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Il bambino ha problemi alla vista? 5 segnali da non sottovalutare

Non sempre è facile intuire quando un bambino non si sente bene o ha qualcosa che non va, specie se è ancora molto piccolo e fatica a comunicarlo. Se alcuni sintomi, come quelli influenzali o gastrointestinali, sono più facili da individuare, non si può dire lo stesso di quelli oculari. Ecco perché è fondamentale non perdere l’appuntamento con le principali tappe della salute oculare. Intanto però, vediamo quali potrebbero essere i 5 segnali da non sottovalutare che ci possono indicare che il bambino ha problemi alla vista. 

Una premessa: perché è importante fare prevenzione e portare i propri figli dall’oculista?

Un’indagine condotta dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute dell’Infanzia e dell’Adolescenza ha consentito di portare alla luce dati piuttosto allarmanti riguardo l’approccio di molti genitori alla salute oculare dei loro figli. All’indagine hanno preso parte 1000 genitori circa, e 1100 bambini. Ecco alcuni dati emersi dall’indagine:

  • il 34% dei genitori usa ancora acqua borica oppure la classica bustina di camomilla in presenza di arrossamenti o secrezioni oculari;
  • il 20% dei genitori che nota un occhio “storto” nei propri figli, ritiene che probabilmente il problema si risolverà da solo con la crescita;
  • il 10% ritiene che per correggere l’ambliopia sia sufficiente un collirio e lo associa erroneamente alla miopia;
  • il 14% pensa che la miopia sia un difetto che si accentua durante le ore serali;
  • il 20% pensa che la miopia porti a vedere bene da lontano e male da vicino;
  • il 25% dei genitori pensa che sia sufficiente portare il bambino dall’oculista in età scolare.

Leggi anche: età dopo età, tutte le tappe della prevenzione oculare

Il bambino ha problemi alla vista: 5 segnali da non sottovalutare

1 – Strizza frequentemente le palpebre

Se il bambino strizza frequentemente le palpebre, forse lo fa perché fatica a vedere bene, e dunque sta cercando di mettere meglio a fuoco gli oggetti che ha davanti. O ancora, potrebbe esserci qualche agente esterno che gli provoca fastidio, specie se questo ammiccamento frequente è associato a rossore oppure a qualche secrezione.

2 – Un bambino con problemi alla vista ha spesso mal di testa

Il bambino lamenta spesso mal di testa? Forse queste cefalee sono il sintomo di un problema oculare, sia esso un affaticamento dovuto ad un difetto visivo trascurato, oppure una patologia. Non dimentichiamo che spesso si tende a pensare che i bambini vedano alla perfezione, e che difetti visivi e patologie siano prerogativa dell’età adulta. Non è così. Vi sono alcune patologie, dette congenite, che sono presenti già alla nascita. Altre, invece, esordiscono proprio in età infantile. Ecco perché i controlli in età pediatrica sono quanto mai importanti.

3 – Tiene la testa inclinata da un lato

Un bambino che tiene spesso la testa reclinata da un lato per leggere, scrivere, guardare la tv, potrebbe farlo perché ha un occhio che “lavora meno” oppure peggio dell’altro. Con questo tipo di postura, il piccolo cerca di favorire l’occhio sano e di vedere quanto meglio possibile. La diagnosi potrebbe essere quella di ambliopia (occhio pigro), oppure di un difetto visivo più marcato da un lato.

4 – Si strofina spesso gli occhi

Un bambino che si strofina spesso gli occhi potrebbe avere un difetto visivo sia congenito che in fase evolutiva, una manifestazione allergica, una patologia oculare. Il gesto di strofinare può essere associato al desiderio di accomodare, cioè di mettere meglio a fuoco il mondo intorno a lui, oppure a scacciare una sensazione di corpo estraneo. Anche in questo caso, la visita oculistica è d’obbligo.

5 – I suoi occhi sembrano non allineati o diversi tra di loro

Se gli occhi del vostro piccolo vi sembrano troppo grandi, troppo piccoli, diversi tra di loro, poco allineati, insomma se vi sembra di notare qualcosa che non va, non aspettate. Prenotate subito una visita oculistica specialistica pediatrica. Potrebbe non essere nulla, ma potrebbe anche essere un problema che necessita una soluzione, nell’interesse e per il bene del bambino. Evitate di formarvi un’opinione in autonomia, ma affidatevi sempre a chi ha le competenze per giudicare e valutare lo stato di salute visiva e stabilire se il bambino ha problemi alla vista.

