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Degenerazione maculare senile di tipo umido: come affrontarla?

La degenerazione maculare senile è una patologia oculare tipicamente legata al tempo che avanza. Al pari di quanto accade nella cataratta, le strutture oculari, invecchiando, perdono la loro efficienza originaria. E talvolta finiscono per ammalarsi. Nel caso della degenerazione maculare senile, nota anche con il nome di maculopatia senile, ad ammalarsi è la macula. La patologia può manifestarsi in due varianti differenti: una umida o essudativa, l’altra secca o atrofica. Concentriamoci oggi sulla degenerazione maculare senile di tipo umido, e vediamo insieme quali sono le opportunità di trattamento maggiormente efficaci.

Perché ci si ammala di maculopatia?

Come detto in apertura, la degenerazione maculare senile è connessa all’invecchiamento. A favorirne l’insorgenza, oltre al tempo che avanza, troviamo anche altri fattori spesso concomitanti:

  • abuso di fumo o di alcol
  • stili di vita poco virtuosi
  • vita sedentaria
  • un’alimentazione poco sana (sbilanciata a favore di alimenti particolarmente grassi)
  • familiarità
  • ipertensione
  • diabete
  • un’intensa, eccessiva e prolungata esposizione ai raggi UV.

La scienza conferma, inoltre, che ad ammalarsi di degenerazione maculare senile sono maggiormente le donne.

Come si manifesta la degenerazione maculare senile

La degenerazione maculare senile interessa e colpisce la macula, ovvero la porzione centrale della retina, che è situata subito dietro la pupilla. E’ lì che confluisce la maggior parte dei raggi luminosi, ed è lì che si ha la maggior concentrazione di fotorecettori. Se la macula si ammala, la sua funzionalità ne risulta compromessa e la qualità della visione si impoverisce progressivamente.

In breve, chi è affetto da degenerazione maculare senile:

  • tende a vedere in modo sempre più impreciso, confuso e offuscato proprio le immagini situate al centro del campo visivo
  • può vedere una macchia scura proprio al centro del campo visivo (questo sintomo prende il nome di scotoma)
  • può vedere le linee dritte come distorte (chiamate metamorfopsie)

Maculopatia senile essudativa o atrofica?

Anche se il sintomo – ovvero la visione centrale compromessa – è il medesimo, le varianti della patologia sono due.

  • Una è detta atrofica, e vede la formazione di accumuli adiposi (detti drusen) a livello sottoretinico.
  • L’altra è invece detta essudativa, e si presenta tramite la formazione di neovasi.

In entrambi i casi, la membrana che si trova al di sotto della retina perde efficienza ed il suo metabolismo non funziona più come dovrebbe, causando la morte dei fotorecettori e pregiudicando in modo irreversibile la funzione visiva. E’ importante sapere che fotorecettori compromessi non recuperano in alcun modo la loro funzionalità. La differenza tra le due varianti è che quella atrofica è maggiormente insidiosa e difficile da trattare, mentre quella essudativa si presta maggiormente a soluzioni terapeutiche capaci di arrestare la progressione delle patologia. Soffermiamoci su queste ultime.

Iniezioni intravitreali con farmaci anti-VEGF

Come detto, la degenerazione maculare senile si manifesta tramite la formazione di nuovi vasi a livello sottoretinico. Questo sintomo è innescato da una particolare proteina, detta VEGF (Fattore di Crescita dell’Endotelio Vascolare). Ebbene, grazie a numerosi ed approfonditi studi scientifici, è stato possibile mettere a punto un farmaco capace di inibire la proliferazione dei neovasi, e dunque l’infiammazione sottoretinica, fermando lo sviluppo di questa proteina. Questo farmaco è detto anti-VEGF.

La proteina anti-VEGF i somministra tramite minuscole e sottilissime iniezioni intravitreali, del tutto indolori ed impercettibili. Conosciamo più da vicino caratteristiche e vantaggi di questo trattamento.

Le iniezioni intravitreali con farmaci anti-VEGF

  • sono l’unico ed il più efficace trattamento per la degenerazione maculare senile di tipo essudativo
  • consentono di arrestare la proliferazione dei neovasi e il peggioramento della patologia
  • sono indolori e si eseguono a livello ambulatoriale
  • per apprezzare concretamente i risultati del trattamento, è necessario attenersi al calendario terapeutico prescritto, evitando di mancare agli appuntamenti
  • devono essere eseguite e somministrate esclusivamente da specialisti dotati di grande perizia ed esperienza specifica
  • sono disponibili presso i centri d’eccellenza come il Centro Ambrosiano Oftalmico
  • non esiste alternativa farmacologica capace di offrire i medesimi risultati o di curare la patologia

Come sempre la prevenzione è la prima cura

Non ci stancheremo mai di ripetere, infine, che ogni tappa della vita è fatta di controlli della salute visiva. Che sono fondamentali e preziosi per diagnosticare patologie note e meno note, che a volte si manifestano, nelle loro fasi d’esordio, anche in sordina.

