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Ford: in arrivo il finestrino per non vedenti

E’ stato realizzato di recente a cura di una start-up italiana, Aedo,  il primo finestrino per non vedenti al mondo. La start-up, sostenuta e promossa dal gruppo Ford, promette di immettere sul mercato automobili dotate di uno speciale finestrino che consente ai viaggiatori non vedenti di percepire immagini e paesaggi attraverso uno speciale meccanismo di tipo tattile. Vediamo di che si tratta. 

Il finestrino dell’auto che aiuta ipovedenti e non vedenti a vedere fuori

Start-up specializzata nella progettazione e realizzazione di dispositivi ad alta tecnologia per non vedenti, Aedo ha già sviluppato un sistema innovativo che consente ai non vedenti di utilizzare con successo le tecnologie dotate di sistema touchscreen. Oggi, con il supporto di Ford, è la volta di Feel The View, un finestrino unico al mondo, che riesce a convertire le immagini in stimoli sensoriali sia di tipo tattile che uditivo. Un’idea del tutto nuova, sviluppata avvalendosi della collaborazione di persone con cecità ed ipovedenti che hanno testato il rivoluzionario finestrino esprimendo le loro impressioni ed i loro desideri e consentendone un’efficace implementazione.

Aedo Feel, la tecnologia al servizio della bellezza

Condividere la bellezza di un paesaggio con un passeggero non vedente o ipovedente oggi diventa dunque una realtà tangibile grazie alla tecnologia Aedo Feel. L’abbinamento di una fotocamera ad uno speciale software consente appunto a non vedenti ed ipovedenti di “percepire” forme e contorni del paesaggio al di fuori del finestrino attraverso tatto ed udito. Un sistema di impulsi e chiaroscuri che, se implementato e perfezionato a dovere, troverà sicuramente applicazioni in altri ambiti anche al di là dell’automotive.

Controllare il cellulare con il solo uso degli occhi? Oggi si può

Tutto ciò che ha a che fare con la capacità visiva, con gli occhi e con la loro salute ci interessa, ci appassiona e ci incuriosisce. Ancor di più se si tratta di notizie che chiamano in causa l’uso della tecnologia, alla quale noi in CAMO siamo molto legati, sia per l’indubbio apporto che essa offre alla nostra professione, sia per la capacità di aiutarci a volgere lo sguardo verso un futuro sempre più lontano, fatto di progresso e di benessere condiviso. La notizia che qui vi riportiamo nulla ha a che fare con la medicina oftalmica, ma ci è sembrata ugualmente interessante e, a suo modo, rivoluzionaria. Vediamo di che si tratta. 

Consultare il proprio iPhone con gli occhi. Magia o realtà?

Vi sembrerà incredibile, ma uno studente americano – il suo nome è Matt Moss –  è riuscito a programmare un software che, tramite il tracciamento degli occhi, riesce a sostituirsi ai comandi digitali. Insomma, sbattendo le palpebre è possibile impartire un comando al proprio iPhone. Ma come è possibile tutto ciò? Immaginate che i vostri occhi siano collegati a due linee virtuali, che ad un certo punto naturalmente si incontrano. Immaginate anche che nel loro punto di incontro, sullo schermo del vostro iPhone, vi sia un cursore, che “ubbidisce” ai vostri occhi. Basterà un battito di ciglia ed il cursore farà click per voi. Incredibile no? Eppure è realtà. L’idea apre nuove possibilità soprattutto a chi soffre di alcuni tipi di disabilità, in particolare alle mani, ed ha gravi difficoltà nell’uso di smartphone e tablet. Insomma, tra comandi visivi e comandi vocali, presto i nostri smartphone non avranno più bisogno delle nostre mani per ubbidire ai nostri comandi, aiutandoci a fare chiamate, ricevere e mandare messaggi, trovare informazioni online e luoghi sulle mappe semplicemente aiutandoci con i cinque sensi.

Anche il sistema Apple Glass si basava sul tracciamento degli occhi

Prima che il giovane Matt proponesse al mondo la sua scoperta, il colosso di Cupertino stava già lavorando alla messa a punto di un sistema basato sul tracciamento degli occhi, chiamato Apple Glass. Anche questa tecnologia sarà perfezionata nei prossimi mesi, e forse farà la sua comparsa sul mercato tra il 2019 ed il 2020. In pratica, si tratta di un particolare occhiale dotato di telecamere ad infrarossi capace di tracciare il movimento degli occhi e di conseguenza di impartire comandi ad un display posto davanti al viso senza l’uso delle mani.

Quel che pochi anni fa poteva sembrare fantascienza sta dunque trasformandosi in realtà, una realtà che se a molti può sembrare futile, può invece rivelarsi di grande aiuto, come già accennato, per chi soffre di disabilità.

Fonte: Twitter

Stampata la prima cornea in 3D a partire da staminali umane

E’ stata pubblicata in questi giorni sulla rivista Experimental Eye Research una ricerca che ha portato ad un traguardo sorprendente e che sicuramente lascerà il segno non solo nell’oftalmologia, ma anche nella scienza medica più in generale. Si tratta del primo prototipo al mondo di cornea stampata in 3D a partire da cellule staminali umane.