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Proteggere gli occhi dei bambini in vacanza: come e perché

proteggere bambini - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

L’estate è indubbiamente la stagione più amata dai bambini. Perché gli impegni scolastici sono terminati, e soprattutto perché sono liberi di trascorrere molto tempo all’aria aperta, giocando e correndo a più non posso. Non vi è genitore, allora, che non si preoccupi di proteggere i piccoli dai forti raggi solari con un copricapo e con l’uso di opportune lozioni protettive. Ma non finisce qui, perché anche i loro occhi vanno protetti. Dai raggi solari, ma anche dal vento, dalla sabbia e dall’acqua. Ecco allora alcuni consigli utili sul tema. 

Perché è importante proteggere gli occhi dei bambini dai raggi solari

La radiazione solare è composta di onde luminose con differente intensità e lunghezza. I raggi UV, ovvero ultravioletti, sono quelli potenzialmente più dannosi per gli occhi. In particolare per la retina, ma non solo. E’ proprio lì, infatti, che essi vanno a colpire “indisturbati”. Perché indisturbati?

  • perché sono caldi e non vengono percepiti da chi ne viene colpito;
  • perché fanno parte del cosiddetto “spettro non visibile”;
  • perché non innescano il riflesso automatico di restringimento della pupilla.

Quale tipo di danno possono arrecare i raggi ultravioletti alle strutture oculari?

I danni che i raggi ultravioletti possono arrecare sono differenti e si collocano a livello di congiuntiva, di cornea, e di retina. Potremo avere dunque una congiuntivite (un’infiammazione della congiuntiva), una cheratite (un’infiammazione della cornea), oppure danni ai fotorecettori, le preziosissime cellule che compongono la retina e che sono fondamentali per la corretta funzione visiva.

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Perché proteggere gli occhi dei bambini è così importante?

Tutti noi dobbiamo proteggere i nostri occhi con un buon paio di occhiali da sole. Ma i bambini ancor di più, perché il loro apparato oculare è ancora in uno stadio evolutivo ed è pertanto delicatissimo. Poiché le strutture oculari dei bambini sono in continua evoluzione, i danni causati dai raggi UV potrebbero avere conseguenze anche sul lungo periodo, pregiudicando la corretta maturazione dell’apparato visivo.

Non solo raggi solari

I raggi solari non sono gli unici responsabili dei fenomeni irritativi e dei disturbi oculari dei nostri piccoli mentre giocano all’aria aperta. Non dimentichiamo che anche il vento, i giochi in spiaggia o in acqua (sia in mare che in piscina) possono essere causa di irritazioni o infezioni oculari. Ancor di più se il vostro piccolo è un soggetto allergico.

Leggi anche: occhio secco nei bambini, ecco cosa fare.

Come proteggere gli occhi dei bambini durante le loro attività all’aria aperta?

  • Occhiali. Acquistate un buon paio di occhiali da sole per i vostri piccoli. Gli occhiali devono essere proporzionati rispetto alle dimensioni del viso del piccolo, la montatura deve essere di un materiale resistente agli urti, e le lenti devono essere provviste delle opportune certificazioni. Il consiglio è quello di acquistare lenti polarizzate e con un buon filtro anti luce blu. Sono sconsigliati gli occhiali “giocattolo” e quelli che potreste trovare presso negozianti improvvisati o punti vendita non specializzati.
  • Occhialini o maschera. Se il bambino si immerge in mare oppure in piscina, munitelo di occhialini protettivi o maschera per immersioni. In questo modo i suoi occhi saranno protetti da eventuali schizzi, dalla sabbia, dal vento e dai raggi solari.
  • Attenzione alle mani. Se durante il gioco il piccolo dovesse entrare in contatto con agenti esterni o corpi estranei (sabbia, acqua) che dovessero causargli fastidio, esortatelo a non strofinarsi con le mani sporche ma occupatevi personalmente di sciacquare con acqua pulita oppure di tamponare con una salviettina oculare.
  • E dopo il gioco? Se al termine di una giornata di giochi all’aria aperta il piccolo dovesse presentare bruciore, irritazione, lacrimazione o arrossamento persistente, non esitate a contattare l’oculista per far valutare la situazione.