Vuoi saperne di più?

Se desideri prenotare un controllo della tua salute visiva o di una persona a te cara, o sei interessato a conoscere più da vicino le iniezioni intravitreali per la cura della degenerazione maculare senile, il Centro Ambrosiano Oftalmico è a tua disposizione. Il nostro centralino è a tua disposizione dal lunedi al venerdi dalle 9.00 alle 19.00 al numero 02 636 1191.

Degenerazione Maculare Senile: i primi sintomi

La conoscenza delle patologie e dei loro sintomi è fondamentale per fare una corretta prevenzione. A questa, va naturalmente associata l’abitudine di sottoporsi a controlli periodici della propria salute, anche in assenza di sintomi. A proposito di prevenzione, spendiamo oggi due parole sulla Degenerazione Maculare Senile, una patologia oculare dell’età avanzata che conviene conoscere meglio. I motivi sono presto detti. La sua incidenza è piuttosto elevata (in Italia ne sono affetti 1 over 60 su 10 e 1 over 75 su 4) e perché, se trascurata, può causare danni gravi ed irreversibili agli occhi, compromettendo seriamente la capacità visiva. Vediamo dunque che cos’è la Degenerazione Maculare Senile e quali sono i suoi sintomi d’esordio.

Che cos’è la Degenerazione Maculare Senile

La parte interna del nostro occhio è rivestita da una membrana tanto sottile quanto preziosa. Il suo nome è retina. La retina riveste un ruolo di primo piano nella funzione visiva: essa è infatti punteggiata da una miriade di fotorecettori, minuscole cellule (coni e bastoncelli) che ci aiutano a riconoscere forme e colori, e a convogliare l’informazione visiva al nervo ottico e di lì al cervello. La parte di retina situata in fondo all’occhio, in prossimità del nervo ottico, è la più preziosa e delicata. La sua parte più al centro prende il nome di macula, ed è responsabile del buon andamento della visione centrale.

Con l’avanzare dell’età ed insieme ad alcuni fattori predisponenti, può capitare che la macula vada incontro ad un invecchiamento severo che ne compromette il funzionamento. Un invecchiamento che diviene patologico quando i coni e bastoncelli subiscono una degenerazione. Di fatto, perdendo la loro funzionalità. Si tratta di un processo irreversibile, che peggiora mano a mano che il tempo avanza.

Esistono due tipologie di Degenerazione Maculare Senile: una detta umida (o essudativa), l’altra detta secca (o atrofica). La scienza si sta occupando da tempo di studiare queste due varianti della DMLE (Degenerazione Maculare Legata all’Età). Oggi, la tipologia più facile da curare è quella umida, che si tratta efficacemente con le iniezioni intravitreali. Più insidiosa è invece la variante secca.

Le iniezioni intravitreali per la Degenerazione Maculare Senile di tipo umido

Le iniezioni intravitreali sono miuscole punturine del tutto indolori. Sono preziosissime per la cura della DMLE di tipo essudativo. Si somministrano nell’ambito un protocollo di cura ben preciso e consentono di arrestare l’avanzamento della patologia con grande efficacia. Il Centro Ambrosiano Oftalmico ha ormai da diversi anni l’autorizzazione sanitaria per la somministrazione delle iniezioni intravitreali. Presso la nostra struttura, prestano servizio medici oculisti di grande e comprovata esperienza, altamente preparati e specializzati nell’esecuzione di tali iniezioni.

La diagnosi tempestiva può fare la differenza

La capacità visiva perduta a causa della patologia non è recuperabile. Ciò che si può fare è intervenire per arrestare o rallentare l’avanzamento della patologia ed evitare di avere ulteriormente compromessa la propria funzione visiva.

Obiettivo di queste poche righe è tuttavia quello di sensibilizzare all’attenzione verso i sintomi che accompagnano la patologia già nella sua fase d’esordio. La tempestività infatti è fondamentale. Prima si riceve la diagnosi di Degenerazione Maculare Senile, prima è possibile intervenire.

Come detto, i danni arrecati dalla patologia sono irreversibili, ma riguardano la visione centrale. Un paziente con una Degenerazione Maculare Senile anche in stadio avanzato, potrà comunque contare sulla visione periferica.

Quali sono i primi sintomi della Degenerazione Maculare Senile?

Ora che abbiamo capito che cos’è la Degenerazione Maculare Senile e perché la diagnosi tempestiva è fondamentale, cerchiamo di illustrarne i sintomi d’esordio

  • una inusuale difficoltà nella visione centrale: gli oggetti posti proprio davanti a noi ci sembrano più sfocati e meno nitidi rispetto a quelli situati nella periferia del campo visivo
  • sensazione di vedere un’ombra o un’area più scura davanti agli occhi, che prende il nome di scotoma
  • percezione delle linee dritte o delle immagini come distorte
  • generale calo della capacità visiva
degenerazione maculare senile - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico
La Degenerazione Maculare Senile causa una compromissione della visione centrale, mentre quella periferica rimane inalterata.

