diretta dell’incremento del benessere generale e dei progressi della tecnologia e della farmacologia – sta portando sempre più alla ribalta patologie direttamente connesse con l’avanzare dell’età come, nel nostro caso, la degenerazione maculare senile e la cataratta. Non a caso, oltre agli studi emergenti come quello sopra citato, anche a livello istituzionale si sta facendo molto per tutelare ed aiutare gli individui più avanti con gli anni, attraverso una serie di iniziative volte, in primis, alla prevenzione. Per fare un esempio su tutti, è in corso la Prima Campagna Nazionale per la Prevenzione e Diagnosi della Maculopatia, una grande occasione di prevenzione per gli over 50 di tutta Italia. Verifica subito la disponibilità nella tua città, e prenota oggi stesso il tuo screening gratuito.