Per saperne di più

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Occhio pigro: tre cose da sapere

occhio pigro - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Vi sarà sicuramente capitato di conoscere qualcuno il cui figlio soffre di cosiddetto “occhio pigro”. Come si riconosce e soprattutto come si risolve questo problema visivo? Cerchiamo di conoscerlo più da vicino, includendo tre curiosità che forse non tutti conoscono sul tema.

Cos’è l’ambliopia o “occhio pigro”

L’ambliopia, comunemente nota con il nome di occhio pigro, è una condizione visiva tipica dei bambini. Il nome ambliopia deriva dal greco amblyos e os, che vuol dire, rispettivamente, “pigro” e “visione”. Il bambino affetto da occhio pigro, pur avendo un apparato visivo perfettamente sano e ben formato dal punto di vista anatomico, presenta una riduzione drastica della capacità visiva da parte di un occhio. Il responsabile dell’errore, tuttavia, non è però del tutto l’occhio, bensì in buona parte il cervello. Quest’ultimo, in presenza di un occhio che ha un difetto visivo nettamente maggiore di quello dell’altro occhio, privilegia l’occhio che lavora meglio e via via continua a prediligere l’informazione visiva che questo fornisce, trascurando sempre di più l’altro. Di conseguenza, l’occhio meno efficiente (e anche la parte di corteccia visiva addetta alla visione) non viene opportunamente stimolato e perde progressivamente la sua efficienza.

Tre cose che forse non sapete sull’occhio pigro

1 – Un videogioco per aiutare il bambino affetto da ambliopia?

I ricercatori dell’Università Mc Gill, a Montreal, in Canada, hanno messo a punto un videogame capace di aiutare i bambini affetti da ambliopia. In caso di diagnosi di occhio pigro, i medici oculisti prescrivono di occludere l’occhio sano per stimolare quello pigro a lavorare maggiormente. Il software che sta alla base dello sviluppo di questo videogame invece si basa sull’idea di far lavorare entrambi gli occhi contemporaneamente. In questo modo, si potrà stimolare il cervello ad incrementare l’acutezza visiva ed a comportarsi come farebbe normalmente. I ricercatori che hanno messo a punto il videogame garantiscono risultati interessanti dal punto di vista medico, e non solo.  Naturalmente il gioco offre anche una buona dose di divertimento per i più piccoli. Tuttavia, Dig Rush, questo è il suo nome, è ancora in attesa dell’approvazione della Food & Drug Administration americana e potrà successivamente approdare sui mercati non solo statunitensi, ma di tutto il mondo.

Fonte: Srl.mcgill.ca

2 – Può colpire entrambi gli occhi contemporaneamente

Sebbene la forma più diffusa di ambliopia sia quella monolaterale, esiste anche una forma bilaterale. Naturalmente si tratta di una forma più rara, ma l’ambliopia bilaterale, come suggerisce il nome stesso, interessa entrambi gli occhi, che soffrono contemporaneamente di una difficoltà visiva, legata quasi sempre ad una patologia e non a un difetto refrattivo.

3 – Ambliopia in età adulta: anche l’attività fisica è di aiuto

Non sempre è facile correggere e trattare un occhio pigro che è stato lungamente trascurato e che è ancora presente in età adulta. Tuttavia, una ricerca tutta italiana ha dimostrato la possibilità di trattare l’ambliopia anche quando il cervello è meno “plastico”, (come quello del bambino) cioè meno disposto a modificarsi in risposta a determinati stimoli. La ricerca, condotta dall’Università di Pisa in collaborazione con l’Istituto di Neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ha dimostrato come l’attività fisica riesca ad incrementare la produzione di una proteina, chiamata Bndf (Fattore neurotrofico derivato dal cervello), fondamentale per incrementare la plasticità del cervello. La ricerca, che ha dato esito positivo, è stata condotta proprio invitando alcuni pazienti adulti ambliopi a sottoporsi a sedute di cyclette con un occhio bendato, a più riprese nell’arco della giornata.

Fonte: ncbi.nlm.nih.gov

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