Impariamo ad ascoltare i segnali che il nostro corpo ci invia

…ma anche a rivolgerci ai giusti specialisti

Il nostro corpo ci invia frequentemente dei segnali che è importante cogliere ed interpretare. Capita spesso che un calo della capacità visiva sia erroneamente imputato ad un peggioramento dei difetti visivi. Al contrario, un peggioramento della funzionalità visiva può accompagnare anche l’esordio di alcune tra le più comuni patologie oculari. Tra queste la cataratta, il glaucoma, ma anche la Degenerazione Maculare Senile.

Il consiglio è quello di evitare di perdere tempo formulando ipotesi o eseguendo autodiagnosi sulla base dell’esperienza di parenti o amici. Al contrario, conviene sottoporsi agli opportuni e periodici controlli della salute visiva. Una scelta che spesso può fare davvero la differenza.

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Prenota oggi stesso la tua visita oculistica specialistica per le malattie della retina. Il Centro Ambrosiano Oftalmico è a tua disposizione dal lunedi al venerdi dalle 9.00 alle 19.00 allo 02 636 1191.

Degenerazione Maculare Senile, il futuro della terapia

La degenerazione maculare senile è una delle patologie oculari più comuni e insidiose. Anche la cataratta è una patologia legata a doppio filo al tempo che avanza. Ma mentre quest’ultima si cura in modo tutto sommato agevole ed indolore grazie ad un intervento specifico, non possiamo affermare la stessa cosa per la maculopatia senile. Sicuramente le iniezioni intravitreali offrono buone prospettive in termini di gestione e controllo della patologia. Vediamo cos’altro si profila all’orizzonte, e se chi è affetto da degenerazione maculare senile potrà trovare, in un futuro non troppo lontano, nuove prospettive terapeutiche capaci di migliorare sensibilmente la sua qualità visiva e di vita.

Cos’è la degenerazione maculare senile

La degenerazione maculare senile – o maculopatia senile – causa un progressivo ed irreversibile deterioramento dei fotorecettori presenti sulla porzione centrale della retina. Quest’ultima è chiamata appunto macula, ed è fondamentale:

  • per la percezione dei colori, poiché è fittamente punteggiata di preziosissimi fotorecettori detti coni e bastoncelli;
  • per la visione centrale, a causa della sua posizione sulla retina, retrostante la pupilla e il cristallino

Nella Degenerazione Maculare Senile, i fotorecettori vanno incontro a deterioramento e morte. La conseguenza è una progressiva perdita di visione centrale. Chi è affetto dalla patologia sperimenta difficoltà visive sempre più importanti con riferimento al centro del campo visivo. La patologia si può manifestare in due varianti: una secca o atrofica, particolarmente difficile da trattare, e una umida o essudativa. Quest’ultima si tratta con risultati soddisfacenti attraverso le iniezioni intravitreali.

Cosa sono le iniezioni intravitreali 

Le iniezioni intravitreali sono minuscole iniezioni eseguite da mano esperta all’interno del bulbo oculare. Il farmaco anti-VEGF iniettato ha l’obiettivo di inibire la proliferazione di neovasi a livello sottoretinico e di fermare la progressione della patologia. Sfortunatamente è impossibile recuperare la funzionalità dei fotorecettori deteriorati. Il protocollo di iniezioni intravitreali ha tuttavia la capacità di porre un freno all’avanzamento della patologia, con risultati tangibili e durevoli nel tempo.

A proposito di iniezioni intravitreali, è fondamentale tener presente due aspetti:

  1. per ottenere i risultati auspicati è importante seguire pedissequamente il protocollo indicato dallo specialista, rispettando le cadenze indicate ed evitando di rimandare gli appuntamenti;
  2. si consiglia di rivolgersi ad una struttura sanitaria d’eccellenza nella quale trovare specialisti esperti, dotati di grande competenza e notevole manualità nella somministrazione delle iniezioni.

Degenerazione maculare senile: nuove prospettive terapeutiche all’orizzonte

E’ notizia di questi giorni che la Food And Drug Administration americana (FDA) ha dato il via libera alla messa in commercio negli Stati Uniti d’America di un nuovo dispositivo per il trattamento della Degenerazione Maculare Senile di tipo essudativo. Il trattamento non è ancora disponibile in Italia. Si tratta di un minuscolo impianto collocato all’interno dell’occhio tramite una breve seduta chirurgica eseguibile in ambiente ambulatoriale. L’impianto è pensato per rilasciare localmente il farmaco anti-VEGF e consentire al paziente di ridurre il numero di sedute per le iniezioni intravitreali. E in alcuni casi persino sospenderle.