A condurre la ricerca è stato il professor Connon, ordinario di ingegneria tissutale dell’università di Newcastle, in Gran Bretagna. Il professore ed il suo team sono riusciti a stampare una copia della cornea umana – non tutta, solamente la parte centrale dell’epitelio, con una stampante in 3D ed un mix di “ingredienti” alquanto singolare: ci riferiamo a collagene, alginato e cellule staminali. Si viene così a formare un bio-inchiostro capace di replicare perfettamente la natura dell’epitelio, e che apre le porte alla possibilità di realizzare in laboratorio degli epiteli “on demand” da trapiantare a chi ha bisogno di sottoporsi, per esempio, ad una cheratoplastica lamellare a seguito di traumi o patologie. Diverso è il caso invece per chi deve andare incontro ad una cheratoplastica perforante, ed ha quindi bisogno di “sostituire” anche lo stroma o l’endotelio: in questo caso il trapianto dovrà ancora avvenire tramite donatore.

Un bio-inchiosto capace di replicare la composizione dell’epitelio

La ricerca, che ripetiamo ad oggi ha dato vita solamente ad un prototipo, ha già evidenziato i suoi limiti. Il bio-inchiostro usato per replicare l’epitelio ne imita perfettamente la composizione, ma presenta dei limiti in termini di struttura, che invece in natura è molto precisa e composta da legami che la rendono particolarmente robusta e resistente. Per ovviare a questo inconveniente, come alternativa al mix di collagene, alginato e cellule staminali, altri studiosi stanno valutando l’idea di usare proteine animali oppure seta, anche se ad oggi non vi sono studi che evidenzino il successo derivante dall’uso di questi “ingredienti” per dar vita ad un epitelio effettivamente impiantabile su un essere umano. Ad ogni modo, la cornea in 3D del professor Connon sarà presto oggetto di ulteriori test, nella speranza che possa essere d’aiuto a tutte quelle strutture che necessitano di attingere ad una riserva pressochè illimitata di cornee per gli interventi di cheratoplastica.

Fonte: Sciencedirect.com

Maculopatia e fluttuazioni ormonali: quale connessione?

Uno studio dal titolo “Effect of sex steroid hormone fluctuations in the pathophysiology of male- retinal pigment epithelial cells,” condotto dai ricercatori dello Sbarro Institute di Philadelphia e pubblicato sul Journal of Cellular Physiology mostra come le oscillazioni degli ormoni sessuali abbiano un’influenza sulla retina e siano in grado di predisporre allo sviluppo di alcune patologie della stessa, in primis della maculopatia.

Ecco la teoria proposta dallo studio

Le fluttuazioni ormonali che avvengono durante l’invecchiamento dell’apparato riproduttivo insomma potrebbero essere in grado di condizionare anche l’invecchiamento della retina, e con esso le patologie ad essa connessa. Dati clinici alla mano, gli autori dello studio ne sono fermamente convinti. Lo studio – condotto dallo Sbarro Institute di Philadelphia diretto dal professor Antonio Giordano, già ordinario di Anatomia e Istologia Patologica presso l’Università di Siena ha l’obiettivo di cercare di capire se il genere maschile sia più o meno predisposto a sviluppare alcune patologie della retina, nello specifico la degenerazione maculare senile.

Dubbi sulla patogenesi della degenerazione maculare senile

La degenerazione maculare senile è una patologia ampiamente osservata, studiata ed approfondita dalla medicina e dalla ricerca. Tuttavia, la sua patogenesi non trova ancora spiegazione precisa. La degenerazione maculare senile è stata spesso associata all’ipertensione, all’ipercolesterolemia, all’obesità, all’invecchiamento, alla familiarità, all’arteriosclerosi, con risultati sempre incerti, molto probabilmente perchè causata da un incrocio di fattori.

Leggi anche: intervista al Dottor Cereda, esperto di maculopatia e patologie della retina

Lo studio del professor Giordano

Al fine di mimare gli effetti delle oscillazioni di estradiolo e progesterone tipici dell’invecchiamento, il dott. Giordano ha “bombardato” le  cellule dell’epitelio pigmentato retinico ad un’esposizione di questi ormoni “prolungata e cronica”. I risultati hanno mostrato come l’esposizione all’estradiolo porti alla morte ed alla necrosi delle cellule in questione.

Conclusioni

Nonostante i risultati dello studio, ad oggi l’influenza degli ormoni sessuali sul benessere dell’occhio non è ancora ben chiara, così come non è possibile affermare con totale certezza che vi sia una differenza di genere nello sviluppo delle patologie della retina ed in particolare della degenerazione maculare senile. E’ anche vero, che i fenomeni che sono alla base delle differenze di genere ed i meccanismi legati all’invecchiamento peculiari dei due sessi non andrebbero comunque ignorati in ogni caso. 

Quando la ricerca si occupa della popolazione

E’ sempre interessante approfondire e leggere – anche solo per curiosità – gli ultimi studi relativamente ai temi più attuali in fatto di salute. L’invecchiamento della popolazione – conseguenza diretta dell’incremento del benessere generale e dei progressi della tecnologia e della farmacologia – sta portando sempre più alla ribalta patologie direttamente connesse con l’avanzare dell’età come, nel nostro caso, la degenerazione maculare senile e la cataratta. Non a caso, oltre agli studi emergenti come quello sopra citato, anche a livello istituzionale si sta facendo molto per tutelare ed aiutare gli individui più avanti con gli anni, attraverso una serie di iniziative volte, in primis, alla prevenzione. Per fare un esempio su tutti, è in corso la Prima Campagna Nazionale per la Prevenzione e Diagnosi della Maculopatia, una grande occasione di prevenzione per gli over 50 di tutta Italia. Verifica subito la disponibilità nella tua città, e prenota oggi stesso il tuo screening gratuito.