In questo modo il paziente ottiene un’autonomia di 6 mesi rispetto alla necessità di sottoporsi alle sedute per le iniezioni intravitreali. Che, seppur indolori, possono essere una fonte di stress. Susvimo, questo è il nome del dispositivo, è ricaricabile e ben tollerato. Sarà comunque lo specialista, di caso in caso, ad indicare quale sia la strada migliore da intraprendere per trattare la Degenerazione Maculare Senile con successo.

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Prevenire la maculopatia: a tavola si può?

La maculopatia senile è una patologia oculare piuttosto insidiosa che è fondamentale trattare opportunamente e mantenere costantemente monitorata. Stando ai numeri, ad oggi la patologia colpisce il 10-13% degli adulti over 50 in Europa, Asia, Australia e Nord America. Le opportunità terapeutiche non mancano, e pur tuttavia il mondo della scienza non cessa di interrogarsi ed andare alla ricerca di nuove soluzioni ancor più performanti e risolutive per il trattamento della maculopatia. Nel frattempo, un aiuto per prevenire la maculopatia ci arriva dalla buona tavola. Parola di scienza.

Due parole sulla maculopatia degenerativa senile

La maculopatia degenerativa senile è una patologia oculare che interessa la parte più centrale della retina. Il suo nome è macula, e si trova proprio in corrispondenza della pupilla. La macula è deputata al corretto funzionamento della visione centrale nonché della percezione dei colori. Nei pazienti affetti da maculopatia degenerativa senile, la macula va incontro ad un progressivo deterioramento con conseguente perdita della capacità di svolgere le sue funzioni. Questo accade perché i fotorecettori presenti sulla sua superficie vanno incontro a decadimento e morte. Il risultato è una visione centrale sempre più compromessa mano a mano che la patologia avanza. Ove non trattata opportunamente, la degenerazione maculare senile può condurre a cecità.

Rimandare gli appuntamenti con la prevenzione per mancanza di tempo o per paura di contrarre altre patologie può essere controproducente e favorire un peggioramento anche importante del quadro clinico. Questo vale per la degenerazione maculare senile ma anche per altre patologie oculari, come il glaucoma.

Dott. Matteo Cereda, Medico Oculista e Retinologo presso CAMO – Centro Ambrosiano Oftalmico

Perchè la dieta può essere un valido alleato, e in che modo

Anche se la buona tavola non può metterci al riparo da qualunque patologia, è sicuramente un buon punto di partenza. Al fine di prevenire la maculopatia, due ricerche scientifiche hanno sottolineato il ruolo dell’alimentazione nell’aiutare a ridurre significativamente il rischio di sviluppare la patologia o nel rallentarne la progressione. I due studi, chiamati AREDS e AREDS2, hanno indicato una serie di elementi nutritivi che, se assunti regolarmente, possono portare benefici alla macula ed all’apparato visivo più in generale. Eccoli:

  • vitamina C
  • vitamina E
  • zinco
  • omega3
  • luteina
  • zeaxantina

Si tratta di preziosi elementi nutritivi contenuti in buona parte delle verdure di stagione, ma anche nel pesce, nei cereali e nella frutta sia fresca che secca. Anche senza ricorrere necessariamente agli integratori, dunque, una dieta ricca e varia è sicuramente d’aiuto nel prevenire la maculopatia.

Fonte: Fondazione Macula

Opportunità di trattamento della maculopatia

Come detto, la dieta è sicuramente un valido aiuto per mantenere l’occhio e la macula in salute e per prevenire la maculopatia. Tuttavia, la degenerazione maculare senile, ove manifesta, va trattata con opportune terapie farmacologiche. In questo senso, due sono i fattori che possono determinare di una prognosi favorevole:

  • una diagnosi tempestiva
  • l’aderenza alla terapia indicata dallo specialista

Ad oggi la terapia più efficace per il trattamento della patologia nella sua variante essudativa è data dalle iniezioni intravitreali. La terapia si basa sulla somministrazione cadenzata e periodica di un farmaco contenente una proteina capace di inibire il fattore di crescita endoteliale vascolare (VEGF), responsabile dello sviluppo di neovasi a livello sottoretinico. Per ciò che concerne la variante atrofica della patologia, sono al vaglio della scienza altre opportunità di trattamento.

La degenerazione maculare senile atrofica ha un esordio lento e subdolo. Talvolta può evolvere nella forma essudativa della patologia. Ma non accade mai il contrario.

Dott. Matteo Cereda, Medico Oculista e Retinologo presso CAMO – Centro Ambrosiano Oftalmico

Cosa sono le iniezioni intravitreali

Le iniezioni intravitreali sono minuscole punturine eseguite all’interno dell’occhio. Nonostante l’idea di sottoporsi a tale trattamento possa risultare sgradevole, il fastidio è davvero minimo ed il beneficio è tangibile e scientificamente comprovato. Le iniezioni intravitreali sono eseguite in ambiente sterile e sicuro da mano esperta. La cadenza è rigorosa ed è fortemente sconsigliato soprassedere rispetto agli appuntamenti fissati dallo specialista.

Presso i centri d’eccellenza è possibile cominciare il trattamento con iniezioni intravitreali non appena si riceve la diagnosi. Un tempismo che gioca a favore della prognosi.

Dott. Matteo Cereda, Medico Oculista e Retinologo presso CAMO – Centro Ambrosiano Oftalmico

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Il Centro Ambrosiano Oftalmico è a tua disposizione dal lunedi al venerdi dalle 9.00 alle 19.00 allo 02 6361191. Chiamaci per una visita oculistica specialistica per le patologie della retina: sarà nostra cura illustrarti nel dettaglio caratteristiche e benefici delle iniezioni intravitreali e rispondere alle tue domande sul tema. 

Iniezioni intravitreali: quando servono?

Iniezioni intravitreali: quando sono utili - CAMO Centro Ambrosiano Oftalmico

Le iniezioni intravitreali rappresentano, ad oggi, l‘unico ed il più efficace approccio terapeutico nei confronti di alcune patologie retiniche anche particolarmente importanti e sul lungo periodo potenzialmente invalidanti. Tra queste, non possiamo non menzionare le maculopatie essudative. I farmaci utilizzati per questo tipo di trattamento prendono il nome di anti-VEGF ed è scientificamente comprovata la loro straordinaria efficacia, in particolare, nei confronti della degenerazione maculare senile essudativa. Approfondiamo assieme l’argomento, rispondendo ad alcune domande comuni sul tema con l’aiuto del Dott. Matteo Cereda, medico oculista, retinologo ed esperto in maculopatie presso il Centro Ambrosiano Oftalmico.

Come vede chi soffre di maculopatia?

Poichè la macula è la porzione centrale della retina che si trova proprio in corrispondenza della pupilla e del cristallino, va da sé che qualora essa si ammali, la porzione di campo visivo maggiormente compromessa sarà quella centrale. Di fatto, nelle maculopatie il paziente sperimenta una visione centrale progressivamente sfocata, imprecisa e poco definita. Rimangono inalterate invece le porzioni periferiche del campo visivo. Mano a mano che la patologia avanza, e se non opportunamente trattata, la visione imprecisa lascia il posto ad una vera e propria macchia cieca.

iniezioni intravitreali per maculopatia - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Dott. Cereda: Qualora si sospetti una maculopatia, è fondamentale agire tempestivamente, eseguendo l’OCT (Tomografia Ottica Computerizzata) ed, eventualmente, una fluorangiografia. Oltre, naturalmente, a una visita oculistica approfondita.

Quante iniezioni intravitreali si possono fare?

I farmaci anti-VEGF sono efficaci nel trattamento della degenerazione maculare senile di tipo essudativo a patto che si rispetti un protocollo di somministrazione ben preciso. Solitamente si eseguono 3 iniezioni nei primi 3 mesi di trattamento. A queste, fanno seguito altre 3 o 4 iniezioni nell’arco del primo anno di cura. Sarà poi necessario monitorare l’andamento della patologia nel tempo e stabilire come proseguire. In linea di massima, il primo ciclo di trattamento restituisce già risultati tangibili in termini di miglioramento della capacità visiva o comunque un rallentamento della progressione della patologia. Dal secondo anno in poi, e ove necessario, il numero di iniezioni diminuisce, fino ad assestarsi su un numero di iniezioni di circa 3 – 4 per anno, a seconda del paziente e della patologia.

Dott Cereda: un paziente affetto da maculopatia non diventerà mai cieco, salvo casi rarissimi.

Come si fanno le iniezioni intravitreali?

Le iniezioni intravitreali si eseguono in ambiente sterile previa anestesia in gocce. L’intera procedura ha una durata di pochi minuti. La sensazione che il paziente percepisce è quella di un leggerissimo pizzicotto.

Dott Cereda: le iniezioni intravitreali non sono dolorose né rischiose. Nonostante l’idea delle iniezioni intravitreali possa fare un po’ di impressione, è bene sapere che si tratta di una procedura ben più semplice di altre eseguite comunemente in chirurgia oftalmica, come l’intervento di cataratta.

Cosa fare e non fare dopo un’iniezione intravitreale?

Dopo una seduta di iniezioni intravitreali è possibile far ritorno serenamente alla propria abitazione. Si potrà lavare il viso normalmente facendo attenzione a non sfregare gli occhi né esercitare alcuna pressione a livello oculare. Non è necessario coprire gli occhi dunque è possibile leggere, scrivere, guardare la televisione. L’uso dell’asciugacapelli è concesso purché il getto dell’aria non colpisca direttamente gli occhi. Al contrario, si sconsiglia di sollevare pesi o fare sforzi fisici, così come di maneggiare strumenti pericolosi.

Dott. Matteo Cereda - CAMO Centro Ambrosiano Oftalmico
Dott. Matteo Cereda, retinologo del Centro Ambrosiano Oftalmico

Come e quando avviene il recupero visivo?

Il recupero visivo dopo una seduta di iniezioni intravitreali è molto variabile. Può essere percepito già nelle ore dopo l’iniezione o può non essere percepito affatto, restituendo risultati tangibili solamente a trattamento avanzato. E’ altresì possibile sperimentare un immediato miglioramento della capacità visiva a livello centrale, che però poi tende a “regredire” mano a mano che i giorni passano. Tutto dipende dallo stato di avanzamento della patologia retinica, dai danni che questa ha già arrecato alla macula, allo stato di salute generale del paziente, alla sua età.

Dott Cereda: per mantenere i risultati ottenuti grazie alle iniezioni intravitreali, sarà necessario fare sempre iniezioni (anche se molto più distanziate nel tempo) negli anni successivi. Sarà quindi fondamentale essere seguiti dal proprio specialista che sottoporrà periodicamente il paziente agli opportuni controlli della sua salute visiva.

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Chiamaci dal lunedi al venerdi allo 02 6361191. Saremo lieti di rispondere alle tue domande sulle iniezioni intravitreali per la maculopatia.

Iniezioni intravitreali: parola d’ordine costanza

iniezioni intravitreali - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Le iniezioni intravitreali rappresentano il trattamento d’elezione per la cura delle maculopatie, un insieme di patologie che colpiscono la parte centrale della retina. Tra queste, una delle più comuni è la degenerazione maculare senile che, nella sua variante essudativa, trova beneficio nella somministrazione della proteina detta anti-VEGF. Attenzione però: la terapia produce effetti positivi solamente se praticata secondo i giusti tempi. Ecco perché la parola d’ordine è sempre costanza.

Cosa sono le iniezioni intravitreali con farmaco Anti-VEGF

Le iniezioni intravitreali sono piccolissime iniezioni praticate all’interno del bulbo oculare. Il materiale presente all’interno del bulbo non è vascolarizzato né innervato, dunque le iniezioni non sono dolorose. La proteina iniettata ha l’obiettivo di contrastare la proliferazione di neovasi sulla retina, dovuta proprio alla produzione incontrollata di una proteina, detta VEGF.

Come avviene la somministrazione delle iniezioni intravitreali

…e perchè la parola d’ordine è costanza

La somministrazione delle iniezioni intravitreali avviene tramite protocolli ben definiti. Si esegue un ciclo di 3 iniezioni iniziali con cadenza mensile, per poi proseguire il trattamento con altre somministrazioni sino ad arrivare ad un totale di 7 circa nell’arco del primo anno.

Concludere il primo anno di trattamento nel pieno rispetto del protocollo di cura e delle scadenze prestabilite è fondamentale per trarre beneficio dalle iniezioni intravitreali. Si ricordi, peraltro, che nonostante la proteina Anti-VEGF sia l’unica opzione di trattamento nei confronti della degenerazione maculare senile, essa non ne rappresenta la cura definitiva. I farmaci Anti-VEGF possono rallentare o bloccare l’avanzamento della patologia, ma mai in modo permanente. Un motivo in più per evitare di soprassedere o rimandare gli appuntamenti.

Come sapere se è necessario sottoporsi ad altre iniezioni intravitreali dopo il primo anno di trattamento?

Già dopo il primo ciclo di iniezioni intravitreali, solitamente il paziente sperimenta un miglioramento della qualità visiva. Naturalmente, però, tutto dipende dallo stato di avanzamento della patologia nel momento in cui si comincia ad intraprendere il percorso terapeutico. In generale, durante il trattamento il paziente è sottoposto a frequenti monitoraggi, che includono controlli dell’acuità visiva ed OCT (Tomografia Ottica Computerizzata). Tali controlli sono utili a valutare il buon andamento della terapia e, dopo i primi mesi, a definire il calendario delle successive iniezioni.

In CAMO trovi trattamenti d’avanguardia e in un ambiente sempre sicuro

CAMO – Centro Ambrosiano Oftalmico è stato uno dei primi centri privati in Italia (ed è tuttora uno dei pochi) ad ottenere l’autorizzazione ad eseguire le iniezioni intravitreali con farmaci certificati. In CAMO, le iniezioni sono praticate da specialisti dalla grande esperienza e perizia e ciascun paziente è seguito con tutta l’attenzione e la dedizione necessarie. Inoltre, tutti gli ambienti della clinica sono frequentemente sottoposti a sanificazione accurata, mentre i professionisti che vi operano si sottopongono a periodici tamponi rapidi antigenici. Non c’è dunque motivo per rimandare la terapia lasciando alla patologia il tempo per produrre danni irreversibili e per compromettere severamente la capacità visiva. 

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In CAMO è disponibile una visita oculistica specialistica per le malattie della retina. Puoi chiamarci dal lunedi al venerdi dalle 9.00 alle 19.00 allo 02 6361191.

Degenerazione Maculare Senile e luce blu

Luce blu - CAMO - Centro Ambrosiano Oftalmico

Le maculopatie sono un gruppo di patologie della macula, la porzione centrale della retina. Quest’area della retina è fondamentale per il buon andamento della funzione visiva: dalla sua buona salute dipendono sia la visione centrale che la corretta percezione dei colori. Un’alterazione della macula può essere causata da patologie sistemiche, come per esempio il diabete, oppure dall’età. Per quanto riguarda la Degenerazione Maculare Legata all’età (DMLE), in particolare, oggi la scienza indica nella luce blu emessa dai device elettronici uno dei fattori di rischio maggiormente incisivi.

Luce blu: cos’è?

Lo spettro luminoso è composto da un insieme di frequenze e radiazioni elettromagnetiche che danno origine alla luce. Nello specifico, l’intero spettro si può suddividere in una parte visibile ed in una parte invisibile. Le radiazioni infrarosse (a maggior lunghezza d’onda) ed i raggi ultravioletti (a minor lunghezza d’onda) sono invisibili. La luce visibile comprende tutte quelle radiazioni comprese tra il violetto ed il rosso, inclusa la luce blu. Questa dunque, non solo è emessa dalla maggior parte dei device elettronici, ma è anche presente in natura. La sua lunghezza d’onda è di circa 470 nanometri.

Luce blu: dove si trova?

La luce blu è emessa dalla maggior parte delle lampadine a basso consumo (xeno) e a led, e da tutti i device elettronici dei quali si fa comunemente uso: televisione, smartphone, computer, tablet.

Perché è potenzialmente dannosa per i nostri occhi?

La luce blu è una luce fredda che non innesca il naturale riflesso di restringimento pupillare. Essa riesce quindi a penetrare “indisturbata” all’interno del nostro occhio. E non solo. La sua lunghezza d’onda le consente di raggiungere tutte le strutture oculari, attraversando quindi cornea, cristallino ed arrivando a colpire anche la retina.

Le conseguenze immediate possono essere:

  • sensazione di affaticamento e stanchezza oculare;
  • arrossamento e irritazione;
  • insonnia;
  • mal di testa.

Quali sono i danni a lungo termine della luce blu? Cosa dice la scienza in merito?

Un’esposizione intensa e particolarmente prolungata alla luce blu può arrecare danni irreversibili al pigmento maculare. In particolare, uno studio scientifico si è focalizzato sulla luce blu come fattore di rischio nella Degenerazione Maculare Senile di tipo umido. Questo tipo di maculopatia è meno frequente di quella secca, ma è altrettanto insidiosa. Si caratterizza per una crescita anomala dei vasi sanguigni al di sotto della retina. Questo processo è innescato da una proteina, chiamata VEGF (fattore di crescita dell’endotelio vascolare).

La ricerca scientifica alla quale ci riferiamo ha preso in esame il ruolo della luce blu nello stimolo della secrezione della proteina VEGF. Stando ai risultati dei test, caricando le cellule presenti sull’epitelio retinico di una specifica molecola fotosensibilizzatrice, chiamata A2E, si ottenevano diversi effetti:

  1. un aumento della sintesi della proteina VEGF (e dunque potenzialmente un peggioramento della patologia);
  2. un aumento del fattore VEG-FR1, capace di “intrappolare” le proteine VEGF e quindi di esercitare un’azione protettiva nei confronti della retina.

Concludendo, la terapia con iniezioni intravitreali anti-VEGF è ideale non solo per combattere la maculopatia senile degenerativa di tipo umido, ma anche per limitare i danni derivanti dalla luce blu.

Fonte: Ncbi.nlm.nih.gov

Degenerazione maculare senile atrofica: una nuova terapia all’orizzonte?

E’ notizia di qualche giorno fa che una nota azienda britannica impegnata nel campo delle biotecnologie ha messo a punto un’innovativa terapia genica con l’obiettivo di arrestare la progressione della degenerazione maculare senile atrofica. Una scoperta che ad oggi è ancora nella sua fase embrionale ma che, se confermata, potrebbe aprire le porte ad un futuro carico di ottimismo per tutti i pazienti affetti da una patologia fino ad oggi non facile da trattare.

Che cos’è la degenerazione maculare senile

La degenerazione maculare senile è una patologia oculare degenerativa che colpisce la macula, cioè la porzione centrale della retina. Come ci suggerisce il suo stesso nome, essa si presenta in età avanzata, e progredisce in modo inarrestabile, andando a danneggiare i fotorecettori e pregiudicando la visione centrale.

I fattori di rischio della degenerazione maculare senile

Tra i fattori di rischio troviamo l’età, una dieta sbilanciata a favore di alimenti grassi, l’ipertensione, il fumo, l’eccessiva esposizione ai raggi ultravioletti senza un’adeguata protezione. In generale, un insieme di abitudini di vita quotidiana poco sane. Le più colpite sembrano essere le donne, anche se la patologia non è infrequente anche tra gli uomini.

I sintomi della degenerazione maculare senile

Il paziente affetto da degenerazione maculare senile sperimenta un generale peggioramento della visione centrale (cioè una difficoltà a leggere, guardare la televisione, guidare, ecc), vede contorni sfocati, percepisce le linee dritte come distorte e riferisce la presenza di una macchia nera proprio al centro del campo visivo.

Degenerazione maculare senile secca e umida

La degenerazione maculare senile si manifesta in due varianti, quella umida o essudativa e quella secca o atrofica. La prima si caratterizza per la formazione di neovasi al di sotto della retina, e si può trattare con specifiche iniezioni intravitreali. La seconda invece è più insidiosa, può pregiudicare seriamente la funzionalità visiva e non è sempre facile da trattare. Tuttavia, buoni risultati sono stati ottenuti con uno specifico laser sottosoglia ad azione positiva per la retina centrale. Entrambe si diagnosticano attraverso due esami specifici che consentono di vedere nel dettaglio lo stato di salute della retina: l’OCT e la fluorangiografia.

La sperimentazione

La terapia in sperimentazione ha lo scopo di arrestare la maculopatia secca. La maculopatia secca si caratterizza per un accumulo di drusen – ovvero particelle di materiale lipidico –  sull’epitelio pigmentato, causando un’atrofizzazione della retina. L’idea che sta alla base di questa nuova terapia è quella di iniettare un gene modificato proprio al di sotto della retina per arrestare il meccanismo che causa la progressione della malattia. Il primo intervento di questo genere è stato eseguito pochi giorni fa presso l’Oxford Eye Hospital su un paziente di 80 anni. Gli studiosi sono ora in attesa di valutare sul lungo periodo se l’intervento sortirà l’esito auspicato o meno. Di certo, se la somministrazione del gene modificato sarà in grado di arrestare il progredire della degenerazione maculare di tipo secco, il GT005 rappresenterà un importante traguardo per tutti i pazienti che oggi sono affetti dalla patologia e rischiano di andare incontro ad un grave stato di ipovisione.

Fonte: Gyroscopetx.com

 

Iniezioni intravitreali per il trattamento della maculopatia

La degenerazione maculare senile è una patologia che interessa la macula, ovvero la parte centrale della retina, quella situata nella parte più posteriore dell’occhio. Per la sua posizione centrale e per il fatto d’essere particolarmente ricca di fotorecettori – coni e bastoncelli – indispensabili per la corretta visione dei dettagli e dei colori – la macula svolge un ruolo fondamentale per il buon funzionamento dell’intero apparato visivo. Se nella sua forma secca o atrofica la degenerazione maculare senile è più difficile da trattare, la forma essudativa o umida invece lascia più spazio all’ottimismo. Le iniezioni intravitreali rappresentano infatti una soluzione efficace che consente di arrestare la progressione della malattia. Vediamo nel dettaglio di che si tratta. 

La degenerazione maculare senile di tipo umido

Nella sua forma di tipo umido, la degenerazione maculare senile si caratterizza per la crescita anomala di piccoli vasi sanguigni sia sotto che dentro la macula. La responsabilità di questa crescita anomala è di una molecola, chiamata VEGF. Fortunatamente, esistono dei farmaci in grado di bloccare l’azione di questa molecola e di conseguenza anche gli effetti che essa esercita sulla retina. Il paziente affetto da degenerazione maculare senile essudativa, infatti, sperimenta una progressiva difficoltà a nella visione centrale (quella che serve per leggere, guardare la televisione, guidare, etc) proprio a causa dell’azione che la molecola VEGF esercita sulla macula.

Il trattamento della degenerazione maculare senile di tipo umido: le iniezioni intravitreali

I farmaci anti-VEGF, così vengono chiamati, vengono iniettati direttamente nel corpo vitreo tramite una siringa con un ago sottilissimo, e consentono di arrestare la progressione della patologia. Il protocollo prevede che si eseguano dapprima 3 iniezioni a distanza ravvicinata, e che si prosegua poi con altre per un anno circa, fino ad arrivare a 6 o 7 iniezioni totali. Le iniezioni con farmaci anti-VEGF non rappresentano la cura definitiva per la degenerazione maculare senile di tipo umido, ma sicuramente consentono di arrestare l’avanzamento della patologia in modo determinante, offrendo al paziente la concreta possibilità di recuperare una buona capacità visiva e di mantenerla a lungo nel tempo.

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